A Perfect Murder



  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • Delicious
  • Digg
  • OkNotizie
  • Pinterest
  • StumbleUpon
  • FriendFeed
  • MySpace
  • Netvibes
  • Reddit
  • Yahoo! Bookmarks
  • RSS
Warning: this article is available in English language only by automatic translation (Google Translate).
Press the button below to translate. Please, note that automatic translation is far to be perfect.


«Delitto perfetto»
di Dario de Judicibus
3ª edizione, 2012, Amazon.it

“Si tratta di un delitto.”

Quando Albert aveva aperto la porta della piccola mansarda nella quale abitava e che spuntava, come un’isoletta del Pacifico, in mezzo a un mare di tetti di cotto e di altane piastrellate, non si aspettava certo di vedere il faccione triste dell’ispettore Sandrelli che lo fissava con quel suo solito sguardo da cane bastonato che gli era valso il soprannome di “Sconsolato”.

Erano passati – quanti? – cinque… no, sei anni, da quando aveva risolto l’ultimo caso e ormai gli unici delitti che ancora si verificavano occasionalmente erano tutti preterintenzionali o colposi e si risolvevano con il patteggiamento e la piena confessione del colpevole per ottenere il massimo sconto possibile sulla pena. D’altra parte, quando si sa già a priori che il colpevole sarà comunque identificato, l’unica alternativa è scappare a nascondersi in qualche oscuro angolo del pianeta, ammesso che da qualche parte esista ancora… magari in Amazzonia, o in qualche sperduta landa australiana.

Inizia così «Delitto perfetto», un giallo ambientato a Roma nel 2086, in un mondo nel quale la criminalità così come la conosciamo noi è quasi del tutto scomparsa, in seguito alla scoperta del Centro di Parterson e alla nascita del Corpo degli Osservatori. La sfida in questo futuro non troppo lontano è piuttosto il riscaldamento globale che sta sottraendo all’umanità vaste zone di territorio, soprattutto le coste, a causa dell’innalzamento del livello del mare, ma anche un certo numero di regioni interne ai continenti inaridendole e rendendole di fatto inabitabili.

Nonostante questo la vita continua in un miscuglio di nuove e vecchie abitudini, anche perché alla fine, che viva in una grotta scaldata da un falò o in un appartamento ultratecnologico, l’essere umano non è poi cambiato così tanto negli ultimi ventimila anni, e in quale città, se non in Roma, questa sovrapposizione fra antico e moderno potrebbe essere più evidente? Così, accanto alle più recenti scoperte di un futuro poi non così lontano, ritroviamo la classica hostaria romana e i tanti problemi che affliggono tuttora la società italiana e non solo quella: clientelismo, provincialismo, ipocrisia.

Uno dei primi autori di fantascienza che ebbi modo di leggere da ragazzo, fu Isaac Asimov. Mi intrigava questo suo mescolare, in diversi racconti e anche in qualche romanzo, fantascienza e giallo. Pochi hanno avuto il coraggio di affrontare questa sfida e quando, molti anni dopo, decisi di provarci, mi sentii dire da una grande casa editrice che chi leggeva fantascienza voleva di fatto solo “space opera” mentre, chi preferiva i gialli, non avrebbe mai letto un racconto di fantascienza. Non c’era mercato per questo genere di ibridazioni in Italia, a loro avviso.

In genere le case editrici sanno bene quello che fanno, ma a volte capita che si viva dei propri stessi pregiudizi, ovvero che si crei il mercato che si ritiene esista. La nostra editoria, soprattutto quella dei grandi gruppi editoriali, è poco coraggiosa e non ama le novità. Conservativa, prudente, preferisce continuare con strategie collaudate, anche quando il resto del mondo prova altre idee, piuttosto che perdere qualche sfida provando a fare qualcosa di innovativo.

Asimov è stato un grande scrittore di fantascienza e anche un grande divulgatore scientifico, a modo suo. Ritengo tuttora che questo suo mescolare fantascienza e gialli fosse non solo innovativo ma assolutamente attuale. Lungi da me dal confrontarmi con lui, credo tuttavia sia importante che alcuni scrittori continuino lungo la strada da lui intrapresa, perché il mercato è sempre più complesso e i lettori sempre più affamati di novità e sempre più difficili da sorprendere. Ormai si è visto di tutto: il cinema, in particolare, è stato capace di rendere reali anche i sogni più improbabili. Basti pensare a pellicole come Matrix o Avatar. Non c’è storia, oggi, che non possa essere realizzata: inventare qualcosa di davvero nuovo e originale è praticamente impossibile.

D’altra parte è pur vero che ogni scrittore, anche il più famoso, si è sempre rifatto a qualcuno che lo aveva preceduto, a partire dal vecchio Omero passando per Verne, Joyce ed Hemingway, per nominarne alcuni. Non c’è nulla di male ad avere dei modelli o a riproporre da un nuovo punto di vista schemi già collaudati. A volte l’innovazione sta nel sapere rielaborare in modi nuovi concetti già sperimentati, magari creando nuove sinergie. Succede anche nella musica, basti pensare all’ibridazione fra le melodie di Paul Simon e i ritmi dei cori sudafricani o al rock napoletano di Edoardo Bennato.


Un paio di anni fa alla mostra
«Più libri, più liberi»

Così ho deciso di scrivere comunque questo racconto e di approfittare della possibilità offerta da Amazon di autopubblicare le proprie opere e venderle sulla sua piattaforma, per farlo conoscere al grande pubblico o, almeno, a quella parte del grande pubblico che già ha iniziato a confrontarsi con pubblicazioni digitali. So che è solo un inizio e che non mi devo aspettare nulla, tantomeno il successo, ma se vogliamo dare nuovo slancio all’editoria in Italia, forse è arrivato il momento che lo facciano scrittori e lettori, visto che le case editrici per ora latitano, a parte pochi pionieri, per lo più di piccole dimensioni.

Un’ultima considerazione: lo so che è un argomento un po’ delicato, ma va detta. Qualcuno mi ha chiesto perché non abbia pubblicato il racconto gratuitamente. Il motivo è semplice: come la maggior parte della gente in Italia, devo lavorare per vivere. Potrà sembrare strano, ma anche uno scrittore alla fine del mese ha delle bollette da pagare. Questo prende gran parte del mio tempo, lasciando alla scrittura solo la notte e i fine settimana, peraltro spesso usati per fare la spesa e occuparsi delle tante faccende che non riesco a portare a termine durante la settimana.

Scrivere è uno strano mestiere: non puoi sederti davanti al computer quando hai mezz’ora di tempo e buttar giù un testo. Spesso non ti viene in mente nulla o non riesci a esprimere le tue idee come vorresti. A volte queste arrivano mentre sei in ufficio o al supermercato, impegnato in ben altre attività e lì, al massimo, hai il tempo di buttar giù un appunto sul primo pezzo di carta che trovi nella speranza che, quando torni a casa, poi riesca a capire cosa diavolo ti era venuto in mente. Io, poi, ho una pessima grafia quando devo buttar giù un appunto con la penna, per cui spesso, a distanza di tempo, non riesco più a leggere quello che ho scritto.

L’ideale sarebbe diventare scrittore a tempo pieno, ma questo vorrebbe dire guadagnare con la pubblicazione di libri e racconti almeno l’ottanta per cento di quello che guadagno oggi col mio lavoro. Una bella impresa, in Italia. Tuttavia è quello che sto provando a fare e non posso quindi regalare centinaia di ore passate di notte di fronte al computer, tenendo conto fra l’altro che quella è solo una parte del tempo necessario a produrre un’opera di narrativa: quasi il 50% del tempo se ne va in ricerche per trovare spunti ed elementi per ambientazioni o per la costruzione dei vari personaggi, nella lettura di una bibliografia più o meno vasta a seconda della complessità degli argomenti e nelle interviste con esperti o con persone di ogni genere per catturare elementi ed esperienze reali da riutilizzare nel proprio lavoro.

Se pensate che solo perché un testo appartiene alla narrativa fantastica non debba confrontarsi con la realtà, allora siete fuori strada. Potete anche inventarvi gli alieni più strani e le tecnologie più futuristiche, ma esistono situazioni e comportamenti che devono essere assolutamente realistici anche nell’opera più fantasiosa.

Comunque, tornando all’aspetto economico, in fondo chi compra un lettore per pubblicazioni digitali non ha problemi a volte a spendere diverse centinaia di euro per un oggetto che onestamente ne costa molto meno al produttore, quindi che male c’è ad acquistare a pochi euro un racconto o un libro digitale? In fondo quelli cartacei costano molto di più e la gente li compra lo stesso. E poi perché, in un Paese in cui tanti guadagnano milioni grazie a intrallazzi e inciuci vari, spesso al limite del legale, e calciatori, piloti automobilistici e motociclistici, personaggi dello spettacolo e faccendieri, prendono compensi stratosferici che vanno ben oltre a quello che oggettivamente è il loro impegno, uno si dovrebbe vergognare di guadagnare poche centinaia di euro vendendo il risultato di mesi di lavoro?

Come diceva un comico famoso: «Meditate, gente, meditate…»

Comments (1) to «A Perfect Murder»

  1. Da questo sito potete scaricare il lettore Kindle per PC. Non è necessario avere un Kindle per leggere «Delitto perfetto». Potete leggerlo sul PC, sul Mac e persino sull’iPad usando questa app.

No trackbacks or pingbacks to «A Perfect Murder»

Please use Facebook only for brief comments.
For longer comments you should use the text area at the bottom of the page.

Facebook Comments

Leave a Reply





In compliance with the appropriate provisions of the law I state that this site is no profit, has not a predefined recurrence and is not updated according to a deadline. It may therefore not be considered an editorial product under Italian law #62 of March 7th, 2001. In addition, this site makes use of the right of citation for academic and criticism provided in Article 10 of the Berne Convention on copyright.

EmailEmail
PrintPrint