A broken city



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Roma è una città spezzata. Divisa in due dal Tevere, vede le proprie metà aggrapparsi l’una all’altra grazie a una lunga teoria di ponti che permettono il passaggio di veicoli, treni, biciclette e pedoni sulle acque del biondo fiume. I ponti sono quindi per Roma ben più che un semplice artificio urbanistico o un richiamo turistico: essi rappresentano il legame fisico tra quelle che altrimenti sarebbero due città separate, un po’ come lo erano una volta le città di Buda e Óbuda sulla riva destra del Danubio, dalla città di Pest, su quella sinistra.

Si potrebbe pensare quindi che mantenere questo legame sia una priorità per qualsiasi amministrazione capitolina e che, man mano che la città si espande, ne vengano costruiti di nuovi, ma non è così. Se su strade e ponti gli Antichi Romani costruirono un Impero, quelli moderni fondano ormai la loro città su buche e disservizi e il fatto che dal Grande Raccordo Anulare fino a Fiumicino non ci sia neppure un ponte a unire le due metà della città è forse quello più eclatante.

Ma vediamo qual è la situazione nel XXI secolo dei «Ponti di Roma».

Innanzi tutto c’è da dire che la maggior parte dei ponti utilizzati a Roma sono stati costruiti in due periodi ben precisi: quello Romano e quello a cavallo fra il XIX e il XX secolo. I ponti costruiti dagli Antichi Romani sono dieci, dei quali solo sei sono tuttora in funzione, ovvero (tra parentesi il nome del ponte originale): Ponte Milvio, Ponte dei Quattro Capi (Ponte Fabricio), Ponte di San Bartolomeo (Ponte Cestio), Ponte Sisto (Ponte di Agrippa, poi Aurelio, infine Valentiniano), Ponte Sant’Angelo (Ponte Elio) e il Ponte della Scafa (Ponte Tor Boacciana). Scomparsi o ridotti in rovine invece l’Antico Ponte Sublicio, il Ponte Emilio (detto anche Ponte Rotto), il Ponte Neroniano e il Ponte di Probo.

A parte il Ponte Sisto, costruito nel XV secolo sui precedenti ponti romani, quasi tutti i rimanenti ponti sono stati realizzati fra la seconda metà del XIX secolo e la prima metà del XX secolo: c’era il Ponte dei Fiorentini, poi demolito nel 1941, il Ponte dell’Industria, inizialmente ferroviario e poi adibito al traffico veicolare e del gasdotto, gli attuali Ponte Garibaldi, Ponte Palatino, Ponte Umberto I, Ponte Regina Margherita, Ponte Cavour, Ponte Mazzini, il Ponte Ferroviario di San Paolo, Ponte Vittorio Emanuele II e il Nuovo Ponte Sublicio. Al periodo fascista appartengono il Ponte Littorio (oggi Ponte Giacomo Matteotti), Ponte Flaminio, il Ponte Monumentale di Mezzocammino (oggi non più operativo), Ponte Duca d’Aosta, Ponte Principe Amedeo Savoia Aosta e Ponte Testaccio.

Gli unici ponti completati nel dopoguerra (alcuni progettati e in parte iniziati prima della guerra) sono il Viadotto della Magliana, Ponte Guglielmo Marconi, Ponte di Castel Giubileo, Ponte di Tor di Quinto e Ponte Pietro Nenni. In pratica questo è l’ultimo ponte costruito a Roma e risale al 1972, quasi quarant’anni fa, se si esclude il ponte costruito al posto di quello Monumentale di Mezzocammino, quando il G.R.A. è stato portato a tre corsie! In effetti, sebbene si sia spesso parlato di costruire altri ponti, l’unico attualmente in costruzione è il Ponte della Musica, inizialmente immaginato solo ciclo-pedonale e successivamente modificato per consentire anche il transito di mezzi pubblici ma non di autoveicoli privati.

 1. Ponte di Castel Giubileo
 2. Ponte Canale sul Tevere
 3. Ponte Ferroviario Roma-Nord
 4. Ponte Tor di Quinto
 5. Ponte Flaminio
 6. Ponte Milvio
 7. Ponte Duca d’Aosta
 M. Ponte della Musica
 8. Ponte del Risorgimento
 9. Ponte Matteotti
10. Ponte Pietro Nenni
11. Ponte Regina Margherita
12. Ponte Cavour
13. Ponte Umberto I
14. Ponte Sant’Angelo
15. Ponte Vittorio Emanuele II
16. Ponte Principe Amedeo Savoia Aosta
17. Ponte Mazzini
18. Ponte Sisto
19. Ponte Garibaldi
20. Ponte dei Quattro Capi o Fabricio
21. Ponte di San Bartolomeo o Cestio
22. Ponte Palatino
23. Ponte Sublicio o Aventino
24. Ponte Testaccio
25. Ponte Ferroviario di San Paolo
26. Ponte dell’Industria
27. Ponte Guglielmo Marconi
28. Viadotto della Magliana
29. Ponte del Grande Raccordo Anulare
30. Ponte Tor Boacaccia o della Scafa

Se andiamo a guardare poi dove i vari ponti sono posizionati, ci accorgiamo subito di una cosa: sono quasi tutti raggruppati all’interno del Raccordo Anulare e a cavallo dell’Isola Tiberina, con una prevalenza di ponti nel settore nord della Capitale, lasciando di fatto tutta la zona a sud e soprattutto tutta l’area che si estende a sud del G.R.A. nel XIII Municipio divisa in due grandi tronconi che vanno dalla A90 fino al mare. Non è un caso che uno dei colli di bottiglia più famosi, o direi piuttosto infami, del traffico capitolino, è proprio il Ponte della Scafa, che collega i territori comunali di Roma e Fiumicino.

Proprio quest’ultimo dovrebbe essere oggetto di un primo intervento di allargamento, anzi, l’intera viabilità che va da Ostia Antica all’Aeroporto di Fiumicino dovrebbe essere rivista perché lungo quel tragitto il traffico, a cavallo sia delle sette di mattina che delle sei di sera, è semplicemente disastroso.

Allargare il Ponte Tor Boacaccia non è tuttavia sufficiente. Da quando l’area nella quale è stata costruita la Nuova Fiera di Roma ha cominciato a popolarsi di negozi, centri commerciali, uffici e anche abitazioni private, si è reso necessario un nuovo ponte che dovrebbe essere posizionato all’altezza della Dragona. Se ne parla, come si parla di tante altre cose a Roma, ma non più di quello. Tante parole che attraversano amministrazioni e coalizioni di destra, sinistra, centro, laiche, cattoliche e chi più ne ha più ne metta e che finiscono per rimanere tali: solo parole.

Un terzo ponte dovrebbe collegare l’EUR Torrino alla Magliana, per alleggerire il Viadotto della Magliana di tutto il traffico che non è diretto al Raccordo Anulare ma che interessa solo i due quartieri metropolitani.

Due ponti e mezzo non è uno sforzo così grande per il XXI secolo dopo tutto, o no? E quello dei ponti è solo uno dei problemi. la verità è che campiamo ancora sulle strade e sui ponti costruiti dalle generazioni che ci hanno preceduto, perché se loro si fossero comportate come si comportano oggi le amministrazioni moderne della Capitale, allora sì che Roma sarebbe ancora una città spezzata…

Comments (1) to «A broken city»

  1. utente anonimo says:

    Il problema di Roma è stata la totale mancanza di pianificazione, non solo per quel che riguarda i ponti, ma in generale per tutta la viabilità.

    Se pensiamo poi che Roma si sviluppa molto in estensione (Roma è più di 10 volte Parigi) il problema è ancora più importante.

    Una città che è vissuta per decenni senza piano regolatore (quello voluto da Rutelli è "nato" già completamente derogato) e dove nuovi quartieri sono sorti pensando prima a mettere su le case e poi a fornirle di viabilità e servizi (penso ad esempio ai nuovi insediamenti urbani a sud di Roma).

    V.

    PS. Refuso:
    "risale al 1972, ovvero a più di quarant'anni fa,
    "
    dovrebbe essere
    "risale al 1972, quasi quarant'anni fa,"

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