Small … space … advertising



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Basta fare una passeggiata in un qualsiasi quartiere di Roma per rendersi conto di come il panorama sia letteralmente tappezzato di manifesti pubblicitari e avvisi commerciali, non solo nei luoghi preposti allo scopo, ma letteralmente dappertutto. Se poi la passeggiata l’andiamo a fare in un quartiere formato prevalentemente da abitazioni, sia residenziale che popolare, la parte del leone la fanno i cartelli di compravendita e affitto di immobili. Molti sono di privati, ma una gran parte — sempre di più negli ultimi tempi — sono di società immobiliari locali e nazionali. Oltre che su muri e recinzioni, i bersagli preferiti da chi affigge questi cartelli sono i pali della luce e soprattuto i segnali stradali.

Ma è legale tutto ciò? Non esiste nel Comune un regolamento che stabilisca dove e come tali avvisi vanno messi? A me sembrava così. Nel dubbio ho chiesto. Ho telefonato prima allo 060606, un ottimo servizio di call center messo a disposizione dal Comune di Roma e che funziona anche il sabato pomeriggio. Sono stati molto gentili, anche se non sono riusciti a darmi una risposta esaustiva. In pratica mi hanno solo detto che «per poter contestare l’affissione è necessario prendere sul fatto chi attacca il cartello; dopo non è possibile contestare alcunché all’azienda o al privato responsabile dell’affissione». Possibile? Sembra di sì, comunque questa è stata la risposta ufficiale. Mi viene tuttavia anche detto di rivolgermi ai vigili urbani per ulteriori chiarimenti e mi viene dato allo scopo il numero del comando della XVI Circoscrizione. Così li chiamo ed espongo il problema. Anche qui, massima cortesia, ma le risposte non sono poi così soddisfacenti. Mi viene detto che «il regolamento è alquanto complesso; che le loro pattuglie ogni tanto identificano i cartelli in questione ma che non possono rimuoverli; che tutto quello che possono fare è segnalare la cosa alla sezione responsabile del Comune: l’Assessorato per le Affissioni e la Pubblicità».

Tre cartelli di alcune grandi agenzie immobiliari:
Gabetti, Tecnocasa, Toscano

La mia piccola inchiesta finisce qui: oggi l’assessorato è chiuso, ma prima o poi chiamerò anche loro. Così, per curiosità. C’è tuttavia da fare una riflessione, anzi, due. La prima è che posso anche accettare il fatto che esistano dei regolamenti che prevedano di intervenire solo in fragranza di illecito, dato che io potrei benissimo affiggere un cartello che indica altri come responsabili dell’affissione; riesco anche ad accettare il fatto che i vigili non possano passare tutto il giorno a staccar cartelli e che comunque la cosa sia di pertinenza di uno specifico assessorato; posso infine capire come la procedura burocratica sia un po’ lenta anche se, alla fine, chi ha affisso il cartello viene contattato — almeno così mi è stato assicurato — ed eventualmente sanzionato. Tuttavia molti di questi cartelli sono di note agenzie immobiliari, con tanto di indirizzo e telefono della filiale corrispondente, e ne vengono affissi in continuazione. Ora, se ognuna di queste imprese fosse stata — almeno così mi aspetto e spero — sanzionata due o più volte, dato che la pratica di affiggere ovunque va avanti così da anni nella città di Roma, non sarebbe dunque da considerarsi recidiva? Non ci si dovrebbe cioè aspettare da parte del Comune un intervento più deciso, anche per recuperare i mancati introiti dovuti all’imposta di affissione che, immagino, non sia stata corrisposta?

Secondo punto: se al pensionato che affitta una stanza o al privato che vende casa si può giustificare sul piano etico il fatto di attaccare un avviso sul cancelletto di casa — fermo restando che comunque il regolamento dovrebbe valere per tutti — mi riesce difficile accettare il fatto che aziende di dimensioni non indifferenti che operano su tutto il territorio nazionale e che, quindi, potrebbero e in effetti si permettono di spendere quantità considerevoli di denaro in pubblicità, tappezzino letteralmente la città di avvisi commerciali deturpandola da un punto di vista estetico ed evadendo di conseguenza l’imposta sulle affissioni. O almeno così assumo, anche perché se si paga regolarmente tale imposta, il Comune, per quello che ne so, dovrebbe indicare gli spazi appositi per tali affissioni. Se queste fossero state poste su un muro, potrei anche farmi venire il dubbio che siano legittime, ma certamente un cartello attaccato alla bene e meglio con la colla su un segnale stradale o sotto un semaforo, come si può vedere nelle tre foto qui sopra, non può essere certamente stato autorizzato. Almeno spero…

Comments (2) to «Small … space … advertising»

  1. Qui a Milano mi è capitato di veder applicare un buon deterrente: il cartello non viene rimosso, ma gli si piazza lungo la diagonale una striscia adesiva con scritto a caratteri cubitali: “Pubblicità abusiva” (o qualcosa del genere). Il cartello sottostante (con relativi marchi etc.) resta ancora visibile, esponendo l'”inserzionista” ad un’imbarazzante pubblicità negativa (l’ho visto applicare anche ad alcuni manifesti elettorali (!))

  2. Qui a Roma lo fanno SOLO per i cartelloni elettorali abusivi e — mia impressione — solo di quelli avversari alla giunta corrente.

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