Unisex and the City



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Un po’ di tempo fa stavo cercando una camicia nuova e così ho approfittato di una visita a un centro commerciale per dare un’occhiata un po’ in giro. Dovete sapere che io odio le classiche camicie da uomo, soprattutto quelle a righine o quelle stile mezze maniche, magari bianche o azzurre; per giunta non porto mai la cravatta per cui sono sempre alla ricerca di camicie che vestano veramente, non quella specie di sottofondo indistinto che serve solo ad evidenziare l’ennesima cravatta a rigoni o fantasia.

Insomma, stavo dando un’occhiata alle varie vetrine quando ho visto alcune camicie molto belle a un prezzo assolutamente accessibile. Così sono entrato e ho chiesto alla commessa dove fossero gli articoli in vetrina. Mi ha indicato uno scaffale sulla destra dovei erano sistemate in bella mostra alcune — poche, per la verità — camicie dello stesso tipo: un paio verdoline, tre grigine, qualcuna beige e una azzurra.

  • IO  «Mi scusi, ma in vetrina ce ne sono anche di arancione, rosse, gialle, blu e di altri colori. Ne avete ancora?»
  • LEI «Oh, sì, sono laggiù.»

Mi risponde quella indicando un altro scaffale sulla sinistra pieno zeppo di camicie di tutti i colori possibili. E poi continua, con tono candido:

  • LEI «Pensavo fossero per lei!»
  • IO  «Beh, sono per me, perché?»
  • LEI «Oh, ma perché quelle sono da donna!»

Mi avvicino perplesso allo scaffale e do un’occhiata alle camicie in questione. A parte la maggiore disponibilità di colori e soprattutto di taglie S ed M, erano esattamente identiche a quelle color «vegetazione di palude in una triste giornata di pioggia» che si trovavano sugli scaffali di fronte.

  • IO  «Scusi, ma a me sembrano esattamente identiche: stesso collo, stesso disegno, stesse cuciture.»
  • LEI «Oh, no!»

Risponde quella fra lo scandalizzato e il divertito, manco le avessi chiesto di provare un reggiseno.

  • LEI «Quelle hanno l’abbottonatura a sinistra!»
  • IO  «Ah, ecco… E di quei colori, ne avete da uomo?»
  • LEI «No… mi spiace. Ma forse ne abbiamo qualcun’altra sul retro. Attenda un momento.»

Dopo un po’ ritorna con un paio di camicie dello stesso tipo, una marrone, una blu scuro e una nera, e un bel sorriso da triglia fritta stampato sul faccino.

  • LEI «Ecco, questi sono i colori più accesi che abbiamo, da uomo.»

Come si faccia a considerare il blu scuro o il nero un colore acceso lo devo ancora capire, comunque le ho restituito il sorriso da triglia, l’ho ringraziata tanto tanto e me ne sono andato. Inutile dire che la camicia come volevo io non l’ho trovata, e se non trovo quello che piace a me, piuttosto me ne vado in giro in t-shirt. Ad ogni modo non è la prima volta che mi capita una cosa del genere.

Ma è mai possibile che l’abbigliamento da uomo debba sempre essere triste, conforme sempre agli stessi secolari disegni, senza vita, senza colori e soprattutto con pochissima scelta? Perché nelle riunioni formali a me viene richiesto di presentarmi in giacca anche d’estate mentre le mie colleghe di lavoro se la possono cavare con una camicetta o un top? Perché le camicie da uomo hanno sempre dei colori che sembrano usciti da un centinaio di lavaggi in lavatrice? Alla Camera dei Deputati l’obbligo della giacca è solo per gli uomini, in certi locali non entri se non hai quell’inutile accessorio che è la cravatta, sul lavoro se appena appena ti metti qualcosa di più colorato ti guardano come se fossi entrato in ufficio con al guizaglio un elefante!

Beh, io ne ho abbastanza! Rivendico il diritto al rosso, all’arancione, al giallo, al verde e persino al viola, anche se qualcuno dice che porta sfortuna. Voglio poter andare vestito come mi pare, ovunque, con addosso indumenti comodi, senza dovermi preoccupare ogni volta dove mi siedo, o sentirmi fasciato tanto da dover stare attento ad ogni movimento che non si rompa qualche cucitura! Basta con la discriminazione sessista nell’abbigliamento. Basta con la distinzione fra abiti da uomo o da donna. Abbigliamento UNISEX! E se a qualcuno non sta bene, che vada al diavolo! E poi, se in Scozia gli uomini possono indossare il kilt e nei paesi arabi la galabia perché io qui mi devo vestire come un pinguino per essere considerato elegante (ammesso che a me interessi esserlo).

Comments (8) to «Unisex and the City»

  1. camice hawaiane uber alles!

    ps e perché le donne? io vado in giro in jeans e maglietta e…sembra che giro nuda! Odio le gonne, i tailleur etc etc!

    Ps penso che si possa fare anche fraticello svampito, o al limite..sei una suora con il vocione 😉

  2. Ooooh questo è parlare! Sottolineo VENTI volte e condivido in pieno. Grazie.

    MG55

  3. utente anonimo says:

    MARISA

    Dario, mi hai fatta fare una gran risatona…. A parte il fatto che non ho capito di camicia cerchi e comunque, ci sono sempre le camiche havaiane no? :)) Provato a cercarle? Ciao buonissima domenica

  4. Una volta ho comprato una camicia francese da celio*, di colore arancione. Molto robusta, semplice, la porto dentro o fuori i pantaloni, ha i bottoni colorati in tinta e coperti davanti (a scomparsa). In genere la metto con i jeans o con i pantaloni con la coulisse.

    A me piace avere adosso roba robusta, larga, che non impaccia, colorata ma spesso a tinta unita. Trovo che le camicie tipo hawaiano prima o poi stanchino. Mi piace avere addosso roba che posso usare in tutte le occasioni. Il guaio è che la roba da uomo spesso è così… stinta. Nel migliore dei casi metto il nero, che mi piace molto, ma solo se mi gira. Mah… ce ne vuole prima che anche nell’abbigliamento si faccia strada il principio di pari opportunità…

  5. utente anonimo says:

    Forse, dico forse (è solo un’ipotesi), non trovi ciò che cerchi perché gli uomini con i tuoi stessi gusti sono pochi e quindi il mercato non sarebbe redditizio per i produttori. Fai un piccolo sondaggio e chiedi a 100 uomini della tua età (100 tanto per fare un numero) quali sono i colori di camicia preferiti.

    Io penso che la maggior parte di loro ti risponderà: “quelli che sceglie mia moglie-fidanzata-mamma-compagna”.

    Il fatto è, secondo me, che la maggior parte degli uomini è poco brava a cercare-confrontare-provare l’abbigliamento e si accontenta di quello che trova senza particolari pretese.

  6. Beh, se fosse vero saremmo veramente messi male. Al di là del fatto che trovo già abbastanza immaturo il farsi scegliere gli abiti dalla compagna (non commento sulla mamma!), ma non pensi che il risultato del sondaggio sia in qualche modo influenzato da quella stessa cultura che non dà flessibilità agli uomini nell’abbigliamento?

    Voglio dire, è come quando negli anni ’70 le donne rivendicavano il loro diritto a uno spazio nel mondo del lavoro. La risposta era: ma se la maggior parte delle donne fanno le casalinghe e non sanno far altro! Grazie al piffero: ovvio che facevano solo le casalinghe, dato che il mondo del lavoro era precluso alle donne.

    Lo stesso succede oggi con i padri separati: se chiediamo l’affidamento dei figli i primi a rifiutare di aiutarci sono gli avvocati, i magistrati poi neanche ci considerano come genitori, ma poi quando protestiamo ci dicono che siamo noi a non chiederlo e a non volerci occupare dei figli!

    Il fatto è che quando esiste in una società una discriminazione o una qualche forma di coercizione o limitazione, spesso essa viene giustificata dagli effetti che essa stessa ha prodotto.

    Come vedi, anche un semplice anedotto come quello della camicia a volte nasconde un problema importante che andrebbe affrontato. La nostra cultura è ancora fortemente sessista e non sempre questo va a scapito della sola donna. Pensa alle difficoltà che hanno i padri per i congedi parentali, o al fatto che i sostegni alle casalinghe sono stati rifiutati a uomini che fanno i casalinghi. Ragioniamo ancora troppo in termini di uomini e donne e poco in termini di individui!


  7. utente anonimo says:

    Bravo Dario!

    Pensa che a me qualcuno mi definisce “il collega variopinto” solo per qualche camicia colorata!

    🙂

  8. utente anonimo says:

    maddeche

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