Sul Riscaldamento Globale – Parte 2



In questi ultimi mesi questo blog ha pubblicato alcuni articoli di autori favorevoli all’ipotesi che il Riscaldamento Globale (RG) abbia un contributo antropico, ovvero causato da attività umane e quindi più o meno favorevoli anche al Protocollo di Kyoto (PdK). Adesso, per par condicio, pubblichiamo un articolo di opposto parere. L’articolo, scritto dal Prof. Uberto Crescenti del «Dipartimento di Geotecnologie per l’Ambiente ed il Territorio» dell’Università «G. d’Annunzio» di Chieti, è stato suddiviso in quattro parti a causa della sua lunghezza. Ogni parte è orientata a un tema specifico, ovvero la prima si occupa del riscaldamento globale in sè, la seconda dell’eventuale contributo antropico al fenomeno, la terza di come la geologia può aiutare a comprendere lo stesso e la quarta si interroga sull’utilità o meno del Protocollo di Kyoto.

Sul Riscaldamento Globale del pianeta Terra – Parte 2
di Uberto Crescenti

L’origine antropogenica

È vero che il Riscaldamento Globale è dovuto all’attività dell’uomo, cioè è di origine antropogenica?

Anche questo quesito trova la Scienza divisa su due posizioni contrastanti. Non è affatto vero, come potremmo dedurre dalle informazione dei mass-media, che sono tutti d’accordo nell’attribuire all’Uomo la colpa del RG.

Secondo l’IPCC (Comitato Internazionale sui Cambiamenti Climatici) delle Nazioni Unite, che comprende scienziati di 100 Paesi, il riscaldamento globale previsto per questo secolo è dovuto alla immissione in atmosfera di gas serra di origine antropogenica, soprattutto di CO2. MARIANI (2008) chiarisce molto bene il ruolo della CO2 rispetto agli altri gas serra, pervenendo a conclusioni contro corrente rispetto ai convincimenti più diffusi. In merito si veda anche SINGER (2008, pp. 57-68).

Secondo l’IPCC, l’aumento di temperatura nel corso del III millennio potrebbe oscillare da 1,4 a 5,8 °C, quello del livello del mare da 9 a 90 cm, senza poter escludere valori maggiori. A questi risultati si arriva attraverso modelli matematici. Ma questi modelli matematici per le previsioni del clima sono davvero attendibili?

In un interessante e documentato libro di GUIDO VISCONTI, professore di Fisica dell’Atmosfera all’Univeristà dell’Aquila, noto e stimato specialista a livello internazionale, dal titolo «Clima Estremo» (Boroli editore), pubblicato nel 2007, si legge a pagg. 165-167:

«Innanzittutto, oggi la scienza non è in grado di spiegare le variazioni climatiche che sono avvenute in passato: pertanto, non si capisce come la stessa scienza potrebbe essere in grado di prevedere quello che avverrà nel prossimo futuro. Malgrado ciò, organismi internazionali come l’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) annunciano con cadenza regolare, previsioni per i prossimi 50 o 100 anni.

Il problema della possibile evoluzione del clima futuro è oggi affidato quasi esclusivamente a modelli matematici, che richiedono grandi calcolatori per effettuare le loro previsioni. Di fatto, i modelli usati dall’IPCC sono circa una decina, e non differiscono molto nella loro stesura e complessità. La validità e l’affidabilità di questi modelli sono valutate in modo “grezzo”, confrontando le simulazioni del clima attuale con i dati osservati.
»

Successivamente, GUIDO VISCONTI in un articolo pubblicato su Le Scienze (dicembre 2007) così riferisce in merito ai risultati dell’IPCC:

«Sui grandi mezzi di informazione domina un atteggiamento catastrofista che si riassume in espressioni del tipo “cambiamento repentino del clima”. E il cambiamento repentino sarebbe, come spesso si legge, scientificamente previsto da potenti e rigorosi modelli matematici.

Il punto centrale è costituito dai modelli usati dall’IPCC, che non sono in grado di rappresentare bene il clima odierno, né tanto meno quello del futuro.
»

A proposito dei modelli matematici DOUGLASS et alii (2007) hanno applicato i modelli per indagare sulle variazioni di temperatura degli ultimi 25 anni in aree tropicali. Il confronto tra le temperature così ottenute e quelle reali ha dimostrato che «…the models are seen to disagree with the observations. We suggest, therefore, that projections of future climate based on these models be viewed with much caution.»

A Stoccolma, dall’11 al 12 settembre 2006, si è tenuto un seminario internazionale sul clima presso il Royal Institute of Technology (KTH), in cui si è discusso di cambiamento. Vi hanno partecipato 120 ricercatori provenienti da 11 paesi e il dibattito ha toccato vari aspetti della scienza del clima. Dalla discussione finale è risultato un ampio consenso su una serie di punti fatti circolare nel comunicato stampa diramato il 21 dicembre dal professor PETER STILBS, presidente del comitato organizzatore, tra cui qui di seguito ricordiamo:

  1. «È probabile che dal 1850 sia in atto un trend di riscaldamento globale; tuttavia non sussistono evidenze forti che provino un’influenza significativa dell’uomo sul clima globale. Il trend di raffreddamento globale dal 1940 al 1970 è inconsistente con i modelli basati sulle emissioni antropiche di CO2
  2. «Le variazioni naturali del clima del passato sono considerevoli e ben documentate da fonti geologiche, oceanografiche e storiche. Tali variazioni appaiono fortemente correlate sia con effetti cosmici che agiscono altresì sulla copertura nuvolosa sia con l’attività solare.»
  3. «Non vi sono evidenze a supporto del fatto che il 20° secolo sia stato il più caldo degli ultimi 1000 anni e le affermazioni precedenti, basate sulla cosiddetta “mazza da Hockey” di Mann, sono oggi destituite di fondamento.»

Nel 2006, uno studio pubblicato da CHYLEK, AUBEY e LESING, del Laboratorio nazionale di Los Alamos, e da LESINS (Dalhousic University di Halifax), ha documentato che in Groenlandia gli aumenti delle temperature nei due decenni 1920-1930 e 1995-2005 sono di una grandezza similare; inoltre il tasso di riscaldamento nel periodo 1920- 1930 è stato addirittura del 50% più alto rispetto al periodo 1995-2005 (vedere Svipop). Rispondendo alla domanda se l’attuale aumento della temperatura è addebitabile alle emissioni provocate dalle attività umane, la risposta dello studio è stato un deciso no.

L. MARIANI (2006), agronomo esperto anche in cambiamenti climatici, in un interessante articolo così si esprime nei riguardi del rapporto dell’IPCC del 2001.

«Negli ultimi anni i mezzi d’informazione ci hanno assillato periodicamente con “verità” del tipo:

  • il 1998, anno più caldo degli ultimi 1000 anni;
  • il 1991-2000, decennio più caldo negli ultimi 1000 anni;
  • l’impennata delle temperature degli ultimi 30 anni, unicum se rapportata al diagramma delle temperature degli ultimi 1000 anni.

Le tre verità di cui sopra, veri e propri cavalli di battaglia dal report IPCC 4 del 2001, si fondavano su due lavori del climatologo Mann e suoi collaboratori. Queste conclusioni sono state criticate dalla commissione Wegman (Edward Wegman, chairman della U.S. National Academy of Science committee on Theoretical and Applied Statistic).»

Figura 3: Profilo delle temperature medie globali al suolo dal 1000 al 1990 cosi come presentato nel report IPCC del 1990. Si noti il peso assunto dall’optimum climatico medioevale (1100-1400) e dalla piccola era glaciale (1550-1850).
(Fonte: WEGMAN report). Notare l’aumento della temperatura a partire dal 1700 circa, già prima quindi dell’età industriale.

Figura 4: Profilo delle temperature medie globali al suolo dal 1000 al 2000 cosi come presentato nel report IPCC del 2001 (le bande di variabilità sono state omesse). Si noti la scomparsa dell’optimum climatico medioevale e dalla piccola era glaciale.
(Fonte: WEGMAN report)

Inoltre l’Autore riferisce sulla variazione di temperatura durante il millennio trascorso, facendo notare come l’IPCC abbia “manipolato” i dati per sostenere le proprie argomentazioni. Infatti, come si nota nelle figure 3 e 4 riprese dalla nota di MARIANI viene cancellato l’optimum climatico medievale per ottenere in figura 5 la curva nota come curva a mazza da hokey. In questo modo l’IPCC poteva affermare, direi in modo non corretto, che il secolo scorso era stato il più caldo dell’ultimo millennio. Non solo, l’IPCC non ha voluto ricordare che durante l’optimum climatico medievale i Vichinghi si stabilirono anche in Groenlandia (Green Land) per le buone condizioni climatiche. Successivamente per le mutate sfavorevoli condizioni climatiche, furono costretti a lasciare la Groenlandia.

In un recente studio pubblicato su International Journal of Climatology of the Royal Meteorological Society, da parte di D.H. DOUGLASS (Università di Richester), J. CHRISTY (Università di Alabama) e S. F. SINGER (Università della Virginia) si afferma che il RG è di origine naturale. In Svipop è riportata una sintesi dello studio. Vi si legge:

«Il riscaldamento globale è un fenomeno naturale, l’apporto umano è scientificamente non rilevante. I cambiamenti di temperatura osservati negli ultimi trenta anni sono incompatibili con la teoria del gas serra e sono invece meglio spiegati da fattori naturali, come la variabilità solare.

La nostra ricerca dimostra che l’attuale crescita di C02 nell’atmosfera ha soltanto una minima influenza sui cambiamenti climatici. E dobbiamo perciò concludere che i tentativi di controllare le emissioni di CO2 sono inefficaci e insensati, ma anche molto costosi.
»

Le stesse conclusioni sono espresse nel volume di SINGER (2008), che a nome del NIPCC (Nongovernmental International Panel on Climate Change), associazione di scienziati costituitasi spontaneamente, contesta con valida documentazione i risultati dell’IPCC.

Interessante per la valutazione delle cause del riscaldamento globale risultano vari lavori di paleoclimatologi, tra cui ricordo P.THEILL e K. LASSEN, 2000, K.S. CARSLAW, R.G. HARRISON E J. KIRKBY, 2002, sintetizzati da IAN CLARK nella fig. 5. Si può così osservare la significativa correlazione tra l’attività solare e la temperatura (ved. IEM, 2006), non altrettanto con la CO2.

Figura 5: correlazione fra attività solare e temperatura del pianeta
(Fonte: Ian Clark, «Is Kyoto Necessary?», November 2005)

In un interessante articolo, GASPERINI e CHIERICI (1997) affrontano le cause dei mutamenti climatici del 1880 al 1990 alle medio-alte latitudini, mettendole in correlazioni con la periodica variazione della insolazione dovuta alla nutazione astronomica dell’asse terrestre. Secondo gli Autori quando tale variazione è modesta, appare più evidente l’influenza dovuta alla nutazione lunare.

Infine mi fa piacere citare, dal lavoro di LEPORI et alii (2008), queste conclusioni: «È da escludere senza ombra di dubbio l’influenza umana sulle forti variazioni di CO2 e T nel passato, quando la popolazione era molto meno numerosa di adesso e l’industrializzazione inesistente. È ragionevole supporre che anche l’attuale riscaldamento, come quelli del passato, sia da attribuirsi prevalentemente a cause astronomiche. Analogamente gli aumenti di temperatura riscontrati recentemente in alcuni pianeti del sistema solare sono attribuibili a cause cosmiche.»

Indicazioni sui rapporti tra le variazioni del clima e della concentrazione della CO2 nel corso dei tempi geologici, possono dedursi dal lavoro di SHAVIC e VEIZER (2003). Secondo gli Autori «…the CO2 is not likely to be the principal climate driver … we may be ? at reflection of celestial phenomena in the climate history of Earth.»

A seguire la terza parte

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