Agosto 2008: diario di ferie – Parte prima





1. corsia d’emergenza praticamente assente
2. passaggio occupato dai cassonetti

Argentario, località «La Soda», residence «Costa degli Ulivi» — un tratto di strada, un rettilineo lungo un paio di centinaia di metri, forse più. Da una parte un residence, una colonia estiva e alcuni edifici, dall’altra una scarpata di cinque o sei metri protetta da un guard-rail. Più in là, il mare. Un tratto di strada molto frequentato da chi si reca alla caletta che si affaccia sul mare: una spiaggia libera, poi una con uno stabilimento, quindi la spiaggia della colonia fino ad arrivare sulla punta opposta dove sorge il locale Circolo della Vela.

Un tratto di strada pericoloso, perché sul rettilineo le macchine corrono comunque veloci e soprattutto perché lo spazio a disposizione dei pedoni è veramente risicato. Un miracolo che qualche bambino non sia già finito sotto una macchina. Cinquanta centimetri, non di più, il passaggio più largo, se si esclude il piccolo parcheggio dello stabilimento, comunque sempre pieno di macchine. Si cammina sulla striscia bianca della corsia di emergenza. Gli specchietti retrovisori ti sfiorano le braccia cariche di borse e sacche da mare. In effetti un sottopasso ci sarebbe, ma è privato e porta direttamente alla colonia.

Poi i cassonetti: posizionati sul lato che dà sul mare, tolgono anche quel minimo di passaggio ai pedoni. Dall’altra parte della strada non si può passare, perché c’è il muro della colonia e manca del tutto la corsia d’emergenza. Non che quella dalla parte del mare possa essere chiamata tale, ma almeno può rappresentare un minimo di passaggio per i pedoni. Dunque, tanto per equilibrare la cosa, perché non occuparla con i cassonetti? Detto fatto. Una decina di metri in cui tocca camminare di fatto nella corsia esterna della strada, col rischio di essere presi in pieno da un SUV un po’ distratto o da una moto che sfreccia a velocità eccessiva.



Cassonetto della plastica, vetro e metallo
stracarico di rifiuti.

Passare accanto ai cassonetti richiede poi un certo autocontrollo, almeno per quello che riguarda il centro del cervello che presiede al senso dell’olfatto. I vari cassonetti sono infatti sempre pieni fino a strabordare: facile immaginare la puzza dei rifiuti biologici che rimangono sotto il sole per ore, spesso per tutta la giornata. Raccolta differenziata? Beh, una volta tanto non sono i vacanzieri a essere in difetto. Il cassonetto della plastica, vetro e metallo è sempre pieno, spesso ben più che pieno. Chi può poggia il sacchetto preparato con cura accanto al cassone. Altri aspettano che venga svuotato, il che, durante il fine settimana, può voler dire aspettare due giorni. Mai visto un cassonetto della differenziata scoppiare letteralmente per la spazzatura riciclabile!

E il Comune? Qui all’Argentario non è che abbia mai fatto granché per i turisti, spesso considerati più un fastidio che una fonte di guadagno. Certo siamo lontani anni-luce dalla cultura adriatica. Non che vorremmo l’Argentario trasformato in una seconda Riviera Romagnola, ma un minimo di iniziativa non potrebbe che essere apprezzato. Di eventi culturali non se ne vede neanche l’ombra e l’unica forma di intrattenimento è rappresentato da tre sale cinematografiche, per giunta piuttosto vecchiotte. In pratica ci si annoia. In molte spiagge non puoi neanche affittare un pattino o una canoa e l’unico svago è il classico biliardino. L’unico evento, se così si può chiamare, è il Palio di Santo Stefano — in realtà una regata — peraltro disertato quest’anno dai turisti. Serve giusto a soddisfare lo spirito contradaiolo dei santostefanesi. Anche Port’Ercole e Cala Galera, una volta mete preferite dai VIP, vivono ormai di allori. Certo, barche ce ne sono ancora — dopotutto il mare qui è splendido anche se non si raggiungono i livelli della Sardegna — ma non è certo merito degli abitanti del luogo. Per il resto, una noia mortale.

In effetti è sempre stato così, da quando venivo qui da ragazzo, negli anni Ottanta. Allora c’era persino una discoteca, oggi anche quelle languono. Da queste parti chi viene in vacanza è visto ancora come un forestiero, uno che disturba, che dà fastidio. Figuriamoci organizzare qualcosa per il turismo! Così, niente iniziative, niente eventi, e quel che è peggio poca attenzione alla sicurezza. Non parliamo dell’acqua. Non quella del mare: quella potabile! Ma questa è un’altra storia. Ne riparleremo.

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