Papponi di Stato – Parte prima



Papponi di Stato – Parte Prima
di Roberto Poletti e Roberto Scaglia

Pubblicazione sul blog «L’Indipendente» autorizzata dall’On. Roberto Poletti

Prima puntata dell’inchiesta in cui l’On. Roberto Poletti, iscritto nelle liste della Federazione dei Verdi e diventato deputato il 6 giugno 2006 al posto di Carlo Monguzzi, ci racconta la sua esperienza di parlamentare con un dietro le quinte da non perdere.

Le tesserine dei miracoli

Sono Roberto Poletti, parlamentare pentito, ricordo il periodo in cui riflettevo sulla mia possibile discesa in campo. Era l’inizio del 2006: la legislatura del Cavaliere alla fine, l’ascesa di Prodi sembrava inarrestabile. C’era feeling e stima con i Verdi, Pecoraro Scanio un amico, facendo due conti, quello dei Verdi era il partito che più degli altri mi dava la possibilità di essere eletto. Sapevo che uno dei candidati in Lombardia avrebbe rinunciato allo scranno romano per rimanere alla Regione, tale Monguzzi, e la legge elettorale mi avrebbe permesso di subentrare. I colloqui con i vertici del partito scivolavano via senza problemi, sul mio disinteresse per l’ambientalismo militante, nessun problema: quando puoi garantire qualche crocetta in più sulle schede elettorali, un accordo si trova. L’incontro decisivo con Pecoraro Scanio avvenne a Milano nel gennaio 2006: «Visto che sei giornalista ti potresti occupare dell’informazione e poi ti piazziamo in una commissione parlamentare di quelle giuste» dice il segretario nazionale. Inizia il perido faticoso della campagna elettorale. Imposto la campagna sulla difesa degli anziani e sulla moralizzazione della vita pubblica, i temi che avevano fatto la mia fortuna in televisione. Mi faccio tutti i mercati rionali, il pubblico mi riconosce e si divide, è l’unico momento in cui ti sembra di avere un contatto reale con gli elettori, li incontri, ci parli. Ti illudi di aver fatto la scelta giusta, immagini di arringare l’aula gremita, sogni un futuro da Martin Luther King. Ma la realtà è molto più prosaica, i primi schiaffoni arrivano da quelli che dovrebbero essere dalla tua parte: i compagni di partito, nel mio caso, tal Fiorello Cortiana. I vertici dei verdi avevano deciso di sacrificare la sua candidatura per offrirla a me. Sul suo blog iniziano a uscire commenti non proprio gentili nei miei confronti, si ironizza e si fa del sarcasmo sul Corriere della Sera.

Il 6 giugno 2006 il mio esordio in Parlamento, entro in quello che mi sembra un altro mondo. I grandi corridoi, i soffitti a volta, i tappeti, lo sfarzo. Vado subito nell’enorme salone Transatlantico, quello famoso, dove tutti si incontrano nelle pause delle sedute: i commessi, gli impiegati, i parlamentari, ecco Bertinotti, D’Alema. Entro in aula, cerco il mio posto, mi siedo sono commosso. C’è il presidente della camera Bertinotti, che informa il governo sul grave attentato subito da una pattuglia del contingente italiano a Nassiriya. Il vice presidente Leoni invece passa alla proclamazione dei deputati subentranti, e proclama deputato, vista la rinunzia di Carlo Monguzzi, Roberto Poletti. Sono ufficialmente un onorevole. Guardo e riguardo il tesserino, la medaglietta d’oro da deputato, e mi sento un re. Passeggio per il transatlantico e noto tre colleghi che sembrano stiano giocando a figurine, mi avvicino.

“Questa c’è l’hai?”

“Si, certo.”

“E quest’altra?”.

“Ma no, non vale più, l’hanno abolita”.

“Ehm, ma io la uso ancora…”.

Non sono figurine, ma tessere, tesserine tipo le carte di credito, necessarie per godere di questo beneficio o di quell’esenzione.

Prima tessera da ritirare, è quella con cui si vota in aula, serve anche per mangiare e bere al ristorante di Montecitorio, al self-service, oppure alla bouvette, il mitico bistrot extra lusso dai prezzi di una trattoria di ultima classe. Il conto te lo scalano dallo stipendio, il trattamento riservato ai deputati è di dieci euro, ma il conto per le casse statali è di circa 90 euro a pranzo. La tesserina in questione serve anche per l’aereo gratis, basta esibirla in qualunque biglietteria per fissare il volo senza sborsare un centesimo, altrimenti c’è l’agenzia di viaggi interna al Parlamento, che è anche più comoda. A proposito di aeroporti, anche il parcheggio auto, in appositi spazi riservati, è gratuito. Naturalmente anche il treno è gratis, e l’autostrada? Serve il tesserino Aiscat, e la barra si alza senza pagare, volendo si può richiedere pure il telepass, cosi da oltrepassare le barriere senza fermarsi, e lo puoi installare su qualsiasi automobile, anche quella della nonna.

Auto blu e partite gratis

A Roma e a Milano possiamo usufruire delle corsie preferenziali, e nella Capitale abbiamo anche il permesso per entrare in centro nelle zone a traffico limitato (ZTL), in passato ciascun deputato/senatore poteva estendere il permesso ad altre due vetture, cosa adesso non più possibile. La tessera CONI invece serve per andare gratis allo stadio. San Montecitorio pensa anche alla dichiarazione dei redditi con un servizio gratuito di assistenza e consulenza fiscale. In caso di problemi di salute, invece, c’è la Card Medital che garantisce un servizio medico d’urgenza 24 ore al giorno 365 giorni all’anno, basta chiamare il numero verde 800.652585, struttura privata pagata dallo stato, cioè i cittadini. Ma un parlamentare moderno dove va se non’è capace di usare il PC? Ecco il corso di informatica gratuito. E le lingue? Per quelle ci sono le lezioni private e individuali, con insegnante madrelingua, a qualunque orario e in qualunque luogo, anche a casa. Si può scegliere l’inglese, il francese, il tedesco il russo e il giapponese!!! Tutto alla modica cifra di otto euro all’ora quando costano a noi comuni mortali circa il quadruplo, peccato che sino ad un anno fa le lezioni erano completamente gratuite!!

Il deputato paga meno

C’è la sartoria che si offre di confezionarti l’abito su misura con lo sconto del 40%, l’ottico invece ha pensato ad una riduzione del 30%, l’associazione parlamentare amici delle nuove tecnologie garantisce uno sconto del 10% su cellulari e palmari, condizioni agevolate di pagamento arrivano anche da case automobilistiche per l’acquisto di auto nuove presso la rete dei concessionari. Per i libri 20% in meno, che arrivano al 30% per i testi universitari, per i figli dei deputati/senatori. E poi ci sono le mille attività organizzate dal Circolo Montecitorio, quello di via Campi Sportivi, un club elegante, di lusso. Campi di calcetto, golf, palestra, piscina, basket, tennis. Ristorante e club-house. L’iscrizione è gratuita, invece gli ex deputati pagano la modica cifra di 24 euro al mese, non mancano i festini con una di quelle ballerine di lap-dance che si esibiscono dimenandosi intorno al palo. Dulcis in fundo il corso di Pilates, un sistema di allenamento che migliora la fluidità di movimenti e il coordinamento fisico e mentale, che quando c’è da votare altroché se è importante!!!

Fine della prima puntata

Commenti (2) a «Papponi di Stato – Parte prima»

  1. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    Ricevuto dal Sig. Fiorello Cortiana e pubblicato dietro sua autorizzazione.

    Chiamato in causa direttamente dal memoriale “Papponi di Stato”, caricatura dello stringente lavoro di Rizzo e Stella, forzo ogni discrezione relativamente alle mie vicende con i Verdi, dei quali sono stato tra i fondatori, per fare alcune osservazioni, perchè è sbagliato ignorare e derubricare un senso cumune diffuso come “antipolitica”, meglio farci i conti, non per la dignità della “casta” ma per quella delle istituzioni democratiche.

    L’affermazione di Poletti secondo il quale i vertici dei Verdi avrebbero deciso di sacrificare la mia candidatura per offrirla a lui è un fatto che ho sempre valutato in chiave politica, cioè come l’eliminazione di chi non voleva un partito dei signori delle tessere, delle corti e dei cortigiani, soprattutto di chi non voleva la declinazione dell’ecologismo politico come deriva antagonista e parte della ridefinizione della sinistra comunista italiana. Poletti scrive “Alla fine di tessere ne tiro su parecchie, missione compiuta. È vero, non è che sia il massimo. Ma per rimanere nel gruppo si è costretti a fare anche così.” mi spiace, ma non è innocente, non è stato un osservatore neutrale, infiltrato e cammuffato per vedere l’effetto che fa e raccontarlo ai lettori, come quei giornalisti travestiti da clochard o da lavavetri. Egli ha accettato le regole della corte e ce le racconta ora che la corte sta svanendo, il suo è il memoriale ben documentato di un cortigiano che aveva già accettato nel 2003 la nomina dei verdi lombardi presso l’ALER di Como. Anche grazie alle sue tessere è stato eliminato ogni pluralismo e ogni alternativa possibile per i Verdi.

    Non gli ho mai dato “schiaffoni” e ho rifiutato di trattare la sua candidatura secondo insinuazioni relative alla sfera personale, in questo senso sono intervenuto anche nei forum di discussione sul mio blog dove i cittadini criticavano sia ciò che lui ha definito come suo “disinteresse per l’ambientalismo militante”, sia l’uso di una legge elettorale che attribuiva ai segretari di partito la candidatura di veline e velini, amiche e amici indipendentemente dal senso e dalle capacità politiche. Comprendo quindi la sua solidariertà all’On. Carfagna e la constatazione che sulla eventuale iscizione ai Verdi di Federica Zarri si aprì “un gioioso dibattito pornostar sì pornostar no” risolto dalla stessa Zarri con la costituzione di un “Circolo della Libertà”.

    Se pensiamo che l’Art.48 della Costituzione afferma che “Il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla legge.” ci dobbiamo chiedere quali incapacità si è ritenuto che avessero i cittadini italiani per essere limitati nel diritto di scelta quando persino dei pregiudicati venivano candidati nelle liste bloccate.

    Poletti dice “…quando puoi garantire qualche crocetta in più sulle schede elettorali, un accordo si trova” eppure avevamo fondato i Verdi proprio per obbligare la politica a definirsi sui contenuti e sui fatti: dall’energia pulita alla politica pulita. Noi sostenevamo di non essere una risposta bensì un indicatore della crisi di forma e di contenuti della politica e paradossalmente la sua candidatura ed il suo memoriale, “voli di Stato” compresi, lo confermano, seppur malinconicamente.

    Scrive “…a noi peones, come dobbiamo votare sulle questioni un minimo significative ce lo dice il partito, il segretario…” voi “peones” chi? Ricordo che in dieci anni di Parlamento le scelte di voto “significative” erano discusse nel gruppo parlamentare; ma allora si trattava di un gruppo parlamentare scelto dagli elettori. Racconta di aver risposto con un rifiuto ai lobbisti che in cambio di un emendamento “nemmeno tanto velatamente ti propongono una contropartita in denaro. Cioè, per dirla chiara, se presenti il loro emendamento ti danno dei soldi”, ma forse tra i tanti servizi della Camera dei Deputati che ha descritto, massaggi, bouvette, ristorante, ecc. non si è accorto della presenza dell’Ispettorato di Polizia cui, nella qualità di parlamentare, avrebbe dovuto denunciare simili illeciti.

    Nel suo memoriale ha descritto la sua esperienza di “Parlamentare per caso” schiacciato tra la noia di una routine coccolata e una relazione frustrante con i giornalisti “In cambio, chiediamo un po’ di spazio sul giornale per le nostre iniziative, le proposte che sappiamo non avranno mai seguito, la dichiarazione che serve per far vedere al “mondo esterno” che esistiamo.” e ancora “Il gioco di sponda prevede poi le cosiddette “interrogazioni a comando”. C’è il giornale che fa l’inchiesta, l’articolista ti chiama, «perché non sollevi il caso?». Tu prepari l’interrogazione e la presenti. La risposta del governo arriva dopo mesi (se arriva). Ma il giornale può esultare: “Il caso X arriva in Parlamento”. E anche i tuoi elettori sono contenti.” Io sono andato sui giornali, come membro della maggioranza, per aver presentato un Dossier sul Doping e il CONI e per essere stato il primo firmatario della Legge antidoping poi approvata all’unanimità. Così come dall’opposizione ho favorito l’adozione del software libero nella Pubblica Amministrazione e la partecipazione multistakeholder al Summit sull’Informazione dell’ONU. Come me tanti altri parlamentari si sono impegnati e non hanno perciò avuto il tempo di annoiarsi. Forse quando si è discusso l’accordo sul Welfare Poletti avrebbe potuto impegnarsi per quelli che, come lui, sono le Partite IVA dell’ Economia della Conoscenza, che producono contenuti e comunicazione crossmediali tra TV, Radio, Giornali e Internet.Così non avrebbe avuto una crescente “sensazione d’inutilità e, forse, neanche il tempo per continuare a fare il conduttore televisivo.

    La sua esperienza parlamentare, con il cambio d’abito nella conduzione televisiva settimanale nella quale invitava i parlamentari come se non fosse uno di loro e lo stesso memoriale/gossip che ha fatto sono emblematici della riduzione simbolica e mediatica cui la politica è ridotta, ma non obbligata.

    Cavour disse: “La peggiore delle Camere è da preferire alla migliore delle anticamere…Io non mi sono sentito debole che quando le Camere erano chiuse. D’altronde non potrei tradire la mia origine, negare i principi di tutta la mia vita.Sono figlio della libertà, è ad essa che devo tutto ciò che sono.” nell’anniversario del ’68 per quelli come me che hanno preso coscienza civica e politica in un decennio attraversato da bombe e terrorismo, ma che ne hanno portato desideri e speranze dentro il percorso democratico, queste parole non suonano retoriche ma restano un impegno che anche il suo memoriale sollecita ancora.

    Fiorello Cortiana

  2. utente anonimo ha detto:

    Sono cose che si commentano da sè.

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