Il diario di Bridget Jones



Il diario di Bridget Jones
di Marinella Saiu

Tutte ne parlano, e spesso anche bene, tutte si sentono come lei, tutte sognano un po’ con lei. Tutte chi? Ma le single del mondo! Lei chi? Ma Bridget Jones, naturalmente!

Basta entrare in una libreria per vedere pile e pile di libri rossi tutti uguali. È il best seller che fa parlare da più di un anno(1): «Il diario di Bridget Jones», di Helen Fielding, venduto in milioni di copie, primo in classifica in Inghilterra. La Fielding racconta un anno di vita da single: un tentativo di cronaca metropolitana, che vorrebbe essere brillante e satirica, ambientata nella Londra di oggi, sulla vita di una trentenne. Bridget Jones lavora nel campo dell’editoria, non ha figli, sogna un fidanzato con cui trascorrere weekend "selvaggi", non riesce a programmare il videoregistratore, fuma troppo, beve spesso come una spugna, ha la fissazione della dieta, compra quotidianamente biglietti gratta e vinci. Nel diario trascrive appunti giornalieri preceduti da una griglia fissa dedicata al peso, al numero di sigarette fumate, alla quantità di drink consumati, al numero dei biglietti della lotteria giocati.

Se l’intenzione dell’autrice era di divertire i lettori, sembrerebbe, invece, soltanto un modo noioso per riempire pagine che senza quei numeri si sarebbero ridotte a poco più di poche. Tra una telefonata e l’altra dell’assillante, ma simpatica, madre (con la improbabile e ripetitiva frase: «Ciao, tesoro, indovina?»), Brigdet ci propone le sue funzionanti (?) tecniche di autosostegno, il continuo controllo della segreteria telefonica per sapere se il fidanzato ha chiamato, i raduni "teraupetici" con gli amici per le depressioni causate dagli uomini. La nostra eroina si ripete che è scientificamente provato che il raggiungimento della felicità avviene solo attraverso il perseguimento di obiettivi raggiungibili e non con l’amore, la ricchezza o il potere. E quali possono essere gli obiettivi raggiungibili per le donne che la Fielding vuole rappresentare? Peso forma e un fidanzato.

Un po’ semplicistico per quelle trentenni che cercano di farsi spazio nel mondo del lavoro, che non sono assillate dal timore di morire sole e abbandonate e non si incontrano soltanto quando gli uomini non rispondono alle loro aspettative. Eppure il tentativo della Fielding di delineare uno spaccato dell’universo femminile è stato premiato da un grande successo di pubblico al punto che è arrivato anche il seguito, «Che pasticcio, Bridget Jones!», e presto sarà sugli schermi cinematognafici in un film interpretato da Renée Zellweger, Hugh Grant e Colin Firth, ovviamente ambientato nel romantico quartiere di Notting Hill.


(1) L’articolo è del 1998.

Commenti (1) a «Il diario di Bridget Jones»

  1. mc2033 ha detto:

    Hey! Questa sì che è una recensione… 🙂

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