Vietato l’accesso alla concorrenza



Diversi anni fa mi recai presso alcuni stabilimenti Fiat e Iveco, a Torino, per ragioni di lavoro. All’epoca avevo una Ford Escort 1600. La maggior parte degli stabilimenti del gruppo ha un ampio parcheggio interno, anche perché all’esterno non è sempre facile trovare un posto libero. Naturalmente questi parcheggi, oltre che essere utilizzati dai dipendenti, hanno anche un’ampia sezione a disposizione dei visitatori. Quando tuttavia cercai di accedervi, venni fermato. Il motivo? Non avevo un’automobile del gruppo Fiat. Al parcheggio interno, non solo quello dipendenti, ma anche a quello visitatori, si poteva accedere solo se si aveva un’autovettura marcata Fiat, Alfa Romeo, Lancia o comunque del Gruppo Fiat. Tutti gli altri dovevano arrangiarsi.

Rimasi piuttosto stupito della cosa. Era la prima volta che mi capitava di ritrovarmi in un’azienda nella quale veniva discriminato chi non aveva acquistato prodotti della stessa società. Non mi risulta infatti che i dipendenti di una qualunque ditta di abbigliamento siano obbligati a indossare sul lavoro solo ed esclusivamente abiti di quella ditta, che quelli di un’azienda che fabbrica PC possano utilizzare solo computer di quella specifica marca, o peggio ancora, che chi lavora presso un’azienda che produce pasta possa mangiare solo la marca prodotta dalla sua stessa azienda. Giustamente le varie imprese non entrano in merito di quelli che sono i gusti o le esigenze dei propri dipendenti. Ovviamente molte aziende favoriscono i dipendenti attraverso sconti o altre facilitazioni sui propri prodotti, ma che io sappia non mi risulta che si forzi esplicitamente o, come nel caso in oggetto, indirettamente, un dipendente a comprare solo prodotti della propria azienda. Sarebbe eticamente scorretto e forse, ma su questo non ci giurerei, anche discutibile sul piano del diritto.

Un’azienda che ha prodotti di buona qualità e che ha un’immagine forte sul mercato, a mio avviso, non si dovrebbe abbassare a quelle che non saprei definire in altro modo che pure meschinità. Anzi, un atteggiamento del genere è, a mia avviso, sicuramente controproducente.

Nel caso specifico, quello che ho trovato soprattutto vergognoso è stato che una tale politica venisse applicata anche a visitatori esterni. Mi domando come si comporterebbero le guardie se, all’ingresso di uno stabilimento Fiat, si presentasse il presidente di un’azienda alleata in BMW o Mercedes. Lo farebbero parcheggiare all’esterno?

Commenti (5) a «Vietato l’accesso alla concorrenza»

  1. LoScaffale ha detto:

    Aneddoto kafkiano… spero solo che gli sfortunati possessori di Lexus, BMW, Mercedes e Jaguar non si precipitino in massa – presi dal panico – a versare l’auto per una Stilo 🙂

    PS: Se l’idea arriva fino a Redmond, già vedo un bel parcheggio per Firefox fuori da microsoft.com 🙂

  2. mucio ha detto:

    Anche in Ferrari è così e non importa che macchina hai se non hai una macchina del gruppo non puoi entrare, per gruppo si intende anche la fiat, quindi con una seicento entri con una mercedes no.

    Semplice no?

  3. pondga ha detto:

    insomma, il parcheggio dei dipendenti come quello dell’invenduto… che cosa triste.

  4. mc2033 ha detto:

    Sono pienamente d’accordo a metà con quello che dici…

    Il parcheggio interno è di proprietà dell’azienda che può scegliere chi far entrare e chi no e a quali condizioni. Non mi pare però che i dipendenti fiat debbano necessariamente acquistare auto fiat, pena il licenziamento…

    Concordo sul fatto che questa cosa si possa ritenere ingiusta e in certa misura discriminante, ma in peggio: nel senso che io a maggior ragione non comprerei un’auto fiat, nè scambierei la mia daewoo con una fiat…

  5. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    Sono d’accordo sul fatto che un’azienda abbia il diritto di far entrare solo determinate persone all’interno dei suoi stabilimenti. Meno d’accordo sul fatto che, invitata una persona, la si lasci fuori dal cancello perché non ha l’auto giusta. Al di là del fatto che si potrebbe avvertire prima della norma in questione il malcapitato — il quale, a quel punto, avrebbe tutto il diritto di rifiutare il cortese invito — è sostanzialmente una questione di educazione.

    In quanto alla questione del licenziamento, mi sembra ovvio che un dipendente Fiat che acquisti, diciamo, una Renault, non lo rischi. Ma al di là del fatto che si ritrova comunque ogni mattina adover cercare parcheggio fuori dallo stabilimento, cosa notoriamente ardua, non pensi che in una cultura aziendale che genera norme di quel tipo potrebbe comunque essere penalizzato in termini di carriera? Non sto parlando di mobbing ma di semplice penalizzazione.

    In una situazione di quel tipo un dipendente Fiat dovrebbe fare persino attenzione con chi si sposa. Fosse che il coniuge lavori, che so, alla Volkswagen, e arrivasse al picnic aziendale — ma ci sono ancora? — con una Golf…

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