IMU-Bond, that is, how he could save Italy



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IMU-Bond, ovvero, come si sarebbe potuta salvare l’Italia
di Giovanni Albano e Dario de Judicibus

Il Governo e il premier Monti stesso hanno più volte ribadito che non c’erano altre soluzioni possibili rispetto a quelle attualmente prese, ovvero tasse, tasse e ancora tasse: casa e benzina in primissima battuta, ma non solo.

Ma è davvero così?

Vi erano senza dubbio altre possibili e validissime soluzioni, quali l’uscita dall’euro o una rinegoziazione parziale del debito pubblico esistente, però queste strade avrebbero presentato indubbiamente pericoli e cambiamenti sociali molto importanti, sicuramente da non prendere a cuor leggero e sopratutto senza una legittimazione data dal voto democratico, cosa che l’attuale Governo non ha.

Cos’altro sarebbe stato possibile fare dunque?

Per capirlo occorre cercare di inquadrare il vero problema dell’Italia dal punto di vista del debito. Lo Stato Italiano ha un debito pubblico consistente in scadenza nel 2012 e nel 2013 — qualcosa come 400/500 miliardi di euro — una cifra considerevole. Questo vuol dire due cose sopratutto: la prima è che occorre convincere un grande numero di investitori a darci nuovamente fiducia; la seconda è che anche se questa fiducia venisse corrisposta, i tassi di interesse richiesti rischierebbero di essere molto elevati e quindi troppo onerosi da sostenere negli anni successivi, alimentando così una spirale negativa.

La soluzione “montiana” è stata quella di dire al mercato: «Non vi preoccupate, abbiamo alzato le tasse per cui avremo i soldi con cui ripagare il nostro debito». Il mercato in effetti ha recepito questo messaggio ed è stato più che contento di comprare Titoli di Stato Italiani al 6%, 5%, 4%, 3% e persino all’1% su scadenze molto brevi. Aggiungiamoci inoltre che la BCE, nelle stesso periodo, ha “regalato” alle banche oltre un trilione (1000 miliardi di euro) per 3 anni a un tasso di un punto percentuale, ed ecco che queste sono state doppiamente contente nel comprare il nostro debito.

Morale? Cittadini tartassati e sempre più poveri — una volta si diceva “meno ricchi” — e banche che, senza sforzo, hanno potuto rimettere ordine ai loro conti. Vi ricorda qualcosa? Il debito delle banche americane scaricato di fatto sul debito pubblico statunitense? Ma torniamo all’Europa, anzi, all’Italia…

Non è finita qui: c’è da considerare anche quella parte di mercato formata dai veri patrimoni, ovvero centinaia di miliardi di euro posseduti delle grandi famiglie e dinastie europee che, con grande probabilità grazie alla loro influenza politica, hanno da un lato permesso o forse addirittura “spinto” questo meccanismo perverso, mentre dall’altro hanno incassato il “dividendo” proprio con queste speculazioni “a titolo gratuito”, ovviamente sulla pelle di quei cittadini, lavoratori e pensionati che ancora una volta hanno finito per fare come i polli di Renzo.

Vi è chiaro quindi ora il movimento di denaro che vi è stato? Dai Cittadini allo Stato, dallo Stato al Mercato.

Ed è a questo punto che bisogna far ragionare l’ingegno, ingegno che si sarebbe sperato avessero quei dotti professori e banchieri del Governo: cosa sarebbe successo se al posto del Mercato si fossero messi nuovamente i Cittadini?

No, non siamo impazziti e adesso vi spieghiamo perché. La domanda da farci è sostanzialmente: «Perché pagare al Mercato e non ai propri Cittadini quei tassi di interesse così invitanti?»

Normalmente, in situazioni non di crisi, non è che abbia molto senso. Infatti il Mercato fornisce la “liquidità” di cui ha bisogno lo Stato, così che i Cittadini sono liberi o meno di investire loro stessi nel debito. Tuttavia, quando il Mercato smette di fare il suo lavoro, allora occorre inventare strade nuove: nello specifico dare un forte incentivo ai Cittadini al fine di diventare loro stessi Mercato.

Ma in che modo? Immagino che molti di voi si troveranno a breve nella situazione di pagare l’IMU, sebbene ancora non sia bene chiaro quanto e quando. Ad ogni modo a breve moltissimi italiani dovranno mettere mano al portafoglio e pagare questa nuova tassa. E se vi dicessi che era possibile fare il contrario, ovvero far sì che non solo si poteva evitare questo pagamento, ma sarebbe stato possibile anche ricevere dei soldi dallo Stato?

Se ci pensate non è così inverosimile, anzi: sarebbe bastato convertire la tassa IMU in un obbligo di acquisto di un Titolo di Stato “speciale”, una sorta di IMU-bond, del valore 10 volte, 20 volte, 50 volte e 100 volte il valore della propria tassa sull’IMU.

Con un esempio la cosa sarà più semplice da capire.

Immaginaniamo di dover pagare 1.000,00 EUR di IMU per il 2012. Supponiamo ora che lo Stato ci permetta, invece di pagare i 1.000,00 EUR, di investire 10.000,00 EUR a un tasso del 2% a 5 anni oppure del 3% a 10 anni. Ancora, potremmo scegliere se investire 20.000,00 EUR, ovvero 20 volte la tassa da pagare, a un tasso del 2% a 3 anni oppure del 3% a 6 anni, e così via per gli altri importi di 50 volte o addirittura 100 volte superiori, sempre con un tasso e una durata che vada a premiare chi investe importi maggiori per una durata maggiore.

Ovviamente se un contribuente ha acquistato IMU-bond, non dovrà pagare l’imposta IMU negli anni successivi ma piuttosto incasserà ogni anni l’interesse indicato.

Il risultato? Con un sistema simile lo Stato avrebbe potuto emettere decine e decine di miliardi di debito — considerato che l’IMU da sola vale 24 miliardi l’anno — a tassi notevolmente migliorativi e sopratutto con scadenze di almeno 5 anni: il Mercato sarebbe stato sostituito dai Cittadini e così il “lucro” dei tassi sarebbe rimasto in mani italiane e speso in Italia.

L’effetto “rassicurante” sui mercati sarebbe stato lo stesso se non superiore a quello attuale dato che il debito “IMU” emesso sarebbe stato con scadenze lunghe e sopratutto con l’aspettativa di poterlo rinnovare a scadenza.

Il vantaggio principale di questo meccanismo è quindi quello di “sfruttare” l’unica voce dello Stato che non incide né in minori servizi da parte dello stesso Stato, né in maggiori tasse sui cittadini: l’interesse che lo Stato paga sul debito, ovvero in due parole, “nazionalizzare il debito”, cioè riportarlo in mani “italiane”. Probabilmente però è esattamente questo quello che non si vuole, perché il debito oggi giorno è diventato lo strumento di coercizione per far fare scelte politico-economiche in un verso invece che in un altro, a dimostrazione di come questo Governo sia tutt’altro che tecnico, bensì politico, anche se gioca su un campo ben diverso da quello provinciale e infantile che aveva visto per diversi anni scontrarsi le forze politiche italiane, ovvero gioca su quello della finanza globale.

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