Fatti di sangue



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Ieri sera ero seduto nell’atrio di un albergo dove avevo appuntamento con un cliente, quando l’occhio mi è caduto su una copia del Corriere della Sera lasciata lì da qualche ospite dell’albergo. La giornata era stata caratterizzata da diversi fatti di sangue, fra suicidi e omicidi.

Il primo fatto di cronaca riguardava una strage a Perugia, nella quale un imprenditore perugino di 40 anni, Andrea Zampi, era entrato negli uffici della Regione Umbria e, dopo aver sparato a due impiegate uccidendone sul colpo una e ferendone a morte una seconda, si era suicidato sparandosi un colpo alla testa.

Il secondo fatto di cronaca era invece relativo al suicidio di un sessantenne che abitava nel comune di Sesto Fiorentino, che si era dato fuoco a causa del recente licenziamento dall’impresa di costruzioni presso la quale lavorava.

Il terzo fatto di cronaca, infine, riguardava il suicidio di David Rossi, responsabile dell’area comunicazione del Monte dei Paschi di Siena, che si era tolto la vita gettandosi dalla finestra di un ufficio della sede dell’istituto a Rocca Salimbeni.

Quello che mi ha colpito di più, tuttavia, non sono stati i fatti di sangue di per sé ma il modo con il quale gli stessi fatti erano stati riportati dal quotidiano in questione. Ho fotografato la prima pagina e le due pagine interne al giornale che riportavano per esteso la cronaca dei tre avvenimenti e ho evidenziato la posizione e le dimensioni dei rispettivi articoli.

Il fatto che ha avuto maggiore evidenza è stato quello del suicidio di David Rossi, riportato addirittura al centro della prima pagina con un titolo ben visibile, come si può vedere dall’immagine qui sopra. Più sotto, sempre in prima pagina, un accenno alla strage di Perugia. Dell’altro suicidio, invece, nessuna traccia, almeno nella prima pagina.

All’interno del giornale, tuttavia, la strage di Perugia si guadagna ben due pagine intere e un certo numero di articoli di approfondimento, dato che la si mette in relazione con la situazione di profondo disagio dovuta alla crisi economica e all’impennata che si è avuta negli ultimi dodici mesi sia della pressione fiscale che del costo della vita.

Ebbene, proprio in queste due pagine c’è un riquadro dedicato al suicidio avvenuto a Monte Morello, quello del sessantenne che si è dato fuoco dopo essersi cosparso di benzina, una morte orribile che rivela quanto profonda dovesse essere la disperazione di quell’uomo. Un lavoratore anziano del quale non vien riportato neppure il nome, un “milite ignoto” di una guerra non dichiarata che coinvolge sempre di più tutti noi ogni giorno che passa, relegato in un piccolo riquadro in basso a sinistra nella pagina, poche parole per una morte che non fa notizia.

Lascio a voi i commenti.

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