Titoli tossici



Premetto che non sono un esperto di finanza, anzi, a dir la verità ci capisco decisamente poco. Tuttavia credo qualche considerazione di poterla comunque fare, dato che un minimo di considerazioni possono essere fatte anche sulla base del solo buon senso.

Dunque, parliamo della crisi economica. Sappiamo tutti che alla base ci sono i cosiddetti titoli tossici. Ad esempio, la cartolarizzazione di mutui difficili o impossibili da recuperare.

In sé la cartolarizzazione non è una pratica illegale o moralmente discutibile. Si tratta in effetti di un’operazione finanziaria attraverso la quale una banca vende a una società specializzata i propri mutui. Il problema è che la cartolarizzazione è una cessione pro soluto, ovvero non viene data alcuna garanzia sulla solvenza del debitore ceduto e quindi i rischi gravano sui portatori dei titoli, ovvero sulla società che ha acquistato i mutui.

Dato che chi compra si assume un rischio — specialmente se il debitore non è in grado di far fronte al suo debito — di solito la banca ne ricava una somma inferiore a quella che avrebbe avuto mantenendo il mutuo, ma così facendo ottiene subito un ritorno e si libera di un potenziale rischio, in pratica la cartolarizzazione diventa uno strumento per il recupero di liquidità.

Nel momento in cui un mutuo cartolarizzato non diventa più recuperabile perché il debitore, pur vendendo tutto ciò che ha, non è in grado di restituire la somma avuta con i dovuti interessi, quel mutuo diventa un titolo tossico, in pratica non vale più niente.

Questo è solo uno dei tanti meccanismi che possono produrre titoli tossici. Per superare la crisi i vari governi stanno assumendosi in vario modo il carico di buona parte di questi titoli sul mercato. Si tratta in pratica di titoli che non hanno alcun valore effettivo. Ovviamente questo onere assunto dai vari governi sarà pagato da tutti noi, perché quando lo Stato va in soccorso di banche e imprese, lo fa ovviamente con i soldi che ha, buona parte dei quali sono dovuti a tasse e imposte.

La cosa può dare fastidio, ma la situazione sembra non essere risolvibile altrimenti. Non è quindi su questo che vorrei attirare la vostra attenzione, quanto su un altro aspetto di cui nessuno parla, né giornali né canali televisivi.

Se qualcuno inizia a sentirsi male a causa di un’intossicazione, si interviene per ripulire l’organismo dalle tossine che l’hanno avvelenato, se possibile. Una volta salvato il paziente, il minimo che si possa fare è evitare che si intossichi di nuovo. Nel nostro caso i mercati finanziari sono stati intossicati da meccanismi discutibili o utilizzati in modo discutibile. E qui una domanda è d’obbligo: ma oltre che ripulire i mercati, si sta facendo qualcosa perché non si intossichi di nuovo? Ovvero, si sta intervenendo sulle regole per evitare che determinati meccanismi creino nuove tossine?

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Commenti (3) a «Titoli tossici»

  1. utente anonimo ha detto:

    Ciao,qualcuno ti ascolta e il tuo articolo è logico. La risposta alla tua domanda è no,nessuno fa niente di serio. Serio vuol dire una rete di regole (es. tobin tax) largamente condivise che creino svantaggi rilevanti per chi non vi aderisce (vedi paesi off-shore) e che svantaggino gli investimenti brevi e di natura speculativa rispetto a quelli di lungo termini (es. investimenti diretti,ossia industriali e produttivi e tecnologici). Il problema sono le scarse adiosioni come dimostra il mancato accordo nell’ultimo G8,perchè invertire la rotta (per gli Stati Uniti in primis) ha dei costi immediati e dei benefici futuri con tempi nn compatibili col breve termine dei mandati politici. una rivoluzione può partire solo dal basso. Ruggiero Martini

  2. utente anonimo ha detto:

    Prima dei titoli tossici,ci stati i lavori tossici.Cioè lavori che non producono niente,come quelli dei call centers e dei vu’cumpra’,che hanno illuso tanti di avere un reddito stabile,e che poi è crollato,proprio per le leggi inesorabili del mercato.

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