Roma, Italia, Terzo Mondo



Stamattina mi sono recato presso la stazione della metropolitana della Magliana perché avevo un appuntamento poco distante dal Quirinale per questioni di lavoro. Se devo recarmi al centro infatti, prendo sempre i mezzi pubblici a meno che non ci siano problemi legati a possibili scioperi o di orario. Al momento di acquistare i biglietti, tuttavia, mi sono accorto di aver lasciato i contanti a casa. In pratica non avevo un solo euro in tasca. Poco male, mi son detto. Mi sono messo davanti a una delle macchinette automatiche distributrici di biglietti, una specie di cassone dotato di varie fessure per introdurre monete, banconote e vari tipi di tesserine, e dopo aver selezionato due biglietti, uno per l’andata e uno per il ritorno, ho introdotto il mio bancomat nell’apposita fessura. Niente. Solo un insistente messaggio sullo schermo che diceva più o meno «SI PREGA DI INTRODURRE IL DENARO». Va bene, ho pensato. Sarà un problema con il Bancomat. Allora ho introdotto una carta di credito, ma di nuovo il solito messaggio: niente da fare. Stessa cosa con una seconda carta di credito.

A questo punto mi sono recato presso il gabbiotto accanto ai tornelli d’ingresso — anche perché la biglietteria era chiusa, nonostante fossero già le otto e trenta — e ho chiesto loro come mai non riuscivo a utilizzare il Bancomat per acquistare i biglietti. La risposta mi ha lasciato di stucco: «Il Bancomat? Non è mai stato attivato!» Come “non è mai stato attivato”? È ormai da diverso tempo che ci sono le nuove biglietterie automatiche, che sono certamente costate un bel po’ dato che oltre ai contanti hanno le fessure di inserimento per Bancomat e carte di credito e il tastierino per l’immissione del PIN, e tutto questo non funziona perché non è mai stato attivato? Mah, misteri del trasporto pubblico. Mi sono messo il cuore in pace e ho chiesto se mi indicavano dove fosse il Bancomat nella stazione. Insomma, quella della Magliana è una delle stazioni più importanti della metropolitana di Roma, dato che fa anche da snodo tra la linea B e quella per Ostia. Impossibile pensare che non ci sia un Bancomat. Beh, non c’è.

Sempre più perplesso e anche un pochino demoralizzato, ho chiesto allora dove fosse il Bancomat più vicino. «Oh, dietro al Palazzo della Civiltà del Lavoro… credo.» mi è stato risposto. «Dietro quanto?» ho domandato allora. «Dietro.» è stata la laconica risposta. Beh, “dietro” voleva dire qualcosa come un chilometro e più dalla stazione, ovvero sul Piazzale Luigi Sturzo. Più che altro non sono riuscito a trovarne uno più vicino. Magari è colpa mia. Ci sono andato a piedi, naturalmente, perché a quel punto se avessi preso la macchina, che ero riuscito a parcheggiare non troppo lontano dalla stazione, ben difficilmente avrei trovato di nuovo posto vicino alla stazione, anzi, avrei corso il rischio di farmi comunque un paio di chilometri a piedi. Non che mi spiaccia camminare, ma quando ti sposti per lavoro hai degli orari da rispettare. Almeno questa è la situazione all’Eur, purtroppo: tante macchine e pochi parcheggi, tutti pieni fino a scoppiare già alle nove di mattina.

Morale della storia: siamo nel Terzo Mondo. Ormai Bancomat e carte di credito sono utilizzate in tutti i Paesi, non solo in quelli più ricchi, ma anche in quelli cosiddetti “emergenti”. Da noi invece si va ancora a monetine. E non parlo solo di Roma, ma di tutta Italia. Provate a prendere un taxi che accetti carte di credito la mattina a Linate, appena arrivati in aereo da Roma. Provate a pagare con il bancomat in certi distributori di benzina in Campania. Provate a fare quello che nel resto d’Europa, in Nordamerica, in Giappone, persino nelle maggiori città della Cina è di fatto ormai la norma. E poi ci stupiamo se siamo ormai in fondo a tutte le classifiche possibili immaginabili. Se continua così ci buttano fuori pure dal G7 e ci sostituiscono con la Spagna, con buona pace di quei politici italiani che continuano a insistere che da noi va tutto bene e che contiamo ancora qualcosa nel mondo.

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