In medicamento est veritas [ITA]



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Parliamo di droga.

Definizione

Innanzi tutto, cos’è una droga? Da un punto di vista scientifico una droga non è altro che principio attivo che, se assunto, altera lo stato di coscienza di un individuo e la sua percezione della realtà. In pratica le droghe agiscono sui neurotrasmettitori, stimolando o inibendo la loro produzione in modo più o meno marcato, se non addirittura agendo sulla molecola stessa. In un senso più ampio, possiamo chiamare droga qualunque sostanza che contenga uno o più di questi principi attivi.

Se analizziamo con attenzione questa definizione, salta subito all’occhio come essa sia applicabile anche a una vasta gamma di quelle sostanze che chiamiamo farmaci. In effetti la distinzione fra farmaco e droga è legata esclusivamente all’uso che si fa della sostanza. In pratica, parliamo di farmaco quando lo scopo è ripristinare alcune funzioni riportando alla normalità un organismo alterato da una malattia, mentre utilizziamo il termine droga quando la sua somministrazione serve a indurre disfunzioni in un organismo generalmente sano. Alla stessa sostanza chimica può quindi applicarsi una volta l’una, una volta l’altra accezione. Attenzione tuttavia a non fare confusione: in genere i farmaci sono sostanze che operano su disfunzioni organiche, ovvero fisiche, mentre le droghe agiscono principalmente su funzioni psichiche. L’eccezione è rappresentata da quelli che sono appunto chiamati psicofarmaci.

Comunque, se prendiamo come riferimento la seconda definizione, ovvero consideriamo droghe le sostanze che, contenendo determinati principi attivi, producono specifiche disfunzioni in un organismo altrimenti sano, allora ricadono nella definizione sostanze come l’oppio, la cocaina, la marijuana, l’hashish, l’LSD, l’ecstasy, il peyote, i funghi allucinogeni, la mescalina, l’eroina, la morfina, il crack, il metadone e le anfetamine, ma anche gli psicofarmaci, inclusi gli antidepressivi e i sonniferi, gli alcolici, il tabacco, il caffé e persino il tè e il cioccolato, solo per nominarne alcune. Determinati principi attivi sono presenti in modiche quantità persino nel latte, nelle banane, nel pepe, nella noce moscata e nel peperoncino.

Classificazione delle droghe

Ovviamente è possibile classificare le droghe in base alla loro composizione chimica, tuttavia, da un punto di vista sociale, è più importante analizzarle in base ad altri parametri. Premetto che da questo punto di vista non esiste alcun criterio universalmente accettato per classificare la pericolosità di queste sostanze. Quanto scritto in questo articolo è quindi una mia personale e opinabile analisi di come si possano classificare tali sostanze da una prospettiva prettamente sociale.

Consideriamo quattro parametri: l’intensità dell’effetto, la tolleranza all’assunzione, il grado di dipendenza indotta, il danno causato all’organismo.

L’intensità dell’effetto

L’intensità dell’effetto di una droga dipende da molti parametri e varia nel tempo anche a parità di dose. Inoltre l’assunzione di più principi attivi può modificare l’effetto della singola droga. In definitiva non è possibile prevedere a priori tale valore solo in base alla dose assunta.

In genere, se si classificano le droghe in base all’effetto, possiamo identificare tre possibili categorie di sintomi: narcotici, stimolanti, e allucinogeni. Fra i narcotici ci sono i sedativi come i barbiturici, gli oppiacei e gli anestetici. Fra gli stimolanti ci sono sostanze naturali come la caffeina e la teina, oppure droghe sintetiche come l’ecstasy. Fra gli allucinogeni la dietilamide-25 dell’acido lisergico, più conosciuto come LSD, la marijuana e alcune metamfetamine. Le varie categorie non sono complementari, tuttavia. L’ecstasy, ad esempio, ha sia effetti stimolanti che allucinogeni.

La tolleranza all’assunzione

La tolleranza è la capacità di un organismo di sopportare le conseguenze dell’assunzione di un principio attivo. Tale tolleranza, oltre che dipendere dal farmaco e dall’organismo stesso, dipende dalle modalità e dalla frequenza dell’assunzione. Ad esempio, nell’antichità molti potenti acquisivano una certa tolleranza ad alcuni tipi di veleno assumendone piccole dosi con una certa frequenza.

Più propriamente si parla di assuefazione se la tolleranza aumenta con l’assunzione, di sensibilizzazione, se invece diminuisce. Tanto per fare un esempio concreto, i derivati della Cannabis presentano sensibilizzazione, ovvero lo stesso effetto si ottiene nel tempo con dosi sempre più piccole, al contrario di quello che avviene con l’LSD o l’eroina.

Il grado di dipendenza

La dipendenza da una droga misura la difficoltà che ha un individuo a fare a meno di uno specifico principio attivo e quindi può riguardare il piano fisico, quello psichico o entrambi. Nel caso si consideri l’aspetto psichico, questo si materializza sotto forma di un desiderio ossessivo di assunzione della sostanza in oggetto, mentre su quello fisico, abbiamo una vera e propria necessità di assunzione che, se non soddisfatta, porta alla sindrome da astinenza, uno stato psicofisico caratterizzato da stati di agitazione, irritabilità, alterazioni irregolari della temperatura corporea, forti sudorazioni, vari tipi di disfunzioni, come quelle cardiocircolatorie e respiratorie, dismetrie nei movimenti, convulsioni, iperestesie e varie forme di allucinazioni, sia visive che auditive.

Alcune droghe, come la marijuana, non danno sostanzialmente alcuna dipendenza fisica e una dipendenza psichica di gran lunga inferiore a quella, ad esempio, prodotta dalla nicotina. Altre, invece, portano già dopo una decina di dosi a una forte dipendenza fisica e quindi, in caso di mancata somministrazione, a crisi di astinenza.

Il danno all’organismo

Ogni principio attivo, oltre agli effetti specifici sullo stato di coscienza e sulla percezione della realtà, può avere uno o più effetti collaterali sull’organismo, generalmente di tipo dannoso. Descriverli tutti richiederebbe un volume di varie decine di pagine per ogni sostanza, perché di fatto ogni molecola produce conseguenze differenti, alcune temporanee, altre reversibili, altre ancora permanenti.

Ad esempio, gli oppiacei, in dosi eccessive, possono portare a gravi complicazioni del sistema cardiocircolatorio e respiratorio, spesso con conseguenze anche mortali, ma di fatto non sono tossiche a livello cellulare e quindi il loro utilizzo non comporta danni permanenti, cosa che invece avviene con gli alcolici, che possono seriamente danneggiare tutti gli organi interni, primo fra tutti il fegato. L’etanolo è infatti una delle droghe più pesanti sia in termini di dipendenza che di danni fisiologici.

Conseguenze sociali

In aggiunta a quelle che abbiamo visto e che riguardano il singolo individuo, l’assunzione di droghe ha due conseguenze sociali che riguardano la collettività: i possibili danni che un individuo può arrecare ad altri quando è sotto l’effetto di queste sostanze, e gli eventuali costi di disintossicazione per quelle droghe che comportano dipendenza.

Un esempio della prima conseguenza sono gli incidenti automobilistici dovuti all’assunzione di liquori o altre droghe come l’ecstasy o la cocaina. In generale i narcotici e gli allucinogeni rendono pericolosa qualsiasi attività richieda una pur minima concentrazione, fosse anche solo quella di fare una nuotata in piscina, mentre gli stimolanti possono comportare effetti disinibitori che in alcuni casi possono sfociare in comportamenti violenti o irresponsabili. Tutto ciò ha spesso conseguenze serie sia per chi ha assunto la droga, sia per chi gli sta intorno.

Le conseguenze economiche legate all’aspetto sanitario spaziano dalle cure necessarie alla disintossicazione a quelle più tradizionali che cercano di porre rimedio ai danni fisici collaterali prodotti da queste sostanze, fino a quelle conseguenti a incidenti e violenze di vario genere.

Aspetti giuridici

Fin qui ci siamo limitati a dare un quadro il più imparziale possibile della situazione: cos’è una droga, quali conseguenze può avere la sua assunzione, quali danni può comportare per chi l’assume e per la collettività. Tale scenario non ha lo scopo di dimostrare una qualche tesi, a favore o contro le droghe, ma di fornire al lettore una serie di elementi oggettivi.

Vediamo adesso la questione «legalità e illegalità». Mettiamo subito in chiaro una cosa: i criteri che nei vari Paesi portano a stabilire cosa, rispetto alla questione «droga», sia legale e cosa sia illegale, non hanno sostanzialmente alcuna relazione con i parametri che abbiamo fornito in precedenza. Nella maggior parte dei Paesi occidentali, ad esempio, sono perfettamente legali droghe estremamente pericolose e che danno una forte dipendenza, come l’etanolo, ovvero quello che solitamente chiamiamo alcol, mentre sono considerate più o meno illegali droghe che non comportano alcun serio danno per l’organismo né tanto meno assuefazione, come la marijuana.

Inoltre, molte sostanze come il caffè, il tè, la cola, le bevande stimolanti, il cacao e molte altre ancora, non solo sono assolutamente legali ma la maggior parte della popolazione non è assolutamente consapevole che si tratta a tutti gli effetti di droghe.

Viceversa, in molti Paesi orientali, specialmente quelli di religioni islamica, sostanze narcotiche come gli oppiacei sono molto comuni, i derivati della Cannabis tranquillamente accettati, mentre sono proibiti o scarsamente tollerati gli alcolici.

La legalità o l’illegalità di queste sostanze, non è quindi legata alla loro reale pericolosità o all’impatto negativo che possono avere nella nostra società, ma a questioni culturali, storiche e soprattutto di interesse economico. Nessuno ad esempio in Italia si sognerebbe di proibire del tutto gli alcolici e le sigarette, dato che da noi si coltiva diffusamente sia la vite che il tabacco. In quanto al caffè, cercarne di limitare l’uso sarebbe considerato pura follia. Eppure una bottiglia di liquore è molto più dannosa di una canna o di qualche dose di hashish, e questo senza bisogno di mettersi al volante.

Conclusione

A questo punto, vi prego di non stupirvi se trovo piuttosto triste e ingiusto che si metta in galera una vecchietta o un pensionato che per arrivare a fine mese si è fatto una piccola piantagione di marijuana nella vasca da bagno, mentre si premiano e magari si fanno cavalieri e commendatori impresari le cui ditte producono alcolici e sigarette. Per non parlare dell’uso di cocaina e altre droghe non certo “leggere” da parte di politici, calciatori, personaggi dello spettacolo e altri idoli della società moderna, spesso per loro stessa pubblica ammissione. L’ipocrisia e l’incoerenza la fanno da padrone sotto questo aspetto. In fondo che senso ha arrestare il piccolo spacciatore permettendo poi al VIP di turno, che da quello si forniva, di farla franca?

Personalmente non ho ancora deciso se sarebbe un bene liberalizzare tutte le droghe, solo alcune, o piuttosto punirne anche l’utilizzo. Quello che tuttavia mi dà veramente fastidio è questa assurda difformità di logiche e di misure, del tutto scollegata da criteri oggettivi e razionali che, come al solito, finiscono per punire i più deboli e salvaguardare i più ricchi e i più potenti. Forse è questa davvero la droga peggiore della nostra società: l’assuefazione all’ingiustizia e alla mancanza di equità.

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