Elisabetta Valgoi: stella nascente del teatro



Elisabetta Valgoi: stella nascente del teatro
di Marinella Saiu

Il panorama del teatro italiano è immobile e statico come una vecchia cartolina in bianco e nero. Gli stessi colori a disposizione del piccolo schermo che riprendeva il grande teatro di Romolo Valli o Rina Morelli, attori capaci di incantare il pubblico. La nascita zero del nostro paese non si contraddice nemmeno nel teatro. Una delle poche attrici che si distinguono è la giovane Elisabetta Valgoi, romana, stella nascente dei velluti rossi e palchi ottocenteschi. La incontro a Roma, in una pausa della tournée dello spettacolo «Gli innamorati» di Carlo Goldoni, magistralmente diretto da Massimo Castri, in cui lei interpreta Eugenia, la protagonista. Elisabetta, è un po’ sorpresa dal mio interesse, come se la strada da percorrere fosse ancora troppo lunga prima di arrivare alle domande dei giornalisti. Dopo la popolarità immediata di "grandi fratelli" senza arte né parte, l’umiltà di questa giovane donna, che non smette mai di studiare, sembra cosa rara e preziosa. Eppure è un’attrice di grande talento, quasi antica nella capacità di interpretare dolore e verità, che esprime sentimenti che arrivano direttamente alla pancia del pubblico, che recita con gli occhi e con l’anima. Il suo pensiero però, nonostante le conferme, è solo e soltanto uno: imparare, imparare, imparare. Sarà forse questo il segreto della sua bravura?

Eugenia è il tuo ultimo ruolo, vuoi parlarmene?

«Gli innamorati» è un testo insolito di Goldoni con una particolarità: non ha una trama. Eugenia e Fulgenzio (interpretato da Pierluigi Corallo) sono due fidanzati e caratteristica del loro rapporto sono i continui litigi, spesso provocati da lei. È una storia d’amore, di liti e gelosia. Sia Eugenia che Fulgenzio non hanno genitori. Eugenia vive con la sorella maggiore e con uno zio bizzarro, che teoricamente fa le veci del padre. Lo zio è visto da Castri come un porcellino con le ali, con la pannocchia in bocca, sempre allegro, e che non vuole vedere la realtà. La sorella mette continuamente in guardia Eugenia sul rischio di perdere Fulgenzio (e la sua dote) a causa dei litigi. Bisogna immaginare la condizione della donna di quel tempo che aveva due sole possibilità: il matrimonio e il velo. Nonostante gli ammonimenti della sorella, Eugenia gioca con il fuoco perché, sebbene innamorata, si sente comprata. Eugenia e Fulgenzio sono due ragazzi che si amano e che non hanno gli strumenti per esprimere il loro amore.

Come è nata la passione per il teatro?

Essere figlia di un attore probabilmente non è neutrale. Ho avuto il privilegio, all’età di sette anni, di vedere dalle quinte gli spettacoli di Strehler in cui recitava mio padre. La magia degli spettacoli del grande regista ha fomentato qualcosa in me. Probabilmente se fossi cresciuta con altri genitori sarebbe stato diverso. È capitato e sono contenta.

Hai cominciato subito con i grandi…

Dopo il premio Lina Volonghi, ho avuto la fortuna di cominciare a lavorare con registi di grande spessore. Certo adesso trovarmi nel ruolo di protagonista con un regista come Massimo Castri è come fare un corso accelerato di teatro all’Università di Oxford. E ancor di più come protagonista. Altra esperienza molto importante è stata quella di Vacis: un tipo di teatro totalmente opposto, diverso, con differente metodologia, ma con molte altre cose da dare.

E il cinema?

Mi piacerebbe molto, anche se il rapporto primario, istintivo e di passione è il teatro. La verità è che mi annoio molto di meno al cinema. A teatro quando vedi un bello spettacolo, che regala vitalità e entusiasmo, puoi vivere di rendita per un anno. Ma capita di rado. Dal cinema, invece, raramente esco insoddisfatta. Sono sicura che anche il cinema potrebbe insegnarmi molto, ma questo mondo è fatto di incontri e fortune e dovrei dedidargli un’energia che finora ho riservato solo al teatro.

Con quali registi cinematografici vorresti lavorare?

Kusturica e Almodovar

E la televisione?

Forse nella pubblicità. Per il resto la tv non mi interessa affatto.

C’è una parte che vorresti interpretare?

Perché davanti a questa domanda non riesco mai a rispondere? (ci pensa un po’ n.d.r.) Ecco, forse sarebbe interessante il personaggio femminile de «L’ereditiera»! Mi piacerebbe interpretare un personaggio ironico, brillante, in una commedia ben scritta, dove alla comicità si unisce lo spessore. Oppure, anche se non sono dotata di una voce particolare e non ne ho ancora gli strumenti, penso al sogno di quando ero bambina: recitare, danzare e cantare in un musical. Hai presente "Cantando sotto la pioggia"?

Rinunceresti a qualcosa per il tuo lavoro?

Non riesco ad immaginare eventualità di scelte. Al contrario, forse rinuncerei al lavoro se mi accorgessi che mi fa dimenticare il mondo. La mia vita, quella che sono, la mia essenza, sono le cose più importanti per me. E a tutto questo… no, a questo non rinuncerei per nulla al mondo.

Un sogno nel cassetto?

Intanto due si sono realizzati: lavorare con mio padre ed essere diretta da Castri. Altri sogni? Poter continuare, come adesso, a vivere la mia vita con felicità ed entusiasmo. Non chiedo di più.

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