Bioetica



Bioetica
di Marinella Saiu

Nella sede della nuova università del Sannio, di recente costituita come Ateneo autonomo, a Benevento, si è appena concluso il primo anno del «Master di Bioetica», corso di specializzazione post-universitario — quindi di alto livello — di durata biennale sulla Bioetica. Una importante opportunità di formazione professionale nel panorama del meridione d’Italia. I due direttori del Master sono il prof. Pietro Perlingeri, rettore dell’Università del Sannio, e il prof. Sandro Gindro, presidente dell’Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali di Roma. Poiché la Bioetica è una materia così all’avanguardia, da essere quasi sconosciuta ai più, abbiamo incontrato il coordinatore scientifico del Master, dr. Arturo Casoni, che ha risposto ad alcune domande.

Si parla sempre più spesso di Bioetica. Di cosa si tratta precisamente?

Non è facilissimo rispondere, visto che la Boetica è una disciplina nuova, che a prima vista pare riguardare solo la medicina. In realtà è una materia interdisciplinare, e quindi non è facile definirla. La Bioetica analizza i problemi etici connessi alla bio-medicina contemporanea. È interdisciplinare nel senso che, occupandosi del campo sanitario, del modo in cui opera il medico di fronte al paziente, chiama in causa, tra le altre, le ragioni della giurisprudenza, della filosofia morale, dell’economia, della sociologia.

Come nasce la Bioetica?

Nasce negli anni ’70, negli Stati Uniti e in Europa. In quel periodo, anche in seguito ad una crisi economica che investe i sistemi sanitari nazionali, viene messa in discussione la fiducia incondizionata nelle scelte che il medico fa rispetto al paziente. Le faccio alcuni esempi: come decidere quando ci si trova di fronte a due infartuati e si ha soltanto un letto nell’Unità coronarica? L’aborto è terapia? Il medico si comporta sempre «secondo scienza e coscienza» oppure è necessario un controllo sulla sua professione? I pazienti sanno cosa si fa sul e del loro corpo? Le case farmaceutiche influenzano la classe medica?

Perché un Master su una materia così nuova?

Proprio perché, anche se è vero che non c’è molta sensibilità nelle strutture accademiche e sanitarie italiane, è pur vero che ci si dovrà uniformare agli standard europei, dove si dà risalto alla figura del bioeticista, riconoscendogli un importante ruolo istituzionale, ad esempio negli ospedali. In questa direzione si rivolge questa iniziativa. Comunque in Italia esiste già un Comitato Nazionale per la Bioetica e ci sono vari Comitati Regionali e Comitati interni alle strutture ospedaliere. Noi, come Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali facciamo parte dell’E.A.C.M.E., l’Associazione Europea dei Centri di Etica Medica.

Quali sono i compiti del bioeticista?

Come figura di "mediazione" tra medicina da una parte ed etica dall’altra, o tra le ragioni del paziente da una parte e le necessità della struttura sanitaria dall’altra, il bioeticista dovrà affrontare problemi come la sperimentazione farmacologica, la corretta informazione del paziente, gli effetti delle nuove biotecnologie, l’eutanasia e tutte quelle questioni che implicano la necessità di una scelta che influenza l’operare scientifico.

E gli obiettivi del Master?

Si rivolge a laureati in discipline come Medicina, Filosofia, Teologia, Giurisprudenza, Scienze Politiche, al fine di fornire loro un’adeguata conoscenza rispetto ai fondamenti e al dibattito recente sulla Bioetica. La gestione della salute non può più prescindere da un approccio bioetico.

Avremo quindi una nuova figura professionale?

Sì, questo nuovo ruolo professionale sarà in tempi brevi riconosciuto istituzionalmente sia negli Ospedali che nelle A.S.L. Come dicevo prima, siamo in Europa e dobbiamo uniformarci agli standard europei. È interessante che questo Master sia organizzato a Benevento Sicuramente. Il nostro è il tentativo di colmare un vuoto nel percorso formativo degli attuali e dei futuri manager della salute, ma cerchiamo anche di dar vita ad un’esperienza nuova in Italia. Questo Master di Benevento potrà diventare un’esperienza pilota, un punto di riferimento in Europa.

Chi sono i docenti?

Sono tra le figure principali della Bioetica italiana, coloro che fanno parte del Comitato nazionale di Bioetica o che sono impegnati in prima persona nel dibattito bioetico in Italia.

Qual è l’apporto che l’Istituto Psicoanalitico per le Ricerche Sociali di Roma può fornire alla Bioetica?

Domanda difficile. La Bioetica ha messo in crisi la Medicina. Noi vorremmo in qualche modo mettere in crisi, ovviamente in senso evolutivo, la Bioetica. Vorremmo cioè introdurre nella riflessione bioetica il concetto, squisitamente psicoanalitico ed etico, di "inconscio". Tutte le decisioni sul bene e sul male che un essere umano può prendere sono determinate da motivazioni in parte sconosciute alla stessa persona che le prende. La Bioetica non può ignorare quanto il suo campo abbia a che fare con questa presenza scomoda. Per dirla "socraticamente", non può ignorare la propria ignoranza.

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