Caccia alla volpe



  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • Delicious
  • Digg
  • OkNotizie
  • Pinterest
  • StumbleUpon
  • FriendFeed
  • MySpace
  • Netvibes
  • Reddit
  • Yahoo! Bookmarks
  • RSS

In queste settimane Fox sta mandando in onda due serie di telefilm, «Codice Matrix»(1) e «Over there», la prima dedicata a un gruppo di agenti che opera in attività antiterrorismo all’interno degli Stati Uniti, la seconda incentrata sui soldati americani che stanno combattendo in Iraq.

Entrambe le serie sono molto ben disegnate. Al d là del buon livello di qualità che contraddistingue solitamente i telefilm della Fox, i contenuti appaiono molto equilibrati, caratterizzati da una focalizzazione spinta sui sentimenti, sulle motivazioni, sul quotidiano dei singoli personaggi. Tanto per sottolineare l’attenzione delle due serie a determinati aspetti di correttezza politica, uno dei protagonisti della serie Codice Matrix arriva persino a dire «Non pensavo che dei terroristi potessero arrivare a provare del rimorso». Tutto ok, allora? Non proprio…

Il fatto è che non ci troviamo di fronte a storie a carattere sfacciatamente propagandistico, né tanto meno a episodi dai toni nazionalistici e caratterizzati da un’assoluta e completa assoluzione della politica estera americana. Tuttavia, a un’analisi più attenta, ci si accorge che entrambe le serie, proprio per il fatto di non essere esplicitamente realizzate per difendere il sistema americano, sono in realtà molto più insidiose di quanto possa sembrare a prima vista.

Sia «Codice Matrix» che «Over there», infatti, finiscono per suggerire in modo molto sottile una serie di convincimenti che mal si accordano con la realtà dei fatti.

Innanzi tutto che esista un livello di attenzione e una professionalità da parte dei servizi di intelligence americani sul problema del terrorismo che non corrisponde affatto a quello che sappiamo essere successo negli ultimi anni. Certo, oggi l’America è più attenta di prima, ma i molti errori che vengono tuttora spesso commessi dalle forze militari americane e che hanno comportato purtroppo la morte di molti civili innocenti a fronte di informazioni poi rivelatesi non corrette sulla presenza di terroristi in determinate zone dell’Iraq e dell’Afghanistan, ci confermano come questa presunta capacità e professionalità sia ancora tutta da costruire nei servizi americani, per troppi anni più orientati allo spionaggio industriale a favore delle aziende statunitensi nelle tante gare d’appalto miliardarie in Europa, che a prevenire attacchi terroristici. Tutto quello che possiamo dire è che è il livello di attenzione ad essere aumentato, non necessariamente la capacità di prevenzione e di reazione.

Secondo punto: i due serial sembrano suggerire come in effetti fra gli americani ci siano sì singoli individui che si comportano in modo non etico ma anche che, a parte il fatto che in qualche modo si cerca sempre di scusarli in base alle esperienze da loro vissute sul campo, è anche vero che la società americana comunque reagisce sistematicamente isolandoli e a punendoli quando vengono scoperti. Specialmente noi italiani sappiamo bene come non sia così: basti per tutte ricordare la morte di Nicola Calipari e il caso di quel soldato americano, Robert Scott Gardner, che a Pordenone ha violentato una bambina di tredici anni. In entrambi i casi è risultato evidente come la giustizia e il governo americano proteggano a priori sempre e comunque i loro uomini anche quando si macchiano di gravi reati. I casi poi di torture a Guantalamo dimostrano come determinati comportamenti non siano da imputare a singoli individui, ma rimandino a responsabilità più ampie, spesso riconducibili all’intera catena gerarchica, anche se poi, quando i fatti diventano di pubblico dominio e non più minimizzabili, si sacrificano senza pensarci due volte i pesci piccoli pur di accontentare l’opinione pubblica.

Quando alcuni anni fa, in corrispondenza dell’inizio della Seconda Guerra del Golfo, ovvero dell’invasione dell’Iraq da parte delle truppe angoamericane, mi sono recato negli USA, ho potuto verificare di persona come la CNN e gli altri network americani censurassero di fatto tutta una serie di eventi e di immagini rispetto a quello che facevano le televisioni europee — anche di Paesi alleati con gli USA — e di molti altri Paesi nel mondo. La motivazione ufficiale era che si riteneva opportuno evitare alle famiglie dei soldati americani un ulteriore trauma psicologico, ma la verità era ancora una volta che si voleva dare degli Stati Uniti un’immagine costruita a tavolino, ben distante dalla realtà. Non quindi la nazione che ha fatto uso di bombe a frammentazione e napalm in Iraq, provocando la morte e la mutilazione di migliaia di civili innocenti, soprattutto bambini, pur di colpire obiettivi militari, non la nazione che ha ammesso di ritenere tuttora accettabile l’utilizzo di forme di coercizione — leggi tortura — nei confronti di presunti terroristi, ma una nazione che combatte per la libertà, che fa dell’onore e della solidarietà il suo punto di forza, una nazione liberatrice da un imperatore del male che troppi hanno dimenticato essere un prodotto voluto e creato dagli stessi Stati Uniti per bilanciare una possibile espansione verso ovest dell’integralismo islamico degli ayatollah.

Purtroppo telefilm come «Codice Matrix» e «Over there» rappresentano sul piano etico un peccato altrettanto grave, se non di più, di una propaganda più esplicita a favore di questa politica di aggressione preventiva, così come viene chiamata dal governo americano. Per noi che viviamo fuori dagli USA è più facile non cadere nella trappola perché, tutto sommato, al di là delle convinzioni personali, abbiamo uno spettro piuttosto ampio sul piano informativo, dato che possiamo vedere sia i canali americani, sia quelli arabi, sia ovviamente quelli europei, ma questo non necessariamente vale per gli americani. Chi ha vissuto negli USA sa che uno dei giornali più letti è USA Today. Ottimo giornale per quanto riguarda gli affari interni di quella nazione, ma sostanzialmente carente di cronaca e politica estera. L’americano medio sa poco di quello che avviene fuori dal suo Paese, spesso addirittura fuori dal suo Stato o dalla sua Contea, per cui l’impatto che possono avere serial come quelli della Fox può essere molto maggiore per formare un convincimento di quanto possa avere da noi.

Le conseguenze sul piano culturale possono essere piuttosto gravi: i governi, infatti, passano e domani potremmo avere alla Casa Bianca un presidente più attento ed equilibrato di quanto lo sia Bush Junior; tuttavia la cultura resta, e se in America si rafforzerà in buona fede la convinzione che siano sempre loro i buoni e che spetti solo a loro difendere il mondo dai cattivi con tutti i mezzi possibili, la spaccatura fra USA e resto del mondo diventerà sempre più estesa, tanto che già adesso, anche chi nel nostro Paese si dice filoamericano, si trova spesso a dover comunque criticare fortemente l’attuale politica statunitense. E questo molti americani non lo riescono a capire, esattamente come molti soldati americani che si aspettavano di essere accolti da liberatori in Iraq, non hanno ancora capito perché tutti sembrano odiarli. Il vero problema non è quindi il singolo governo USA, ma la formazione negli Stati Uniti di una cultura, di una convinzione, che li sta allontanando sempre più dal resto del mondo e questo, prima o poi, porterà a una situazione di attrito difficilmente sanabile fra i popoli, oltre che fra i governi.

 

(1) Il Codice Matrix della serie è un rapporto che ogni mattina il Presidente degli Stati Uniti d’America riceve su tutte quelle attività che possono minacciare la sicurezza di quel Paese.

Si prega di usare Facebook solo per commenti brevi.
Per commenti più lunghi è preferibile utilizzare l'area di testo in fondo alla pagina.

Commenti Facebook

Lascia una risposta




*


Nel rispetto delle apposite norme di legge si dichiara che questo sito non ha alcun scopo di lucro, non ha una periodicità prestabilita e non viene aggiornato secondo alcuna scadenza prefissata. Pertanto non può essere considerato un prodotto editoriale ai sensi della legge italiana n. 62 del 7 marzo 2001. Inoltre questo sito si avvale del diritto di citazione a scopo accademico e di critica previsto dall'Articolo 10 della Convenzione di Berna sul diritto d'autore.

EmailEmail
PrintPrint