Elogio all’Arma



Nella vita di un cittadino capita spesso di avere a che fare con l’apparato statale. Nella maggior parte dei casi si tratta in genere di pratiche burocratiche, di fisco, di anagrafe, di sanità o assistenza sociale. A volte, purtroppo — per fortuna più raramente per i più — di giustizia.

Affermare che in Italia la giustizia non funzioni può sembrare da una parte scontato, dall’altra qualunquista, ma chiunque abbia avuto a che fare con tribunali, procure, magistrati, giudici penali, civili e di pace, ha avuto purtroppo modo di vedere quanto schizofrenico sia l’apparato giudiziario nel nostro Paese.

Si va dal garantismo estremo, che spesso rimette in libertà individui pericolosi per la società, a situazioni di vera e propria persecuzione giudiziaria di innocenti e onesti cittadini. I casi non si contano, purtroppo, e i media riportano solo quelli più eclatanti, con una soglia che ogni anno si innalza sempre di più, tanto che ormai a certe situazioni ci si è così assuefatti che non fanno neppure notizia. Semmai la notizia la può fare il singolo imputato, se famoso, ma se si è un cittadino qualunque si può persino finire in galera per una settimana per una semplice omonimia senza che nessuno oramai se ne curi più.

Certo, molti giudici operano in condizioni estreme, alcuni rischiano persino la vita per poter fare bene il proprio lavoro, ma per ogni magistrato onesto e coscienzioso ce ne sono purtroppo altrettanti che agiscono con superficialità o pregiudizio, a volte in base a una qualche ideologia politica o credo religioso, sovrapponendo le proprie opinioni personali a quello che dovrebbe essere il Diritto in uno Stato come quello italiano. E più ci si avvicina alla Capitale, più ci si avvicina al fulcro di quello che è il mondo della politica, più il suo nefasto influsso si fa sentire anche nelle aule di giustizia: favoritismi, clientelismi, raccomandazioni, per nominare il meno.

Una burocrazia faraginosa e personale amministrativo e segretariale non sempre all’altezza delle aspettative e spesso non motivato, se non addirittura imbelle, completano un triste scenario, tanto che, per un cittadino onesto, avere a che fare con la giustizia italiana, fosse anche per una semplice testimonianza, è un’esperienza da non augurarsi.

In tutto ciò esiste un’eccezione, ovvero un’organizzazione in cui serietà, competenza, stile e rispetto per i cittadini senza per questo venir meno al proprio dovere, è la regola piuttosto che l’eccezione. Un corpo che sa agire con efficienza ed efficacia tanto nelle situazioni critiche che nella gestione del quotidiano, che non si atteggia ma sa intervenire con umiltà e spirito di collaborazione anche in quei tanti piccoli problemi davanti ai quali altri assumono un’aria di superbia e sfottìo, quasi a voler dire «ma perché ci avete disturbato per simili sciocchezze?».

Sto parlando dell’Arma dei Carabinieri, un corpo dalle tradizioni antiche e di riconosciuta lealtà e fedeltà allo Stato — a quello vero, quello cioè non solo rappresentato dalle Istituzioni, ma dai cittadini tutti — un corpo sempre pronto al sacrificio, sempre presente nel bisogno, sempre impeccabile sia dal punto di vista dello stile che dell’educazione e del comportamento.

Tutte le volte che ho avuto a che fare con i Carabinieri, qualunque fosse il motivo, ne ho potuto apprezzare la correttezza e l’umanità. Non ho mai incontrato arroganza o sussiego, ignavia o superficialità, superbia o malafede.

Se nella Giustizia italiana ormai ho grande sfiducia, come sa bene chi segue questo blog, nell’Arma ho totale e completa fiducia. I Carabinieri rappresentano per me l’esempio più fulgido di come veramente dovrebbe essere uno Stato nei rapporti con i suoi cittadini, un punto di riferimento, una sicurezza.

A loro va il mio grazie, per quello che hanno fatto, che fanno e che sempre continueranno a fare.

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