Aspettando il morto



Sono le dieci di mattina sulla strada che si snoda lungo la costa nordoccidentale dell’Argentario, quella che va da Santa Liberata a Porto Santo Stefano, tanto per intenderci. Il traffico è già piuttosto consistente, non solo quello di moto, auto, caravan e veicoli di ogni genere, anche pesanti, ma soprattutto quello dei molti bagnanti che si recano a piedi ai vari stabilimenti balneari o alle varie spiaggette libere.

Il motivo di tanto traffico è che la strada in questione è l’unica via di comunicazione per andare da Orbetello fino a Porto Santo Stefano, e quindi tutto il traffico, sia turistico che commerciale, passa da lì. Tra l’altro, da Porto Santo Stefano partono i traghetti che portano al Giglio e a Giannutri, per cui a fronte degli orari di partenza il traffico è decisamente più consistente. Infine ci sono le corriere, gli autobus e soprattutto gli autocarri e le autobotti che portano derrate e rifornimenti ai negozi del paese. Il tutto lungo un percorso tortuoso, a picco sulla costa, caratterizzato da una carreggiata stretta, spesso senza guard-rail e soprattutto senza una vera corsia di emergenza od opportuni slarghi per un’eventuale sosta.

L’aspetto più preoccupante, tuttavia, è che lungo la strada si affacciano direttamente tutti gli ingressi pedonali delle varie case, ville, residence, alberghi, club velici e costruzioni varie che si affacciano sul mare o che sono state edificate sull’entroterra immediatamente retrostante, oltre ovviamente a quelli dei tanti stabilimenti balneari. La maggior parte della gente che abita lungo la strada, quindi, per andare al mare ci va, giustamente, a piedi. Il problema è che non esiste uno straccio di marciapiede o comunque uno spazio sufficiente per poter camminare lungo la strada.

Sono più di trent’anni che si va avanti così. Le macchine sfrecciano a un palmo dalle mamme con i bambini per mano, dai passeggini, dai ragazzi che vanno in spiaggia o si recano allo Yachting Club per il corso di vela. Sono più di trent’anni che si fa presente al Comune che quella strada, stretta e piena di curve, senza uno straccio di marciapiede o un minimo di corsia di emergenza, è una vera e propria scommessa sulla pelle di chi vi si avventura. Incidenti ce ne sono stati molti, per fortuna nessuno mortale, ma fino a quando?

È tipico del nostro Paese che problemi del genere si risolvano solo dopo che ci è scappato il morto. A quel punto, tutti a recriminare, a stupirsi che fino a quel momento non si sia fatto niente, a scambiarsi accuse e rimbalzarsi competenze e responsabilità. E intanto qualcuno ci ha lasciato la vita.

Dovrà succedere anche qui?

Commenti (1) a «Aspettando il morto»

  1. rizia ha detto:

    Conosco molto bene quella strada, ed ogni volta che la percorro faccio le tue stesse riflessioni. Hai perfettamente ragione, ma serve a qualcosa dirtelo? Non saranno le tue o le mie parole a far in modo che qualcosa cambi, purtroppo 🙁

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