I treppiedi sono uguali per tutti



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Silvio Berlusconi


Roberto Dal Bosco

[Foto ANSA]

Ho deciso di scrivere due righe sul caso del famoso treppiede lanciato sul capo del Presidente del Consiglio solo ora che i toni si sono smorzati, volutamente.

Riassumo brevemente i fatti.

31 dicembre

Il muratore mantovano Roberto Dal Bosco, vedendo il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi passeggiare in piazza Navona a Roma, gli tira sul collo il treppiede della macchina fotografica ferendolo. I primi commenti da parte di quasi tutte le forze politiche sono di solidarietà al premier.

1° gennaio

Il GIP Maria Callari, al termine dell’interrogatorio di garanzia per convalidare il fermo dell’aggressore, decide di rilascialo con l’obbligo di dimora e di firma dai Carabinieri di Marmirolo (Mantova), paese presso il quale risiede. Si scatenano le polemiche.

2 gennaio

Le polemiche infuriano: la destra accusa la sinistra di avere una pesante responsabilità morale per avere generato un clima di odio e risentimento nei confronti del Presidente del Consiglio, indicando in tale clima la causa prima dell’aggressione al premier.

3 gennaio

Il senatore a vita Mario Luzi lascia la seguente dichiarazione al Messaggero in merito all’aggressione di Capodanno a Berlusconi: «Un po’ se l’è cercata; è molto bravo a fare la vittima. Anche Mussolini si mise un cerotto sul naso, era stato colpito da un proiettile, per certi aspetti si somigliano».

4 gennaio

Silvio Berlusconi accetta le scuse del suo aggressore e annuncia che non sporgerà denuncia. Non è chiaro come questo possa tuttavia impedire l’obbligatorietà dell’azione penale.

Al di là delle polemiche e senza entrare in merito se l’aggressione in questione sia stata un peccato mortale, come affermano molti nel centrodestra, o veniale, come affermano molti nel centrosinistra, credo che l’unica posizione equilibrata a riguardo sia la seguente.

Supponiamo che il cittadino qualunque Caio lanci volutamente sulla testa del cittadino qualunque Tizio un oggetto contundente ferendolo. Motivazione: «lo odio». Che cosa ci si aspetta debba succedere? Ebbene, qualunque debba essere la conseguenza di un tale atto sul piano penale, se essa non si applicherà anche al caso in questione vorrà dire che nel nostro sistema giudiziario c’è qualcosa di profondamente sbagliato.

Commenti (10) a «I treppiedi sono uguali per tutti»

  1. utente anonimo ha detto:

    Tanto semplice che nessuno pare si ponga la questione in questi termini.

    Commendatore

  2. utente anonimo ha detto:

    Lettura corretta, a mio parere.  Quindi possiamo anche dire che, parafrasando: "Supponiamo che il cittadino qualunque Caio legiferi volutamente in suo favore, per bloccare processi ed inibire gli effetti di reati compiuti da egli e da personaggi nella sua "sfera d’interessi" (vedi alla voce falso in bilancio e corruzione), per non citare leggi che a confronto di questi offrono benefici marginali (vedi alla voce abuso edilizio). Che cosa ci si aspetta debba succedere? Ebbene, se una tal persona, non una persona qualunque, rimane libera di esercitare siffatte azioni, vuol dire che nel nostro paese c’è qualcosa di profondamente sbagliato.  Complimenti per il blog.S.

  3. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    Quello del legiferare è un argomento in effetti delicato.

    Formalmente, decreti a parte, a legiferare è il Parlamento, regolarmente eletto dal popolo. Ora, assumiamo che il Parlamento approvi una legge giudicata dai più eticamente non corretta, qualunque sia il motivo: privilegia qualcuno, un singolo piuttosto che una lobby, oppure va contro un qualche principio ritenuto valido. Cosa si può fare? Da un punto di vista formale la Legge è Legge, e come tale va rispettata anche se tutti, ma proprio tutti, fossero d’accordo sul fatto che è sbagliata. Solo se ne fosse dimostrata l’incostituzionalità potrebbe essere riconsiderata, ma anche così ci vuole tempo.

    E allora? L’unico meccanismo con il quale i cittadini possono penalizzare un Parlamento è quello di non rieleggere la stessa maggioranza. Ma a questo punto si pone un problema. Consideriamo il caso Berlusconi. Che succederà se alle prossime elezioni il centrodestra dovesse vincere di nuovo? Oggi qualcuno potrebbe affermare: «sì, è vero, il centrodestra ha vinto, ma ora che gli italiani hanno avuto modo di verificarne il comportamento, sicuramente si sono resi conto che non va bene.» Questa affermazione può essere condivisa o meno, ma sicuramente può essere fatta. Ma se domani il centrodestra dovesse vincere di nuovo, a quel punto non potrebbe più essere fatta. Dato che questa possibilità esiste, a mio avviso bisognerebbe avere un po’ di prudenza nell’affermare che l’attuale situazione sia illegittima, perché se poi il centrosinistra non dovesse vincere le prossime elezioni, sarebbe l’opposizione a ritrovarsi del tutto delegittimizzata.

    Personalmente credo che sarebbe una strategia migliore da parte del centrosinistra quella di trovare una qualche forma seria di unità e metter su un programma valido e convincente, piuttosto che insistere sulla illiberalità dell’attuale governo. Sto parlando da stratega, in modo super partes. Affermare che «se una tal persona … rimane libera di esercitare siffatte azioni, vuol dire che nel nostro paese c’è qualcosa di profondamente sbagliato» è a mio avviso controproducente, che lo si condivida o meno. Quella persona è stata eletta: può essere stato uno sbaglio, ma è un dato di fatto, e non è di nessuna utilità mettere in discussione il suo diritto a governare. Più utile sarebbe, se si ritiene che i risultati delle ultime politiche siano stati un errore da parte degli italiani, evitare che un tale errore si debba ripetere. Ma se si ripeterà, allora non potrà più essere considerato un errore, perché in una democrazia il volere della maggioranza non lo è per definizione. È un po’ il concetto che «il cliente ha sempre ragione, anche quando ha torto.»

  4. babeda ha detto:

    Limitatamente alla questione in oggetto e non volendo ampliare il discorso ad altro, pienamente d’accordo con te.
    ciao

  5. Faramir ha detto:

    a Berlusconi non è anonimo Tizio: è il capo del governo.

    e se uno gli tira qualcosa in testa per odio di chiara natura politica, ci sono le aggravanti.

    che poi il magistrato mi venga a dire che in quel momento Berlusconi non svolgeva le funzioni di capo del governo, francamente, fa ridere…

    in quanto al legiferare, tutti i governi hanno sempre fatto leggi ad personas, per favorire amici, parenti e lobby varie.

    questo moralismo selettivo è sospetto.

  6. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    Perché moralismo selettivo? Il fatto che tutti i governi possano aver fatto leggi ad personam non mi sembra un’attenuante. Sarebbe come dire che tutti rubano e quindi rubare non è un reato. In quanto al rapporto far Tizio e Berlusconi ho semplicemente detto che mi aspetto quantomeno lo stesso trattamento del caso in oggetto che se si fosse trattato di un cittadino qualunque. Sul fatto che ci possano essere aggravanti non conosco a sufficienza il diritto specifico per esprimere un parere. Se ci fossero non mi stupirebbe né mi scandalizzerebbe ovviamente. Il mio moralismo non è mai selettivo. Piuttosto è contrario a qualunque forma di discriminazione, privilegio e integralismo.

  7. Faramir ha detto:

    l’inizio del post precedente era "Ma Berlusconi…"

    sul moralismo selettivo, mi riferivo al commento dell’utente anonimo (ore 18.06)

    sono d’accordo che se tutti i governi hanno fatto leggi ad personam questo non è un’attenuante.

    mi limito a dire che non può essere questo l’unico criterio di giudizio.

  8. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    Grazie per la precisazione.

  9. utente anonimo ha detto:

    hola te escribo desde MEXICO, Hi Im writting from MEXICO, estaba leyendo tu blog y me gusto mucho, I was reading your blog and its cool, sigue escribiendo asi, keep writting like that.

    Adios, good bye…

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