Homo sapiens politicus



Colgo lo spunto da un’intervista rilasciata al «Corriere della Sera» dall’ex-sindaco di Venezia Massimo Cacciari e riportata sul sito dell’Ulivo in relazione alla candidatura del pubblico ministero Casson a Sindaco di Venezia, per fare alcune considerazioni sul concetto di «politico».

«Con la candidatura di Casson qual è l’immagine del centrosinistra che arriva agli elettori?»

«Non è una bella immagine. Ecco, Venezia è una città complessa da amministrare e con la scelta di un esterno alla politica, di un magistrato, finiamo per dire che nel centrosinistra non c’è nessuno all’altezza di questo compito».

Sono perplesso. Cos’è per Cacciari un politico? In democrazia ogni cittadino ha diritto a candidarsi alle elezioni. Invece qui sembra che i cittadini vadano divisi in due grandi categorie: i politici di professione e quelli che non lo sono, ovvero quelli che, se dimostrano di avere competenza, intelligenza, capacità, vengono relegati al ruolo subordinato di «tecnici», quasi a voler distinguere il vile meccanico dal nobil homo, quello che ti ripara il lavandino o il frigorifero dal padrone di casa, unico deputato — mi si permetta il termine — a ragionar dei massimi sistemi.

Già in passato la politica ha ribadito più volte tale distinzione nel battezzare quei governi che non traevano la loro origine dalla consultazione elettorale o da accordi più o meno espliciti siglati nelle camere della politica con il termine di tecnici. Sembra quasi che chi della politica ha fatto una professione ci tenga particolarmente a sottolineare come condizione sine qua non per essere un buon politico è quella di essere un totale incompetente.

E così, in barba al principio che ogni cittadino cosciente in un paese civile dovrebbe occuparsi di politica nel senso più alto del termine, ovvero di impegno civile e sociale — un impegno che ha un suo sbocco naturale, anche se non obbligato, nella candidatura a una qualche carica pubblica — il nostro Cacciari, dall’alto della sua esperienza di filosofo e politico, ci ricorda che gli scienziati sbagliano e che la specie umana non si è sviluppata su una singola linea evolutiva, ovvero l’homo sapiens sapiens, ma su due: l’homo sapiens politicus e l’homo sapiens artifex.

Ma… un momento. Cacciari non è solo un politico, è anche un filosofo. E allora? Allora non resta che concludere, volendo trarre dalle sue parole un insegnamento, che l’essere filosofo, al contrario che l’essere magistrato, scienziato, insegnante, avvocato, medico, ingegnere, ovvero tecnico, tanto per chiarire, non è incompatibile con l’essere politico e quindi deve per forza implicare il giusto livello di incompetenza per ambire a tale titolo. Grazie a Cacciari ora sappiamo cos’è un filosofo.

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