Sotto il segno dell’Asino



Basta aprire una rivista di moda, di tendenza o di attualità per trovare, più o meno verso il fondo, l’immancabile oroscopo. Oramai gli oroscopi si trovano dappertutto, persino sui giornalini per i più piccoli. Eppure persino per quelli che credono sul serio nell’astrologia, il tipico oroscopo generalizzato basato solo sul segno è assolutamente inattendibile. D’altra parte non ci vuole un genio per comprendere quanto sia inverosimile che 500 milioni di persone in tutto il mondo, ovvero più o meno quelli che condividono lo stesso segno zodiacale, possano condividere anche la stessa sorte.

D’altra parte anche l’Astrologia con la «A» maiuscola, quella che si autodefinisce scienza, non ha di fatto alcun fondamento scientifico. Logica vorrebbe che sia chi crede in essa a doverne dimostrare la fondatezza scientifica, ma questo non avviene e non potrà mai avvenire, dato che tale fondatezza non è assolutamente sostenibile. D’altra parte sono così tanti a credere ciecamente nell’Astrologia che nasce spontaneo il desiderio di fare un po’ di chiarezza a riguardo. In fondo siamo nel Terzo Millennio e dovremmo iniziare a uscire dalla preistoria, o almeno provarci.

Innazitutto vediamo quali sono le presunte fondamenta del pensiero astrologico. Secondo alcuni astrologi «l’astrologia è quella scienza (sic) degli astri e delle loro leggi che studia il loro influsso sul mondo terreno e sugli esseri viventi». Altri, più prosaicamente o quantomeno più onestamente, la definiscono una disciplina umanistica oppure un’arte. Per Plotino, della scuola neoplatonica, gli astri non hanno alcun influsso sugli eventi ma ne annunciano semplicemente il verificarsi, ovvero l’astrologia è la capacità di leggere negli astri — stelle e pianeti — i segni dell’approssimarsi di specifici avvenimenti. Qualunque definizione si consideri, ovvero, che gli astri possano influire sugli avvenimenti oppure semplicemente annunciarli, si afferma l’esistenza di un legame, di un collegamento, fra gli astri e quegli eventi che possono condizionare tutti gli esseri viventi, in particolare noi esseri umani. Inoltre tale collegamento è legato ad una complessa simbologia dinamica che vede i vari astri legarsi fra loro in disegni più o meno complessi che, opportunamente interpretati, permettono di trarre tutta una serie di conclusioni su quello che avverrà e sulle caratteristiche o sul destino di un individuo.

Analizziamo la prima definizione, ovvero quella che afferma che gli astri abbiano un influsso sugli esseri viventi. Ora, parlare di influsso vuol dire ritenere che esista una qualche forza che agisce a distanza. Al momento noi conosciamo solo quattro forze che operano a distanza: quella gravitazionale, quella elettromagnetica, quella nucleare forte e quella nucleare debole (per chi ne volesse sapere di più, consiglio «L’introduzione alla Fisica» di Arrigo Amadori). Ne consegue che tale presunto influsso possa essere dovuto o a una o a un insieme delle quattro forze conosciute, oppure a una quinta forza non ancora rilevata.

Consideriamo la prima ipotesi. Sappiamo che le due forze nucleari agiscono a cortissimo raggio, per cui non potrebbero mai influenzare gli esseri viventi sulla Terra attraverso le distanze astronomiche che separano il nostro pianeta dagli altri pianeti del Sistema Solare e soprattutto dalle altre stelle. Le altre due forze hanno invece un raggio d’azione virtualmente infinito, ma la loro intensità si riduce con il quadrato della distanza. La forza elettromagnetica è proporzionale alla carica elettrica mentre quella gravitazionale alla massa. Ora, sebbene molti astri presentino campi elettromagnetici consistenti, le distanze in gioco sono tali che un loro eventuale influsso sarebbe di gran lunga inferiore a quello di un qualsiasi elettrodomestico che utilizziamo in casa.

Stesso discorso si può fare per la forza gravitazionale. Persino Giove, che, a parte il Sole, è la massa più consistente nel nostro sistema solare, si trova a una distanza tale che la forza che esercita su un essere umano di 75 chilogrammi è più o meno la stessa esercitata da un traghetto di 500 tonnellate sulla stessa persona al momento di salirvi a bordo. La Luna, al confronto, sebbene più piccola, è sufficientemente vicina da agire con una forza 100 volte superiore, mentre quella esercitata dal Sole è circa 180 volte maggiore di quella della Luna. Sono solo questi due corpi, infatti, a esercitare una forza gravitazionale avvertibile sul nostro pianeta. Gli altri pianeti, anche nel periodo di massimo allineamento, non sono in grado di influire significativamente sulla Terra e su quanti su di essa vivono.

Ne risulta che ben difficilmente una qualunque delle quattro forze conosciute possa spiegare la presunta influenza degli astri, senza contare che anche se tali forze fossero significative, esse in realtà agiscono su aspetti che con fama, fortuna, ricchezza e amori hanno ben poco a che vedere. Non solo. La presunta affermazioni di certi astrologi che la luna eserciti un influsso sugli esseri umani in quanto formati per la maggior parte d’acqua, parte dall’errato presupposto che il nostro satellite abbia un qualche influsso sui liquidi a causa del noto fenomeno delle maree. Le maree sono solo il risultato della differenza di attrazione gravitazionale esercitata principalmente dalla Luna e secondariamente dal Sole sulla Terra. Questo gradiente gravitazionale non agisce solo sui mari ma anche sull’atmosfera e in generale su tutto il pianeta, crosta terreste inclusa. Ovviamente i mari, data la loro intrinseca fluidità, sono quelli in cui l’effetto è più evidente, ma ciò non vuol dire che la Luna abbia effetto sui liquidi in quanto tali. Non solo. Dato che la Terra ha una massa maggiore della Luna, l’effetto mareale del nostro pianeta sul suo satellite è molto maggiore di quella della Luna sulla stessa Terra. Questo effetto è responsabile infatti del fenomeno per cui la Luna gira su se stessa nello stesso intervallo di tempo in cui gira attorno alla Terra e, di conseguenza, ci mostra sempre la stessa faccia.

Resta quindi l’ipotesi di una quinta forza, al momento ignota. A questo punto è necessario aprire una parentesi.

In ambito scientifico si dice che qualcosa esiste se e solo se è misurabile. Per definizione ogni cosa con la quale si può interagire è misurabile, perché in effetti misurare qualcosa vuol dire semplicemente interagire con essa per determinare un valore da un confronto. Ad esempio, per misurare un tavolo vi si allunga sopra un metro e si va a leggere a quale tacca corrisponde un lato dopo aver allineato un’estremità del metro a quello opposto. Se si deve misurare un tempo, invece, si fa partire il cronometro all’occorrenza di un certo evento e lo si ferma come se ne verifica un secondo. Questo non vuol dire che si possa sempre effettuare qualunque misura in qualunque condizione. Ad esempio, il Principio di Heisemberg afferma che esiste un’indeterminazione nella misura contemporanea della posizione e dell’impulso di una particella. Tuttavia è sempre possibile misurarne con precisione o la posizione o l’impulso. Affermare che qualcosa esiste ma non è misurabile è una contraddizione in termini. Infatti, se esiste, vuol dire che è possibile in qualche modo interagire con essa. Ma se è possibile interagire con essa allora vuol dire che è anche possibile realizzare uno strumento in grado di rilevarla e di conseguenza anche uno in grado di misurarla.

Chiusa la parentesi.


Formula di Heisemberg

A questo punto è evidente che se esistesse una quinta forza e se la sua esistenza fosse provata dall’influsso che essa esercita su un essere vivente, allora dovrebbe essere possibile utilizzare tale influsso per misurare la forza in questione e di conseguenza costruire un modello che ne descriva le caratteristiche. Questo non vuol dire ovviamente essere in grado di comprenderne l’origine o trovare una sorta di legge universale. Se ad esempio io volessi misurare la forza gravitazionale esercitata dalla Luna sulle acque della Terra, potrei costruire un modello a partire dalla misurazione delle maree nel tempo. Non è detto tuttavia che da qui riuscirei a ricavare la formula della Gravitazione di Newton. Resta il fatto che, usando questo modello, sarei in grado di prevedere quantomeno le maree in una certa zona con una buona approssimazione.

Un altro assunto dell’astrologia è che «ognuno di noi porta impresso l’influsso della posizione di tutti i pianeti presenti nel cielo al momento della nascita». Da tener presente che l’astrologia è basata su un sistema geocentrico, non eliocentrico, ovvero con la Terra al centro e con gli astri che gli ruotano attorno in moto apparente. In pratica, studiando la posizione del Sole, innanzi tutto, e dei vari pianeti in relazione a quelle costellazioni che appartengono alla fascia dello Zodiaco, ovvero a quella porzione di cielo lungo la quale i pianeti transitano nella loro apparente rivoluzione intorno alla Terra, gli astrologhi affermano che è possibile determinare tutta una serie di correlazioni che formano poi quello che prende il nome di oroscopo. Ad esempio, il tema natale, ovvero l’oroscopo al momento della nascita, è l’interpretazione dei pianeti nei Segni, dei pianeti nelle Case, delle Case nei Segni e degli aspetti che i pianeti formano tra di loro. Per chi avesse poca familiarità con questi termini, i Segni sono sostalzialmente una serie di suddivisioni della fascia dello Zodiaco di 30° ciascuna e prendono i nomi dalle costellazioni che originariamente si trovavano nelle posizioni corrispondenti. A causa della precessione degli equinozi, oggi questa corrispondenza non vale più, ma il nome è rimasto. Le Case, invece, sono una serie di 12 suddivisioni a partire dall’Ascendente e rappresentano i settori di realizzazione dell’individuo, dove l’Ascendente è il Segno che si trova ad est al momento della nascita della persona e che traccia la linea dell’orizzonte.


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Le costellazioni, tuttavia, e anche i segni, in realtà non esistono. Si tratta solo di proiezioni sulla volta celeste di astri di natura anche molto differenti e che possono trovarsi a milioni di anni luce gli uni dagli altri. Alcuni sono stelle singole, altri stelle doppie o multiple, altre non sono neanche stelle e non appartengono alla Via Lattea, ma sono addirittura altre galassie o nebulose che noi, dalla Terra e ad occhio nudo, vediamo come puntini luminosi. In pratica, se ci spostassimo su Marte o su Giove, vedremmo una rappresentazione del cielo stellato completamente diversa. Nulla, ma proprio nulla, lega fra loro gli astri appartenenti alla stessa costellazione, se non la fantasia di chi li osserva. In pratica le forme delle costellazioni sono né più né meno come le figure che a volte sembra di scorgere nelle nuvole.


PESCI

Così, anche la posizione dei pianeti in un segno rappresenta solo una prospettiva locale che nulla ha a che vedere con la posizione fisica effettiva dei vari astri. Che significato può avere affermare che Marte è nel Leone quando Marte è un pianeta del nostro sistema solare mentre nel Leone ci sono stelle come Regulus, distante dal sole 85 anni luce, come R Leo, una gigante rossa distante oltre 3000 anni luce, o come M65 ed M66, una coppia di galassie a spirale che distano da noi ben 22 milioni di anni luce!? È chiaro quindi che tutta la simbologia dell’astrologia, al di là del fatto che i segni corrispondano o meno alle antiche costellazioni, è costruita su forme che non hanno alcuna valenza reale e che sono frutto esclusivo della fantasia degli antichi popoli che nel cielo stellato vedevano una delle principali fonti di presagi.

Queste due ultime considerazioni, quella sugli astri che formano le costellazioni e quella sulla relazione fra costellazioni e pianeti, finiscono per confutare anche quelle definizioni che vedono nell’astrologia una simbologia celeste capace, se letta correttamente, di fornire indicazioni su questioni relative a persone o eventi sulla Terra. È evidente che se i corpi celesti che compongono le costellazioni non hanno alcuna relazione l’uno con l’altro, la costellazione stessa è semplicemente un’illusione ottica e tale anche la proiezione sulla stessa della posizione specifica di un pianeta.

Per concludere, sebbene l’astrologia rappresenti un’interessante costruzione del pensiero umano e abbia un valore storico e religioso che ci permette di comprendere meglio le antiche civiltà che sono nate e scomparse nelle varie epoche storiche, essa non ha e non può avere oggigiorno alcuna reale valenza ma semmai rappresenta un ostacolo al superamento di una cultura di superstizione che purtroppo caratterizza ancora molte persone. Lo stesso tipo di cultura che porta molti a rivolgersi a sedicenti maghi e stregoni, con ingenti perdite economiche e spesso conseguenze serie anche sul piano fisico e psicologico.

Ne discende un appello a tutte quelle riviste e quotidiani che ancor oggi pubblicano il classico oroscopo settimanale o mensile. Per quanto possa sembrare inoffensivo, anche perché, come ho già detto, è di fatto disconosciuto anche da quella che si ritiene l’astrologia seria, esso rappresenta una sorta di ammissione implicita che in fondo qualcosa di vero nell’astrologia ci debba essere, tanto da meritare la pubblicazione a fianco di articoli scientifici o di cronaca. Questo punto va chiarito una volta per tutte. Non c’è nulla di vero nell’astrologia. Essa è un retaggio di un passato superstizioso che cercava disperatamente nelle stelle le risposte alle domande che è nella natura umana porsi. Bisogna avere il coraggio di affermarlo e un modo per farlo è anche quello di avere il coraggio di eliminare da tutti i giornali e le riviste che si dicono serie sia l’oroscopo che la rubrica astrologica, a costo di perdere lettori. Forse allora, in due o tre generazioni, gli esseri umani finalmente abbandoneranno questa superstizione e la ridimensioneranno a quella splendida e complessa costruzione della mente umana nel vano tentativo di cercare risposte alle proprie incertezze.

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Comments (4) to «Sotto il segno dell’Asino»

  1. Gnash says:

    La butto lì…

    In materia di “falsa scienza”, o per meglio dire “superstizione chic”, che dire degli apostoli del gioco del lotto?

    Mai capitato di discutere per ORE sulla bontà di (presunti) modelli matematici sottesi a questo o quel sistema? Capisco la preoccupazione di Dario, rispetto al distacco dalle scorie di un passato buio; ma in fondo, queste sono poco in confronto al problema di chi compromette la propria vita o quella della propria famiglia inseguendo un 53 su Venezia…

  2. Prima o poi parlerò anche di lotto e di statistica… sigh! Il medioevo incombe… Comunque non dimentichiamoci che tutta questa ignoranza ha come responsabile principale il mondo dei media che non solo non la combatte ma la alimenta.

  3. Gnash says:

    … per questo è nato “L’Indipendente”, no? Per dire quello che gli altri non vi dicono! 🙂

  4. utente anonimo says:

    Un popolo di falsi umanisti, di ignoranti e analfabeti scientifici, che vota un piduista in “proficui affari” con Cosa Nostra (sentenza delle assise di Caltanissetta, 2001) è normale che creda a Vanna Marchi e agli oroscopi.

    Un popolo di pigiapulsanti, di scimmiette ammaestrate che non sa perchè si accenda una lampadina, come mai si pososno vedere immagini che arrivano dall’altra parte del mondo, che urla nei telefonini quando telefona… lontano, ma che si crede “colto” perchè ha letto i 32 libri canoni, è un popolo destinato a sparire. Ahimè.

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