Vuoto a perdere… ma tanto!



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Vi è mai capitato di comprare una confezione e aprendola scoprire che in realtà il prodotto prende circa la metà del contenitore? A me capita sempre più spesso. Molte aziende cercano di attrarre il cliente utilizzando non solo confezioni più appariscenti nei colori e nella forma, ma anche considerevolmente sovradimensionate rispetto alla quantità di prodotto venduto. Anche gli imballaggi sono spesso più consistenti del necessario. È sufficiente fare una passeggiata per le strade la mattina di Natale per rendersi conto di quanta plastica, carta, cartone, polistirolo e altri materiali da imballaggio affollano i cassonetti delle nostre città una volta scartati i regali.

Così, in una confezione che sembra contenere sei merendine, in realtà ce ne sono cinque; in una scatola di corn flakes alta trenta centimetri ci sono solo venti centimetri di cereali; nella scatolina che contiene il telefonino nuovo ce ne entrerebbero comodamente altri due. In pratica ci vendono una quantità significativa di… spazio vuoto!

Intendiamoci, qui non si sta gridando alla truffa. Sulle varie confezioni è sempre riportata la quantità esatta di prodotto contenuto nella confezione, così come nessuno sta cercando di far credere che un televisore da 14" ne abbia in realtà 21". Tuttavia la scatola più grande attrae, dà cioè l’impressione che il prezzo sia maggiormente commisurato al prodotto.

Tutto regolare, allora? Non proprio, perché questo semplice meccanismo di marketing ha comunque un suo costo e chi lo paga indovinate chi è? Bravi! Vedo che siete preparati: lo paghiamo noi.

Come? Semplice: innanzi tutto confezioni più grandi vogliono dire costi maggiori di trasporto, dato che a parità di mezzo di trasporto si distribuisce una quantità inferiore di prodotto. Inoltre il prodotto prende più spazio nei magazzini e sugli scaffali e quindi anche i costi per il venditore sono maggiori. Ovviamente tutti questi costi in più si riflettono sul prezzo, per cui a parità di guadagno del fabbricante e del venditore il prezzo risulta essere più alto.

Inoltre questo meccanismo fa sì che comunque non si venda più di una certa quantità di prodotto per confezione. Dovendo mantenere le proporzioni, infatti, una confezione che contenesse il doppio del prodotto sarebbe comunque il doppio più grande, altrimenti tutto l’effetto psicologico crollerebbe, e a questo punto sarebbe eccessivo anche lo spazio vuoto, il che finirebbe per essere controproducente. Noi consumatori a volte potremmo anche essere ingenui, ma proprio idioti no. Così si finisce per evitare di fare confezioni troppo grandi e questo costringe il consumatore a comprare più confezioni là dove una singola confezione sarebbe stata più che sufficiente se fosse stata riempita completamente. Il sovraccosto dovuto al trasporto e all’immagazzinamento a questo punto si moltiplica.

C’è poi un altro costo, meno evidente, forse, ma decisamente consistente: quello per lo smaltimento dei rifiuti. Un confezionamento più attento a evitare inutili sprechi permetterebbe di produrre molta meno immondizia, seppure di tipo riciclabile. Infatti, al di là del fatto che comunque ancora molta gente non è entrata nell’ottica della raccolta differenziata, anche riciclare ha a sua volta un costo.

Cosa fare allora? Semplice: basterebbe approvare una legge che stabilisca che una confezione debba essere quanto più compatta possibile — nel rispetto della salvaguardia del contenuto, ovviamente — soprattutto per i prodotti alimentari e in particolare per quelli in confezione chiusa non trasparente, ovvero quelle confezioni, come le scatole di cartone, che non permettono di verificare dall’esterno la reale quantità di prodotto presente nella confezione.

Per concludere: più prodotto e meno imballaggio vuol dire prezzi più bassi e maggiore salvaguardia dell’ambiente.

Comments (3) to «Vuoto a perdere… ma tanto!»

  1. rizia says:

    ……….ma allora perché quelle confezioni piccole, piccole che mi piacciono tanto costano una quantità esorbitante di euri? 🙁

  2. acqualuna says:

    Bhè in effetti una soluzione può essere anche quella di verificare, al momento dell’acquisto, il prezzo di vendita al chilo. Certo, si perde un po’ più tempo nella scelta ma ad un secondo acquisto si può andare un po’ di più sul sicuro. Naturalmente vanno fatte anche le debite valutazioni sul rapporto qualità-prezzo di quello che si acquista. Ad ogni modo mi sembra già un buon modo di risparmiare, soprattutto sui beni di maggiore consumo quali il cibo.
    Cristina

  3. Resta il problema dei rifiuti. Bisogna affrontare il problema alla radice.

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