La legge «ignorante»



Si dice che «la legge non ammette ignoranza», ovvero che nessuno può giustificare l’aver violato una qualche legge — anche in buona fede — per il fatto di non conoscerla. Ne consegue che conoscere le leggi del Paese nel quale si vive è un dovere di ogni cittadino.

Questo dovere, tuttavia, implica un diritto altrettanto importante al quale corrisponde a sua volta un dovere per il legislatore. Se infatti conoscere le leggi è un dovere, chi scrive quelle leggi ha il dovere di farlo in un modo che sia comprensibile a tutti, senza richiedere una laurea in Legge o in Giurisprudenza.

Una legge scritta male, eccessivamente interpretabile, che utilizza una terminologia complessa e non alla portata di tutti o peggio ancora scritta “per i soli addetti ai lavori”, è una legge che viola questo diritto fondamentale che ha il cittadino, ovvero quello di essere messo in condizione di comprendere i contenuti di qualsiasi legge dello Stato, condizione necessaria, anche se non sufficiente, per poterla rispettare.

In pratica la legge non può ignorare il diritto che hanno i cittadini ad avere leggi comprensibili, altrimenti è una legge ignorante.

Purtroppo la maggior parte delle leggi italiane sono scritte in modo da essere di ben difficile comprensione. A parte il linguaggio usato, inutilmente complesso e spesso grammaticalmente discutibile — si pensi alle doppie o triple negazioni esistenti in molte leggi — i nostri articoli di legge spesso prevedono conoscenze approfondite di diritto o di altre discipline o peggio ancora non danno alcuna chiave interpretativa di vari passaggi spesso più oscuri di una profezia di Nostradamus.

Si veda, tanto per fare un esempio, l’articolo Editoria, un confuso groviglio normativo.

Così ancora una volta lo Stato Italiano fa ricadere sui cittadini la sua incapacità di guadagnarsi il loro rispetto essendo il primo lui a rispettare chi, in un sistema democratico, è per definizione il vero titolare del potere: il popolo. Si pretende cioè il rispetto di leggi che sono state scritte in modo spesso incomprensibile agli stessi addetti ai lavori, come dimostrano le tante polemiche e interpretazioni che accompagnano regolarmente le leggi più complesse. Sarebbe come se uno stato in cui si parlasse solo arabo decidesse di pubblicare le leggi solo in cinese e poi pretendesse che tutti le rispettassero.

Forse dovremmo chiedere di eleggere come prossimo Presidente della Repubblica un insegnante di italiano, magari della scuola media, di quelli che una volta correggevano i compiti con la matita rossa e blu. Quantomeno avremmo delle leggi più comprensibili, anche se non necessariamente più giuste…

Comments (3) to «La legge «ignorante»»

  1. Interessante, comunque io uso anche la Reference List di Heracleum.

  2. E poi Splinder è gratuito, per cui credo uno possa anche ingegnarsi caricando sulla pagina uno dei tanti counter gratuiti che esistono in giro, ad esempio Nedstat.

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