L’Isola dell’Apocalisse: la truffa di History Channel



  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • Delicious
  • Digg
  • OkNotizie
  • Pinterest
  • StumbleUpon
  • FriendFeed
  • MySpace
  • Netvibes
  • Reddit
  • Yahoo! Bookmarks
  • RSS

La scorsa settimana ho visto in televisione uno dei peggiori documentari che mi sia capitato di guardare in questi ultimi anni. Il succo della storia è che, su una sperduta isola al largo della costa cilena, si trova un misterioso monumento Maya che potrebbe fornire la chiave di volta per comprendere la presunta profezia sulla fine del mondo del 21 dicembre 2012. Protagonista della storia e scopritore del monumento in questione, l’esploratore Jim Turner, accompagnato dall’antropologo Jeff Salz.


Isla Robinson Crusoe, Juan Fernández, Cile

Fin dall’inizio è stato evidente il carattere spettacolaristico del documentario. Turner è stato presentato come un archeologo esperto della cultura Maya e il suo viaggio verso l’isola come una vera e propria avventura in uno dei luoghi più sperduti della terra. Sebbene questo modo di presentare una scoperta scientifica, seppure discutibile, possa al limite anche essere accettato da un punto di vista televisivo, purché la trattazione sia seria, presto mi sono reso conto che nel documentario c’era qualcosa che decisamente non andava. Le affermazioni fatte erano generiche, il linguaggio usato assolutamente impreciso, l’intera avventura suonava del tutto falsa, a partire dal fatto che per andare su un isola che è accessibile per due mesi all’anno, si erano aspettati gli ultimi 10 giorni tanto per creare un clima di tensione nello spettatore.

Ma vediamo quali sono i punti salienti della storia.

  1. Secondo Turner, su un’isola cilena nel Pacifico del Sud nell’arcipelago Juan Fernandez, c’è un monumento megalitico eretto dai Maya, correlato alla famosa profezia della fine del mondo durante il solstizio d’inverno del 2012.
  2. Questo monumento indicherebbe l’unico punto sulla Terra dal quale si potrà assistere, alla fine del 2012, a tre eventi astronomici molto particolari: il passaggio di Venere davanti al Sole, un’eclissi solare totale e l’allineamento fra la Terra, il Sole e un buco nero al centro della nostra galassia.
  3. Inoltre potrebbe essere un riferimento per trovare quello che il documentario definisce il Santo Graal dell’archeologia Maya, ovvero la tomba di Chan Bahlum II, figlio del grande re Maya Pacal.

Quanto di questo è vero? Iniziamo dalla famosa isola, ribattezzata dal governo cileno l’Isola di Robinson Crusoe per ragioni prettamente turistiche. Ci si può arrivare tranquillamente sia via mare che in aereo, dato che ha sia un porto che un aeroporto, come si può vedere dalla cartina e dalle mappe satellitari che riporto qui per vostra convenienza. Sull’isola abitano stabilmente 650 persone. Quindi, tutta l’avventura per sbarcare su una spiaggetta dell’isola è puro spettacolo.


Isla Robinson Crusoe — Cartina dell’isola

Aeroporto

San Juan Bautista — Porto

Secondo, l’Impero Maya era ben distante dall’isola in questione e non c’è alcuna prova che i maya siano mai giunti non solo in quell’isola ma sulle coste del Cile dalle quali l’isola dista ben 674 chilometri (circa 423 miglia). L’impero Maya era infatti situato negli attuali territori del Veracruz, Yucatán, Campeche, Tabasco e Chiapas in Messico, la maggior parte del Guatemala e alcune aree del Belize e dell’Honduras.

Terzo, osservando il cosiddetto monumento da vicino risulta abbastanza evidente come si tratti di una semplice guglia di origine vulcanica. History Channel propone, in modo anche abbastanza subdolo, una ricostruzione del presunto monumento, ma si tratta di grafica al computer, non di un’immagine reale. Il filmato non mostra alcuna evidenza di lavorazione della pietra e tutto sommato, anche a voler tirare in ballo la pareidolia, ovvero quella particolare forma di illusione che fa sì che si veda in forme naturali e casuali volti e figure umane o di animali, è ben difficile pensare che quella formazione rocciosa rappresenti un giaguaro alle spalle di un antico re Maya.


Il presunto monumento maya

Quarto, dall’isola in questione non sarà affatto possibile vedere l’eclissi totale di Sole il 13 novembre 2012, né tanto meno il transito completo di Venere davanti al nostro astro il 6 giugno dello stesso anno, dato che è al di fuori della fascia di massima visibilità per entrambi gli eventi astronomici, come mostrano le due cartine della Nasa che riporto qui.


Transito di Venere davanti al Sole

Eclisse solare totale

E veniamo al presunto allineamento fra Terra, Sole e centro della Galassia. Iniziamo con il dire che per gli astronomi il centro reale, ovvero non geometrico, della Via Lattea, coincide con una radiosorgente posta nella costellazione del Sagittario, probabilmente un buco nero super-massiccio. Ora, il Sole e la Terra si allineano con tale sorgente una volta all’anno senza che succeda ovviamente nulla, dato che Sagittarius A* si trova a 26.000 anni luce da noi. L’anno galattico, ovvero l’orbita del Sole attorno al centro geometrico della galassia è di circa 250 milioni di anni, ma il piano del sistema solare non è complanare con quello della galassia, anzi, forma quasi un angolo retto. Inoltre l’intero sistema oscilla sopra e sotto il piano della galassia 2,7 volte per orbita e l’ultimo attraversamento c’è stato qualche milione di anni fa, per cui il 21 dicembre 2012 non sarà possibile alcun allineamento con il centro della galassia, e comunque, anche se il nostro astro giacesse sul piano galattico, le proiezioni del cielo alle ore 12 del giorno in questione dimostrano che sarà distante da Sgr A* almeno di 6 gradi, ovvero 12 volte il suo diametro apparente.


Nessun allineamento fra la Terra, il Sole e il Centro della Galassia il 12 novembre 2012

Non sto neppure a dibattere sul fatto che i Maya fossero in grado di calcolare il passaggio di Venere davanti al Sole a distanza di migliaia di anni o che addirittura sapessero dell’esistenza di un buco nero al centro della galassia. Entrambe queste affermazioni sono false, come sanno bene archeologhi e astronomi. In effetti, è impossibile a occhio nudo vedere il transito di Venere perché il Sole è troppo brillante e Venere troppo piccola. Inoltre non abbiamo alcuna evidenza che i Maya fossero in grado di prevedere persino le eclissi solari in altre località del mondo. Le loro erano osservazioni sperimentali e le loro previsioni riguardavano i luoghi in cui vivevano. Non erano infatti in grado di effettuare i complessi calcoli per prevedere eventi astronomici in altre località e per giunta a distanza di millenni.

Per quanto riguarda Chan Bahlum II, oggi conosciuto come K’inich Kan B’alam II, regnò dal 635 al 702 dopo Cristo su quello che oggi è il sito archeologico di Palenque. Come il padre, Pacal il Grande, al quale succedette nel 684, promosse l’arte e l’architettura nella regione, ma non abbiamo alcuna evidenza si sia mai mosso da lì.

Infine c’è da dire che né Jim Turner né Jeff Salz sono archeologhi o hanno alcuna esperienza e competenza in antiche sculture Maya. Sono infatti entrambi antropologi, anche se Turner ha scritto una tesi sulla possibile correlazione fra il Codice di Dresda e la tomba del re Maya Pacal. Certo, il fatto di non essere un archeologo non vuol dire che la sua ipotesi sia sbagliata, ma dopo aver verificato come tutte le altre sue affermazioni non abbiano alcun fondamento scientifico, c’è da chiedersi perché History Channel abbia messo su questa vera e propria farsa mediatica.

La quantità di affermazioni gratuite presenti nel documentario, il tono sensazionalistico, le presunte difficoltà che la spedizione ha incontrato nell’arrivare al monumento, ma soprattutto il tentativo di presentare il tutto come un documentario scientificamente attendibile, rappresentano una vera e propria azione di disinformazione il cui unico obiettivo è il ritorno economico da parte dell’emittente. Questo è assolutamente inaccettabile: non si può prendere in giro la gente in questo modo ed è grave, sul piano culturale, che un canale che si propone come una fonte di cultura e informazione di carattere storico, mandi in onda buffonate di questo tipo, promuovendo così di fatto ignoranza e superstizione.

Commenti (5) a «L’Isola dell’Apocalisse: la truffa di History Channel»

  1. utente anonimo ha detto:

    Bellisimo articolo il tuo.Grazie mille.Davvero non capisco il perche' di questa farsa,a parte il ritorno economico.
    Ci fanno solo un sacco di figuracce.
    Grazie 

    • Jezz ha detto:

      Ahhh io ho visto il documentario il 30/12/2011…e devo dire che subito ho capito che era un “fake” colossale!
      La cosa che subito salta all’occhio…sono le inquadrature aeree…come mai non sono andati con un elicottero..invece di farsi 8 giorni di nave,visto che sull’isola ci sono punti dove atterrare…come ad esempio i 2 posti pianeggianti dove loro hanno montato le tende?
      E come sono state fatte le riprese aeree per “lievitazione” della troupe televisiva?Ahhhhhh
      Sul monolite…durante la scalata si vedono le inquadrature dall’alto in basso…..quindi il cameramen già era salito sul monolite prima dei 2 avventurieri….tutta una farsa….a scopi solamente televisivi!

  2. utente anonimo ha detto:

    niente da ridire competente ed attento ….grazie

  3. utente anonimo ha detto:

    Pur essendo ignorante in materia, nutrivo perplessità sulla scultura… Grazie al vostro articolo mi rendo conto che tutto il filmato non ha quasi niente di attendibile. Complimenti e grazie per tutte le delucidazioni…

  4. Mike Nassau ha detto:

    Very nice review. I have linked to it at http://apocalypseisland.webs.com/ See my website for more maps and photos, etc., plus the views of Simon Haberle (Archaeologist who has worked on Robinson Crusoe Island) and Jeff Salz (the adventurer/anthropologist who accompanied Turner in the show).

Nessuna retrotraccia o avviso a «L’Isola dell’Apocalisse: la truffa di History Channel»

Si prega di usare Facebook solo per commenti brevi.
Per commenti più lunghi è preferibile utilizzare l'area di testo in fondo alla pagina.

Commenti Facebook

Lascia una risposta





Nel rispetto delle apposite norme di legge si dichiara che questo sito non ha alcun scopo di lucro, non ha una periodicità prestabilita e non viene aggiornato secondo alcuna scadenza prefissata. Pertanto non può essere considerato un prodotto editoriale ai sensi della legge italiana n. 62 del 7 marzo 2001. Inoltre questo sito si avvale del diritto di citazione a scopo accademico e di critica previsto dall'Articolo 10 della Convenzione di Berna sul diritto d'autore.

EmailEmail
PrintPrint