La Strategia del Ricatto



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In Italia esistono centinaia di leggi sia nazionali che regionali fino ad arrivare alle disposizioni comunali che rendono la vita dei cittadini una vera e propria corsa ad ostacoli… In pratica esistono migliaia di divieti di ogni genere e ciò che non è proibito, spesso, è reso così complesso, dato il numero di autorizzazioni da ottenere e i tanti balzelli da pagare o procedure a cui ottemperare, da esserlo comunque di fatto.

Già un paio d’anni fa ci fu una proliferazione di norme emesse dai cosiddetti “sindaci-sceriffo” che regolamentavano le cose più assurde: da quando ci si poteva sedere o meno su una panchina nel parco al fatto se ci si poteva baciare in pubblico, fino a tutta una serie di vincoli più o meno astrusi su quando l’abbigliamento doveva essere considerato “sconveniente” o se si poteva o meno mangiare per strada. Di fatto abbiamo — e stiamo ancora facendo, purtroppo — ridere mezzo mondo.

Questa regolamentazione pervasiva e invasiva del nostro quotidiano, tuttavia, non è solo una notevole seccatura, ma rappresenta le fondamenta di un sistema che si basa su una vera e propria strategia del ricatto.

Di cosa si tratta? È semplice: quando in un Paese si fanno regole così complesse da essere quasi inapplicabili e soprattutto ampiamente discutibili, i cittadini finiscono per dividere le leggi in due grandi categorie: quelle alle quali si deve obbedire comunque e quelle che possono essere violate senza causare troppi scrupoli di coscienza anche da chi si considera, e di fatto è, sostanzialmente onesto. Il danno, tuttavia, non si limita solo alla creazione di una sorta di cultura dell’illegalità, anche perché così fosse, non sarebbe poi troppo grave fintanto che le norme violate siano effettivamente fuori da ogni logica e rappresentino, più che una tutela della società o della res publica, allucinanti espressioni dei pregiudizi e delle manie di grandezza di alcuni legislatori, soprattutto se ci focalizziamo su certe norme comunali. Non è un caso se spesso queste leggiucole vengano annunciate in pompa magna da alcuni sindaci in opportune conferenze stampa, in modo da creare un certo livello di attenzione mediatica sul paese in questione se non sullo stesso sindaco.

Il punto è che molto spesso, la norma è così assurda che gli stessi tutori dell’ordine tendono a ignorarne la violazione, persino quando ne hanno una chiara evidenza. Si viene così a creare una situazione in cui la norma c’è, viene violata, non viene tuttavia di solito punita e quindi si va avanti in questo modo, senza troppi problemi né crisi di coscienza, salvo quando… Salvo quando: è questo il problema. Perché se ognuno di noi ha commesso qualche peccato veniale, allora ognuno di noi potrebbe essere passibile di una sanzione o di una pena nel momento in cui per altri motivi, che nulla hanno a che vedere con quella norma, qualcuno ti vuole creare dei problemi. In un Paese in cui poi la giustizia, anche quella amministrativa, è così lenta che un’eventuale rettifica potrebbe arrivare dopo anni, il semplice accusarti di qualcosa è spesso di per sé una pena, dato che spesso si trasforma in un calvario e soprattutto in uno stillicidio di tempo ed economico.

Questa è appunto la strategia del ricatto, e non è una conseguenza di un atteggiamento ignavo ma inconsapevole, bensì nasce da una vera e propria volontà di controllo sulla popolazione da parte della classe politica in genere e di tutta una serie di oligarchie o gruppi di potere che hanno interesse a poter colpire specifici individui all’occorrenza. Essendo quindi ognuno di noi di fatto ricattabile, nel momento in cui dovessimo dare più fastidio di tanto a questo o quel personaggio di potere, scatta la rappresaglia. E si tratta di una rappresaglia assolutamente legale, perché quello su cui fino a quel momento si è chiuso un occhio — e si continua a chiuderlo per tutti gli altri, invero — diventa motivo di attacco nei nostri confronti in una situazione in cui si è, oggettivamente, dalla parte del torto.

Basti pensare al fatto che in Italia esistono interi quartieri sostanzialmente abusivi o con migliaia di abusività non condonate e non condonabili, nei quali spesso abitano anche funzionari dello Stato, magistrati, poliziotti, politici. Basti pensare alle migliaia di norme su quello che si può o non si può fare e che di fatto violiamo in continuazione, dal parcheggiatore abusivo all’idraulico se non al medico o all’avvocato che non ti rilascia fattura. Nessuno è davvero innocente in un Paese dove non puoi neanche decidere cosa puoi o non puoi fare a casa tua, spesso per ragioni assolutamente discutibili o legate a vere e proprie posizioni ideologiche.

Sebbene si dica democratico, l’Italia non è una repubblica fondata sul lavoro, come afferma la nostra Costituzione, bensì un sistema plurioligarchico di stampo corporativistico fondato sul clientelismo e sull’ipocrisia. In questo sistema, vari gruppi di potere si combattono fra di loro sulla pelle della maggioranza dei cittadini, usando quest’ultimi e il loro consenso a questa o quella fazione come un giocatore di Risiko utilizza i carroarmatini sul tabellone. E se una pedina osa sollevare la testa, parte la rappresaglia. E se pensate di non essere ricattabili, voi che state leggendo questo articolo, ve lo auguro, ma vi consiglio di analizzare bene la vostra vita perché sono sicuro che alla fine, se sarete abbastanza onesti, scoprirete anche voi di avere se non uno scheletro nell’armadio, almeno qualche osso in un cassetto.

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