First Lady, una reliquia del passato



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Se chiedessi a una persona a caso quale ritenga sia la forma attualmente più civile di governo, probabilmente mi risponderebbe che è la democrazia. Nonostante tutti i suoi difetti, infatti, i vantaggi di un sistema democratico sono maggiori degli svantaggi. Certo, se pensassimo alla democrazia come a un sistema in cui non esistono più privilegi e in cui è davvero il popolo a prendere tutte le decisioni, direttamente o attraverso i suoi rappresentanti, allora dovremmo ammettere come non esista in effetti alcuna democrazia davvero compiuta al mondo, tuttavia credo che molti condivideranno il fatto che è sempre meglio vivere in un sistema democratico che sotto una dittatura.

Nelle moderne democrazie le corporazioni, le lobby, i cartelli, gli ordini professionali e i gruppi di potere di varia natura — economici, finanziari e politici — gestiscono tuttora un sistema complesso di interessi e privilegi che non sempre il popolo è in grado di bilanciare e non sempre i media sono davvero così indipendenti da poterlo a loro volta fare. Questo aspetto delle nostre democrazie è risaputo e non esiste un modo semplice di affrontarlo e risolverlo.

Tuttavia si potrebbe pensare che, almeno a livello culturale, determinati concetti e meccanismi tipici delle vecchie monarchie e dei sistemi basati sull’aristocrazia, siano ormai desueti e inapplicabili. In realtà non è così. Proprio in una delle nazioni che più di ogni altra afferma di fondare il proprio sistema di governo sulla democrazia e sui principi riconosciuti di libertà e rispetto dell’individuo, esiste un residuo di quella cultura aristocratica e illiberale che vedeva il potere ereditato o acquisito non per merito bensì per titolo, e questo nonostante si tratti di un Paese che in effetti una nobiltà non l’ha mai avuta né tanto meno ha avuto origini da un sistema monarchico… o forse proprio per questo, mi viene il sospetto.

Sto parlando degli Stati Uniti d’America.

A questo punto vi chiederete quale sia questa terribile colpa, questa macchia sull’immagine liberale e democratica degli USA. Ebbene, niente di così drammatico e se vogliamo nulla di cui davvero scandalizzarsi, ma nel suo piccolo comunque significativo della difficoltà di liberarsi di determinati modi di pensare. Mi riferisco al titolo di First Lady, nato negli Stati Uniti, appunto, e poi diffusosi in alcuni altri Paesi del mondo, anche se gli americani tendono ad utilizzarlo impropriamente anche in quei Paesi, come ad esempio quelli europei, nel quale non ha alcun significato né valore.

In senso stretto la First Lady è la consorte del Presidente degli Stati Uniti e, dato che finora gli statunitensi non hanno mai avuto un presidente donna, tale rimane, anche se per pari opportunità qualcuno ha coniato il termine First Gentleman. Ora, in un Paese democratico viene dato il potere a chi è stato eletto e solo allo scopo di svolgere le mansioni legate al suo ruolo e nei limiti del suo mandato. Mogli, mariti, figli o parenti di un candidato che è stato eletto non hanno e non devono avere alcun ruolo istituzionale. Ufficialmente è così anche per la consorte del Presidente, ovviamente, ma da un punto di vista sociale e mediatico, il ruolo della First Lady è diventato importante quasi quanto quello dello stesso Presidente.

Ora, abbiamo potuto vedere come negli Stati Uniti sia molto più facile che un uomo di colore o una donna possano diventare Presidente che non un candidato non sposato. Questo modo di pensare e il ruolo che negli USA ha la First Lady è il residuo di un sistema di governo ereditario quale erano le monarchie assolute, dove era estremamente importante che un Re o una Regina avessero un consorte, perché questo avrebbe garantito una discendenza e quindi la continuità della casa regnante.

In una democrazia, tuttavia, questo non ha alcun senso: si vota e si elegge un candidato, maschio o femmina che sia, non il coniuge e, ovviamente neppure la sua famiglia. Invece, in un calderone che vede politica e gossip mescolate insieme, la First Lady, i figli e ormai persino l’eventuale animaletto domestico del Presidente, finiscono per avere importanza, tanto che persino negli eventi ufficiali, negli USA, le cosiddette First Lady — ovvero le consorti dei vari capi di Stato invitati agli incontri internazionali — hanno a calendario riunioni, pranzi, cene, visite guidate e via dicendo.

Qualcuno potrà anche pensare che è normale, ma quanti di noi si portano dietro il coniuge quando vanno a un incontro di lavoro?

Commenti (4) a «First Lady, una reliquia del passato»

  1. utente anonimo scrive:

    Penso che la cosa abbia senso a vari livelli.
    Intanto, è fin dai tempi dei romani che è ben chiaro il ruolo che può avere la moglie – anche quando è del tutto in ombra – sulle decisioni e sulle opinioni del marito.
    Per fare un esempio di attualità, Gianfranco Fini negli ultimi tempi ha fatto sue un sacco di idee che erano decisamente piùà affini ai radicali che ai missini. E ha cominciato a farlo dopo essersi messo insieme con una compagna di simpatie radicali. Sarà un caso, sarà uno spontaneo percorso di crescita… chi lo sa…

    A parte questi argomenti che rientrano forse più nel buon senso popolare che nella politica; la famiglia è il primo nucleo della società. Il presidente che dimostra si saper gestire in modo armonico il suo nucleo familiare dà già una dimostrazione implicita di saper governare anche il nucleo più grande, quello della nazione. Bill Clinton è stato un ottimo presidente – almeno per quanto ci si possa aspettare oggi – ma la sua credibilità è stata distrutta dall'affare Lewinsky in modo più grave di quanto il disastro in Irak abbia danneggiato Bush.

    Ultimo aspetto: la moglie di un presidente rappresenta un personaggio in più in cui lo spettatore-elettore può identificarsi. Può rappresentare il lato umano del re-presidente, che si dedica alle opere caritatevoli, al contatto con la gente, eccetera.

    Non l'hanno mica inventato gli americani. Le regine sono sempre esistite e la first family è la replica – consapevole o meno – di una famiglia reale.
    Chissà, forse se i politici italiani si presentassero anche loro con la moglie o la compagna (possibilmente maggiorenne) la gente non sarebbe così distaccata dalla politica.

    S*

  2. @Silvio Beh, che le donne abbiano avuto un ruolo importante nella storia e che dietro a molti grandi uomini ci siano state grandi donne è un dato di fatto. Nel passato questo spesso era il massimo al quale poteva aspirare una donna. Ora tuttavia che le donne possono avere un ruolo diretto, la cosa non ha più senso. Non che un coniuge non possa continuare a influenzare un uomo o una donna di potere, come tu stesso hai evidenziato, ma questo deve essere una questione privata. da chi ognuno di noi si faccia influenzare, è una questione fra noi e tali persone, siano essi genitori, amanti, figli o amici. Tuttavia, quando abbiamo un ruolo istituzionale, alla fine la decisione e quindi la responsabilità è comunque nostra, comunque ci si sia arrivati. Quindi, tutte le persone che ci possono influenzare, non devono e non possono avere un ruolo formale in un sistema dove l'unico ruolo è quello di chi è stato eletto. È una questione di principio.

  3. @Silvio Secondo punto: certo, la famiglia è il nucleo fondamentale della società e quindi è utile che un presidente abbia una famiglia, anche se spesso poi si finisce per tenerla insieme solo per questioni di potere — vedi i Clinton, ad esempio — ma se ragioniamo così, allora in una società dove la famiglia è sempre più allargata, forse è meglio avere un presidente divorziato, e se per capire un problema deve averlo per forza vissuto, allora perché non immigrato, od omosessuale?

    Il punto è che non possiamo essere tutti coloro che potremmo dover rappresentare né possiamo pensare di provare tutte le esperienze possibili per essere solidali con chi le ha vissute. Un buon presidente deve soprattutto essere una persona onesta che abbia veramente voglia di aiutare il proprio Paese e che si sappia circondare di persone competenti per i vari problemi, inclusa la famiglia.

    Poi, se è single, sposato, divorziato, con sei figli o nessuno, a quel punto è del tutto secondario, credimi.

  4. @Silvio Un'ultima considerazione sulla tua ultima frase: abbiamo uomini politici che si sono presentati non solo con la prima moglie, ma anche con la seconda e qualcuno persino con una o due amanti in più, e non solo in Italia. Hanno sicuramente rappresentato il lato umano della politica e hanno creato ben più che interesse nel popolo, direi quasi una vera e propria morbosa attenzione…  Peccato che sia proprio questo che alla fine ha generato il distacco che dici esista, soprattutto da parte delle persone con ancora un minimo di buon senso…

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