No eBooks



Niente eBook prego, siamo italiani

Se si scorre l’iBookstore utilizzando un iPad o un iPhone in cerca di libri elettronici in lingua italiana, basta poco per rendersi conto come se ne trovino davvero pochi. Lo stesso vale per Amazon: di libri digitali in italiano ce ne sono pochissimi, per lo più classici o opere del passato. Perché? Forse che gli scrittori italiani sono ancora troppo legati all’editoria tradizionale, o piuttosto il problema riguarda il mercato italiano, ovvero i lettori? Niente di tutto questo. In Italia ci sono moltissimi ottimi scrittori e gli italiani che possiedono uno smartphone, un tablet PC o un laptop per leggere eBook sono la maggioranza. Naturalmente il mercato italiano non può competere con quello inglese, fosse solo per il gran numero di nazioni dove l’inglese è la lingua madre, ma nel suo piccolo rappresenta comunque un mercato significativo, sia per produzione che per consumo, e in ogni caso sono molte le opere italiane, anche minori, di buona qualità.

No eBooks please, we’re Italian

If you browse the aisles of iBookstore by using an iPad or an iPhone in search of Italian eBooks, it does not take much to realize how very few there are. The same is true for Amazon: there are very few digital books in Italian language, mostly classics or past works. Why? Perhaps the Italian writers are still too tied to traditional publishing; or rather the problem is with the Italian market, that is, the readers? None of that. In Italy there are many excellent writers and Italians who own a smartphone, a laptop or tablet PC to read eBooks are the majority. Of course the Italian market can not compete with the English one, if only for the large number of countries where English is the native language, but in his small it is still a significant marketplace, both for production and for consumption. In any case there are many Italian works, even minor ones, of good quality.

E allora? Certamente il numero di editori italiani che si sono mossi nel campo dell’editoria digitale sono ancora pochi, ma il vero valore dell’eBook consiste nell’autopubblicazione, ovvero nella possibilità da parte degli stessi autori di pubblicare, far distribuire e vendere le proprie opere. Non sto infatti parlando di scrittori emergenti che magari sono disposti a pubblicare gratuitamente quanto hanno scritto per farsi conoscere, ma di autori anche già affermati che scrivono per vivere e che, quindi, al di là di tutte le polemiche sui diritti digitali, hanno la necessità di ricevere un compenso per le loro opere se vogliono continuare a farlo.

Ad esempio, oggi non è poi così difficile farsi pubblicare un saggio e anche un romanzo, se si è bravi, ma è estremamente difficile "piazzare" un racconto o anche un’antologia. Per questo motivo i racconti sono un prodotto ideale per l’editoria digitale: sono brevi, per cui sono un buon test per verificare se un autore ci piace o meno, anche perché si possono far pagare molto poco in forma elettronica, e si prestano allo sviluppo di serie incentrate su uno o più personaggi, cosa che i lettori amano molto. C’è anche da considerare che mentre in Italia si traducono moltissimi autori stranieri, sono relativamente pochi gli autori italiani che vengono tradotti e pubblicati all’estero, primo perché l’offerta di titoli in lingua inglese è molto forte e uno scrittore nativo è avvantaggiato rispetto a una traduzione, anche se buona; secondo, perché vengono tradotte solo quelle opere che hanno venduto molte copie, mentre una gran parte dell’editoria italiana di qualità vive sui piccoli editori che hanno tirature molto limitate, anche di solo poche migliaia di copie. Spesso il successo di un libro in Italia non è legato alla qualità del contenuto ma all’opera di promozione dell’editore e soprattutto alla distribuzione.

La distribuzione è infatti il fattore di successo di un libro e questo vale anche per l’editoria digitale. Molti pensano che l’ostacolo maggiore per un autore sia di far pubblicare le proprie opere, ma in realtà l’elemento chiave è la distribuzione. Nel mondo dell’editoria digitale i colossi della distribuzione sono appunto Amazon ed Apple, e qui sorge il problema. Apple, al momento in cui sto scrivendo, non permette la pubblicazione di autori italiani a meno che non siano residenti negli Stati Uniti e comunque, solo sull’iBookstore americano, il che vuol dire che ben difficilmente un italiano potrà scaricarli, dato che non è facile avere un accesso all’iBookstore americano se si ha una carta di credito italiana. Analogamente, la maggior parte degli aggregatori della Apple non accetta opere in italiano e comunque non li pubblicherebbero sull’iBookstore italiano. Lo stesso vale per Amazon: sebbene abbia aperto recentemente un sito anche in Italia, Amazon.it, non è prevista al momento la vendita di eBook e in ogni caso non è possibile per un autore italiano pubblicare da solo le proprie opere sulla piattaforma Kindle.

L’unica possibilità finora per un autore italiano di accedere all’iBookstore, seppure quello americano, era stata Lulu.com. Recentemente, tuttavia, Lulu ha deciso di non offrire più questo servizio e così gli autori italiani dovranno attendere fintanto che non sarà data loro una qualche opportunità di farsi conoscere, non si capisce bene da chi. Nel frattempo la produzione in lingua inglese sta invadendo il nostro Paese, un’altro duro colpo alla letteratura italiana che rischia ormai di sparire dal panorama mondiale, sempre più legato al canale digitale sia per la vendita che, ormai, per la produzione e la distribuzione.

So what? Certainly the number of Italian publishers that have moved in the field of digital publishing are still few, but the real value of eBooks is self-publishing, that is, the possibility for the authors themselves to publish, to let distribute and sell their works. In fact, I’m not talking about emerging writers who may be willing to publish what they have written for free to make themselves known, but well-established authors who write for a living and that, therefore, beyond all the controversy over digital rights, need to receive compensation for their work if they want to continue doing so.

For example, today it is not that difficult to get published an essay or a novel, if you are good, but it is extremely difficult to "place" a short story or even an anthology. For this reason, short stories are an ideal product for digital publishing: in fact, they are short, so they are a good test to see if we like it or not an author; furthermore you can charge very little a work in electronic form, and they are fit for the development of series focusing on one or more characters, which readers are very fond of. It is also worth considering that while many foreign authors are translated in Italy, relatively few Italian authors are translated and published abroad. Two reasons: first because the offering of titles in English language is already relevant, and a native writer is advantaged with respect a translated author, even if a good one; secondly, because foreign publishers translate only those works that have sold many copies, while a large part of Italian quality publishing is funded on small publishers who have very limited runs, just a few thousand copies per year. Often the success of a book in Italy is not linked to the quality of the content but is due to the activity of advertisement by the publisher and especially to the distribution.

In fact, distribution is the success key factor for a book and this also applies to digital publishing. Many people think that the biggest obstacle for authors is to publish their works, but in reality the key is distribution. In the world of digital publishing the “big ones” are just Amazon and Apple, and here lies the problem. Apple, at the time of this writing, does not allow the publication of Italian authors unless they are resident in the United States and in any case, only on the American iBookstore, which means that hardly an Italian reader can download them, since it is not that easy to have an account on the U.S. iBookstore if you have an Italian credit card. Similarly, most Apple’s aggregators will not accept works in Italian language, and in any case they would not publish them on the Italian iBookstore. The same is true of Amazon: although it has recently opened a site in Italy, Amazon.it, eBooks are not yet sold through it, and in any case it is not possible for an Italian writer to publish his/her own works on the Kindle platform.

So far, the only chance to access the iBookstore for an Italian author — only the American one, anyway — had been Lulu.com. Recently, however, also Lulu has decided to no longer offer this service and so the Italian authors will have to wait until it will be given them the opportunity to be known, even if it’s not clear by whom. Meanwhile, the production in English is invading Italy, another blow to the Italian literature that now threatens to disappear from the world scene, more and more linked to the digital channel as far as sales are concerned, and now for production and distribution too.

Commenti (12) a «No eBooks»

  1. utente anonimo ha detto:

    Non ho capito il senso di questo:

    "… e gli italiani che possiedono uno smartphone, un tablet PC o un laptop per leggere eBook sono la maggioranza."

    Per tutto il resto il discorso è pienamente condivisibile. Si tratta di colonialismo culturale mediato dal mercato. Le traduzioni costano, gestire un sistema multilingua costa e l'inglese lo capisce (o lo dovrebbe capire) gran parte della popolazione mondiale.

    Attualmente conosco pochissimi siti che siano veramente multilingua e nessuno che sia veramente multiculturale.

    Basta pensare a parole come "settaggi" "quotare" ed altre amenità totalmente inutili e ridondanti per capire come ormai l'italiano è destinato semplicemente a sparire… fra cento anni parleremo una delle ennesime varianti dell'inglese…

    V.

  2. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    Quella frase vuol semplicemente dire che gli italiani che possiedono una periferica per scaricare e leggere pubblicazioni digitali non sono pochi, anzi, in un Paese come l'Italia dove questo genere di oggetti tecnologici vanno per la maggiore, quasi ognuno di noi potrebbe avere sempre con sé la propria libreria digitale. I testi digitali infatti hanno un senso solo se sono usufruibili tramite apposite periferiche, facili da portarsi dietro. Difficilmente uno si scarica un ebook per leggerlo sul PC di casa e tuttavia neanche su un portatile. Ho appena scaricato il mio ultimo racconto su iPhone e per quanto lo schermo non sia quello di un iPad, la gestione dei caratteri e delle pagine è tale da renderne la lettura piacevole più di quanto io stesso pensassi.

  3. utente anonimo ha detto:

    Scusami Dario se sono franco, ma mi sembra una "protesta" del tutto campata in aria e priva di una reale conoscenza del settore.

    Primo: Apple non ha libri italiani perché non ancora aperto iBookstore in Italia – come del resto non ha ancora fatto in vari paesi d'Europa. Il motivo non ha nulla a che fare con dietrologie sugli autori italiani o sull'arretratezza dei lettori, ma semplicemente a una valutazione della situazione del mercato, che qui è ancora in fase di avvio e quindi di difficile interpretazione. Ritardi del genere Apple li ha avuti anche per aprire il negozio di musica, quello dei film (arrivato anni dopo quello USA) e quello delle serie TV (che ancora non c'è). Se ci si ricorda di queste cose il ritardo dell'iBookstore italiano appare del tutto ovvio e prevedibile.

    Secondo: nulla impedisce di vendere ebook in italiano su Amazon USA; tant'è che ce n'è a bizzeffe. A differenza di iBookstore – dove per comprare sul negozio USA devi avere una carta di credito USA, quindi è tutt'altro che semplice – comprarli è facile anche se un po' più costoso per via del meccanismo di "consegna" telefonico di Amazon. Amazon.it non vende ancora ebook come non li vende nessun Amazon al mondo fatta accezione per quelli USA e UK.

    Dopo di che, guardarsi intorno non fa male: ci sono decine di negozi in Italia che vendono ebook, da quelli grossi come IBS e BOL a quelli nuovi come Biblet di Telecom a quelli di gente che si occupa di ebook da una vita come Simplicissimus e BookRepublic. Dire che in Italia non si possa pubblicare e vendere un ebook è del tutto insostenibile.

    S*
    (Silvio Sosio, editore di Delos Books con una settantina di ebook pubblicati e in vendita in Italia)

  4. utente anonimo ha detto:

    Però da qui a dire che sono la maggioranza ne corre… 🙂

    Gli italiani hanno tanti telefonini/telefonini intelligenti/computer portatili e qualsivoglia tipo di periferica, ma da qui a dire che sono utenti, fosse anche potenziali, dell'e-book ce ne corre.

    V.

  5. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    @Silvio che dice «Apple non ha libri italiani perché non ancora aperto iBookstore in Italia»

    In realtà l'iBookstore lo ha aperto tant'è che ti puoi scaricare libri come "La Favorita del Mahdi" di Emilio Salgari. In quanto al mercato, se non si alimenta non cresce di certo. Iniziamo a dare la possibilità agli autori italiani di pubblicare le proprie opere e poi vediamo se è poi così scarso. Quello che invece penso è che in Italia si voglia mantenere il mercato in mano agli editori e si ha paura delle autopubblicazioni a pagamento da parte degli autori, esattamente come le Major hanno visto nella vendita diretta di brani musicali da parte degli autori una minaccia al loro profitto. Insomma, una questione di lobby.

    Non mi stupirebbe se Apple sia stata invitata a desistere a riguardo o quantomeno a ritardare tale possibilità qui in Italia.

  6. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    @Silvio che ha detto «nulla impedisce di vendere ebook in italiano su Amazon USA»

    Se vai a vedere come funziona il meccanismo di autopubblicazione su Amazon USA vedrai che è piuttosto complesso per non US Resident perché le royalties vengono pagate su una banca USA e hai bisogno di un codice TIN (cosa che peraltro io ho ma per altri motivi).

  7. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    @Sosio che ha detto «ci sono decine di negozi in Italia che vendono ebook, da quelli grossi come IBS e BOL a quelli nuovi come Biblet di Telecom a quelli di gente che si occupa di ebook da una vita come Simplicissimus e BookRepublic»

    Non mi risulta che IBS o BOL abbiano un programma di pubblicazione e distribuzione di eBook che non passi per un editore… Siamo nell'epoca del web 2.0 e la creazione e distribuzione di contenuti direttamente in rete è il vero punto centrale di una rivoluzione che inevitabilmente colpirà anche l'Italia, nonostante i tentativi di frenarla… A quel punto sarà davvero solo il lettore a giudicare la qualità di un opera e non i media o i telegiornali che pubblicizzano un autore piuttosto che un altro, sedicenti critici letterari o altro. Solo i lettori.

  8. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    @V. che dice «ma da qui a dire che sono utenti, fosse anche potenziali, dell'e-book ce ne corre.»

    Potenziali in quanto tecnicamente dotati, potenziali in quanto giovani e appartenenti alle generazioni Y e Z, potenziali in quanto le nuove generazioni grazie al cielo leggono più delle precedenti e vivono in Europa con la testa, se non nel mondo, non in Italia.

  9. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    @Silvio Comunque ho dato un'occhiata a Simplicissimus e a Narcissus e direi che finora sembra l'opzione più interessante, soprattutto dopo che Lulu si è tirata indietro. Sembrano seri e mi piacerebbe avere il tuo parere a riguardo. resta il fatto che su device come quelle per Kindle o l'iPad, il meccanismo porta gli utenti a usare il caricamento nativo dell'ePub dai rispettivi store e quindi canali come IBS o BOL sono comunque penalizzati.

  10. utente anonimo ha detto:

    L'iBookstore italiano al momento contiene solo roba fuori diritti. È un "placeholder". Non contiene libri in vendita.

    Che gli editori abbiano "paura" dell'autopubblicazione degli autori, ti assicuro, è un pericolo che non esiste. L'unica cosa di cui possono aver paura gli editori è che i negozi di ebook si riempiano di fuffa autopubblicata rendendo più difficile la ricerca dei libri "veri". Questo è l'unico pericolo.

    Per gli autori piccoli o esordienti l'autopubblicazione in ebook è quella che è sempre stata l'autopubblicazione in stampa: l'ultimo rimedio dell'autore che non riesce a trovare un editore. Per questo uno store che si riempia di queste cose inevitabilmente perde immagine. Senza controparte, perché quel genere di libri fanno numeri meno che trascurabili.

    S*

  11. utente anonimo ha detto:

    Dici: "Potenziali in quanto tecnicamente dotati, potenziali in quanto giovani e appartenenti alle generazioni Y e Z, potenziali in quanto le nuove generazioni grazie al cielo leggono più delle precedenti e vivono in Europa con la testa, se non nel mondo, non in Italia."

    e spero che tu abbia ragione…

    V.

  12. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    @Silvio dice che «Per gli autori piccoli o esordienti l'autopubblicazione in ebook è quella che è sempre stata l'autopubblicazione in stampa: l'ultimo rimedio dell'autore che non riesce a trovare un editore.»

    Non sono d'accordo su questa affermazione, non perché non sia vera ma perché è solo una parte della verità. Quello che voglio dire è che rispetto all'autopubblicazione cartacea, la pubblicazione di opere digitali in rete non è tanto una forma di pubblicazione quanto una forma di distribuzione e in questo riprende lo stesso schema che abbiamo già visto con la musica.

    All'inizio erano solo piccoli gruppi semisconosciuti a mettere i propri brani in vendita in rete, poi si è capito il potenziale anche perché la gente era stufa di comprare un disco con 20 brani quando gliene interessavano solo quattro e soprattutto di pagare cifre esorbitanti che solo in minima parte andavano all'autore. 

    Con i libri succederà lo stesso. Ora sono pionieri ed esordienti ad autopubblicare e vendere le loro opere in rete, ma presto ci saranno anche grandi autori, anche perché l'opera costa meno, spesso è possibile leggerne un'anteprima gratuita e soprattutto taglia fuori una serie di intermediari nella distribuzione che spesso oggi decidono cosa debba essere venduto e cosa no.

    Mentre gli editori saranno ancora utili, soprattutto per quello che riguarda l'aspetto della rifinitura dell'opera e del miglioramento della sua qualità (ma il mercato dei servizi si aprirà anche a indipendenti), la distribuzione sarà primariamente in rete e direttamente sugli ebook reader dei lettori, che saranno finalmente unici arbitri del successo o insuccesso di un'opera.

    IMHO

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