Cuneo di Damocle



Durante la campagna elettorale, Prodi affermò che se fosse diventato Capo del Governo, una delle prime iniziative che avrebbe preso, sarebbe stata quella di «abbassare il cuneo fiscale di 5 punti». Ma cos’è questo cuneo fiscale e che significa abbassarlo di 5 punti? So rispondere solo alla prima domanda, e ora vi spiego perché.

Il cuneo fiscale non è altro la differenza fra il costo che un imprenditore paga per un singolo dipendente e lo stipendio netto di quello stesso lavoratore. Come si sa, oltre che pagare uno stipendio lordo a un lavoratore, un imprenditore è obbligato a pagare una serie di oneri aggiuntivi, di cui il principale è rappresentato dai contributi previdenziali. In Italia il cuneo fiscale è del 42,7%, contro il 37,8% rappresentato dalla media europea. Non siamo in cima alla classifica, ma siamo comunque 4,9 punti sopra la media.

In pratica, se lo stipendio di un lavoratore è 100, assumendo che il cuneo fiscale si ripartisca uniformemente fra le due parti, cosa che in genere non succede, il costo del lavoro è di poco più che 127 a fronte dei quasi 73 che rappresentano lo stipendio netto.

Abbassare di 5 punti il cuneo fiscale vorrebbe quindi dire portarlo, almeno in Italia, al 37,7%, ovvero sotto la media europea. Ma la differenza a chi va? E qui arriviamo al punto, ovvero del perché non so rispondere alla seconda domanda. Se infatti la riduzione dovesse essere spartita in parti uguali fra imprenditore e lavoratore, quest’ultimo si ritroverebbe in busta paga un 2,5% del costo del lavoro in più. Ad esempio, per uno stipendio di 1600 euro lordi al mese, questo corrisponderebbe a passare da 1.165,67 a 1.228,34 euro di stipendio netto, con un incremento di 62,67 euro al mese, ovvero del 5% del salario netto iniziale. Per il singolo lavoratore non è un granché, ma l’equivalente risparmio per l’imprenditore potrebbe essere significativo su grandi numeri. Ovviamente verrebbero ad essere privilegiate le medie e grandi aziende, ovvero quelle con un elevato numero di dipendenti. Per le piccole imprese il risparmio sarebbe comunque limitato. In Italia il 94% delle imprese ha meno di 9 addetti. La media è di 4,7, con un salario medio appunto di 1533 euro. Il risparmio annuo complessivo per il piccolo imprenditore sarebbe quindi di 3.386,68 euro, decisamente poco significativo.

Se tuttavia l’intero ammontare della riduzione fosse gestito dal solo imprenditore, il lavoratore non ne avrebbe alcun vantaggio, salvo nel caso che quest’ultimo decidesse comunque di dirottare parte della cifra risparmiata sotto forma di aumento di stipendio. Si tratterebbe comunque di poche decine di euro al mese. Per le grandi imprese, tuttavia, il vantaggio sarebbe notevole. C’è infatti da considerare il fatto che molte aziende, soprattutto quelle manifatturiere, non pagano di tasca propria buona parte del cuneo fiscale, ma lo riversano sulle spalle del consumatore, calcolando il prezzo dei prodotti comunque in base al costo del lavoro. In pratica, in molti casi, il cuneo fiscale lo paghiamo noi. Anche qui, avuta la possibilità di gestire quei 5 punti percentuali, non è detto che l’impresa li utilizzerebbe per ridurre i prezzi dei prodotti. Dipenderebbe dal tipo di prodotti e dal tipo di mercato.

Infine, c’è da tener presente come gran parte del cuneo fiscale siano contributi previdenziali. Da dove si ricaverebbe la riduzione? Sarà possibile farlo senza intaccare tali contributi in un sistema pensionistico che va già a pezzi? Sinceramente non lo so, ma è proprio questo il punto: quando un leader politico fa affermazioni come quelle che ha fatto Prodi, ovvero le fa a tutti, pubblicamente, dovrebbe spiegare chiaramente di cosa sta parlando, ovvero cosa vuole ridurre, come lo vuole ridurre, a chi andrebbero i benefici e perché, altrimenti rischia di diventare un messaggio ad uso e consumo dei soli addetti ai lavori, senza contare che così come stanno le cose oggi, tale riduzione sembra un tentativo abbastanza esplicito di guadagnarsi le simpatie delle grandi imprese senza favorire né le piccole, né tantomeno i lavoratori.

Non c’è poi da stupirsi se la controproposta di cancellare l’ICI per la prima casa abbia guadagnato tanti consensi, tanto che lo stesso centrosinistra sta valutando quantomeno una riduzione. Sicuramente è più semplice da comprendere e sicuramente interessa molte più persone, soprattutto nella fascia medio-bassa. Che poi sia possibile senza contropartita è un’altra cosa, ma quanti sono in grado di valutare anche tutte le implicazioni della proposta di Prodi? Alla fine, la vera assente è ancora una volta l’informazione, che si è limitata a fare da cassa di risonanza alle affermazioni dei due leader, senza spiegare cosa esse potessero realmente significare.

Commenti (2) a «Cuneo di Damocle»

  1. theobserver ha detto:

    Ho ercato di capire sta cosa del cuneo fiscale e, devo dire, anche io ho qualche dubbio. Mi pareva di aver capito che per il lavoratore ci sarebbe stata una riduzione della pressione fiscale…nel senso che ad un dipendente non verrranno più fatte quelle onerose decurtazioni dello stipendio…ho capito bene o no?

  2. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    Sì e no… il problema non è mai veramente COSA con i politici, ma COME. Ti faccio un esempio: se io affermo di aumentarti lo stipendio riducendo un certo onere, tu magari ti sentirai soddisfatto. Ma se poi l’aumento per te è di €50, per coprirlo per tutti i lavoratori devo fare una manovra da 10 milioni di euro e per trovare quei milioni aumento l’IVA dal 4% al 20% sui libri, se sei uno che legge finisce che alla fine ci perdi tu. E nel migliore dei casi disincetivo a leggere anche quei pochi che in Italia lo fanno.

    È solo un esempio, beninteso, ma fa capire come una soluzione vada valutata in tutte le sue implicazioni e soprattutto a livello quantitativo.

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