Un Grillo nella Rete



È comico, è divertente, è simpatico, urla come un ossesso e se la prende con tutti, ma, soprattutto, con i potenti, con quelli che contano, e per questo piace. Come potrebbe non piacere? È Beppe Grillo, il comico genovese che già da alcuni anni, dai palcoscenici di tutta Italia, è approdato nella Rete dove ha pubblicato un blog fra i più letti e più commentati in Italia.

Ma quello di Grillo è veramente un blog? E lui è veramente un blogger?

Tecnicamente sì, almeno per quanto riguarda la prima domanda. Quello di Grillo è un blog, o almeno ne ha tutte le caratteristiche funzionali: ci sono gli articoli, i commenti, i feed, i trackback e un po’ tutti quegli elementi che caratterizzano buona parte dei blog. Se però andiamo a vedere più a fondo, ci rendiamo conto che quello di Beppe Grillo somiglia più a una rivista in rete che a un vero blog, perché nonostante ognuno possa commentare i vari articoli pubblicati da lui, o più precisamente dalla sua Redazione, si tratta di un canale di comunicazione sostanzialmente unidirezionale.

E qui ci agganciamo alla seconda domanda. Un blogger, soprattutto uno che fa informazione, non è semplicemente uno che pubblica degli articoli, ma uno che si mette in gioco, che si confronta con coloro che quegli articoli hanno deciso di commentare. Legge i commenti, risponde, trae dagli stessi nuovi spunti di discussione, insomma, comunica. Non scrive solamente: legge, ascolta gli altri! Qualcuno a questo punto potrebbe dire: «Ma povero Beppe! Lui è uno famoso, fa mille cose. Come potrebbe leggere tutti i commenti che gli scrivono sul suo blog?». Beh, ma è proprio questo il punto: un vero blogger lo fa. Prendiamo Pino Scaccia: lui è un giornalista e non certo uno di quelli di secondo piano. Non è neppure un giornalista da scivania perché non lo vedi un attimo fermo: ora è in Indonesia, domani in Polonia, dopodomani in Inghilterra o in Medio Oriente. Non sta fermo un secondo. Eppure lui li legge i commenti che scrivono sugli articoli che pubblica sulla Torre di Babele, e risponde, si confronta, si mette in discussione. Pino Scaccia è un vero blogger, oltre ad essere un ottimo giornalista. Grillo no.

Grillo non lo trovi a commentare sui blog degli altri, non lo vedi rispondere alle critiche che riceve: lui è sempre e solo sul palcoscenico, perché è un animale da palcoscenico, un istrione, uno che dice alla gente ciò che la gente vuole sentire e, nel fare questo, affronta problemi molto seri spesso con superficialità e mancanza di conscenza. Certo, dice anche tante cose giuste e, soprattutto, riprende duramente coloro che per ruolo dovrebbero risolvere i problemi del nostro Paese e che, per incompetenza, malafede o interesse, non lo fanno. Ma una cosa è dire la verità, una cosa è risolvere un problema.

È facile ad esempio dire che se i governi utilizzassero i soldi che spendono in armamenti al fine di risolvere problemi come la fame nel mondo, probabilmente ci riuscirebbero, ma non è certo dicendolo che le guerre cesseranno, né che la fame nel mondo sarà debellata. Non perché non si debbano dire le cose, ma perché c’è ben altro da dire e sfiorare il problema con belle frasi a effetto serve solo a sé stessi e non agli altri. Se vogliamo discutere di un problema, facciamolo seriamente, e diciamo veramente quelle cose che nessuno ha il coraggio di dire, scaviamo a fondo, oppure evitiamo di portare in Rete le chiacchiere da bar.

Chiunque può fare le affermazioni che fa Grillo e di fatto, in Rete, sono migliaia i blog dove si trovano gli stessi discorsi, le stesse accuse, le stesse presunte soluzioni. Eppure loro, di visitatori, non ne hanno neanche un decimo del buon Beppe nazionale. Come mai? E come mai ci sono centinaia di blog che affrontano le stesse tematiche ben più seriamente di quanto faccia il comico genovesee che al massimo possono sperare in una decina di visite al giorno e mezza dozzina di commenti? Spesso si tratta di gente competente, di addetti ai lavori nei quali si può assolutamente riporre fiducia e che dedicano una parte del proprio tempo, senza alcun ritorno personale, per spiegare con parole semplici e in modo non tecnico perché tante cose non funzionino nel nostro Paese e come potrebbero essere risolte. Ma loro non sono Grillo, non sono mai apparsi in TV, se non, al massimo, in qualche trasmissione specializzata o in terza serata e, soprattutto, dicono quello che si dovrebbe dire e non quello che la gente vorrebbe sentire.

Commenti (17) a «Un Grillo nella Rete»

  1. gentas ha detto:

    Concordo su tutto. Solo una piccola precisazione: l’ordine di grandezza del numero di commenti che passano sulla Torre e` ben diverso da quello di Grillo. Credo sia piu` unico che raro vedere post che raggiungano il centinaio di commenti sulla Torre; da Grillo si arriva spesso al migliaio. Se Pino avesse un tale traffico qualche volta risponderebbe anche, ma non con la stessa frequenza (leggersi un centinaio di commenti alla volta e provare a rispondere a qualcuno richiede certo molto tempo).

    Con questo condivido comunque la tua affermazione che Pino e` vero blogger e Grillo usa Internet come userebbe il palcoscenico. Eppure sento che in qualche modo c’e` bisogno di entrambi, in Rete. Se non altro leggere il blog di Grillo non costa niente 🙂

  2. albatroferito ha detto:

    Pienamente d’accordo con Gentas.

  3. latorredibabele ha detto:

    beh, che dire? grazie, almeno la fatica e’ ripagata

  4. MisterCanada ha detto:

    In effetti da questo punto di vista non l’avevo mai vista. Fin dall’inizio comunque avevo i miei dubbi su come Grillo avesse impostato il suo blog. Magari pero per molti suoi lettori e’ stato il loro primo approccio al mondo del blog e grazie a Grillo hanno poi esplorato e trovato “LaTorreDiBabelele” oppure questo di blog.

  5. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    Gentas, sono d’accordo che se Pino avesse migliaia di commenti non potrebbe leggerli tutti (nessuno di noi potrebbe), ma credo che un’occhiata ogni tanto la darebbe lo stesso e comunque lui sui blog degli altri ci va.

    Pino è un giornalista di quelli veri, che stanno sul campo, che amano il proprio mestiere e quindi vede nei blog un’ulteriore opportunità di capire, imparare, comprendere ciò che lo circonda. Per Grillo, come per molti politici, ad esempio, il blog è solo uno strumento, un canale di comunicazione in più.

    Sia chiaro: va bene così. Ognuno nella Rete ha il diritto di fare ciò che vuole, o almeno è ancora così, per fortuna. Volevo solo evidenziare una differenza che ritengo importante, fare cioè un po’ di chiarezza. Poi, sia , inteso, anche quando non condivido ciò che Beppe dice, e a volte succede, massimo rispetto per lui.

  6. LiborioButera ha detto:

    Grillo è vero dice cose ovvie e sensazionalistiche, non prospetta una soluzione se non nel fare propaganda per una parte politica. Il suo blog, secondo me, è diventato veicolo commerciale e pubblicitario, per i suoi spettacoli.

    Da quando lo ha creato testate come il Corriere si sono interessate alle sue parole, che come hai sottolineato sono scritte da altri, che gli hanno ridato quella notorietà che la televisione gli aveva tolto.

    Dite che lo rivedremo presto in TV?

  7. atrus ha detto:

    La definizione di diario, che sia pubblico o privato, è quella appunto di una comunicazione a senso unico. Il commento è un extra, gradevole, che estende appunto la comunicazione e permette un rilancio da parte del lettore, ma lo scrittore non ha alcun obbligo civile o morale di rispondere ai commenti: è il suo diario, non quello dei lettori…

  8. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    Atrus, questo è vero per un diario, appunto, ma un blog, come un sito, è un oggetto che si presta a diversi utilizzi. In particolare blog come quello di Grillo hanno un carattere informativo, non certo di diario. Quindi vanno paragonati ad altri blog con caratteristiche simili, come quello appunto di Scaccia. Poi ci sono blog di poesie, di fotografie, di recensioni e via dicendo. Ogni tipologia ha caratteristiche ben precise.

    In particolare, i blog di informazione si differenziano dalle testate giornalistiche in rete PROPRIO perché l’autore degli articoli si confronta direttamente con i suoi lettori. Inoltre i blogger sono una vera e propria comunità. Un blogger non scrive solo, ma legge e commenta i blog degli altri, cosa che Grillo non fa. Non intendo dire che sia un crimine: è una sua scelta. Ma NON è un blogger, e il suo NON è un vero blog: è una rivista in rete. Anche i giornali, con i forum, permettono infatti ai visitatori di commentare gli articoli, ma poi la discussione si restringe a chi commenta, senza coinvolgere l’autore dell’articolo. C’è una bella differenza fra farsi commentare e esser parte proattiva del dibattito.

  9. gentas ha detto:

    C’è da dire un’altra cosa: il fatto che Grillo sia seguito molto e che ripeta cose che anche altri dicono, non è forse (anche) un bene? Ricordiamoci di tutta quella gente che vive solo di TV analogica terrestre, e anche volendo fatica a trovare voci che, come Grillo, sappiano mettere “la pulce nell’orecchio”.

    Internet costa meno di un abbonamento a SKY, ed ha una copertura migliore del digitale terrestre. Costa probabilmente anche meno che comprare il giornale tutti i giorni, e quanti giornali si trovano in rete! Come dice MisterCanada, meglio entrare in rete e trovarsi Grillo piuttosto che accendere la TV e trovarsi … (riempite voi lo spazio). Ovviamente è bene non fermarsi lì, né pensare che Grillo sia “il blog” per antonomasia.

  10. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    Il fatto è che Grillo per lo più dice cosa non va, ma raramente propone qualcosa per risolvere i problemi. le proposte che fa, quando le fa, in genere rivelano un’analisi NON approfondita del problema, il che è ESATTAMENTE quello che fanno la maggior parte dei politici: (1) dicono che una certa cosa non va, (2) dicono che la colpa è sempre degli altri, (3) tirano fuori soluzioni che sono più slogan per le masse che modi fattibili di fissare i problemi.

    Ovviamente non ho potuto valutarle tutte, le sue proposte, ma quelle che ho analizzato nei settori che conosco bene, si sono rilevate TUTTE le classiche soluzioni da bar, quelle in cui tutti sono CT e tutti sanno come far vincere la squadra. Il che non mi fa ben pensare delle altre.

  11. atrus ha detto:

    Un blogger non scrive e basta? E chi l’ha detto? C’è una legge?

    La comunità, la “blogosfera”, il doversi commentare e linkare a vicenda sono tutti extra che girano attorno al fenomeno blog ma non sono necessari allo stesso. Sono anzi tra le cose che mi fanno più ridere, come se un blog fosse tale solo in funzione alle sue relazioni con gli altri e non di per sé stesso.

    Un blog/weblog è tale se è un sito web che permette al prossessore di inserire ‘articoli’ in maniera ordinata come un log, un diario di bordo, indipendentemente dal contenuto degli stessi; commenti, categorie, tag, trackbak, link, blogroll, cazzate varie sono tutti accessori di cui, tecnicamente, un blog potrebbe fare anche senza.

  12. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    Questo è vero solo da un punto di vista tecnico, ma non c’è bisogno di un blog per fare un diario: basta un sito. Di diari in rete ce n’erano anche prima che inventassero i blog. In realtà, la blogsfera è un sistema sociale, di relazioni e interazioni ben precise che va analizzato da molti punti di vista, quello tecnologico essendo forse il meno importante. Qualcosa di simile era già avvenuto con i gruppi di discussione e le chat, soprattutto quelle multiutente, ma non aveva raggiunto le dimensioni della blogsfera. Vedere nel blog sono uno strumento è come vedere nella televisione solo un elettrodomestico. L’analisi dell’impatto sociale della tecnologia nelle relazioni umane è forse oggi uno dei campi più affascinanti della sociologia.

  13. atrus ha detto:

    Quindi anch’io che ho un blog ma della blogosfera non me ne importa una fava in realtà non sono un blogger? Fico.

  14. noantri ha detto:

    Aggiungo anche io il mio “pienamente d’accordo”. D’accordo sul fatto che il blog di Grillo è più o meno insopportabile da quando è entrato in odor di santità; concordo sul fatto che è Scaccia l’unico vero blogger dotato di celebrità che esista sulla Rete; concordo che meglio un Grillo in rete che una Vespa in tv.

    [Ste]

  15. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    Bella domanda, atrus. Basta avere un blog per essere un blogger? Forse sì. Forse basta. Certamente basta a te. A me, no, specialmente se il blog pretende, come quello di Grillo, di diventare un punto di riferimento per l’opinione pubblica.

  16. mistikfuture ha detto:

    c è poco da dire già dal titolo del tuo blog avevo capito che attiri la gente con delle provocazioni dire che beppe grillo tratta argomenti e scandali con superficialità è dire una semplice cazzata…forse dovresti renderti conto che uno come beppe grillo conosciuto in tutto il mondo deve farsi capire dal maggior numero possibile di persone nn ci sono solo intellettuali in Italia che carpiscono gli argomenti da lui trattati c è gente che nn ha neanche la licenza media e che vorrebbe capire x quale cazzo di motivo questi uomini di potere fanno quello che fanno…i tuoi amici intellettuali che trattavano questi argomenti si sono preoccupati di questo nn credo proprio saranno lì che ostentano la loro cultura fregandosene della massa…questa è la verità di fondo stampatelo in testa chiunque tu sia…il suo successo se lo merita a pieni voti Grillo è incontestabile

    Misty

  17. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    Mistikfuture, nessuno è incontestabile. I miti sono pericolosi, perché portano la gente a non pensare. Grillo dice tante cose giuste, ma ne dice anche di sbagliate, o propone soluzioni che sembrano belle in teoria, ma non sono applicabili. Basti pensare al mito dell’idrogeno per le auto che, come forse saprai, essendo vettore energetico e non fonte di energia, non risolve realmente il problema dell’inquinamento ma lo trasferisce dalle città alle campagne. Non ci sono verità di fondo, ma cose su cui si può discutere, nel rispetto reciproco. Stiamo attenti a fare le rivoluzioni, perché a tagliar teste si finisce come in quella Francese: prima cadono quelle dei rivoluzionari e poi ci si ritrova una dittatura.

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