Harry Potter: una lezione di vita



Spesso mi trovo a leggere critiche molto dure sulla saga di Harry Potter, così come a discuterne in modo anche acceso con chi sostiene che si tratti di una storia diseducativa. Io sono di parere opposto. Non solo ritengo che Harry Potter sia fortemente educativo per i ragazzi, ma che lo sia molto di più di quella falsa educazione buonista e stereotipata che questa società spesso sostiene e alimenta.

Tanto per cominciare Harry Potter insegna ai ragazzi che la vita è ingiusta, e che per quanto si lotti e si cerchi di rimanere onesti, continuerà ad esserlo. La saga di Harry Potter parla di amicizia, di amore, di giustizia, di coraggio e di fedeltà, ma non lo fa come Tolkien, che idealizza questi sentimenti e li associa perennemente al Bene in lotta contro il Male. Sia chiaro, non è una critica al grande scrittore, ma semplicemente il voler evidenziare una differenza sostanziale. I libri di Tolkien sono libri in cui l’etica, la morale, svolgono un ruolo centrale, di guida. Non per nulla egli si ispirò, fra gli altri, alla Bibbia. La Rowling invece punta sulla nuda verità, quella che fa male, che non cerca di nascondere la realtà ma l’affronta per quanto dolorosa.

In Harry Potter, gelosia, insofferenza, invidia, odio, ignavia, fallibilità, appartengono ai buoni quanto ai cattivi, inclusi lo stesso protagonista e i suoi amici. Persino lo stesso Silente ci tiene a ribadire che anche lui può sbagliare, e in effetti commette più di un errore di valutazione, così come fa la McGranitt. Non parliamo poi dei vari Ministri della Magia che si succedono nei sei romanzi attualmente pubblicati. Lì, il concetto di Ingiustizia raggiunge il suo apice, soprattutto con l’imprigionamento di tanti innocenti accusati di essere Mangiamorte solo per dimostrare all’opinione pubblica che qualcuno sta facendo qualcosa.

Cosa dire poi dell’amicizia fra Harry, Ron ed Hermione? Credo che quella dell’amicizia dei tre ragazzi sia una vera e propria avventura nell’avventura. Essa dimostra come le relazioni fra le persone, anche le più intense, anzi, spesso proprio quelle, passino immancabilmente attraverso varie fasi durante le quali amore, odio, gelosia, invidia, fiducia, si mescolano in un turbinio di sentimenti nei quali incomprensioni e atti di straordinario altruismo esplodono improvvisamente senza alcun senso apparente. Nulla è dato per scontato, nulla dura per sempre, nulla che si rompe non può essere aggiustato, eppure non è più lo stesso. Grande maestra, la Rowling. Non deve aver avuto una vita semplice, certo non una vita caratterizzata dalle ipocrisie e dai modelli dei benpensanti, di quelli, appunto, troppo pronti a criticarla.

La scrittrice è estremamente cruda e realistica nel presentare il mondo ai ragazzi. Rompe quei paradigni che spesso gli adulti cercano di imporre ai bambini e che affermano che i grandi sono più saggi, più maturi e, soprattutto, dicono sempre la verità. E quindi mette in difficoltà i genitori, soprattutto quelli che pretendono rispetto per il solo fatto di essere tali, non per esserselo guadagnato. Ecco perché piace ai ragazzi: perché vi riconoscono il loro mondo, quel mondo che non corrisponde a quello che i grandi cercano di far passare per reale, quel mondo che possono osservare ogni giorno, senza filtri, senza tabù.

La verità, infatti, è che gli adulti mentono, spesso e non sempre a ragione, che fanno i capricci, che dimostrano comportamenti immaturi ed egoistici, che non sanno imparare dall’esperienza più di quanto lo sappiano fare i giovani e che non sono né più né meno affidabili dei bambini. La verità è che spesso sono i cattivi a vincere, gli ipocriti, gli egoisti, non i buoni, gli onesti, i puri di cuore. La verità è che spesso il crimine paga e l’onestà no. La verità è che la sofferenza esiste, la morte esiste, e non ci sono bacchette magiche che ti riportano indietro, neanche nel mondo della magia. Ed è questa la lezione più grande: persino là dove tutto è magia e tutto sembra possibile, dove tutto sembra un sogno e una favola da vivere ogni giorno, ritroviamo tutti i difetti, i limiti, gli ostacoli, l’impotenza che c’è in questo mondo di meraviglie tecnologiche. Il mondo di Harry Potter è un mondo di discriminazioni e razzismi, da una parte e dall’altra, di meschinità, di incomprensioni, dove si litiga fra amici e ci si odia fra ex-amanti, dove la vita è sempre pronta a punirti per qualcosa che non hai fatto e a premiarti per qualcosa che non hai meritato.

C’è tuttavia, nei libri della Rowling, un’altra verità: quella per cui non importa se la vita è ingiusta, non importa se il bene non sempre trionfa e se la morte e la sofferenza non hanno pietà neanche dei bambini, anzi, sono proprio loro molto spesso a pagare, perché comunque non si deve essere onesti solo perché saremo ricompensati, come vogliono molte ideologie e religioni, ma per noi stessi, per il rispetto della nostra dignità di esseri umani. Questa verità è rappresentata dalla figura di Silente, mentore tutt’altro che perfetto di Harry Potter, ma talmente consapevole di tale imperfezione da essere il più saggio fra tutti i personaggi dei sei romanzi. La fiducia di Silente per Piton, quella di Harry per il suo maestro, tanto da definirsi uomo di Silente, ci dicono che comunque dobbiamo fare una scelta, anzi, più di una, e che se la facciamo, dobbiamo farla per noi stessi, non perché qualcuno ce lo riconoscerà. Ecco perché esiste Voldemort: esso rappresenta il vero Male, che non è la cattiveria che alberga in ogni cuore, anche il più puro, non sono i sentimenti negativi, perché quelli esistono in tutti noi. Il vero Male è la rinuncia a essere ciò che siamo, a ciò che potremmo essere e soprattutto a sognare e a perseguire i principi in cui crediamo.

Questo insegna la Rowling. Ecco perche la saga di Harry Potter è un vera e propria lezione di vita. Ecco perché la ritengo molto educativa, ma in un modo che non piace né potrà mai piacere a chi ha sempre usato i principi e l’educazione come strumento per proteggere interessi ed egoismi. Essa è troppo sottile per costoro, e poi fa pensare, evidenzia i difetti della nostra società alla radice, e quindi è rivoluzionaria. Non sia mai che i nostri figli conoscano la verità, perché potrebbero costringere anche noi a confrontarci con essa.

Commenti (11) a «Harry Potter: una lezione di vita»

  1. atrus ha detto:

    Storco un po’ il naso nel leggere che Tolkien non sarebbe ispirato “alla nuda verità che fa male” e avrebbe tinteggiato solo un astrattissimo Bene contro Male, soprattutto alla luce di personaggi tipo Gollum, Boromir, Saruman, Thorin e Smaug, o di certe perdite incolmabili come quella di Frodo e degli Elfi.

    La differenza maggiore credo sia che l’occhio attraverso cui si vede la storia è quello di Harry e dei suoi amici, ossia giovani in crescita, mentre sia i personaggi che i ‘narratori’ in Tolkien sono figure generalmente già più mature e sagge… il che non vuol dire che non sbaglino, non litighino e non soffrano, solo che non lo fanno come un 12enne.

  2. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    Non intendevo dire che Tolkien non sia profondo, ma che si rifà a un ideale che è quello cavalleresco dell’eroe dal cuore nobile, qual è in effetti Frodo, capace di resistere addirittura alla tentazione del Male, a quell’anello capace di tentare persino gli elfi. Io amo tantissimo Tolkien che ho letto la prima volta nel 1974, ben prima che diventasse famoso in Italia. Ma TUTTI i personaggi del Signore degli Anelli, che è forse l’opera principale del grande scrittore, hanno un posto nella storia dalla parte del Bene o dalla parte del Male. Per quanto scusabili, giustificabili, perdonabili, persino Gollum e Boromir, l’uno comunque destinato a rimanere schiavo del suo desiderio, tanto da morire per esso, l’altro che muore, sì, ma per aver saputo comunque reagire, per quanto debole, e così riscattarsi.

  3. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    Rispondo a SalazarSerpeverde che, su uno dei tanti forum su Harry Potter, dice, riguardo al mio articolo:

    Scusate ma trovo veramente assurdo definire una storia educativa o diseducativa, a questo punto direi che la realtà è diseducativa. L’educazione, secondo me prescinde da libri, TV, film, ecc. ma va affidata ai genitori. Questo articolo mi trova profondamente in disaccordo, perchè secondo me parte da presupposti sbagliati.

    Caro SalazarSerpeverde,

    parto dal punto 2 perché è il più semplice. Quello che tu dici è vero, soprattutto quando il bambino è piccolo, ma man mano che cresce entrano in gioco altri elementi che contribuiscono al nostro diventare adulti. Innanzi tutto la scuola, ch eprende sempre di più il posto dei genitori nell’insegnare ALCUNI aspetti dell’educazione, come quella civica, ad esempio. Questo NON è sbagliato, perché il bambino deve imparare ad allontanarsi sempre di più dai genitori, a dipendere sempre di meno da essi nelle decisioni, pur mantenendo forte, ci si auspica, il legame affettivo. Alla scuola si sostituiscono sempre più le esperienze, l’informazione, i giornali, i libri, la televisione e in ultima analisi la VITA. La realtà non è diseducativa, ma ci aiuta ad educare noi stessi. Infatti l’ultimo maestro della nostra educazione siamo proprio noi, perché non potremmo mai educare a nostra volta dei figli se non fossimo capaci di farlo a noi stessi. Il buon genitore è colui che non dice cosa è giusto, ma che fa vedere ai propri figli che è coerente fra ciò che crede e ciò che fa. Noi non possiamo dire ai nostri figli cosa è giusto o sbagliato, ma solo cosa NOI crediamo sia giusto o sbagliato. C’è una differenza fondamentale. Starà poi a loro decidere se e quali dei nostri valori saranno anche i loro, o se se ne dovranno creare di nuovi. Vivranno in un mondo diverso dal nostro e quindi hanno diritto a fare questa scelta.

    E veniamo al punto 1, più difficile, perché presuppone che sia chiaro il concetto di educazione. Questo concetto è legato fortemente a quello di etica, o se preferite di morale, dato che ha alle basi l’accetazione di una scala di valori. L’etica è diversa da cultura a cultura, da geografia a geografia, da periodo storico a periodo storico. Oggi noi consideriamo giusti principi considerati sbagliati in passato e viceversa. I libri che li sostenevano sarebbero giudicati diseducativi, come i nostri sarebbero stati forse messi al rogo un tempo. Accettato il fatto quindi che per educativo si intenda «ciò che oggi, nella nostra cultura e in questo Paese» è considerato giusto, un libro può essere tale quando sostiene tali valori. Harry Potter è a mio avviso educativo perché sostiene i valori dell’amicizia, dell’amore, della fiducia, NON strumentalizzandoli come fanno ideologie e religioni, ma ribadendoli senza mitizzarli, senza far credere che essere buoni paga, che alla fine esiste una giustizia, che l’amore e l’amicizia sono per sempre. Fa prender atto ai ragazzi di quella che è la realtà e poi dice: se scegli il Bene, lo fai a tuo rischio e percolo e senza che questo implichi che un giorno sarai ricompensato. Lo fai cioè perché hai deciso di fare «la cosa giusta». E’ una tua scelta e te ne assumi completamente la responsabilità.

  4. atrus ha detto:

    Il ragionamento non mi torna: anche in HP ogni personaggio, per quanto ‘oscillante’, alla fine parteggia per il bene o per il male (senza maiuscole, non siamo mica manichei).

    E Frodo, che definisci come eroe nobile che resiste al male… alla fine invece non resiste, e l’Anello vince su di lui.

    La realtà di HP è forse più “contemporanea” sia nel setting che nel metodo narrativo, ma non è più cruda o vera di quella Tolkieniana.

  5. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    Atrus, hai ragione a dire che Frodo alla fine crolla, ma se ricordi bene l’inizio della saga, grandi eroi sono crollati ben prima di lui all’influenza dell’anello. Lui lo ha portato per mesi senza mai cedere e ne ha passate di tutti i colori. Alla fine, Tolkien usa Gollum per il suo atto finale per far capire la verità contenuta nelle parole di Gandalf quando protegge Gollum: il suo ruolo in quella storia NON era finito.

    Quello ch eintendevo dire è che in Tolkien il bene e il male coincidono con il Bene e il Male, mentre in HP, il bene e il male sono una parte di ognuno di noi, a differenza del Bene e del Male che rappresentano una scelta che alla fine dobbiamo fare.

    Prendi Pito: è invidioso, scontroso, vendicativo, ha mille caratteristiche negative, e quindi in lui c’è molto male, ma probabilmente, nonostante quello che succede nel sesto volume (non menziono per chi non l’avesse ancora letto), egli ha scelto il Bene, o almeno la mia impressione è che, contrariamente alle apparenze, tale sia stata la sua scelta.

  6. booklog ha detto:

    Interessante commento e punto di vista.

    Sarebbe interessante sapere quanti, al mondo, non abbiano letto HP!!

    Sarei curiosa di sapere cosa pensi dei vari personaggi, per es di Hermione, quella che preferisco.

  7. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    Bella domanda. Sinceramente trovo che tutti gli adolescenti della Rowling siano un pochino tadivi nelle relazioni affettive rispetto quella che è la media della generazione moderna. Mi domando quanto appartenga in realtà alla generazione della stessa autrice. D’altra parte in HP non ci sono cellulari e DVD, per cui credo che il periodo storico sia quello dell’adolescenza della Rowling. Ora che ci penso, ma in che epoca è ambientato HP???

  8. atrus ha detto:

    In Tolkien il bene e il male coincidono con il Bene e il Male

    Forse non ci comprendiamo, perché questa è la visione che io vedo in HP: non esseri umani fallaci e in bilico tra bene e male (senza maiuscole) come in Tolkien, ma personaggi buoni che saranno sempre buoni a prescindere dai loro errori e litigi, e personaggi che saranno sempre cattivi perché non posso redimersi. Le eccezioni notevoli come Piton e Black spiccano proprio perché sono l’eccezione alla regola, e non il tipico personaggio della Rowling.

    Da quel che ho capito, ma potrei sbagliare, quello che elogi di HP è che in esso c’è una morale atea, che quindi giustifica (ma non condona) il male e la crudeltà come qualcosa di naturale.

    Allora è chiaro che, se per te questo è un pregio, Tolkien risulterà sempre carente da questo punto di vista, ma con lui ogni scrittore religioso che crede nell’assenza di un male naturale e che invece pensa che gli unici mali e ingiustizie che abbiamo nella vita vengano solo da altri uomini e non da un “disegno di ingiustizia” a cui non si può sfuggire.

  9. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    Io amo Tolkien, e rispetto le religioni come una delle forme filosofiche più interessanti prodotte dall’uomo. Tuttavia critico l’ipocrisia e la strumentalizzazione di certi principi, soprattutto nei confronti dei bambini, e NON mi riferisco certo a Tolkien, ma alla NOSTRA società.

    Mi spiego con un esempio. Io ho sempre detto alla mia bambina: «non partire dal presupposto che tutto quello che ti dicono i grandi sia vero, incluso papà».

    Quand’ero piccolo io, molti genitori presentavano un mondo dicotomico in cui i grandi erano maturi, saggi, buoni, intelligenti, mentre i bambini erano capricciosi, immaturi, combinavano sempre tanti guai e non capivano niente. Molti genitori, purtroppo, ancora ragionano così. Crescendo, i bambini imparavano a loro spese quanto ipocrita fossero quelle affermazioni. HP insegna ai bambini com’è il mondo in cui si apprestano ad entrare, senza false promesse o inutili speranze, ma al tempo stesso insegna loro a sperare e sognare.

  10. 2001 ha detto:

    Dario,

    che tu fossi una persona intelligente me ne ero accorta da un pezzo leggendo quello che scrivi su ICL, ma questa pagina su Harry Potter mi ha lasciato a bocca aperta! E vai, DIGLIELO finalmente! Grande.

    Peccato non aver mai visitato il tuo blog prima. Se scopro che non sei di destra ti linko subito.

  11. LoScaffale ha detto:

    Ciao Dario, post interessante, come sempre. Sul punto avevo scritto qualche riga tempo fa, ed in parte spinto dal tuo pezzo sono appena tornato sul tema.

    C:arlo

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