Gatti con le ali



Venerdì 25 novembre, ore 10.00

Telefoniamo all’ufficio «Prenotazioni Merci» dell’Alitalia per prenotare il trasporto di un gattino di tre mesi da Roma a Catania. Il gattino è stato acquistato da una signora di Canicattì che lo verrà a ritirare all’arrivo presso l’aeroporto del capoluogo siciliano. Chiediamo quanto verrà a costare. Circa 40 euro, ci rispondono. Ci dicono anche che dobbiamo essere all’ufficio «Alitalia Cargo» più o meno un paio di ore prima della partenza. Prenotiamo il volo per sabato 10 dicembre alle 13.05.

Sabato 10 dicembre ore 11.10

Arriviamo all’ufficio in questione in perfetto orario. Il gattino è nel suo trasportino. È un po’ nervoso perché è la prima volta che esce di casa. È un cucciolo tenerissimo, un esotico color crema, una piccola palla di pelo molto dolce. La famiglia che lo riceverà ha un bambino e siamo sicuri che si innamoreranno immediatamente di lui. Già ci chiamano al cellulare. Hanno telefonato all’aeroporto, a quanto han detto loro, l’ufficio merci chiuderà alle 14.00 a meno che non ricevano conferma da parte di Roma della spedizione del gattino, il cui arrivo è previsto alle 14.05.

Ci rechiamo allo sportello con il micino, sempre piuttosto nervoso. Cerco di calmarlo e in parte ci riesco: un paio di coccole, una carezza, ed ecco che pian piano si tranquillizza. Ehi, siamo qui noi, non ti preoccupare. Intanto la mia compagna sta facendo il biglietto. Dall’altra parte la solita scarsa cortesia di chi sembra sia lì solo per farti un favore. Cominciamo bene, mi dico. Intanto il prezzo del biglietto è di ben 68 euro. Da dove siano sbucati fuori gli altri 28 non si sa. Incassiamo il colpo e spieghiamo all’addetto che sarebbe importante confermassero subito la spedizione a Catania, perché altrimenti chiudono l’ufficio, ma ci viene risposto che loro non danno alcuna conferma: non è compito loro. Intanto non riusciamo a metterci in contatto con la destinataria del gattino. Niente. Probabilmente sono in viaggio per l’aeroporto: forse ci sono delle gallerie sulla strada da Canicattì a Catania. Comunque, all’emissione del biglietto ci viene confermato che Catania è stata avvertita. E meno male!

Nel frattempo ci viene consegnata un’edichetta adesiva da attaccare sul trasportino. Potete poggiarlo lì, ci fanno. «Lì» sarebbe il pavimento di un capannone dove sono accatastati qua è là vari colli. Non so perché, ma ho una strana sensazione. Sarà che mi ha infastidito il comportamento dell’impiegato allo sportello, sarà il mio solito sesto senso per i guai, ma decido di rimanere fintanto che qualcuno non verrà a prelevare il trasportino. Nel frattempo continuo a fare le coccole al micetto.

Dopo circa 45 minuti ancora non è arrivato nessuno. Per l’impiegato allo sportello sembra si sia diventati di colpo invisibili: ci ignora totalmente. Spazientita, la mia compagna entra nel capannone e chiede a uno spedizioniere quando hanno intenzione di prelevare il trasportino. Finalmente, opportunamente sollecitati, arriva qualcuno. Ci raccomandiamo di fare attenzione, perché il gattino ha solo tre mesi, lo consegnamo con un tantinello di preoccupazione — brutta cosa il sesto senso — e quindi, torniamo a casa.

Passano un paio d’ore quando alle 14.30 ci chiamano dall’ufficio Alitalia di Roma: il gattino non è partito, è rimasto a terra. Si sono praticamente dimenticati di caricarlo sull’aeromobile. La mia compagna telefona allora subito agli acquirenti che il gattino non sarebbe arrivato, perché loro ancora non ne sapevano nulla, nonostante l’orario di atterraggio fosse già trascorso da almeno 15 minuti. A questo punto — sono le 14.45 — quelli dell’ufficio merci ci suggeriscono di chiamare l’assistenza clienti, ma ci avvertono anche che per farlo è meglio aspettare le 15. Sapete, ci fanno, c’è il cambio turno… Strano modo di effettuarlo — penso — con quelli del turno precedente che se ne vanno prima che arrivi quello successivo.

Intanto c’è il problema che il micino non ha lasciato Roma. Che fare? Dov’è ora? In effetti è ancora lì, nell’area «animali vivi in transito». Nessuna spiegazione sul fatto che non sia partito e tanto meno scuse. Evidentemente deve capitare spesso, visto che la cosa non sembra sorprenderli per niente.

Ovviamente chiediamo che il micetto ci venga riportato subito a casa. Niente da fare. Se vuole se lo venga a prendere, altrimenti non si preoccupi: ce lo teniamo un paio di giorni qui nell’area apposita. C’è una persona che si occuperà di lui: è previsto persino ben un pasto al giorno. Evidentemente non sanno come un gattino di quella età debba mangiare almeno quattro volte al giorno, senza contare l’impatto psicologico: rimanere due giorni chiuso in un trasportino senza un minimo di affetto e di compagnia! Roba da denuncia alla Protezione Animali! Così la mia compagna prende la macchina e torna a prendero.

In effetti il volo successivo sarebbe partito un’ora dopo: solo che a Catania si sono rifiutati di accettare la spedizione perchè il loro ufficio merci al sabato pomerigio è chiuso! A questo punto non resta che spedire il micetto con il volo delle 7.55 del giorno dopo. Svegliataccia domenicale, sigh. Ovviamente chiariamo che non ci pensiamo neppure ad arrivare con due ore di anticipo. Iniziano i negoziati. Alla fine arriviamo a un compromesso: un’ora. Inutile dire quanto il contrattempo abbia penalizzato anche la signora che doveva ricevere il micetto e che si è fatta inutilmente oltre 2 ore di macchina per arrivare a Catania.

Domenica 11 dicembre, ore 6.55

Arrivo all’ufficio merci, consegnato il micetto per la seconda volta, fatta la faccia cattiva, per quel che serve. Tanto l’impiegato non è più lo stesso. Inutile prendersela con lui. Finalmente il gattino parte. Il marito della nuova proprietaria è già in viaggio per Catania. Alle 10.20 il volo atterra; alle 11.00 viene consegnato ai proprietari e finalmente all’una e mezza il micetto è nella nuova casa; alle 14.00 ronfa tranquillamente spaparanzato sul letto matrimoniale. Missione compiuta.

Resta ancora una ciliegina da mettere sulla torta: sabato, a Catania, era arrivata la busta accompagnatoria del gatto, contenete il libretto sanitario. Chi aveva caricato la busta a bordo aveva una «lettera di trasporto aereo nazionale» in cui c’era scritto in caratteri maiuscoli «GATTO VIVO». Il giorno successivo, all’arrivo del gattino, hanno fatto fatica a ritrovare la busta con il libretto sanitario: in un primo tempo quelli di Catania hanno persino negato di averla ricevuta.

Resta una triste considerazione: ormai sono alcuni anni che l’Alitalia tira avanti alla bene meglio sempre sull’orlo del fallimento. Non c’è da stupirsene, per come trattano i clienti e per il livello di disservizio che costantemente questa azienda dimostra di avere. Chissà, forse sarebbe il caso di chiuderla definitivamente e dalle sue ceneri costruire un’azienda più seria, più efficiente e soprattutto veramente centrata sul cliente.

Commenti (1) a «Gatti con le ali»

  1. cortesconta ha detto:

    effettivamente se in italia ci fosse veramente il libero commercio alitalia, enel, telecom, trenitalia sarebberò già lontani ricordi di un vecchio capitalismo che speriamo scompaia presto

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