Ridere fa bene, seriamente!



In un recente editoriale Khalid Chaouki, direttore del portale Musulmani d’Italia, attacca lo sketch della comica Rosalia Porcaro della trasmissione «Zelig» che rappresenta una donna talebana. Secondo Chaouki

…la Porcaro non fa altro che ripetere lo stereotipo della donna musulmana totalmente schiavizzata dal marito o dall’uomo di turno. Una performance ripetitiva e per niente divertente che offende migliaia di donne musulmane che vivono in Italia da tanti anni e si sentono pienamente emancipate e sicuramente contro il modello “talebano”.

Questa polemica mi ricorda molto quella che si scatenò qualche tempo fa quando venne trasmessa per la prima volta negli Stati Uniti la serie televisiva «I Soprano», che riprende il classico stereotipo dell’italiano mafioso. Allora furono gli italo-americani a protestare offesi, e non solo loro.

Ad esempio, il Reverendo Andrew Greeley scrisse al «Chicago Sun Times» nel 2002 una lettera molto dura della quale riporto l’inizio:

HBO’s Sunday night soap opera "The Sopranos" is "The Godfather" every week, only with more gratuitous nudity, more filthy language and — what’s really important to its success — much more brutal violence. It’s also an insult to Italian Americans!

TRADUZIONE IN ITALIANO

La soap opera "I Soprano", trasmessa la domenica sera dalla rete televisiva HBO, si presenta come una riproposta settimanale di una brutta copia de "Il Padrino" caratterizzata da scene del tutto gratuite di nudo, linguaggio osceno e, cosa fondamentale per il suo successo, molta più brutale violenza. Inoltre è un insulto per tutti gli italo-americani!

Ho visto qualche puntata de "I Soprano" e sinceramente non mi sento particolarmente offeso. Ovviamente non mi riconosco in quello stereotipo ma riconosco che, come tutti gli stereotipi, è comunque basato su un certo tipo di italo-americano che una volta è esistito e presenta alcuni di quei difetti che a volte si possono riscontrare ancora in noi italiani. Lo stesso credo di poter dire delle scenette della Porcaro. Se fossi una donna musulmana emancipata non mi sentirei per nulla offesa dal personaggio della comica napoletana.

Innanzi tutto perché comunque presenta un tipo di donna che — purtroppo — ancora esiste in molti Paesi musulmani, e rifiutarsi di riconoscerlo credo che non sia giusto. Non è nascondendo i problemi che questi scompaiono. Anche in Italia, in certe regioni meridionali, se parli di Mafia o Camorra ancora oggi c’è chi dice «che non esiste». Ho potuto constatarlo di persona. Inoltre affrontare un problema con una vena di umorismo ci aiuta a sdrammatizzare. Impariamo a non prenderci troppo sul serio.

In secondo luogo perché l’umorismo è per sua natura il prendere in giro senza tabù né rispetto i nostri difetti, i nostri vizi, persino le nostre virtù. Nulla è sacro per un umorista e così dev’essere. Certo, l’umorismo si basa spesso su stereotipi, anzi, spesso li crea, ma è perché l’umorista non attacca questo o quel personaggio, come invece fa la satira, ma ci ricorda semplicemente che per quanto importanti, seri e maturi siamo, in noi c’è sempre anche qualcosa di buffo sulla quale vale la pena di scherzare. E per fortuna che è così.

Non dobbiamo quindi offenderci se a volte si scherza su questioni che ci toccano. È umano, naturalmente, ma riuscire a ridere di noi stessi è salutare. Fa bene al cuore. In questo una lezione di vita ce la danno gli ebrei che spesso e volentieri prendono in giro loro stessi e le loro caratteristiche. E proprio a riguardo, vorrei ricordare fra tutti lo splendido, esilarante e toccante «Train de vie», oppure «La vita è bella» di Benigni sui campi di concentramento nazisti. Riuscire a fare un film comico e allo stesso tempo serio sull’Olocausto è stata una grande dimostrazione di umanità da parte del comico toscano.

Commenti (8) a «Ridere fa bene, seriamente!»

  1. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    Un ultimo spunto di riflessione: vi ricordate quel comico e quell’uomo eccezionale che era Troisi? Non ho mai conosciuto un napoletano che si sentisse offeso dai personaggi che interpretava. Questo è saper ridere di se stessi, questa è civiltà.

  2. utente anonimo ha detto:

    1. Il guitto Benigni non prende in giro i giudei, senno’ col cavolo che gli facevano fare il film. Che poi La Vita e’ bella sia un film comico piuttosto che una melensa riproposizione del mito dei 6-milioni etc, e’ cosa molto soggettiva.

    2. Il grande e compianto Troisi, casomai cercava di abbattere gli stereotipi sui napoletani.

  3. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    Veramente “La vita è bella” mi serviva come esempio di come si possa scherzare anche sulle tragedie senza scadere nel cattivo gusto. Per quanto riguarda gli ebrei io mi riferivo allo splendido e divertente “Train de vie”. In quanto a Troisi, più che abbattere gli stereotipi, cercava di dar loro un carattere più umano e meno da macchietta, a mio avviso. Ma ovviamente è solo la mia opinione.

  4. utente anonimo ha detto:

    MARISA

    Ciao Dario, è sempre un piacere leggerti 🙂 condivido pienamente il tuo articolo anche se, con un pizzico di amarezza devo ammettere che certi comici (Edoardo De Filippo, Sordi, Manfredi,Giannini, Vitti ecc…), senza alcuna satira ma con esaltante ironica italianità, nella “Commedia Italiana” ci hanno rappresentati per quello che siamo veramente purtroppo… Un popolo fantasioso, brillante, buonista ma non buono Dario :)quindi, molto ma molto ipocrita… Ricordo il commento di un regista inglese scomparso (non ricordo il nome)ricordo solo che era su una carrozzina che in un’intervista disse: “Gli italiani, brava gente ma con la vita complicata” e mi sembra, che non ci siano dubbi…Comunque, al di la di ogni considerazione, io sono orgogliosa di essere italiana 🙂 Colgo l’occasione per augurarti una serena Pasqua che sia all’insegna del sorriso e splendente :)) Ciao Dario a presto.

  5. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    Ciao Marisa, e grazie per gli auguri. Purtroppo ancora non so se passerò questa Pasqua con la mia bambina o no. Come al solito lo saprò all’ultimo momento. Pazienza, ci sono abituato, ormai.

    Sabato sono stato intervistato da SKY TG24 sulla questione dell’affidamento condiviso. Continuo a lottare, anche se chi NON vuole questa legge ha già preparato oltre 270 emendamenti per vanificarla del tutto.

    Intanto un’altro papà si è ucciso, stavolta assieme al figlioletto di sette mesi. Ovviamente l’ennesima tragedia ignorata. E avvocati e magistrati continuano a fare convegni per dimostrare che è meglio lasciare tutto com’è.

    Non capiscono che se questa volta la legge non cambia la situazione precipiterà. Cosa vogliono? Che un padre disperato entri in un tribunale e inizi a sparare a destra e a manca? Perché se non si fa qualcosa per questa disperazione prima o poi succederà. Purtroppo è una facile previsione. Non tutti hanno la forza di stringere i denti e lottare secondo le regole. Alcuni si uccidono, altri uccidono se stessi e la famiglia, qualcuno prima o poi farà una strage. Di chi sarà allora la colpa? Si dirà che era un pazzo? Che non stava bene con la testa? Non ci vuole molto a far impazzire le persone se le si tocca negli affetti più profondi. Il fatto è che a morire, finora, sono stati solo dei poveri disgraziati, madri, padri e soprattutto bambini, tanti bambini. Se fosse morto anche un solo avvocato o un magistrato le cose avrebbero avuto un altro rilievo. Speriamo proprio che non si arrivi a tanto. Chi come me ha provato la disperazione sa cosa significa, sa quanto sia difficile controllare il desiderio di far saltare in aria il mondo. Un mondo che avrebbe bisogno di un po’ più di serenità, meno interessi economici e più attenzione ai sentimenti.

    Io la mia scelta l’ho fatta, sto lottando secondo le regole, anche quando ho il cuore a pezzi, ma se anche questa volta quelli che si sono arricchiti sulla pelle dei nostri figli l’avranno vinta, temo che qualcuno possa perdere la testa. La tensione è diventata troppo alta, anche se dai media non si vede.

    Speriamo bene. Nel frattempo lancio un augurio di buona Pasqua a tutti quei genitori che NON potranno passare queste festività con i loro figli a causa di una legge stupida e di una giustizia iniqua.

  6. utente anonimo ha detto:

    Ciao Dario,come sempre metti tanto calore e passione nelle tue risposte 🙂 grazie è per me di grande stimolo. Per il momento non commento oltre questa risposta, devo riflettere Dario, perchè comunque la si voglia leggere questa nostra legge, a mio parere, non mette troppi vincoli se non quelli dovuti a questioni monetarie che giuro, io proprio non sopporto…Mi riprometto di sviscerare con te questo dialogo non fosse altro perchè sono impegnata in prima linea alla difesa dei minori, mi occupo di minori in carcere ovviamente e delle madri con bambini in carcere….Ma ne parleremo… Ora, voglio solo che tu sia sereno :)) un abbraccio a presto Marisa

  7. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    Grazie Marisa. Bambini in carcere con le madri. È una cosa che mi ha sempre colpito molto. Una di quelle situazione nelle quali sembra che qualunque scelta si faccia si perda. È terribile pensare che un bambino debba vivere in prigione ed è altrettanto terribile pensare che si possa separarlo dalla madre.

    Per quanto riguarda “questa nostra legge”, a quale ti riferisci? A quella attuale dell’affidamento esclusivo? Se è così mi sembra strano che tu possa affermare che non pone troppi vincoli. Proprio sabato un papà separato ha iniziato davanti al Colosseo uno sciopero della fame e della sete che durerà fino al 24 marzo perché sono nove anni che non vede suo figlio.

    A lui il figlio è stato tolto e non aveva commesso né crimini né violenze. E tutto questo perché la sottrazione di minore da parte del genitore affidatario non è sanzionata. Difficile affermare di fronte a tutto ciò che non ci sono troppi vincoli, non credi?

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