Denuncia la sua ex per abusi sul figlio



Articolo pubblicato su SOS Infanzia:

Vittorio Veneto, 12 Dicembre 2004

Questa non è la solita storia di un bambino conteso. A prima vista potrebbe sembrarlo: due conviventi decidono di avere un figlio, ma un paio d’anni dopo lei si stanca e nell’agosto 2003 si trasferisce al suo paese, in provincia di Pordenone, portando con sé Maurizio (ma è un nome di fantasia) che ha solo tre anni. Inizia un penoso tira e molla, fatto di inutili tentativi di riconciliazione da parte di lui ed estenuanti trattative per rivedere il bambino. Come spesso accade, il Tribunale dei Minori affida il piccolo alla madre in considerazione della tenera età. Nel frattempo il padre e la nonna di Maurizio si accorgono che qualcosa non va: quando riescono a vederlo lo trovano dimagrito, notano che si addormenta in pieno giorno «come se fosse sedato», ma soprattutto si accorgono che ha sviluppato un rifiuto categorico della madre, che manifesta in tutte le occasioni. Quando lo sentono al telefono, le urla di lei gli impediscono di parlare, la linea cade improvvisamente, oppure il bambino piange e implora il padre di venirlo a prendere. Quelle rare volte che trascorre qualche giorno nella casa paterna, Maurizio manifesta atteggiamenti relativi alla sfera sessuale quantomeno preoccupanti in un bambino di tre anni. E alla richiesta di spiegazioni il piccolo risponde invariabilmente: «La mamma vuole così».

Nonna e papà cominciano allora a indagare sul passato della donna: interrogano i suoi vicini di casa, scovano persino l’ex marito. Non vorrebbe essere coinvolto, ma quando gli sottopongono le registrazioni audio e video riguardanti il bambino, si convince e rilascia una testimonianza firmata. Ne emerge un quadro sconfortante: «Che si trattasse di una persona indolente lo sapevamo — racconta la nonna con un fil di voce — ma non potevamo immaginare quel che abbiamo scoperto da chi l’ha conosciuta». Ad aggravare i sospetti interviene la relazione scritta dai servizi sociali del paese di lei inviata al Tribunale dei Minori, dove si legge ancora di comportamenti strani del bambino e del suo rifiuto di vivere con la madre.

La donna viene quindi denunciata dall’ex convivente per atti di violenza sessuale commessi sul figlio e il caso affidato allo studio legale Nardari di Treviso. Dalla testimonianza di un conoscente, firmata e allegata agli atti giudiziari, risulta che la madre del bambino «svolgeva attività di entraineuse» in un club ben specificato del pordenonese «accompagnandosi ai clienti in atteggiamenti inequivocabili».

In attesa di vederci chiaro, il Tribunale affida Maurizio ai servizi sociali di Vittorio Veneto, imponendo che la madre possa vederlo tre volte alla settimana. Il bambino si trasferisce allora in casa del papà e lo scorso settembre comincia a frequentare una scuola materna. Passano neanche due mesi e i servizi sociali di Vittorio scrivono al Tribunale dicendo in sostanza: non possiamo seguire la vicenda, anche perché il bambino non risiede in città ma a San Michele, e non siamo in grado di garantire i tre incontri settimanali madre-figlio. A questo punto il Tribunale autorizza la madre a riprendersi il bambino con l’aiuto dei Carabinieri: «Sono andato a prenderlo all’asilo e mio figlio non c’era più» racconta il papà. «E come se non bastasse, da allora — sono ormai passate tre settimane — la mia ex non mi permette di vederlo».

Incredula l’avvocatessa Nerea Nardari: «Il Tribunale ne aveva deciso l’affidamento ai servizi sociali di Vittorio in attesa di chiarire la fondatezza delle accuse di violenza sessuale. Ma adesso, senza che si sia chiarito nulla, senza che sia intervenuto alcun fatto nuovo, si torna ad affidarlo alla madre».

La nonna non ha più occhi per piangere: «Maurizio si fidava di noi: quando si rifiutava di andare all’asilo per paura di non tornare più, continuavamo a ripetergli che nessuno poteva portarlo via, che c’eravamo noi a vigilare su di lui. Ora che non ci vede e non ci sente da settimane penserà che lo abbiamo abbandonato». La battaglia continuerà al Tribunale dei Minori di Venezia: l’udienza è stata fissata per giovedì prossimo.

Cinzia Berardi

Ancora una volta un Tribunale affida un bambino alla madre solo perché donna, ignorando le ripetute violenze nei confronti del minore. Anche se la vicenda dovesse finire felicemente con l’affidamento del bambino al papà, i magistrati che si sono resi responsabili di quella che a tutti gli effetti è una forma di violenza, rimarranno al loro posto aspettando la prossima “vittima”. Quando finirà tutto questo? Perché le istituzioni non intervengono?

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