Ma è davvero necessario continuare a crescere?



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Immaginate di vivere in un Paese dove tutti, ma proprio tutti, abbiano una casa, magari nulla di eclatante ma proporzionata alle esigenze della loro famiglia. Immaginate che in quello stesso Paese ognuno, uomini e donne, abbia un lavoro con una buona retribuzione, anche qui nulla di stratosferico ma sufficiente a garantire una vita dignitosa, due pasti al giorno, una vacanza di 15 giorni d’estate, qualche piccolo svago come la palestra o un corso di pittura. Nessun eccesso, nessuna pazzia, nessuna villa con piscina o panfilo in qualche porto, al massimo il barbeque per farsi una grigliata nel fine settimana con gli amici.


Nella stessa barca
[Vignetta di Vincenzo Cardona Albini]

Ci vorreste vivere in un paese simile? Diciamo di sì…

Ora immaginate che tutto ciò rimanga stabile, ovvero che nessuno diventi molto più ricco o molto più povero. Magari chi è più bravo, chi merita di più, avrà qualcosa in più degli altri, ma solo perché sta dando di più degli altri alla società, un “di più” concreto, misurabile, valutabile. Non quindi un appiattimento verso il basso ma una vita dignitosa per tutti più l’opportunità per i più bravi di avere di più, sempre tuttavia in proporzione alle loro qualità e al loro contributo alla società.

Ci vorreste ancora vivere in un paese simile? Diciamo di nuovo di sì…

Ebbene, siete coscienti che un Paese del genere potrebbe avere una crescita praticamente uguale a zero? Non a due cifre e neppure a una, ma piatta, davvero piatta, o al più con quella crescita minima associabile all’incremento demografico, per evitare che diventi un Paese di vecchi. Ovviamente sarebbe un Paese in cui più la vita si allunga, più le persone anziane saranno quelle con un età sempre maggiore e quindi dovranno rimanere produttive più a lungo, ma questo non in un sistema stressante e orientato al successo ad ogni costo, ma in uno nel quale si lavora per la propria soddisfazione e per dare un contributo concreto alla società, garantendosi tuttavia una certa quantità di tempo per relazioni e affetti, famiglia e amici e, perché no, per se stessi.

Si lavora quindi tutti, un po’ meno mensilmente ma un po’ più nell’arco della vita, abbastanza per garantirsi una vita serena e senza troppe preoccupazioni se non quelle che inevitabilmente a volte la vita ci impone. Non sto parlando di un paese utopico in cui nessuno si ammala mai, non si soffre, non ci si tradisce o ci si fa del male o dove la violenza o la criminalità non sia comunque presente. Parlo di un paese possibile dove tuttavia si è deciso di sostituire all’ideale di continua crescita, al misurarci in termini di PIL, tanto per intenderci, altri parametri che magari sono meno orientati ad aumentare in continuazione la nostra ricchezza ma piuttosto a gestirla e distribuirla meglio.

Non parlo neppure di un ideale di appiattimento completo, nel quale il merito non è riconosciuto e l’opportunità di guadagnarsi qualcosa di più viene negata. Semmai il contrario: il singolo può sicuramente crescere, ma sempre in modo proporzionale al suo contributo e quindi in modo sostenibile, ovvero senza per questo impoverire pesantemente qualcun altro. Poi ci sarà sempre chi vorrà fare il furbo e garantirsi tutto ciò senza far nulla, ma un tale comportamento a questo punto verrà ostracizzato e magari punito, perché in una società come quella che ho descritto, ognuno deve fare la sua parte, sennò non funziona.


Prodotto Interno Lordo (PIL)
Felicità Interna Lorda (FIL)
Indice di Benessere Economico Sostenibile (IBES)
Indice di Progresso Effettivo (IPE)
Indice di Sviluppo Umano (ISU)
[Vignetta di Vincenzo Cardona Albini]

Per il resto, completa libertà: vuoi fare il pittore o il musicista? Se sei bravo guadagni e ti mantieni. Vuoi fare l’ingegnere o l’architetto, il ricercatore o il muratore? Nessun problema. Naturalmente, maggiore è la responsabilità e la complessità dell’incarico, maggiore sarà il ritorno economico. Il chirurgo specializzato che fra corso di laurea, specializzazione e tirocinio ha passato 12 anni a studiare e deve mantenersi comunque sempre aggiornato mentre lavora guadagnerà sempre di più di un muratore non specializzato che, per quanto bravo, non ha né le competenze né soprattutto le responsabilità di un medico. Questo senza voler togliere alcuna dignità al lavoro del muratore, a volte vero artista più che semplice operaio.

Quindi non sono in discussione né il libero mercato né il diritto del singolo di scegliere cosa fare della propria vita, ma i principi sui quali fondare un sistema economico solido e sostenibile, cosa che l’attuale non è e lo sta dimostrando. Il problema è infatti fisiologico: non si può pensare seriamente di poter crescere all’infinito in un sistema in cui le risorse non sono illimitate. Man mano che i Paesi Emergenti inizieranno a consumare con gli stessi ritmi e le stesse modalità con le quali consumiamo noi oggi le risorse, queste inizieranno a scarseggiare rapidamente per tutti. Chi potrà, chi è più forte, più ricco e ha più risorse in casa durerà un po’ più degli altri, poi affonderà come il resto del pianeta. Dobbiamo cambiare prima che questo avvenga, perché dopo sarà più difficile riprenderci e avrà costi maggiori, anche in vite umane.

Quello attuale non è l’unico sistema economico possibile: la sua globalità ne sta definendo i limiti, limiti che ha sempre avuto ma che localmente, nelle singole nazioni ricche, si notavano di meno o affatto. Ora siamo arrivati a un punto di non ritorno e dobbiamo decidere se andare avanti lungo la china o fermarci e cambiare atteggiamento. Questo determinerà se la nostra civiltà potrà evolvere oppure se semplicemente collasserà, come è successo in passato a tanti imperi, solo che stavolta il collasso sarà globale e forse segnerà la fine della civiltà come la conosciamo noi.

Commenti (2) a «Ma è davvero necessario continuare a crescere?»

  1. Tom Presotto scrive:

    Sempre pensato che non ha senso parlare di crescita infinita in un pianeta dalle risorse finite. In questo libro “prepariamoci” di L. Mercalli ho trovato tanti interessanti parametri oggettivi che confermano questo modello.

  2. Pierangelo scrive:

    Sono d’accordo su quasi tutto, sicuramente il modello di società occidentale mostra i suoi limiti, che però sono principalmente dovuti alla corruzione/collusione delle persone che ci governano e che hanno dato l’impronta alla nostra società al fine di favorire gli interessi di pochi (loro sostenitori) a scapito di molti sempre più sfruttati.
    Speriamo che si riesca a fermare il mondo e a dargli un’altra direzione, ma potrebbe sembrare un po’ utopico detto così come lo hai esposto nel tuo articolo. Forse le crisi regressive, anche dal punto di vista culturale e civile, servono a mettere tutti di fronte ai veri problemi dell’esistenza (in modo traumatico) e suscitare in tutti un moto di rinascita.

    Pierangelo

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