Equità fiscale



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Il 18 novembre 2011, in una conferenza stampa a Montecitorio, il Presidente del Consiglio Mario Monti ha detto:

Faremo in modo che lo sforzo da fare, fiscale e di ammodernamento, si richieda alle categorie che hanno meno dato fin qui.

Tuttavia, già da alcuni giorni, sembra evidente come fra le misure che entreranno in gioco ci sia la reintroduzione dell’ICI sulla prima casa e un ulteriore aumento dell’IVA. La prima viene considerata un atto dovuto, in quanto la prima casa è tassata nella maggior parte dei Paesi dell’Unione Europea. La seconda sembrerebbe in apparenza equa in quanto colpirebbe tutti in eguale percentuale. Ma è davvero così?

Al di là del fatto che sarebbe meglio evitare di usare l’allineamento con gli altri Paesi come giustificazione di una qualsivoglia decisione, dato che ci si allinea sempre dove fa comodo e mai dove si toccano determinati interessi — tanto per fare un esempio, nella maggior parte dei Paesi europei con i quali spesso ci confrontiamo i servizi pubblici funzionano egregiamente, al contrario di quello che succede da noi — vediamo se è vero che le due tassazioni in questione sono poi così eque.

Iniziamo dalla casa: volenti o nolenti la prima casa non è certo una fonte di reddito, semmai di spese. Inoltre, in Italia, molto spesso la prima casa è l’abitazione di famiglia, passata da una generazione all’altra, soprattutto nei piccoli centri; quindi, indipendentemente dalle dimensioni e dal valore, chi vi abita potrebbe tranquillamente essere pensionato o addirittura disoccupato, ovvero avere un reddito basso o non averlo del tutto: una situazione nella quale si fa fatica a far fronte persino alle spese relative all’abitazione. Anche quando tuttavia la casa la si sia acquistata, magari recentemente, soprattutto chi appartiene alle fasce meno ricche, ha spesso da pagare un mutuo alla banca. Quindi, non solo si andrebbe a pagare una tassa su una rendita del tutto virtuale, ovvero quella catastale, ma in realtà questo pagamento si andrebbe ad aggiungere al già pesante onere di pagare le rate del mutuo con i pesanti interessi che spesso ne derivano. Cosa fare allora? Vogliamo lo stesso reintrodurre l’ICI sulla prima casa? D’accordo, ma allora…

Introduciamo l’ICI sulla prima casa scalando tuttavia dal reddito catastale una percentuale proporzionale al valore del mutuo ancora restante da pagare, interessi compresi, rispetto al valore d’acquisto della casa. Inoltre esentiamo da tale pagamento coloro che hanno un reddito annuo inferiore a una certa somma.

Veniamo ora all’IVA. È evidente che a parità di aumento, l’IVA colpisca molto di più chi è costretto a comprare il necessario che chi è abituato ad acquistare il superfluo. Tanto per chiarirci, il pensionato o la famiglia a basso reddito che per vivere spende praticamente tutta la pensione o lo stipendio e spesso fatica ad arrivare a fine mese, si troverà a non avere più abbastanza soldi per le proprie necessità. Questo spingerà sempre più gente a lavorare in nero o ad accettare condizioni di lavoro discutibili e onerose, straordinari e doppi lavori che finiranno per impattare anche sulla vita quotidiana, ad esempio sui figli. Viceversa, chi entra in un negozio di moda per acquistare un capo firmato o si compra l’ultimo modello di auto o moto di lusso, non noterebbe neppure l’aumento e comunque sarebbe perfettamente in grado di sostenerlo. Se poi non lo fosse, si campa benissimo anche senza capi firmati e auto di lusso. Definiamo quindi un aumento solo per i beni di lusso? C’è un problema: l’articolo 97 del Testo unico comunitario, cioè la direttiva 2006/112/CE, prevede che l’aliquota ordinaria dell’IVA sia una sola, con l’unica opportunità di applicare una o due aliquote ridotte, a beni e servizi indicati in un allegato alla direttiva. Inoltre, l’unicità dell’IVA come aliquota unica e ordinaria è confermata dalla direttiva 2010/88/UE, che ha fissato la misura sino al 31 dicembre 2015, con riserva di provvedere diversamente nell’ambito della riforma del sistema IVA. E allora? Allora…

Introduciamo un’aliquota specifica per i beni di lusso da aggiungere all’IVA ordinaria in modo da portare di fatto l’IVA per tutti i beni di lusso al 25%, senza peraltro entrare in conflitto con le leggi attuali italiane e comunitarie. Quindi stiliamo una lista di tutti i beni ai quali dovrà essere applicata la nuova aliquota.

Se la reintroduzione dell’ICI per la prima casa e l’aumento dell’IVA saranno così applicate, allora avremo una riforma davvero equa, altrimenti sarà la solita presa in giro.

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Commenti (1) a «Equità fiscale»

  1. Anonimo ha detto:

    In realtà, parte degli interessi del mutuo la scarichi dalle tasse (c’è un tetto, ma c’è). Si potrebbe fare il discorso che essendo la casa di mia proprietà solo formalmente (ne ho la disponibilità, ne pagherò le tasse associate, ecc.) in sostanza è ancora della banca, finché non ho chiuso il mutuo.

    Si potrebbe allora ripartire l’ici tra banca e cittadino sulla base della ripartizione del capitale del mutuo in corso. Quest’anno sono arrivato a pagare il 20% del capitale? Allora il 20% dell’ICI la pago io e l’80% lo paga la banca. L’anno prossimo avrò rimborsato il 30% del capitale? Allora il 30% lo pagherò io ed il 70% la banca.

    E così anche le banche, che questo casino hanno causato, pagheranno un po’, invece di essere sempre e comunque quelli che incassano.

    Viridovix.

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