C’è un limite a tutto… anche alla SIAE!



È notizia di pochi giorni fa la decisione da parte della SIAE di chiedere i diritti d’autore anche per tutti i trailer cinematografici che vengono pubblicati in rete. Oggi leggo sull’Espresso una notizia ancora più sconcertante, ovvero che un funzionario della SIAE di Martina Franca ha multato con 205 euro 14 bambini di Chernobyl per violazione del diritto d’autore in quanto stavano tenendo un piccolo spettacolo per ringraziare le famiglie che li avevano ospitati.

Che sia giusto che l’autore di un’opera letteraria, cinematografica, musicale o comunque artistica in genere abbia un ritorno dalla pubblicazione e dall’utilizzo del suo lavoro non si discute: chi lavora ha il diritto di essere pagato. Così come non si discute il fatto che tali autori vengano appunto tutelati al fine di ricevere il giusto compenso per l’utilizzo delle loro opere, seppure sul fatto che di vera tutela si tratti ci sarebbe sì da discutere nel caso della SIAE, dato che non mi risulta che in caso di violazione della legge sul diritto d’autore essa intervenga a patrocinare la parte lesa anche sul piano legale.

Anche su come la SIAE interpreti il diritto d’autore direi che si potrebbe discutere dato che, al di là di quello che è scritto nella legge, la SIAE ha sempre fatto pressioni sul legiferatore affinché essa venisse applicata in modo sempre più restrittivo, portando così a vere e proprie storture liberticide, come nel caso del pagamento di un vero e proprio pizzo alla società in questione sui supporti vergini registrabili solo perché potrebbero essere utilizzati per registrare indebitamente musica e altre opere soggette al pagamento di una certa quota quale compenso per i diritti d’autore.

Ma torniamo ai due casi sopra menzionati. Un trailer non è un’opera cinematografica, bensì uno spot pubblicitario il cui scopo è quello di promuovere l’opera originale, generalmente una pellicola, anche se recentemente sono stati prodotti brevi filmati analoghi ai trailer per pubblicizzare opere letterarie, musicali e teatrali. Ne consegue che il vero interesse dell’autore è che il trailer sia pubblicato e diffuso il più possibile, non certo che la sua distribuzione sia limitata facendo pagare a chi lo pubblica una certa quota. Dunque, la recente richiesta della SIAE non tutela affatto gli autori — anzi, li penalizza — di fatto serve solo per fare entrare nelle casse della stessa SIAE una certa quantità di denaro, dato che comunque questa società di intermediazione guadagna una certa percentuale per ogni diritto di cui raccolga i compensi.

E per quanto riguarda i bambini di Cernobyl? Iniziamo con il dire che sono decenni che in Italia, così come nella maggior parte dei Paesi del mondo, moltissime scuole organizzano uno spettacolo di fine anno nel quale i bambini cantano e ballano anche su musiche per le quali esistano i diritti d’autore. Per quanto mi risulta, la maggior parte di questi spettacoli non prevedono un pagamento alla SIAE, soprattutto nel caso delle scuole elementari e di quelle dei paesi più piccoli. D’altra parte i diritti non sono dovuti quando l’opera è utilizzata a scopo educativo e tali devono essere considerati questi spettacoli, ovvero di carattere formativo. Lo spettacolo dei bambini di Cernobyl può tranquillamente essere fatto ricadere nello stesso ambito, ovvero ha un carattere pedagogico ed educativo, dato che serve a sostenere la forte relazione affettiva che si è creata fra questi sfortunati bambini e le loro famiglie adottive.

É necessario quindi rivedere il ruolo della SIAE e la legge sul diritto d’autore in genere, soprattutto alla luce dello svilupparsi della rete globale.

Un’ultima considerazione: sullo stesso sito della SIAE è scritto che

Non è obbligatorio aderire alla SIAE. L’adesione alla SIAE è libera e volontaria. L’autore può teoricamente decidere di curare direttamente i rapporti con gli utilizzatori per tutelare i propri diritti, ma di fatto l’intermediazione di una organizzazione specializzata e capillare è indispensabile. In Italia, l’attività di intermediazione è riservata dalla legge alla SIAE in via esclusiva. L’autore può comunque scegliere di aderire ad altre Società di autori di Paesi stranieri.

Questo vuol dire che un autore ha il diritto di non aderire alla SIAE. Inoltre, nell’era di Internet, si possono immaginare meccanismi di gestione diretta dei diritti che non richiedano alcuna intermediazione, almeno per determinate opere e formati. Resta il fatto che il vero problema è il monopolio che la SIAE ha in Italia. Se il sistema di intermediazione fosse liberalizzato e tutta una serie di utilizzi e modelli di distribuzione liberalizzati, ci guadagnerebbero sia gli artisti che gli usufruitori dell’opera. Ma in Italia, l’uso di enti da parte dei Ministeri per svolgere attività di controllo in regime di monopolio è pratica consolidata e ci vorranno molti anni e parecchi richiami da parte dell’Unione Europea perché questa cultura liberticida abbia fine.

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