Del metodo scientifico e della falsificabilità



Premessa

Il metodo di Luigi Di Bella per la cura dei tumori basata sull’uso di ormoni e vitamine, quello di Giampaolo Giuliani per prevedere i terremoti in base all’analisi del radon e di altri precursori, la teoria della fusione fredda di Giuliano Preparata, sono solo tre delle tante teorie che hanno monopolizzato l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica italiana negli ultimi decenni.

Tutti e tre questi casi, così come altri in passato, hanno una serie di caratteristiche che li accomunano. Innanzi tutto forniscono una soluzione o una risposta a un problema che la cosiddetta Scienza Ufficiale afferma di non essere ancora in grado di risolvere. Secondo, la soluzione in questione è relativamente semplice da realizzare o comunque richiede l’utilizzo di attrezzature e materiali non sofisticati e quindi anche abbastanza economici, ovvero sono soluzioni “popolari”. Terzo, basano la loro dimostrazione su una serie di statistiche e dati che oggettivamente sembrano essere validi o comunque riflettere l’evidenza sperimentale. Quarto, al momento di essere messi alla prova, non forniscono un protocollo sufficientemente preciso perché possano essere riprodotti da altri ricercatori in laboratori indipendenti e quindi vengono presentati come “discriminati” da una sorta di organismo ipotetico denominato appunto Scienza Ufficiale. Quinto, dopo aver scatenato diversi mesi di polemiche arrivando a coinvolgere anche le istituzioni e dopo aver creato grandi aspettative, svaniscono praticamente nel nulla salvo essere ogni tanto ricordate ma senza grandi clamori. Di fatto, il problema che sembrava essere risolto, permane.

La questione

Sono dunque davvero teorie inconsistenti o no? Esiste realmente un complotto inteso a ostacolare determinate scoperte? E come si fa a capire quando una teoria è scientificamente valida e quando no? Esistono dei criteri applicabili a qualsiasi teoria scientifica?

Consideriamo una serie di evidenze e supponiamo che per ciascuna evidenza sia stata fatta una serie di misurazioni. A questo punto possiamo costruire un modello che spieghi tali dati e che permetta anche di fare alcune previsioni. Supponiamo di verificare queste previsioni e di constatare come esse in effetti si avverino. É sufficiente questo per affermare che un certo modello, ovvero una certa teoria, è valida dal punto di vista scientifico? Probabilmente molti di voi saranno tentati ad affermare che è così. In fondo il modello spiega le osservazioni; non solo, fa previsioni che si sono avverate. Che si può volere di più?

Ebbene, non è così e ce lo spiega il tacchino induttivista. Cosa c’entrano i tacchini adesso? Beh, siamo in periodo festivo e di Cenone, quindi la storia che sto per raccontarvi è assolutamente in tema, direi. Per la cronaca, fu ideata dal grande filosofo, logico e matematico gallese Bertrand Russell. Ma prima apriamo una parentesi, ovvero, vediamo quale differenza esiste fra induzione, deduzione e abduzione.

L’induzione

Parliamo di induzione o metodo induttivo quando cerchiamo di estrapolare una legge universale a partire da un insieme di casi singoli. Spesso si cerca di ottenere per ciascun caso una successione nel tempo dei dati in oggetto a sostegno di una teoria ricavata con questo metodo, ma non è strettamente necessario. Ad esempio, se io tiro una moneta un milione di volte, ci sono buone probabilità che più o meno la metà delle volte esca testa e l’altra metà croce. Da qui posso affermare che la probabilità di ottenere una faccia piuttosto che l’altra della moneta è sostanzialmente la stessa.

Purtroppo questo approccio ha un difetto, ovvero, permette di costruire teorie tanto convincenti quanto assolutamente sbagliate. Ad esempio, io posso affermare che la tigre cammina su quattro zampe, e così l’orso, il cane, il gatto, il topo e via dicendo. D’altra parte io so che tutti questi animali sono mammiferi, per cui ne traggo la legge universale, ovviamente errata, che tutti i mammiferi camminano su quattro zampe. Ora, è chiaro che noi stessi siamo la prova vivente che ci sono mammiferi bipedi, per cui come teoria può sembrare banale, ma in realtà non è così.

Un alieno potrebbe convincersi a tal punto di tale teoria da ritenere che gli umani non siano mammiferi, proprio in quanto bipedi. Non è così assurdo come si possa pensare. Per decenni i Tirannosauri sono stati considerati Carnosauri, ovvero affini agli Allosauri e ad altri dinosauri carnivori, quasi esclusivamente per la loro taglia. Solo recentemente, grazie al ritrovamento di alcuni fossili in Cina, ci si è resi conto che derivano piuttosto dai Celosauri, predatori piumati di piccole o medie dimensioni.

Un modo equivalente di definire l’induzione è che si sta adottando tale metodo quando si ha il passaggio dal particolare all’universale. Tale passaggio viene solitamente ottenuto attraverso un processo incrementale spesso di natura enumerativa. Ad esempio, se vedo un cigno bianco nuotare in uno stagno, dirò che ho visto un cigno e che era bianco. Se poi passa un secondo cigno bianco farò la stessa affermazione e così via finché vedo cigni bianchi. A un certo punto, al centesimo, al duecentesimo, al millesimo cigno bianco sarò portato ad affermare che molto probabilmente tutti i cigni sono bianchi e che dovesse passarne un altro sarebbe bianco pure quello.

Per concludere, possiamo dire che procederemmo per induzione se ragionassimo così:

  1. Tutte le matite che sono sul tavolo sono nere.
  2. Tutte le matite che sono sul tavolo sono state prese dal cassetto del tavolo.
  3. Quindi tutte le matite contenute nel cassetto del tavolo sono nere.

La deduzione

Parliamo invece di deduzione o metodo deduttivo quando ci muoviamo dall’universale al particolare, ovvero raggiungiamo una certa conclusione a partire da una serie di premesse più ampie delle quali quella conclusione è quindi elemento implicito. In pratica, partendo da una serie di postulati, ovvero di affermazioni che si ritengono valide a priori, si arriva, attraverso una sequenza di passaggi logici concatenati, a una qualche specifica conclusione.

Una disciplina tipica basata sul metodo deduttivo è la matematica: partendo da uno o più assiomi, infatti, è possibile arrivare a una specifica conclusione senza bisogno di verificarla a priori. Per esempio, se l’assioma è che la somma degli angoli di un triangolo è 180° — ovvero assumo una geometria euclidea — allora data la conoscenza dell’ampiezza di due dei tre angoli di un triangolo, posso affermare di essere sempre in grado di calcolare quella del terzo.

Per concludere, possiamo dire che procederemmo per deduzione se ragionassimo così:

  1. Tutte le matite contenute nel cassetto del tavolo sono nere.
  2. Tutte le matite che sono sul tavolo sono state prese dal cassetto del tavolo.
  3. Quindi tutte le matite che sono sul tavolo sono nere.

L’abduzione

Parliamo infine di abduzione o metodo abduttivo quando dal confronto fra universale e particolare traiamo come conclusione una conclusione universale. In pratica, formuliamo un’ipotesi più o meno probabile. Come nel caso dell’induzione, non è possibile verificare la validità della conclusione senza l’osservazione sperimentale, al contrario di quanto avviene con la deduzione.

Per concludere, possiamo dire che procederemmo per abduzione se ragionassimo così:

  1. Tutte le matite contenute nel cassetto del tavolo sono nere.
  2. Tutte le matite che sono sul tavolo sono nere.
  3. Quindi tutte le matite che sono sul tavolo sono state prese dal cassetto del tavolo.

 

Confronto fra i metodi

A questo punto risulta evidente che mentre i metodi induttivo e abduttivo non possono fornire una risposta certa ma solo probabile, quello deduttivo è in grado di dare una risposta sicura a priori. D’altra parte, il metodo deduttivo non produce alcunché di nuovo, dato che la conclusione è implicita nelle assunzioni iniziali, mentre gli altri due metodi permettono di fare ipotesi che accrescono la nostra conoscenza. Il prezzo da pagare, tuttavia, è il poter raggiungere una conclusione completamente errata. Il più rischioso è l’abduzione, dato che fa un salto logico notevole come affermare che una matita venga da un certo cassetto solo perché è nera come quelle di quel cassetto. Possibile, ma non necessariamente vero. Quella matita infatti avrebbe potuto essere stata lasciata sul tavolo da chiunque e presa da qualsiasi altro luogo. L’induzione è meno rischiosa, soprattutto se le evidenze riguardano grandi numeri, ma la conclusione resta di carattere probabilistico e il nostro bravo tacchino ci spiegherà finalmente perché.

Il tacchino induttivista

C’era una volta un tacchino che ogni mattina vedeva arrivare il fattore portargli da mangiare. Essendo un tacchino prudente non trasse subito le conclusioni e decise di adottare il metodo induttivista. Ogni giorno si segnò se e quando il fattore gli portava il cibo e in effetti presto si rese conto che qualunque fosse il clima o la stagione, il fattore non mancava mai di portargli da mangiare alle nove in punto. Così, dopo quasi un anno che era giunto alla fattoria, decise che ormai la conclusione era indubbia: "Il fattore mi porta il cibo ogni giorno alle 9 in punto". Purtroppo proprio quel giorno era la Festa del Ringraziamento ed essendo il fattore americano, quella mattina non portò il cibo ma una mannaia e fu il tacchino a fare da pranzo, con buona pace della sua conclusione.

Il metodo scientifico

A questo punto dovrebbero essere chiari i vantaggi e gli svantaggi di ognuno dei tre metodi. Ma quale viene utilizzato in campo scientifico? Fondamentalmente tutti e tre ma con una distinzione: i metodi induttivi e abduttivi sono utilizzati per sviluppare ipotesi di lavoro, ovvero modelli e teorie più o meno probabili, che ben si adattano alle osservazioni empiriche e magari anche in grado di predire osservazioni future.

Se tuttavia ci fermassimo qui, avremmo proprio il genere di teorie rappresentate dai tre casi citati all’inizio di questo articolo. Purtroppo questo non basta per affermare che una teoria sia scientificamente valida. Sebbene molti credano che l’imprimatur a una certa teoria lo dia la cosiddetta Scienza Ufficiale, questa concezione è assolutamente falsa e nasce dal fatto che in altri ambiti, come la politica, l’arte, la metafisica, si procede in tal modo. Un quadro è di valore se lo affermano i maggiori critici d’arte; una proposta è valida se lo stabilisce la maggioranza o se è sostenuta da eminenti personaggi. Nella Scienza non è così: tutti, dal più grande dei geni al più giovane dei ricercatori, devono sottostare alla stessa regola e sebbene nella realtà la reputazione ha comunque un peso nell’essere più o meno ascoltati, alla lunga solo detta regola stabilisce la validità di una teoria. Tale regola attiene al metodo deduttivo e si chiama Criterio di Falsificabilità, sviluppato dal filosofo e epistemologo austriaco Karl Raimund Popper.

Il criterio di falsificabilità

Si dice che una teoria è falsificabile quando
a partire dalle sue premesse è possibile dedurre almeno un esperimento
che la possa dimostrare integralmente falsa alla prova dei fatti.

Quindi il principio di falsificabilità afferma che una teoria è scientificamente valida se è falsificabile e se conseguentemente passa indenne attraverso l’esperimento in questione.

In pratica, chi vuole dimostrare che la sua teoria è scientificamente valida, deve proporre un esperimento che senza ombra di dubbio possa dimostrare il contrario, ovvero che è falsa. E questo è esattamente quello che Luigi Di Bella, Giampaolo Giuliani e Giuliano Preparata non hanno fatto. Non importa quindi se i dati da loro forniti corrispondano o meno alle osservazioni o se alcune previsioni fatte si siano dimostrate vere, aspetti sui quali tra l’altro sussistono per giunta comunque dubbi, e tantomeno che le teorie sembrino condivisibili, ragionevoli, logiche: senza un esperimento che possa dimostrarne la falsità, esse non possono essere considerate scientifiche. Al più possono essere considerate ipotesi di lavoro a partire dalle quali sviluppare una teoria scientifica.

Quello di falsificabilità è un criterio semplice ma rigoroso, che non è influenzato da giudizi, pregiudizi, dalla cultura o dalla mentalità dei ricercatori o di chiunque altro. È un criterio che si basa sulla deduzione e in particolar modo sul procedimento logico denominato modus tollens, ovvero, date due proposizioni p e q, se p è condizione sufficiente per q, allora se q è falsa lo è anche p.

Facciamo un esempio, utilizzando le solite matite:

  1. Tutte le matite contenute nel cassetto del tavolo sono nere.
  2. Una matita presa dal cassetto risulta essere rossa.
  3. Allora l’affermazione iniziale non può essere vera.

In pratica, tutto nasce dal fatto che qualsiasi conoscenza scientifica che noi riteniamo possa essere ricavata attraverso l’osservazione e la sperimentazione, in realtà viene dedotta dai nostri schemi mentali ed è inconsciamente veicolata sui dati ottenuti. Ne consegue che dall’analisi dei singoli dati non è mai possibile ottenere conferme della teoria che è stata ipotizzata in modo induttivo o abduttivo, ma solo smentite. Di conseguenza la Scienza può procedere solo attraverso il metodo deduttivo, sebbene gli altri possono essere utili nell’ipotizzare possibili teorie.

Conclusione

La validità di una teoria dal punto di vista scientifico può essere dimostrata solo se l’esperimento che ne può dimostrare la falsità ha dato esito negativo. Tale validità non garantisce comunque la correttezza della teoria, ma ne dimostra l’affidabilità e l’utilità fintanto che non verrà proposto un esperimento di falsificabilità che dia esito positivo. Qualunque altro metodo può essere utilizzato per sviluppare ipotesi di lavoro che possono portare a teorie più o meno probabili, ma in quanto tali, non ancora considerabili valide sul piano scientifico.

Quindi, va bene usare induzione e abduzione per fare ipotesi, così come va bene anche lavorare e investire su quelle ipotesi che sono suffragate da evidenze oggettive e che fanno buone previsioni, ma non bisogna mai considerare tali ipotesi teorie scientificamente valide e quindi sulle quali tentare di sviluppare una tecnologia, se prima non hanno passato il criterio di falsificabilità. Come dice un mio amico, molti pensano che il metodo scientifico sia nella scoperta, invece è nella verifica: la scoperta è un’arte e in quanto tale non ha regole ed è proprio per questo che è affascinante. La verifica invece richiede rigore e, forse, è meno eccitante ma assolutamente necessaria. Senza la seconda la prima è solo una bella idea.

Purtroppo questi semplici concetti che sono alla base della Scienza in quanto tale, al di là di qualsiasi patente di ufficialità o meno, sono sconosciuti o mal compresi dai più, soprattutto da coloro che, lavorando nei media, hanno il compito di fornire un’informazione corretta e affidabile. Fintanto che il nostro Paese sarà malato di analfabetismo scientifico e la Scienza stessa sarà vista come una sorta di pseudo-religione il cui clero è formato da loschi individui chiusi in oscuri laboratori a complottare contro il mondo per altrettanto oscuri fini, ci troveremo regolarmente a confrontarci con ipotesi più o meno fantasiose su praticamente qualsiasi argomento di natura scientifica, ipotesi che spesso creano aspettative che non sono in grado di soddisfare, fanno spendere tempo e denaro alla società e in alcuni casi hanno anche effetti dannosi, distogliendo l’attenzione e spesso fondi da ricerche serie che hanno realmente buone probabilità di portare a risultati concreti.

Purtroppo la verosimiglianza delle affermazioni fatte e delle supposte prove a sostegno delle teorie in questione, presentate con dati, diagrammi e considerazioni quasi indistinguibili ai profani da quelle tipiche delle teorie scientifiche, fanno sì che la gente creda ad esse, arrivando addirittura a condannare e criticare duramente chi giustamente le mette in dubbio mancando esse dei presupposti fondamentali per essere considerate teorie scientifiche a tutti gli effetti, primo fra tutti, appunto, il principio di falsificabilità. C’è qualche speranza che questo in futuro cambi e che anche in Italia si arrivi a una maggiore conoscenza e consapevolezza del metodo scientifico? Io spero di sì, ma per il momento non ne vedo i segni.

Commenti (19) a «Del metodo scientifico e della falsificabilità»

  1. utente anonimo ha detto:

    Bravo Dario ! Un buon articolo, sia per i contenuti che per lo stile.
    Resta da capire come mai le pseudo teorie acquistino una rilevanza notevole soprattutto sui media, e se ci sono persone o gruppi che ne traggono vantaggio per cui sono interessate alla loro diffusione.

    gianluigi colaiacomo

  2. utente anonimo ha detto:

    ho letto tutto con MOLTA attenzione e grande sforzo mentale, ho capito abbastanza ma sopratutto intuitivamente.
     -si osserva l’uno e se ne traggono i legami  e leggi con il tutto
    -si osserva il tutto e se ne traggono legami e leggi con l’uno
    – l’abduzione…mi sono persa…

    percepisco istintivamente, sensibilmente come una Creatura stupita di fronte alla perfezione e alla bellezza della Creazione, la materia e lo spirito della vita che ci tiene legati gli uni agli altri il mare il cielo la terra le piante gli animali l’acqua  i deserti e le foreste e…. l’umanita’.
    Ne comprendo tutta la forza e tutta la caducita’, voglio difendere ogni piu’ piccola forma di vita, …
    Sono super cosciente che tutto si muove e agisce secondo due impulsi primordiali EROS  e THANATOS, –Creazione e Distruzione in un , si presuppome, eterno ciclo di morti e nascite..

    ""esistono due tipi di persone: quelle che guardano il Mondo, e quelle che guardano il Mondo come fosse un miracolo" A.Einstein

    LA SCIENZA E’ CONOSCENZA, ma anche LA CONTEMPLAZIONE E’ CONOSCENZA  (io?)
    ma contemplare e’ piu’ facile… per chi non ci arriva con l’intelligenza

    Come "fai "ad essere cosi’ intelligente?

    Grandi complimenti !  Lina D’Amico

  3. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    Cara Lina,

    non credo di essere più intelligente della media delle persone ma anche se lo fossi credo che il punto non sia tanto l’intelligenza ma il desiderio di usarla per capire davvero il mondo che ci circonda senza fermarsi alla superficie. L’intelligenza è come la forza muscolare: averla non ti assicura di essere in grado di svolgere un buon lavoro, se la usi male. Un ragazzino di 50 chili che ha un’ottima tecnica può tenere una vela di windsurf da 6 metri quadri anche con il vento forze. Lo stesso vale per l’intelligenza: l’equivalente della tecnica è il metodo. Senza metodo l’intelligenza da sola serve a poco.

  4. utente anonimo ha detto:

    Ciao, ho letto con interesse il tuo articolo. Mi chiedevo su quali fonti o basi dici che il lavoro di Preparata sulla fusione Fredda non è da considerarsi "scientifico".  Hai letto gli articoli? 

    indaco

  5. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    @Anonimo #4 I problemi del lavoro di Preparata, così come quello di altri ricercatori, sono essenzialmente tre:

    1. la scarsa riproducibilità dell'esperimento, in alcuni casi dovuta a una non chiarezza delle informazioni relative alle condizioni al contorno che hanno caratterizzato lo stesso; nel migliore dei casi si parla di una riproducibilità del 65%, ancora troppo bassa per considerare attendibile il fenomeno;
    2. la mancanza di un esperimento di falsificazione, ovvero finora si è cercato di dimostrare la fusione fredda mentre in ambito scientifico gli esperimenti più significativi sono quelli che si fanno per falsificare una teoria, non per provarla;
    3. la mancanza di una teoria che effettivamente metta in correlazione il fenomeno con reazioni nucleari; si sa ad esempio di emissioni gamma, ma non è chiaro cosa le abbia prodotte; anche se il fenomeno fosse dimostrato in modo inconfutabile, non è detto debba aver avuto origine da reazioni nucleari.

    Esiste in diversi articoli il dubbio che alcuni risyultati siano dovuti a un'errata calibrazione degli strumenti o an un ambiente "non pulito" all'interno dle quale avviene l'esperimento; per evitare questo dovrebbero essere fatti esperimenti di falsificabilità intesi a NON produrre il fenomeno in situazioni analoghe nelle quali esso non si dovrebbe produrre ma non mi risulta siano stati fatti.

    Al momento non esiste alcuna prova certa della fusione fredda. Questo non vuol dire che non esiste alcun fenomeno, ma solo che è necessaria una sperimentazione più approfondita per chiarire se e cosa succede veramente.

  6. Marco Del Pin ha detto:

    Ben scritto, per andare oltre aggiungerei che dati TOT dati ci puoi fare una teoria induttiva o abudttiva ma l’attendibiltà di quest’ultima può essere molto varia e in alcuni casi è possibile misurare l’attendibilità. Faccio un esempio, se lancio una moneta 10 volte e viente testa 6 volte posso ipotizzare che la moneta sia genuina, ma se la lancio 1000 volte e viene testa 600 sono praticamente certo che la moneta sia truccata, il valore massimo di scostamento atteso è un parametro importante per capire se una teoria ha qualche senso o se ci siano troppi pochi dati per essere significativa.

    P.S. ricordi la discussione che avemmo sull’evoluzione? è proprio per queste problematiche che io dubito che al momento sia una teoria significativa.

    • Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

      Condivido quanto hai detto della moneta, o meglio: se lancio 1000 volte e viene 600 volte testa posso fare un’ipotesi di lavoro, ovvero che sia truccata. A questo punto analizzo i vari modi con i quali si può truccare una moneta e per ognuno stabilisco un test di falsificabilità. Se li passa tutti, allora effettivamente ho probabilmente beccato la coda della Gaussiana ma se, come è prevedibile, almeno uno non viene passato, non solo sono sicuro che è truccata ma so anche come.

      Non condivido invece la questione relativamente all’evoluzione. Abbiamo una quantità paurosa di esperimenti e risultanze a favore della teoria dell’evoluzione, anche se oggi è un tantinello più complessa e raffinata di quella inizialmente pensata da Darwin (ma questo mi sembrerebbe scontato). Non vedo invece alcun elemento che possa anche solo far venir dubbi sulla non applicabilità delle teorie creazionistiche.

  7. Marco Del Pin ha detto:

    Non ho parlato di teorie creazionistiche, io dico, se hai una sola teoria questo non implica che quella sia quella giusta, potresti avere una teoria che soddisfa alcuni dati ma che in un futuro si riveli errata. A me pare che ci siano troppi buchi nei dati, quei buchi che potrebbero una volta coperti farti scoprire che la teoria è errata.

    • Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

      Come sai, Marco, non è possibile dimostrare che una teoria scientifica è vera, ma solo che è falsa. Quindi si considerano “vere”, ovvero attendibili fino a prova contraria, quelle teorie che hanno un riscontro nei dati sperimentali e la Teoria dell’Evoluzione ha un riscontro impressionante in termini di dati sperimentali, non solo dalla biologia e zoologia ma anche dalla genetica. Ad ogni modo, se pensi che ci siano dei buchi in quei dati, iniziamo ad analizzarne uno e vediamo se è così. Uno alla volta però, perché se no i commenti diventano troppo lunghi. Che ne pensi? Scegli tu da dove partire. Certo sarebbe interessante coinvolgere qualcun altro in questa discussione…

  8. Marco Del Pin ha detto:

    Ok, abbiamo accertato che avvengono adattamenti all’interno di una stessa specie, e forse che si riesce anche a passare a specie diverse (i.e. con unioni non più fertili), già su questo punto in realtà non so se sia così, le mie informazioni sono un po’ datate, poi sappiamo che esiste una gran somiglianza tra i geni anche di specie diversissime ma che prove concrete abbiamo che la specie X derivi dalla specie Y? facciamo delle ipotesi basandoci sui fossili, e poiché sappiamo che esiste un meccanismo di adattamento ipotizziamo che questo possa funzionare a livello macro, ma queste non sono prove reali, sono indizi e ipotesi mi pare, non so se rendo l’idea.
    Il fatto che una teoria coincida con i dati sperimentali è appunto il problema che accennavo, se ho pochi dati possono “fittarli” anche teorie assolutamente bislacche e averne una sola non implica che sia quella giusta, potrebbe essere che semplicemente abbiamo poca fantasia.

    • Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

      Iniziamo con il dire che il motivo per cui moltissime specie condividono gran parte del DNA è dovuto al fatto che buona parte del DNA serve per definire i processi specifici della singola cellula. Può sembrare strano, ma la parte del DNA che definisce quanto differente è un pesce da un uccello è quasi insignificante rispetto a quella, ad esempio, che definisce il metabolismo o la struttura cellulare.

      Per quanto riguarda il come si faccia a dire che Y deriva da X, è una faccenda complessa che riguarda più discipline, ma molto ben definita e chiara, soprattutto per quello che riguarda la genetica. Forse dovresti leggerti qualcosa a riguardo perché non è che posso sintetizzare qui in poche righe una materia indubbiamente articolata. Vedo se ti trovo qualcosa a riguardo, ma non ora che sono un tantino incasinato con l’agenda di lavoro.

  9. Marco Del Pin ha detto:

    ok, sulla prima parte

    riguardo al fatto che esistano letture illuminanti in tal senso è possibile ma lo ritengo improbabile, mi spiego. Fino a una decina d’anni fa seguivo attentamente tutte le questioni di biologia e mi leggevo con profitto “Le Scienze”. Ora non ho più tempo per cui è possibile che qualcosa di nuovo sia emerso ma penso che se fosse stato qualcosa di così innovativo rispetto a quel che c’era fino a 10 anni fa avrei dovuto accorgermene. Comunque sia poniamo che sia vero, non è necessario che stai a spiegarmi tutto per filo e per segno, basta che mi fai qualche accenno perché ho le competenze per cogliere il senso.
    Attualmente mi concentro soprattutto sul metodo di indagine, è molto meno impegnativo ed è molto potente. Sarai d’accordo con me che una scoperta scientifica che si scopra che sia stata ottenuta in violazione del metodo scientifico non è una VERA scoperta scientifica, per cui a me interessa prima di entrare nel merito delle scoperte a cui accenni, che tu sia in grado di dirmi perché la scoperta X è valida per affermare Y, non so se ho reso l’idea.

    • Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

      Beh, di scoperte ne hanno fatte davvero tante in questi ultimi dieci anni. Se mettessi insieme i 144 numeri delle Scienze degli ultimi 12 anni e li confrontassi con i 12 precedenti, mi ritroverei a pensare che se certe cose me le avessero dette 12 anni fa avrei detto “Fantascienza!”

      Pensa solo agli esperimenti con i materiali a coefficiente di diffrazione negativo che permettono una sorta di invisibilità o addirittura all’ultima scoperta, in cui si è fatto un buco addirittura nel tempo. Roba da Star Trek!

      Per quanto riguarda l’evoluzione il discorso è complesso perché è una teoria ampia e quindi credo sarebbe meglio partire da un punto, un argomento, qualcosa di più specifico su cui confrontarci. Più andiamo in alto e più diventa difficile gestire la cosa con messaggi di poche righe… C’è qualche argomento preciso su cui vuoi confrontarti?

  10. Marco Del Pin ha detto:

    Certo di cose nuove ne hanno scoperte un sacco ma non mi risultano che ci sia stato niente di rottura, piuttosto una serie di evoluzioni abbastanza prevedibili, o almeno così le ho vissute io perchè qui entra appunto in gioco la sensibilità individuale. Ti faccio un esempio, nei primi anni ’90 all’uni discutevo con un mio collega sulle teorie cosmologiche, lui è un appassionato di Hawking e mi diceva “L’universo è fatto così e colà” basandosi appunto su quelle che erano per l’epoca le più avanzate conoscenze dell’universo, io non era aggiornato quanto lui però di quel che mi raccontava trovavo un difetto nel metodo come ora contesto a te, dicevo “tutto questo è interessante non ma non è detto che il dato X implichi la conclusione Y” per cui lo invitavo alla prudenza perchè lui si diceva sicurissimo di certe conclusioni mentre io dicevo che in realtà non era affatto certo quel che diceva. Gli dissi, ci risentiamo tra una decina d’anni e faremo il punto. Come promesso l’ho risentito qualche tempo fa e mi ha ha detto “in effetti nel frattempo sono emersi dei dati per cui non è più così chiaro come stiano le cose”, Fine dell’aneddoto.

    Se ne sei a conoscenza sarei curioso di conoscere quali sono i dati disponibili sul passaggio dalla materia inanimata alla prima cellula funzionante.

    • Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

      Beh, al di là del fatto che in campo cosmologico di teorie ne abbiamo a iosa, da quelle del modello olografico agli universi multipli formati da brane, nella Scienza non esistono certezze, solo dubbi, a questo non vuol dire che non si possano scegliere modelli che si possono considerare fino a prova contraria applicabili con successo.

      Per quanto riguarda la tua domanda, prima di tutto dobbiamo definire chiaramente cosa tu intenda con MATERIA INANIMATA e PRIMA CELLULA FUNZIONANTE. Vedo di essere più chiaro: una molecola di cloruro di sodio è inanimata (chimica inorganica), giusto? Una di etilene (chimica organica)? Direi ancora inanimata. Una base azotata? Un amminoacido? Una proteina? Ci avviciniamo, ma siamo sempre su molecole inanimate, giusto?

      Andiamo sul difficile… Una molecola di RNA com’è? Inanimata? Ok, ma se ne prendi due e le inglobi in una membrana proteica ecco che hai il virus dell’HIV. E quello cos’è, animato o inanimato? Prendiamo adesso una molecola di DNA… animata o inanimata? Mettiamola all’interno di una membrana proteica coperta da zuccheri, e riempiamo il tutto di citoplasma… tutta roba inanimata, sia chiaro. Che abbiamo? Un procariota… Siamo sull’animato, ormai. Se poi mettiamo un nucleo e separiamo il DNA, aggiungiamo un po’ di ribosomi, qualche mitocondrio (ex-batteri inglobati in epoca preistorica) e agitiamo il tutto, ecco una bella cellula eucariota. Animata o inanimata? Direi animatissima. Acc… e come ci siamo arrivati? Com’è che mettendo insieme tanta roba inanimata ne abbiamo una animata…? Forse il problema è proprio quello di voler dare un significato a queste due parole la cui semantica è chiara in casi estremi (sasso da una parte, tu ed io dall’altra), ma che in mezzo… beh… forse è la domanda ad esser mal posta, non credi?

  11. Marco Del Pin ha detto:

    dì, ma siamo solo noi due sul tuo blog?

    venendo alla tua domanda è facile rispondere. Tu chiedi se un virus è animato ed è un problemone, ma non in questo contesto, mi spiego, il virus per funzionare necessita di un ecosistema composto da roba più complessa di lui per cui possiamo escludere che il primo essere vivente sia stato un virus, sarà stato invece immagino un procariota.

    Per cui specifico meglio i termini, poniamo che definiamo come animato il primo “sistema” che grazie all’assorbimento di energia esterna è riuscito a replicarsi suddividendosi in due organismi identici e che fosse in grado di assorbire i “mattoni” necessari a continuare il ciclo.

    Ora come vedi io non specifico con che meccanismi specifici fosse realizzato tutto questo, per quanto ne so potevano pure essere meccanismi che ormai sono del tutto scomparsi il mio intento è di mettersi d’accordo sulla definizione di quel che può essere stata la prima forma di vita.

  12. Marco Del Pin ha detto:

    Ottimo, concordo sullo spartiacque, quindi le domande sono: quale è stato il primo organismo autopoietico e come dalla materia inanimata ci si è arrivati?, Quali sono i dati a disposizione? Quali sono le teorie? Che grado di affidabiltà hanno?

    • Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

      Credo che il problema principale è definire cosa si intende per materia inanimata. Il passaggio dalla chimica inorganica a quella organica e da qui alle basi azotate, agli amminoacidi e alle proteine è chiaro. Man mano che una struttura aumenta di complessità essa inizia ad acquisire alcune delle caratteristiche che noi attribuiamo alla vita. La continua aggiunta di caratteristiche (RNA, citoplasma, membrana cellulare, mitocondri, ribosomi, ecc..) porta alla fine a una struttura che noi chiamiamo prima procariote e poi eucariote. C’è una buona continuità e stabilire che da un punto in poi l’organismo è vivo mentre prima non lo è, è di fatto una convenzione. Molti ritengono i virus non vivi, una sorta di macchine biologiche a causa della loro incapacità di proliferare senza l’ausilio di un organismo ospite. È una convenzione, legittima, ma pur sempre una convenzione. Passare da un virus a una struttura basata su RNA o forme anche più semplici di sequenze di basi azotate è un processo sufficientemente chiaro. Il grado di affidabilità di queste teorie è buono perché grazie al cielo possiamo replicare in laboratorio certi meccanismi. Dovessimo dipendere solo dai fossili sarebbe un bel problema. 🙂

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