Quel ministero che non c’è.. per i papà



«Il Tempo» ha pubblicato oggi questa notizia:

Bimba annegata, è omicidio

Sarebbe stata la mamma a spingere la bambina in acqua. Separata dal marito, negli ultimi tempi faceva uso smodato di alcol.

È chiusa in cella con l’accusa più tremenda: aver ucciso la sua bambina di appena due anni gettandola nel fiume. Lei, Simone Moreira, 23 anni, mamma della piccola Giuliana Favaro, nega disperatamente: «Non l’ho uccisa, è scivolata. L’ho persa di vista un attimo e Giuliana è sparita». Ma non ha convinto i magistrati che, dopo averla già ieri formalmente indagata per omicidio volontario aggravato e omesso controllo, ieri l’hanno fatta arrestare.

Secondo gli investigatori, infatti, se la bambina fosse passata dal varco indicato dalla madre sarebbe caduta sulla base inclinata di sassi e spuntoni di ferro che si trova fra il margine della piazza e il canale. L’ipotesi è invece che la mamma possa aver gettato la bimba in acqua da un altro punto o che lei stessa sia passata in quel varco per poi lanciare la piccola nell’acqua.

Ma perché l’avrebbe uccisa? Secondo gli investigatori, alla base del gesto non vi sarebbe una ragione chiara, ma un problema di comportamento della donna, che negli ultimi tempi sarebbe stato segnato da una vita sregolata, dal consumo smodato di alcol e, forse, anche da depressione. Recentemente si era separata dal papà della piccola Giuliana, Michele Favaro, 43 anni, e dopo la fine del loro rapporto la bambina sarebbe stata affidata a lui.

Intanto la sua mamma è in una cella del carcere di Belluno sotto il peso dell’accusa più terribile e in queste ore appare in stato confusionale.

Questo articolo dimostra due cose:

  1. che la sottrazione di un figlio a uno dei genitori è spesso concausa determinante nello sviluppo di una patologia depressiva che può sfociare in atti violenti, sia negli uomini che nelle donne;
  2. che quando tuttavia a commettere l’atto violento è una donna, si cercano subito delle attenuanti proprio in quello stato di depressione, persino in casi come questo in cui l’assunzione di alcol rappresenta un fattore significativo di responsabilità oggettiva, mentre quando è un uomo a commettere il fatto si parla esclusivamente di violenza domestica in modo generico, ignorando gli aspetti psicologici del caso.

Purtroppo questo è accentuato da un orientamento preciso che i vari Governi hanno definito attraverso un Ministero delle Pari Opportunità che ragiona a senso unico, ovvero che viene visto solo come un ministero «a Protezione delel Donne» e non, come dovrebbe essere, «a Difesa dei Cittadini Discriminati». Non è un caso che di tutte le iniziative di tale ministero, ben poche se non nessuna riguardano gli immigrati, i disabili, gli omosessuali, i padri separati, gli uomini che subiscono violenze da donne.

Siamo di fronte a una vera e propria Discriminazione di Stato, costruita esclusivamente per motivi di opportunità politica, ovvero per orientare il voto delle donne che, essendo maggioranza e non minoranza, sono di particolare interesse per le varie coalizioni che negli anni si sono alternate al potere. Gli altri sono ancora minoranze e, come tali, poco appetibili sul piano politico. Unica eccezione gli omosessuali, che potrebbero essere un numero interessante sul piano politico, ma in contrasto con quella cultura becero-cattolica che caratterizza molti politici italiani. Ad ogni modo gli omosessuali dichiarati sono ancora solo una percentuale del totale e questo indebolisce la loro capacità negoziale in ambito sociale.

Per quello che riguarda i padri separati, stendiamo un velo pietoso. Nel nostro Paese si punta il dito contro i genitori di sesso maschile che non si interessano dei figli per privilegiare la carriera o altri aspetti, ma poi si incentiva proprio questo modo di ragionare considerando virtuoso il genitore separato che sostituisce il suo dovere di padre con il pagamento puntuale di un assegno di mantenimento, mentre si penalizza quel padre separato che invece vuole occuparsi attivamente dei figli. Più volte ci si è rivolti ai vari Ministri delle Pari Opportunità e agli Assessori locali per le Pari Opportunità nei vari Comuni perché si occupassero del problema, praticamente tutte donne negli ultimi vent’anni, ma non si sono mai nemmeno prese la briga di rispondere. Ipocrite.

Commenti (2) a «Quel ministero che non c’è.. per i papà»

  1. utente anonimo ha detto:

    Piccolo appunto: i padri di famiglia che ammazzano moglie e figli e si suicidano? Era depresso, aveva perso il lavoro, lei voleva lasciarlo.

    Perché l’uomo depresso prima di suicidarsi deve fare piazza pulita?

    Non credo che solamente le donne abbiano la giustificazione della depressione.

  2. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    @Anonimo @1 : «Perché l’uomo depresso prima di suicidarsi deve fare piazza pulita?»

    Per lo stesso motivo per il quale molte madri uccidono i figli. Quando si scatena un problema affettivo, spesso le vittime sono proprio coloro che ami di più. È uno schema che si presenta sistematicamente in questi casi. Cancelli il dolore cancellandone la causa. Elimini ciò che non puoi affrontare. So che sembra assurdo, ma non ha senso cercare una ragione razionale in un comportamento che ha cause ma non ragioni, come nella maggior parte delle patologie psicologiche.

Nessuna retrotraccia o avviso a «Quel ministero che non c’è.. per i papà»

Si prega di usare Facebook solo per commenti brevi.
Per commenti più lunghi è preferibile utilizzare l'area di testo in fondo alla pagina.

Commenti Facebook

Lascia una risposta





Nel rispetto delle apposite norme di legge si dichiara che questo sito non ha alcun scopo di lucro, non ha una periodicità prestabilita e non viene aggiornato secondo alcuna scadenza prefissata. Pertanto non può essere considerato un prodotto editoriale ai sensi della legge italiana n. 62 del 7 marzo 2001. Inoltre questo sito si avvale del diritto di citazione a scopo accademico e di critica previsto dall'Articolo 10 della Convenzione di Berna sul diritto d'autore.