Le nuove leggi razziali



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Il 19 agosto le agenzie di stampa hanno diffuso la notizia che il deputato della Lega Nord Gianluca Buonanno, sindaco di Varallo Sesia, in provincia di Vercelli, ha emesso un’ordinanza che vieta l’utilizzo del burkini alle donne musulmane nelle piscine e lungo i fiumi e i torrenti del comune in questione.

Possiamo affermare che si tratta di un’ordinanza discriminatoria, ovvero da considerare né più né meno come le leggi razziali varate in Italia verso la fine degli anni trenta durante il regime fascista, allora nei confronti delle persone di religione ebraica? Possiamo se dimostriamo che il burkina non viola tre importanti principi che altrimenti giustificherebbero il provvedimento: sicurezza, igiene e senso del pudore.

Consideriamo quest’ultimo: il burkini è per definizione l’antitesi di un capo sexy o provocante, anche perché lo speciale tessuto non si attacca al corpo quando è bagnato, per cui non offende certo il senso del pudore più di quanto possano fare un paio di bermuda e una maglietta. Anzi, quest’ultima, bagnata, se non si indossa al di sotto il top del bikini, è molto più provocante per cui affermare che il burkini possa offendere il senso del pudore di altri bagnanti è ben più che falso: è ridicolo.

Veniamo alla sicurezza. Il burkini lascia scoperti mani, piedi e soprattutto viso. Certo copre i capelli ma non più di quanto potrebbe fare una cuffia da bagno, obbligatoria nelle piscine, o il cappuccio di una muta da sub. È quindi evidente che non impedisce l’identificazione di chi lo indossa, non più di quanto lo impedirebbe l’abbigliamento tipico che si indossa d’inverno nelle nostre città quando fa freddo: cappotto, sciarpa, cappello o cappuccio. Se questo fosse il motivo, sarebbe quindi assolutamente strumentale.

Terzo punto: l’igiene. Il burkini è un costume da bagno, ovvero viene disegnato e realizzato con un apposito tessuto espressamente per fare il bagno, esattamente come i bikini, i bermuda da surf, le mute da sub e via dicendo. Se poi si tiene presente che molti italiani che hanno una pelle particolarmente sensibile al sole hanno preso l’abitudine di farsi il bagno con addosso una t-shirt, come è consigliato da sempre nei Paesi tropicali, specialmente ora che il sole sembra essere molto più intenso di una volta e che c’è stato un incremento dei melanomi dovuti ai raggi UV nel nostro Paese, è chiaro che considerare il burkini non igienico è un’affermazione senza fondamento. Semmai è molto meno igienica una t-shirt usata sia in acqua che in spiaggia. Inoltre la questione dell’igiene dovrebbe riguardare al massimo le piscine. Applicarla anche a fiumi e torrenti è decisamente assurdo. Le nostre acque soffrono di ben altri problemi igienici che non quelli presunti che potrebbero essere causati da un burkini!

E a questo punto una considerazione è d’obbligo: la religione musulmana ha molte restrizioni ma non poi così tante di più della cattolica. La differenza è che la maggior parte dei cattolici si limitano a ignorare quelle più scomode e a seguire solo quelle che fanno loro comodo — non l’ho detto io ma Benedetto XVI poco dopo essere diventato Papa — mentre la maggior parte dei musulmani sono molto osservanti. Sebbene sulla questione di quale sia l’abbigliamento confacente a una donna ci siano molte scuole di pensiero anche nell’Islam, se quella di coprirsi è una scelta consapevole e non un’imposizione, allora va rispettata. In fondo le donne cattoliche osservanti non hanno spesso l’abitudine di coprirsi il capo in chiesa? Quella del velo sul capo è un’usanza antichissima. Il burkini permette alle donne musulmane di godere del nostro mare o delle strutture pubbliche apposite senza rinunciare a un principio della fede in cui credono: negarglielo vorrebbe dire confinarle di nuove nelle case nel periodo estivo, quando il caldo è soffocante. Le donne della Lega Nord farebbero bene a farsi un’analisi di coscienza a riguardo. L’emancipazione nell’Islam potrebbe passare anche per un burkini, tra l’altro ideato proprio da una donna, una stilista libanese.

Tornando all’ordinanza in questione, è quindi evidente che non ci sono motivi per proibire questo capo di abbigliamento nelle spiagge italiane e tutto sommato neppure nelle piscine. L’affermazione di una madre veronese che il costume in questione spaventerebbe i bambini è ancora un’affermazione strumentale e comunque è una questione di educazione. Sarebbe come a dire che una persona con una deformità, un disabile, non dovrebbe essere ammesso in piscina perché potrebbe traumatizzare le bambine con il suo aspetto. Semmai è compito dei genitori educare i figli al rispetto della diversità, non ostracizzarla!

Ma allora perché di questa come di altre ordinanze che sempre più gli esponenti della Lega Nord emettono o fanno emettere contro usi e costumi diversi dai nostri? La risposta non può essere che una: intolleranza. Se ancora la cosa non vi convince, è sufficiente usare un semplice metodo per verificarlo, quello dei «due pesi, due misure». In pratica, se una legge proibisce a qualcuno quello che permette a un altro, a parità di condizioni, allora è discriminante.

     

Consideriamo il capo di abbigliamento in oggetto, come si vede nella figura a sinistra. Si tratta di un costume da bagno formato da due pezzi, uno che copre le gambe fino alle caviglie e uno che copre la parte superiore del corpo lasciando scoperte solo mani e viso. Consideriamo adesso la figura accanto: si tratta dei più recenti costumi olimpionici usati anche da molti nostri atleti per gareggiare e, ovviamente, allenarsi nelle piscine comunali di molte città italiane, prime fra tutte quelle del nord. Prendete la ragazza al centro, aggiungetele una cuffia, obbligatoria nelle piscine, e ditemi ora quanto questo abbigliamento sia differente dal tanto deplorato burkini. Direi poco o niente. Semmai la tenuta da nuotatrice è più attillata e quindi più provocante, ma per il resto copre la donna esattamente come fa un burkini. Non solo: se le aggiungiamo gli occhialetti abbiamo anche un problema di sicurezza… non si vede più bene il viso! Ridicolo? Non più dell’ordinanza in oggetto. Ed è questo il punto: la misura anti-burkini ignora totalmente altri abbigliamenti da sempre accettati come ad esempio le mute da sub, a destra nella foto. Qualunque critica possa farsi al costume in questione, dovrebbe allora essere applicata anche ai subaquei, ai nuotatori agonisti o a chiunque non si abbigli con un semplice slip, tanga o un bikini. Già un costume intero con cuffia dovrebbe essere proibito, specialmente se la bagnante ha il ciclo e indossa degli short che le coprono le gambe quando fa il bagno, cosa che si vede spesso sulle nostre spiaggie.

In conclusione: l’ordinanza del sindaco Gianluca Buonanno è un provvedimento razzista a tutti gli effetti, che viola l’articolo 3 della nostra Costituzione, quello che afferma che «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.»

A questo punto sarebbe un atto dovuto da parte del Presidente della Repubblica, istituzionalmente garante della Costituzione, ricordare a tutti come qualsiasi norma, anche una semplice ordinanza comunale, dovrebbe sempre e comunque attenersi a questo principio di uguaglianza e dignità sociale, così come sarebbe un atto dovuto per il deputato in questione rassegnare le dimissioni sia come sindaco che come parlamentare. Ma sappiano che non succederà. Ormai, da noi, la Costituzione è sempre più carta straccia. Con buona pace di chi ha combattuto ed è morto per portare la democrazia nel nostro Paese.

Commenti (22) a «Le nuove leggi razziali»

  1. utente anonimo ha detto:

    Burkini?!? è antiestetico, viva il topless!!! poi cosa vogliono queste extracomunitarie?! che vadano a lavorare invece di andare al mare o in piscina a lamentarsi e fare la carità! 🙂 🙂

    Ernst Wrakotonicz

    http://wrakotonicz.blogspot.com/2009/08/proposte-per-la-lega.html

  2. utente anonimo ha detto:

    “…perché di questa come di altre ordinanze che sempre più gli esponenti della Lega Nord emettono o fanno emettere contro usi e costumi diversi dai nostri?” PERCHE’??? Perché, caro signore, non se ne può più di veder calpestata la nostra cultura, non solo dagli stranieri, ma anche, e soprattutto, dalla gente come lei. Questo ed altri provvedimenti simili, sono la giusta risposta a chi vorrebbe vedere morta per sempre la nostra storia, la nostra cultura, i nostri usi e costumi. Oggi è il burqini, ieri era la croce appesa al muro, domani le piscine separate per uomini e donne, dopodomani niente più prosciutto nelle mense scolastiche… e poi? Vogliamo davvero sparire nel nulla? Vogliamo davvero annullare tutte le lotte per le rivendicazioni dei diritti delle donne, dei gay, dei diritti umani in genere?

  3. utente anonimo ha detto:

    ci arriveremo anche noi se colntinueremo a dare ragione a quelli come te:

    (ANSA) Con la riapertura delle scuole, le ragazze di Gaza hanno scoperto che non saranno ammesse in classe se abbigliate in stile occidentale. Chi si presentasse in jeans, verrebbe invitata a tornare a casa e ad indossare un ‘jilbab’ (tunica) di colore azzurro e un ‘hijab’ (velo) bianco oppure azzurro. Il provvedimento non e’ stato deciso dall’esecutivo di Hamas ma e’ stato preso su iniziativa dei presidi di alcuni licei. Ieri una ragazza cristiana che non indossava il ‘hijab’ e’ stata respinta.

  4. utente anonimo ha detto:

    le consiglio la seguente lettura:

    http://web.mclink.it/ME3643/Edito09/debolezza.html.

    Elisa

  5. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    @Ernst «Burkini?!? è antiestetico, viva il topless!!!»

    Beh, al di là del fatto che in quanto ad antiestetismo ci sono dei topless che se li potrebbero evitare, ho visto alcuni degli ultimi burkini realizzati e sono molto belli. E comunque, al di là del fatto che l’estetica è un fatto soggettivo, non mi sembra che qualche sindaco abbia proibito alle ragazze italiane di portare i pantaloni a vita bassa con le mutande da fuori, e quella sì che è una moda discutibile.

    «poi cosa vogliono queste extracomunitarie?!»

    Al di là del fatto che non tutti i musulmani sono extracomunitari (molti sono cittadini italiani o di altri Paesi europei), credo vogliano avere il diritto di vestirsi come vogliono, esattamente lo stesso diritto riconosciuto a qualsiasi altro cittadino, italiano e non, finché questo non viola igiene, sicurezza e senso del pudore.

    «che vadano a lavorare invece di andare al mare o in piscina a lamentarsi e fare la carità!»

    Assumo sia una battuta, anche se non proprio carina… la maggior parte di questa gente si spacca la schiena per fare lavori che nessun italiano vuol fare, il tutto per quattro soldi. Dovremmo essere loro grati, anche eprché chi non lo fa, va a ingrossare le fila della criminalità. Negli USA ebbero l’intelligenza di arruolare gli immigrati nella polizia per combattere questo fenomeno. Dovremmo fare anche noi così. Non dimenticare che fino a 50 anni fa eravamo noi quelli neri, brutti e cattivi in molti Paesi (USA, Germania, Belgio, ecc…).

  6. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    anonimo #2 «non se ne può più di veder calpestata la nostra cultura, non solo dagli stranieri, ma anche, e soprattutto, dalla gente come lei»

    Non vedo in che modo una persona che si veste secondo la propria cultura e rispetta la propria fede calpesti la nostra. Se lei va in Giappone, mica nessuno la obbliga ad essere animista o a indossare il kimono. In Egitto non ho avuto alcun problema a vestirmi e comportarmi da occidentale e sono stati tutti estremamente cortesi con me. Inoltre non è detto che quella che lei chiama la nostra cultura sia davvero tale. In Italia esiste una cultura quasi per ogni regione: un siciliano ha una cultura molto antica ma oggettivamente diversa da un friulano, così come un toscano da un piemontese o un pugliese. Nel nostro Paese esistono da sempre molte culture e anche diverse fedi. Pensi ad esempio ai valloni.

    «Oggi è il burqini, ieri era la croce appesa al muro, domani le piscine separate per uomini e donne, dopodomani niente più prosciutto nelle mense scolastiche…»

    Non vedo perché non si debba rispettare le usanze e le fedi degli altri. Farlo non ci impedisce a praticare le nostre. In fondo nessuno si scandalizza se in una mensa ci siano piatti vegetariani per quelli che non mangiano carne. È una questione di rispetto verso il prossimo. Molte religioni e culture prevedono limitazioni nella dieta, inclusa quella cristiana. Rispettarle, ovvero dare la possibilità a ognuno di praticare la propria fede, non è un’offesa o violazione della propria, ma solo un segno di civiltà. Sinceramente, non vedo proprio che problema potrebbe recare a mia figlia, ad esempio, se nella sua mensa scolastica lei possa mangiare prosciutto ma a chi è musulmano si dia un’alternativa. In fondo si fa già per le intolleranze alimentari, no? Perché questa paura di chi è diverso da noi? In quanto al crocifisso, io non sono cristiano, quindi non fa parte della mia cultura. Personalmente non ho mai trovato giusto privilegiare una religione in un Paese che nella Costituzione è detto laico. Semmai potrebbe essere di grande interesse per tutti se invece di insegnare la religione cattolica, si insegnasse la storia di tutte le religioni. Ognuna ha qualcosa da dare, e lo dice uno che è agnostico. C’è molto da imparare dal cristianesimo ma anche dal buddismo o da altre religioni. È una questione di maturità.

    «Vogliamo davvero annullare tutte le lotte per le rivendicazioni dei diritti delle donne, dei gay, dei diritti umani in genere?»

    Assolutamente no, ma se vogliamo che altri comprendano l’importanza di tali conquiste, dobbiamo iniziare a rispettare la loro cultura. Rispettare non vuol dire accettare o condividere, ma comprenderne le origini e dare il tempo anche ad altri di superare barriere e pregiudizi. Non si cambia modo di pensare in pochi anni. Ci vuole tempo. Inoltre ci sono costumi che non fanno alcun danno e rispettarli vuol dire creare un rapporto reciproco che permete il dialogo e quindi anche di parlare di questi argomenti. Il conflitto crea solo incomprensione e impossibilità di cambiamento. In quanto al burkini mi sono divertito a guardare delle vecchie foto del’800 di costumi da bagno di uomini e donne italiane: erano MOLTO peggio! Quello che molti non capiscono è che in realtà il burkini è un passo verso l’emancipazione. Senza di esso molte donne musulmane neanche ci andrebbero in piscina. Col tempo le maniche spariranno e così la parte che copre le gambe. Forse in dieci anni diventeranno una sorta di costume intero con cuffia e chissà, magari saranno alla fine così cambiati da essere adottati anche da noi… In fondo negli anni ’80 siamo passati dalla minigonna ai gonnoni lunghi e viceversa più di una volta, no?

  7. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    anonimo #3 «Il provvedimento non è stato deciso dall’esecutivo di Hamas ma è stato preso su iniziativa dei presidi di alcuni licei. Ieri una ragazza cristiana che non indossava il ‘hijab’ è stata respinta.»

    Da condannare, come quello relativo al burkini. Ma per farlo, NOI dobbiamo dimostrare di essere diversi, altrimenti come possiamo condannare chi discrimina se siamo i primi a farlo? La democrazia non è uno scambio alla pari, ma una scelta individuale, che non dipende da quanto siano democratici gli altri.

  8. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    @Elisa «le consiglio la seguente lettura: http://web.mclink.it/ME3643/Edito09/debolezza.html»

    Interessante articolo, ma che parte da un assunto discutibile, ovvero che le origini dell’Europa sono cristiane. Il cristianesimo è una religione abbastanza recente, soprattutto in determinati Paesi, da un punto di vista storico. La nostra cultura è il risultato dell’integrazione di molti costumi e fedi che risalgono alla notte dei tempi. Almeno la metà dei riti cristiani sono in realtà inclusioni pagare rivisitate. Non è un’opinione, ma un fatto documentato sia a livello storico che antropologico. Noi siamo già il risultato di quel processo di mescolamento che sembra preoccupare molti. In realtà, se si leggono i documenti fra il 1000 e il 1500, ci si rende conto di quanto mescolamento esistesse già a quell’epoca. Basta prendere la lista dei marinai di una nave da carico genovese del 1200 per rendersene conto: genovesi, tedeschi, russi, persino mori e mongoli. La gente viaggiava molto di più di quanto si sia portati a pensare, anche se più lentamente di oggi. Le culture si sono sempre evolute per fusioni e inclusioni. Pensi a come la cultura greca abbia conquistato i conquistatori romani. O come quella turca derivi in effetti da quella mongola e non da quella araba.

  9. utente anonimo ha detto:

    beh, perché non si informa su cosa succede a Malmo? Malmo è in Svezia, l’ospitale Svezia che si è comportata finora come lei vorrebbe si comportasse l’Italia nei confronti dei musulmani. Guardi come si sono ridotti, e mi dica perché dovremmo fare la stessa fine.

    Elisa

  10. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    @Elisa «…come lei vorrebbe si comportasse l’Italia nei confronti dei musulmani…»

    Mi spiace ma sembra che ci sia un equivoco di fondo. Io sono di educazione liberale e credo in alcuni principi fondamentali, come il rispetto della diversità, principi di uguaglianza e libertà, principi di vivere civile. Ovviamente questo non vuol dire ammettere qualsiasi cosa, ma stabilire un principio e poi applicarlo a tutti. Quindi, non è che io voglio qualcosa di speciale per i musulmani, ma mi limito semplicemente ad essere coerente con i principi in cui credo. Che poi nel caso specifico si tratti di musulmani o gay, neri o inuit, donne o anziani, poco importa. Quello che combatto è la discriminazione, ovvero non permettere a qualcuno quello che si permette ad altri solo per la sua fede, il suo genere, il suo orientamento politico o sessuale. Tutto qui. In effetti, con i musulmani tutto ciò non ha niente a che vedere.

  11. cipicchia ha detto:

    lei afferma di combattere la discriminazione quando in realtà, appoggiando usanze come il burqini, il burqa o anche solo il chador non fa altro che sostenere una cultura, quella musulmana, che discrimina enormemente la donna, non le pare? Elisa

  12. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    Come ho già detto, ogni cultura ha un suo processo evolutivo. Quella islamica, per certi versi, presenta alcune caratteristiche che la nostra cultura presentava prima delle conquiste per i diritti civili che hanno caratterizzato il XX secolo. Non dimentichiamo che quando ero ragazzo ancora le persone di colore erano discriminate nei “civilissimi” Stati Uniti e le donne erano discriminate sul lavoro e in altri ambiti. Quindi non è da molto che noi abbiamo acquisito la consapevolezza di determinati valori, e ancora di discriminazioni in Occidente ce ne sono molte. Non si cambia la testa delle persone in 5 minuti: bisogna dare loro il modo e il tempo di farlo, e obbligarle a cambiare costumi è il modo peggiore di approcciare il problema. Come ho già detto il burkini permette alle donne musulmane di recarsi in piscina e al mare. Ci sono Paesi islamici dove alle donne non è neanche permesso di uscire di casa. Per quanto le possa sembrare assurdo, sono profondamente convinto che il burkini è uno strumento di emancipazione e non è un caso che sia stato inventato proprio da una donna, una donna molto intelligente. Il primo passo per l’emancipazione è guadagnare sempre maggiore autonomia, nel muoversi, nel comunicare, nell’entrare in contatto con gli altri, nello svolgere attività. Inoltre non abbiamo alcun diritto di chiedere ad altre culture di sviluppare in pochi anni quel percorso di maturazione che a noi ha richiesto secoli. Fino ancora nell’Ottocento eravamo schiavisti, colonialisti e tuttora sfruttiamo le popolazioni del Terzo Mondo per garantirci uno stile di vita di elevata qualità. Le consiglio di dare un’occhiata ai tre filmati in questo articolo se non ci crede.

  13. utente anonimo ha detto:

    @ dejudicibus

    Caro Dejudicibus il mio commento era una satira del pensiero leghista tratta da un post sul mio blog!

    http://wrakotonicz.blogspot.com

    ernst wrakotonicz

  14. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    Ah, ecco… 😉 Beh, lo hai satirizzato fin troppo bene… eh eh eh

  15. utente anonimo ha detto:

    Sono costretto a condividere ancora una volta con ciò che dici (mai una volta che possa dire che non sono d’accordo con te mannaggia) 🙂

    Ad ogni modo non voglio aggiungere altro a ciò che dici nell’articolo perchè rispecchia già pienamente il mio pensiero.

    Vorrei segnalarti solo alcune cose: questi articoli che mi sono venuti in mente quando parlavi di igiene in rapporto al burkini: http://tinyurl.com/lc2ngy

    http://tinyurl.com/lfpthw

    E questo altro post a cui mi ha fatto pensare il terzo anonimo:

    http://tinyurl.com/ml4geu

    (forse in Francia non va molto meglio )

    Se ti va di leggerli, trovo che (l’ultimo sicuramente) siano un ottimo spunto di riflessione.

    Ciao

    Alexandro

  16. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    @Alexandro

    Mi sembra molto interessante questa affermazione tratta dal secondo articolo fra quelli da te segnalati: «Pretendere dagli immigrati di vivere secondo i principi repubblicani e laici è anche e soprattutto un valido antidoto contro la diffusione dell’intolleranza e della xenofobia tra i francesi autoctoni che così non si sentirebbero più accerchiati.»

    Ora, mi sembra più che condivisibile il fatto che chi va ad abitare in un altro Paese ne rispetti le leggi e i principi ai quali esse si inspirano, tuttavia mi domando perché si chieda ai musulmani di rispettare i principi laici che stanno alla base dei moderni Stati democratici e non si chiede parimenti lo stesso anche ai cattolici. Anzi, almeno in Italia, è abbastanza chiara la tendenza a erodere sempre più i principi di laicità che stanno alla base della nostra Costituzione per imporre una visione cattolica della società. È allora evidente che molte di queste affermazioni non nascono da un reale desiderio di laicità e rispetto di una visione libertaria in ambito religioso (ateismo incluso), ma sono solo il sintomo di una vera e propria lotta di religione fra Chiesa e Islam.

  17. utente anonimo ha detto:

    La difficoltà consiste nel capire se il burqini sia uno strumento di emancipazione o di repressione. Il caso è simile a quello del burqa a scuola che si verificò in Francia alcuni anni fa.

    I sostenitori del burqa trovavano che fosse discriminatorio nei confronti dei musulmani vietare l’uso di questo capo a scuola.

    I suoi oppositori sostenevano che fosse discriminatorio nei confronti delle donne ammetterle a scuola con un capo che probabilmente era loro imposto e che creasse distanza e quindi difficoltà a socializzare con gli altri ragazzi.

    Secondo me in uno stato laico ognuno ha diritto di rispettare le regole imposte dalla propria religione, a patto che:

    -non vadano contro le leggi esistenti (come la lapidazione)

    -ma non vadano neppure contro i principi legislativi esistenti (ad esempio la costituzione prevede l’uguaglianza fra i sessi)

    Il problema del burqini e del burqa a scuola non è che violino qualche regola, ma che favorirne l’uso può portare alla conservazione di una cultura sessista.

    D’altra parte un po’ di pragmatismo dice che opporsi a muso duro può fare più male che bene, e ad esempio il burkini potrebbe essere l’unico modo per far frequentare le piscine alle donne musulmane.

    Il mio punto di vista è che il criterio sia il vantaggio che riceve la donna. Il burqa a scuola la mette sicuramente in difficoltà con gli altri ragazzi, e la legge italiana (e francese) prevede che la scuola sia obbligatoria fino ad una certa età, dunque in questo caso ne vieterei l’uso. Il burqini invece può essere quello che fa la differenza tra accedere alla piscina o meno, quindi in questo caso sarei più pragmatico e lo ammetterei.

    Andrea

  18. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    @Andrea Condivido il tuo punto di vista. Il burqa (quello completo) lo vieterei anche per ragioni di sicurezza, ma il burquini o il portare un semplice velo SOLO sulla testa (incomprensibilmente vietato in Francia) dovrebbe essere permesso.

  19. utente anonimo ha detto:

    Come al solito quando si parla di immigrazione,islam ecc. si arriva erroneamente a un discorso dal contenuto razzista.Non è così.

    La Lega con l’appoggio dell’attuale ministro della salute, ha aperto un ospedale in Costa D’Avorio per portare aiuti a quelle povere persone in difficoltà. E poi vengono a darci dei razzisti, SENZA MOTIVO. Personalmente ritengo giusta la legge immigrazione di Maroni, ed è anche grazie a Gheddafi che sono diminuiti del 94% gli sbarchi.

    I musulmani ci danno fastidio quando compiono gesti,azioni che vanno a deturpare la nostra società.

    Esempio: visto che adesso è il periodo del ramadan, vi pare giusto che si mettano a pregare per strada e dagli altoparlanti di quelle poche (per fortuna) moschee emettano degli ululati da circo per richiamarli in preghiera??

    Oppure ancor peggio quello che ha scritto l’utente anonimo il 26 agosto alle 13.09…. BISGONA MMETERE DEI PALETTI come dice Gianluca, ALTRIMENTI QUESTI QUI CI METTONO LA TESTA SOTTO I PIEDI !!

  20. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    Anonimo #19

    «…e dagli altoparlanti di quelle poche (per fortuna) moschee emettano degli ululati da circo per richiamarli in preghiera?»

    Volendo applicare di nuovo il principio sui pesi e sulle misure, in cosa differisce ciò dal disturbo prodotto dalle campane delle chiese? E parlo di fastidio perché avendo vissuto vicino a chiese ti assicuro che il volume utilizzato e la frequenza del suono (ormai per lo più registrato) era decisamente da denuncia.

    Molte delle cose di cui accusiamo i musulmani nell’esercizio della loro fede lo accettiamo senza indugio in quello della fede cattolica. Dato che l’Italia è (spero) uno Stato laico, questa è discriminazione.

  21. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    Anonimo #19

    «La Lega con l’appoggio dell’attuale ministro della salute, ha aperto un ospedale in Costa D’Avorio per portare aiuti a quelle povere persone in difficoltà.»

    Anche gli europei all’epoca del colonialismo hanno fatto cose egregie nelle loro colonie, ma ciò non toglie che abbiano sfruttato e discriminato i nativi. E comunque, fare qualcosa per qualcuno nel suo Paese d’origine, come giustifica il discriminarlo quando è da noi? Sembra molto un modo per mettersi a posto la coscienza…

  22. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    @Anonimo #19

    «…azioni che vanno a deturpare la nostra società.»

    La Lega si è più volte opposta alla realizzazione di moschee. Mi spieghi per quale motivo una moschea deturpa una città e una chiesa o un tempio no?

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