Firme false: atto finale



Elezioni: irregolarità in raccolta firme non è reato

(ANSA) – TORINO, 3 DIC 2007 – Commettere irregolarità nella raccolta firme per le candidature alle elezioni non vuol dire macchiarsi del reato di falso. È il senso della sentenza con la quale il GUP Silvia Bersano Begey ha prosciolto a Torino ventidue persone, tra cui politici di centrodestra e di centrosinistra, in relazione alle regionali del 2005. Il processo riguardava le sottoscrizioni fasulle o irregolari raccolte per presentare le liste Consumatori per Ghigo e Alternativa sociale con Mussolini.

Non entro in merito della sentenza anche perché nessun giornale l’ha riportata, ovvero non è stata data la possibilità ai cittadini di farsi un’opinione sulle motivazioni che hanno portato la Bersano Begey ad assolvere i politici che comunque, a quanto si evince dalla notizia, le irregolarità sembrerebbero averle veramente commesse.

Forse da un punto di vista strettamente giuridico il GUP ha ragione, anche se la perplessità resta: la raccolta di firme è soggetta a una verifica dell’identità effettuata da un funzionario competente, per cui un’eventuale irregolarità dovrebbe comportare un qualche reato, altrimenti non si capisce perché tale raccolta richieda una procedura specifica e controllata. Resta il fatto che da un punto di vista etico trovo alquanto discutibile la sentenza. Quantomeno perché ognuno di noi, per reati ben meno gravi relativi all’apposizione di una firma falsa su un documento ufficiale, rischia la galera. Ma forse per i politici si usa un’altra misura. D’altra parte le leggi le fanno loro, quindi non mi stupirebbe ci fosse una legge apposita che legittima una sentenza come quella della Bersano Begey. Il problema in effetti è proprio fra legittimità o legalità che dir si voglia, ed equità e giustizia. Le prime non implicano le seconde.


Dario de Judicibus – L’Indipendente, il blog – Commons Creative 3.0

Da notare che un anno fa l’ANSA titolava come segue:

Regione: firme false, chiesto giudizio consigliere Giovine

(ANSA) – TORINO, 18 DIC 2006 – Il rinvio a giudizio di Michele Giovine, consigliere regionale espresso dalla lista Consumatori per Ghigo, è stato chiesto dalla procura di Torino per il caso delle firme false nelle elezioni del 2005. L’inchiesta, coordinata dal pm Francesco Saluzzo, riguarda irregolarità nella presentazione delle liste di candidati. La posizione di Giovine, insieme a quella di un novarese, Giancarlo Travagin (militante del movimento Rinascita della Democrazia Cristiana), è stata unita a quella degli altri venti personaggi — politici sia di centrodestra che di centrosinistra come il capogruppo Ds in Provincia di Torino, Stefano Esposito — per i quali fu già chiesto il rinvio a giudizio. Diciannove di questi, oggi, hanno ottenuto dal gup Silvia Bersano Begey la possibilità di eliminare una parte delle accuse, legata alla violazione della legge elettorale del 2001, versando un’oblazione di duemila euro. La causa, dunque, rimane aperta per il reato più grave: il falso. Giovine, secondo la ricostruzione della squadra di carabinieri della polizia giudiziaria, è uno degli ispiratori delle irregolarità.

mentre «La Stampa»: del giorno dopo pubblicava:

Gli altri «mandanti» dei falsi sarebbero Valerio Cignetti, consigliere comunale della Fiamma Tricolore ad Ailoche (Biella), e il compagno di partito Roberto Rigon, consigliere comunale a Borgiallo, difesi entrambi dall’avvocato Giorgio Bissacco. «L’accusa di falso verrà attratta dall’altro reato, ormai oblazionato», sottolinea Bissacco. Dovranno rispondere dell’accusa di falso anche l’ex consigliere comunale di Forza Italia Dario Troiano e la capogruppo «azzurra» in Consiglio provinciale, Nadia Loiaconi (assistiti dagli avvocati Andrea e Michele Galasso); il capogruppo dei Ds in Consiglio provinciale Stefano Esposito (avvocati Maria Grazia Pellerino e Carlo Federico Grosso); il consigliere provinciale di Forza Italia Carlo Giacometto; gli astigiani Salvatore Piccicuto (consigliere comunale, ex di Forza Italia e Margherita) e Carlo Casaleggio (consigliere provinciale della Margherita) e infine una nutrita pattuglia di consiglieri comunali di piccoli centri piemontesi vicini alla lista di Alessandra Mussolini.

Non mi è tuttora chiaro cosa si intenda per oblazione, ma questa è sicuramente una mia ignoranza. Pensavo che i reati fossero puniti o con la carcerazione o con una multa. Il termine oblazione suona più come una forma di tangente legale, qualcosa del tipo, «io ti dò una certa somma e tu lasci stare le accuse». Immagino sia assolutamente legale, ma anche qui, sul piano etico, qualche dubbio ce l’avrei.

Una curiosità: ho provato a cercare questa notizia sui siti del Corriere, della Repubblica e della Stampa. Non l’ho trovata. Sicuramente colpa mia o forse un difetto dei motori di ricerca… almeno spero.

Commenti (3) a «Firme false: atto finale»

  1. utente anonimo ha detto:

    invito!

    Non mi ha impressionato quello che mi faceva il comandante Lussese Vincenzo e i suoi fedeli, ma sono rimasto impressionato del “sistema” dello stato che è stato applicato” su di me! Gli operatori dello stato, non dicevano niente,perché si tratta di stranieri indifesi! Si sapevano tutto riguardo alla drammatica situazione” in cui vivevano, ma si fingeva di non saper niente, perché questo è il massimo che si può fare contro i membri dei privati!I servizi segreti che ci ha fatto vedere il comandante e i suoi fedeli in azione in questa storia confermano l’inutilità del loro impegno, soprattutto nella versione distruttiva dell’ingiustizia che è stata espressa nel mio caso era inutili,per questo i servizi segreti in questa versione sono diventati inutili,perché dannosi per la società e il bene comune! I “poteri privati” che controllavano il mio caso erano impegnati per l’affermazione di questo concetto! Questo era il particolare che i lettori del mio Blog potrebbero costatare in questa storia dopo l’esplosione dello scandalo nelle mani degli operatori dello stato che controllavano il mio caso, nonché lo smascheramento del sistema con cui si legittimava il banchetto miliardario.

    vedi:www.lemin.splinder.com

  2. utente anonimo ha detto:

    Ciao Dario,

    è innoportuno scriverti qui ma non riuscivo a loggarmi su lalamanera.it perchè ho perso la password…hai nessuna novità sul 2 volume del ciclo della lama nera?non lo vendi o spedisci in formato elettronico vero?sono troppo curioso…è 2 anni che aspetto il seguito…fammi il regalo di natale per favore e pubblicalo in qualche modo!

    Ti sarei grato se mettessi un post sul forum della lamanera a riguardo…grazie!

  3. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    Dunque, la situazione è un po’ complicata: Armenia lo pubblicherà solo se il primo venderà molte più copie. Il libro è piaciuto molto a chi lo ha letto (ho ricevuto moltissime lettere in tal senso), ma molte librerie non lo hanno ordinato a priori perché sono italiano e secondo loro un autore italiano di fantasy non è commercialmente appetibile. Lo so, è un pregiudizio, ma purtroppo le cose stanno così.

    Ho provato a vedere se altre case editrici fossero interessate a pubblicarlo: alcune, anche grandi, hanno detto che avrebbero potuto esserlo ma solo se il primo non fosse stato pubblicato da una casa editrice concorrente. Quindi mi trovo un po’ in una impasse. Tieni presente che il secondo volume è finito e pronto per la pubblicazione e ho comunque iniziato a scrivere il terzo e ultimo della trilogia.

    Così ho deciso di fare un’investimento personale e fare pubblicità al primo attraverso la distribuzione in tutta Italia sotto Natale (spero di fare in tempo) di 10.000 segnalibri che saranno regalati in un certo numero di librerie in tutta Italia. Purtroppo è solo una questione di rendere il titolo visibile al grande pubblico. L’autopubblicazione per il momento non è praticabile perché mi creerebbe seri problemi in futuro a far pubblicare il libro da un grosso gruppo editoriale, esattamente come la pubblicazione del primo volume con Armenia, per assurdo, mi ostacola nella pubblicazione del secondo con grandi case editrici.

    L’ideale sarebbe farlo conoscere in TV, ma non ho molte speranze a riguardo perché non conosco nessuno nel settore e finora me la sono sempre cavata da solo, senza raccomandazioni. Non sono il solo tuttavia ad avere problemi: sono in contatto con diversi autori di narrativa fantastica italiani e hanno tutti un po’ di problemi recentemente, da quando cioè molte case editrici specializzate sono state acquisite da grandi gruppi editoriali che puntano di più a tradurre autori stranieri che a investire su quelli nostrani. L’unico fantasy in cui gli italiani hanno qualche prospettiva di futuro è quello per ragazzi. Persino autori italiani famosi di fantasy efantascienza devono lottare per restare a galla contro un pregiudizio ancora molto diffuso impregnato di esterofilia.

    Questa la situazione: devi avere pazienza. Lo so, non è bello rimanere così a metà sul ciglio di un burrone, stile primo o secondo volume della saga dei Fabbricanti di Universi di Farmer, ma puoi immaginare come mi senta io, ovvero responsabile verso tutti i miei lettori. Sono comunque determinato: anche molti autori americani o anglosassoni come la Norton e la stessa Rowling all’inizio hanno stentato. Bisogna stringere i denti e convincersi che si hanno i numeri per sfondare. Prima o poi le cose cambieranno.

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