Quella morale «oggettiva»



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Sul numero 4/XLIII del 27 gennaio 2005 di Panorama, nella rubrica dedicata all’attualità (pag. 61), sono riportati due articoli, uno a firma del Direttore della rivista «Studi cattolici», Cesare Cavalleri, l’altro a firma del Segretario dei Radicali italiani, Daniele Capezzone. Tema: l’attuale legge sulla fecondazione artificiale e il corrispondente referendum.

Nel merito Cavalleri ritiene che non si debba «impostare la discussione su questo tema in termini di scontro fra cattolici e laici» ma che sia necessario accettare «il riferimento a una moralità oggettiva come regola del comportamento umano». Secondo Cavalleri «se ci si appella al soggettivismo etico» allora «il sistema democratico diventa strumento per l’affermazione della legge del più forte».

Cavalleri, tuttavia, non spiega cosa intenda esattamente per etica oggettiva. Infatti, se con questo termine si intende quella morale che rispecchia il più ampiamente possibile il pensiero etico della maggior parte degli italiani, allora non si riesce a vedere per quale motivo non si debba sottoporre la questione della fecondazione assistita a referendum. Quale strumento potrebbe essere più adatto a verificare tale morale oggettiva di uno che la mette alla prova direttamente con coloro che sono fondamento della sua stessa definizione? Continuando a leggere l’articolo, tuttavia, risulta chiaro come tale definizione non sia in reltà legata alla maggioranza degli italiani, nella visione del Cavalleri, ma piuttosto a un credo ben definito, o meglio a una specifica morale all’interno di quel credo.

Cavalleri, infatti, afferma come oggigiorno ci si debba confrontare con un «degrado dei costumi» che trova riscontro nella stessa «rappresentanza parlamentare». A questo punto è chiaro per quale motivo il referendum venga visto come un problema da parte di chi crede in tale morale oggettiva. Se infatti esiste un diffuso degrado della moralità, allora è evidente come la moralità oggettiva debba essere definita solo in base alla morale soggettiva di coloro che a tale degrado non sono soggetti. D’altra parte a votare sarebbe anche gran parte di quelli che invece hanno perso, a giudizio del Cavalleri, il senso più elevato della moralità, per cui l’eventuale risultato difficilmente rispecchierebbe tali presunti valori oggettivi.

Si chiarisce così anche cosa intenda il Cavalleri con «razionalità della legge morale» a inizio articolo. Il sillogismo diventa evidente: la regolamentazione della fecondazione assistiva va basata su questa presunta moralità oggettiva; quest’ultima a sua volta viene definita in base alla morale soggettiva di una parte ben definita della popolazione italiana; la scelta da fare ne consegue naturalmente. Purtroppo, in un Paese democratico vige il principio per cui debba essere la maggioranza a decidere, per cui il Cavalleri, al fine di garantire il rispetto dello pseudosillogismo da lui proposto non trova altro rimedio che suggerire, seppure a malincuore, almeno così afferma, l’astensione, ovvero quel meccanismo oramai ben sperimentato che permette a una minoranza di vincere un referendum sfruttando la somma dei no astensionisti e degli astensionisti per impedire il raggiungimento del quorum, invalidando così il referendum. Di questo meccanismo abbiamo già parlato in un precedente articolo su questo blog.

Tutto chiaro, razionale e coerente? A giudizio del Cavalleri, sì. Eppure, almeno a me, un dubbio rimane: se la legge va regolamentata in base al pensiero di una minoranza, quella dei "non degenerati", se il risultato del referendum verrà stabilito sempre in base a quella stessa minoranza, grazie al trucchetto dell’astensione dei no, tutto questo, usando le parole dello stesso Cavalleri, non finisce per far diventare il sistema democratico «strumento per l’affermazione della legge del più forte»? Già, perché in questo caso il più forte sarebbe proprio quella minoranza che riesce a imporre alla maggioranza il suo punto di vista. Con la differenza che se vincesse la maggioranza, nessuno obbligherebbe la minoranza in questione ad avvalersi di quella fecondazione assistita che tanto aborrono, mentre vincendo la minoranza, chi volesse avvalersi della fecondazione assistita così come dovrebbe essere, non avrebbe altra alternativa che andare all’estero, in Paesi più liberali e democratici.

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Commenti (14) a «Quella morale «oggettiva»»

  1. Dilifa scrive:

    Due contraddizioni evidenti fin da una prima lettura del tuo post.

    1-Se “il più forte sarebbe proprio quella minoranza che riesce a imporre alla maggioranza il suo punto di vista”, significa che per te il più forte è sempre chi “vince” una determinata battaglia per il semplice fatto che la vince. Ne deriva che, per te, il sistema democratico è sempre «strumento per l’affermazione della legge del più forte».

    In altre parole, se il più forte è chi vince, vuol dire che, chi vince, *sempre* afferma la sua legge attraverso il sistema democratico. Che per ciò stesso diviene in tutto e per tutto “dittatura della maggioranza”. Se questa è la tua logica, non vedo cosa ci sia da criticare, sul punto, quanto sostenuto da Cavalleri. Se Cavalleri vince vuol dire che è maggioranza.

    2-Nessuno un minimo avveduto, ormai, sostiene più l’illegittimità politica e giuridica dell’astensione in sede referendaria. Nella tua visione formalista del rapporto tra maggioranza e minoranza, ciò deve significare che l’invalidità del referendum per mancanza del quorum non deriva dal prevalere di una minoranza ma dal prevalere della maggioranza che ha deciso di non votare, quale che sia il suo orientamento. O, se vuoi, dall’incapacità della minoranza promotrice del refererendum di diventare maggioranza assoluta. Se ciò è corretto, perchè parlare di “trucchetto”? Non c’è assolutamente nulla di nascosto e di non riconoscibile.

    Ciò anche prescindendo dal fatto che la Chiesa, fino ad oggi, ha equiparato il NO all’astensione (ma questo apre un altro discorso che qui sarebbe off topic).

    In estrema sintesi, se affronti il problema sotto il profilo maggioranza/minoranza, i dati di fatto (se il referendum non raggiungerà il quorum)direbbero che i fautori della fecondazione artificiale libera sono minoranza in Parlamento e sono minoranza (=non riescono ad essere maggioranza) neppure nell’elettorato.

    E allora dove sta il problema?

    Ciao

    Friedrich

  2. Mi sembra un commento interessante. Dividerei la risposta in due parti, per evitare di fare commenti troppo lunghi. Rispondo quindi qui, prima, al punto uno.

    Diciamo innanzi tutto che per me il più forte NON è chi vince. Il più forte è chi ha oggettivamente più risorse per vincere. Se poi vince o meno è altra questione: dipende essenzialmente da come usa tali mezzi, da come usa il suo avversario le sue risorse seppure inferiori, da un certo numero di fattori esterni non controllabili da nessuno dei due.

    Nel mio articolo non intendevo dibattere sul fatto che sia giusto o sbagliato che a vincere sia il più forte né che il più forte sia la maggioranza o la minoranza. Semplicemente facevo notare che Cavalleri si lamenta del fatto che se «ci si appella al soggettivismo etico» allora «il sistema democratico diventa strumento per l’affermazione della legge del più forte».

    Dal che si deduce che per Cavalleri non è giusto che si affermi la legge del più forte, o almeno non sembra esserlo se il più forte è chi crede nel soggettivismo etico. Io facevo rilevare come in realtà, con il meccanismo dell’astensione, seppure in minoranza, è proprio chi viceversa crede nella moralità oggettiva ad essere il più forte, per cui riscontravo una contraddizione. In pratica, se il più forte è la parte nella quale Cavalleri si riconosce, allora va bene che vinca, altrimenti è eticamente ingiusto.

    Se permetti, non mi tornano i calcoli.

  3. Veniamo al punto due. Tu affermi che «nessuno un minimo avveduto … sostiene più l’illegittimità politica e giuridica dell’astensione in sede referendaria». Io non so se sono avveduto o meno, ma non mi pongo il problema di sostenere una qualche illeggittimità formale, ma piuttosto considero eticamente discutibile usare l’astensione come meccanismo per mantenere lo status quo.

    Dobbiamo risalire, per questo, ai principi che stanno alla base di un referendum. In un referendum (anche abrogativo come il nostro) si chiede al popolo di pronunciarsi a favore o a sfavore di una certa normativa. La risposta può essere di tre tipi: sono a favore, sono a sfavore, non mi interessa o non voglio pronunciarmi. Nei primi due casi la volontà del votante è chiara, nel terzo caso nulla posso dire sulle motivazioni che hanno spinto a non votare.

    Votare è dimostrazione di civiltà, specialmente su quelle tematiche che sono così importanti per il Paese tanto da ritenere debbano essere sottoposte direttamente a consultazione popolare. D’altra parte è dimostrazione di maturità anche non votare se si ritiene che non si abbiano elementi di giudizio per esprimere un’opinione (quella che io chiamo astensione civile). Esiste poi un’astensione che è segno di immaturità e di inciviltà che è rappresentata da chi a votare non va per ignavia.

    In un sistema civile e maturo, quindi, il vincolo sul quorum ha un significato: se una percentuale troppo alta di votanti si astiene a buon titolo (non so, non mi ritengo nelle condizioni di decidere), il referendum va invalidato. Altrimenti DEVE vincere chi tra le due posizioni esplicite rappresenta la maggioranza.

    Convertendo i NO in astensioni e creando così un terzo tipo di astensionismo, si sovvertono i principi base del referendum. In pratica si trasformano i NO in un non-voto al solo scopo di non raggiungere il quorum. Inoltre così si nasconde la vera entità del NO, mescolandolo con le vere astensioni e quindi impedendo comunque al legislatore di avere una chiara idea di quale sia effettivamente la volontà popolare. Da qui l’affermazione che è solo un misero trucco. Che sia formalmente legittimo poco importa. Il mio giudizio morale su chi lo usa, o lo propone, come il Cavalleri resta comunque negativo.

    Resta poi da considerare, sul piano etico, l’asimmetria della situazione. Chi è per la fecondazione assistita con l’impianto SOLO degli embrioni sani, sta proponendo una legge che non obbliga chi la pensa diversamente ad agire contrariamente ai propri principi. Ma chi invece combatte la fecondazione assistita sta proponendo una legge che impedisce a chi la pensa diversamente di accedere a una possibilità che considera eticamente corretta. Sinceramente già solo questo mi porta, da laico e liberale, a fare una scelta ben precisa a favore della procreazione assistita con la possibilità di selezionare gli embrioni in base alla loro integrità genetica.

  4. Dilifa scrive:

    Scusami, ogni altra considerazione che stavo per fare soccombe di fronte alla tua affermazione finale di netto favore alla “possibilità di selezionare gli embrioni in base alla loro integrità genetica”.

    Dando per scontato che tu ti renda pienamente conto di quanto affermi, abbandono il campo perchè su queste basi ogni dialogo tra me e te risulta assolutamente infruttuoso.

    Un tale favore all’eugenetica l’ho finora trovata solo in ambiti che non riesco a comprendere e faccio fatica a rispettare.

    Saluti.

    Friedrich

  5. Mi spiace, ma io ho altrettanta difficoltà a capire come si possa pretendere di impiantare embrioni geneticamente danneggiati, eppure non mi sottraggo al confronto. E’ evidente che abbiamo due concetti di rispetto per la vita MOLTO differenti. Il punto tuttavia resta: le persone come me non pretendono di imporre il loro punto di vista ad altri, ma chiedono solo di essere lasciate libere di fare la propria scelta. Chi invece è contrario a questo tipo di scelta pretende di imporre la propria posizione agli altri. Per giunta, chi tale posizione ce l’ha per motivi di fede, pretende di imporla anche a chi non crede nella stessa fede.

    Persino Dio ha lasciato all’uomo il libero arbitrio, ovvero la libertà di fare la propria scelta, anche se non condivisa dal Signore. Perché allora la Chiesa vuole essere da meno?

  6. Dilifa scrive:

    Non è difficile da capire il perchè di quella che tu chiami “pretesa di imporre”.

    Se l’embrione è vita umana, il crearlo ed il sopprimerlo non è questione che riguarda solo chi vuole realizzare ciò

    Solamente al fine di essere chiaro (e non per considerare allo stesso modo le varie fattispecie), ti invito (banalmente, lo so) a pensare al reato di lesioni personali (lascio perdere l’omicidio per non essere accusato di grevità) o di vilipendio di cadavere.

    Se qualcuno proponesse l’abolizione di tali reati, chiunque avrebbe buoni motivi per opporsi, anche se non ha alcuna intenzione di picchiare chicchessia o di vagabondare per cimiteri con zappa e badile.

    Il meccanismo logico è lo stesso: la mia “imposizione” non è di per sè illiberale perchè l’atto che tu vuoi sia liberalizzato attiene a categorie di diritti che la nostra civiltà giuridica considera (totalmente o parzialmente) indisponibili.

    Ed è questo il motivo principale per cui la pretesa dei pro choice di essere gli unici ad affrontare la questione in trmini “liberali” è risibile.

    Ciao

    Friedrich

  7. In effetti tutta la questione si riconduce, come dici giustamente tu, al fatto se considerare o meno l’embrione, o meglio, un embrione di tot giorni, vita umana o meno. Per te lo è, ovviamente, per me no. Quindi entrambe le nostre posizioni sono coerenti con le corrispondenti assunzioni. Il “peccato originale” è quindi in tale distinguo.

    Detto questo, non credi che ci sia comunque una contraddizione nel nostro sistema legislativo al momento, dato che rispetta l’embrione di un giorno con l’attuale legge sulla fecondazione assistita ma non quello di due mesi con l’aborto? A questo punto, ho l’embrione di una certa “età” è vita umana, e come tale va protetta, o non lo è. Ma che ci sia una legge che afferma un acosa e una che afferma di fatto il suo opposto è una contraddizione.

  8. Dilifa scrive:

    La legge sull’aborto non dice che quella che viene soppressa NON è vita umana. E’ anzi evidente, a mio avviso, che ammette la sua soppressione “nonostante sia” vita umana.

    Il bilanciamento degli interessi tra diritti dell’embrione e del feto e quello di altri soggetti (la madre, i genitori, gli apiranti tali ecc.) lo fa il legislatore il quale ha ritenuto che il concepito vada tutelato in un certo modo. Poi, siccome gli esami nella vita non solo non finiscono mai ma cominciano pure molto presto, il legislatore dice pure: se tu, concepito cresciutello, con la tua presenza metti in crisi il diritto all’integrità psicofisica di tua madre, puoi essere soppresso.

    Il fatto che poi nella pratica tale soppressione sia sostanzialmente svincolata dal rischio di vero pregiudizio del diritto della madre, non incide più di tanto sulla logica astratta del legislatore. Logica che non sarà delle più autoevidenti, ma c’è.

    Il tutto ovviamente a precindere dalla mia opinione sulla perversità morale e filosofica di tale logica.

    Friedrich

    P.S. Guarda che sei abbastanza solo, a quanto mi risulta, nel dire che non si tratta di vita umana. Direi proprio che è pacificamente vita ed è pacificamente umana anche per molti laicissimi ed autorevolissimi biologi e medici.

    Che poi per te non si tratti di soggetto titolare di diritti è un altra cosa. Ma per dire che non è vita umana devi comunque risolvere il problema oggettivo di quando inizierebbe ad essere vita e quando inizierebbe ad essere umana. Altrimenti riaffermi il diritto *illimitato* del legislatore di dire “è così perchè lo dico io”, mandando al macero secoli di elaborazione che ha portato al costituzionalismo liberale e legittimando posizioni totalitarie.

  9. Sul discorso dell’aborto siamo d’accordo: la legge dice una cosa, la pratica è un’altra. La classica soluzione all’italiana nella quale non si ha il coraggio di prendere o l’una o l’altra posizione fino in fondo.

    Per quanto riguarda il tuo secondo commento penso che la tua precisazione sia corretta e quindi rivedo la mia: è vita umana ma a mio avviso non titolare di diritti. Siamo ancora su due fronti opposti, ovviamente, ma almeno stiamo trovando un linguaggio comune.

    Vedi che è utile il confronto? 😉

  10. Dilifa scrive:

    Se mi dai ragione diventa utilissimo, io guadagno il Paradiso e tu eviti l’Inferno… :)))

    Friedrich

  11. Taniwha scrive:

    L’essere umano è tale in quanto essere senziente, almeno lo abbiamo definito così nell’ultimo millennio di filosofia (d’altra parte per essere “immagini” di Dio, ci tocca essere senzienti”). Per questa ragione, non ci scolgiamo più di tanto nell’uccidere animali e piante. Sono distanti da noi perché non senzienti.

    Se il feto è un essere umano, dove sono le sue capacità senzienti?

    E non basta dire che in potenza le svilupperà.

    Possiamo, d’altra parte, accettare il feto come vita umana ma a questo punto non si viene a capo dello stato morale diverso del resto degli esseri viventi di questo pianeta.

  12. Dilifa scrive:

    Per Taniwha.

    Bene, prova allora ad accettare il feto (e l’embrione) come vita umana. Ragionaci sopra per un po’ e vedi che conseguenze ne trai. Non avere fretta e non lasciarti guidare da pregiudizi (meglio, da “abitudini logiche”), ne hai le capacità.

    Sfrucuglia tutti gli angoli di visuale che ti saltano agli occhi.

    Magari prova anche a pensare di essere padre, se non chiedo troppo (magari lo sei già, eh! Che ne so io di chi ti hai trombato a Londra e in giro per il mondo… :)) ).

    Ciao.

    Friedrich

  13. Taniwha scrive:

    Il mio punto di vista è diverso.

    Spesso dubito della capacità senziente dell’uomo.

  14. utente anonimo scrive:

    Purtroppo tutta questa discussione mi sembra poco rilevante se è vero che al fon do di essa vi sia la questione “se considerare l’embrione vita umana o no”.

    Non vedo quale importanza abbia questo punto, se si tiene presente che nessuno stato o legge civile può permettersi di considerare la protezione della vita umana fra le sue finalità essenziali.

    Piuttosto, il fine dello stato è quello di consentire la migliore coabitazione fra persone che hanno interessi e idee diverse e spesso opposte. Gli embrioni possono anche essere vite umane, ma non hanno idee nè interessi, non votano, non manifestano, e quindi è puro velleitarismo pretendere che lo stato li protegga.

    Ciò competerebbe semmai alla iniziativa privata delle persone, in base alla loro formazione ideologica e morale.

    Marcello Alessio

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