Ibridazioni



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Mitocondrio

Una delle paure più diffuse quando si parla di ingegneria genetica e OGM riguarda la possibilità che il DNA degli organismi geneticamente modificati possano alterare il DNA umano in caso di ingestione o assunzione di qualunque natura. Quello che la maggior parte della gente non sa è che il nostro organismo è continuamente soggetto a mutazioni e ibridazioni dovute all’ambiente circostante.

Al di là del fatto che gran parte del nostro DNA è sostanzialmente lo stesso di tutti gli altri esseri viventi basati su cellule eucariote, ovvero dotate di nucleo, esso può essere modificato da numerosi fattori esterni detti mutageni, come radiazioni ionizzanti (raggi cosmici, raggi X, raggi gamma) e non ionizzanti (ultravioletti) o agenti ossidanti e patogeni. Altre mutazioni possono essere poi conseguenza di errori durante la divisione cellulare (meiosi o mitosi), di difetti nei meccanismi di riparazione del DNA e persino dall’aumento della temperatura ambientale.

Insomma, il DNA di una cellula può essere modificato da moltissimi fattori e di fatto questo succede abbastanza spesso. Nella maggior parte dei casi queste mutazioni non producono alcun effetto o comunque interessano una singola cellula o una piccola zona dell’organismo; ci sono casi poi in cui questa mutazione può portare ad effetti deleteri per l’organismo, come l’insorgenza di tumori, e altri nei quali la modifica può introdurre nuove caratteristiche che, se si consolidano e vengono trasmesse alle generazioni successive, permettono alla specie di evolvere. Senza mutazioni non ci sarebbe evoluzione, infatti. Se poi quella specifica mutazione sopravvive attraverso varie generazioni, dipende sostanzialmente dai meccanismi di selezione naturale.

Tornando al DNA, non solo quindi questo cambia in modo imprevedibile anche nutrendoci di cibi cosiddetti biologici o vivendo una vita “sana”, ma queste mutazioni sono funzionali alla vita stessa, e la cosa non riguarda solo il DNA, ma l’intero organismo. Un esempio eclatante è una recente scoperta che riguarda i mitocondri, ovvero quei particolari organeli cellulari presenti sostanzialmente in tutte le cellule eucariote — e quindi anche nelle nostre — e che svolge diversi compiti essenziali per la cellula, primo fra tutti quello di produrre energia. Senza mitocondri le cellule eucariote non potrebbero produrre tutte le proteine delle quali hanno bisogno e noi, di fatto, neppure esisteremmo.


Pelagibacteraceæ (SAR11)

Ebbene, da tempo si pensava che questi organelli fossero una volta organismi autonomi (teoria endosimbiotica) e adesso, finalmente, ne abbiamo avuto la conferma. Uno studio effettuato da ricercatori della University of Hawai?i at Mano-a e della Oregon State University ha individuato un clade, ovvero un gruppo di organismi derivanti da un unico capostipite, denominato SAR11, che potrebbe essere l’antenato appunto dei mitocondri. In pratica quello che probabilmente è successo è che un particolare batterio marino del clade SAR11 (famiglia Pelagibacteraceæ) sia stato ingerito da una cellula ma, invece di venire digerito, sia rimasto in qualche modo incistato nella stessa per sviluppare poi con essa un rapporto simbiotico. Tale rapporto non solo ha permesso al batterio di sopravvivere e riprodursi in un ambiente più riparato e protettivo, ma ha anche consentito alla cellula eucariote di sviluppare processi che richiedevano elevate quantità di energia e quindi di evolvere.

In effetti i mitocondri presentano tutt’ora una certa autonomia rispetto alla cellula ospite: oltre infatti ad avere un proprio genoma che viene trasmesso prevalentemente per successione matrilineare, ovvero esclusivamente dalla madre, hanno propri ribosomi e una membrana cellulare doppia. Non hanno tuttavia più la capacità di vivere al di fuori della cellula ospite, caratteristica che ha perso nel corso dei millenni.

Quindi, non solo è abbastanza comune che il genoma di un organismo, essere umano incluso, subisca modifiche anche inglobando parti di DNA di altri organismi, come ad esempio i virus, ma la nostra stessa struttura cellulare è frutto di un’ibridazione senza la quale noi oggi non esisteremmo. La verità, ci piaccia o meno, è che non solo la natura sperimenta in continuazione con gli organismi viventi, ma lo fa anche in un modo molto più primitivo di quello che potrebbe fare uno scienziato in un laboratorio di genetica. In pratica altera, spezza, unisce, mescola e rimescola la materia di cui siamo fatti senza criterio, in modo casuale e con un’elevata probabilità di non ottenere nulla di valido se non addirittura di far morire l’organismo. Essa tuttavia opera sui grandi numeri e così come i pesci spesso generano milioni di uova per garantire la sopravvivenza a pochissimi avannotti, così le alterazioni naturali del nostro DNA sono finalizzate alla sopravvivenza di poche mutazioni, capaci tuttavia di produrre nuove specie in grado di adattarsi meglio ai cambiamenti ambientali.

Avere paura degli OGM è quindi un po’ come aver paura di accendere un cerino in una foresta dove continuamente scoppiano incendi per cause naturali.

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