La giustizia ignorante



  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • Delicious
  • Digg
  • OkNotizie
  • Pinterest
  • StumbleUpon
  • FriendFeed
  • MySpace
  • Netvibes
  • Reddit
  • Yahoo! Bookmarks
  • RSS

Ormai è guerra. Parlo di quella fra politica e magistratura, soprattutto fra Silvio Berlusconi e i giudici “di sinistra”, come li definisce lui. Che poi, probabilmente, di sinistra sono davvero; che poi, probabilmente, ce l’hanno effettivamente con lui; che poi, probabilmente, magari hanno anche ragione ad avercela.

Il punto non è questo. La domanda semmai è un’altra: quanto è davvero discrezionale la giustizia in Italia? Una volta, parlando con un magistrato in relazione a un caso di cui ero stato personalmente oggetto, gli chiesi: «Ma è possibile che la legge dica una cosa e il giudice stabilisca il contrario?» La risposta, sorprendentemente, è stata: «Sì, certamente. Per questo c’è la possibilità di appellarsi se si ritiene di essere stati, ad esempio, condannati ingiustamente.»

D’accordo, a cosa servano i tre gradi di giudizio lo so già, grazie, ma io pensavo che la legge dovesse essere interpretata dai magistrati, non sconvolta se non addirittura ignorata! Eppure è così: teoricamente — ma poi neanche tanto — un magistrato può arrivare persino ad ignorare del tutto una legge o a stravolgerla nel suo spirito; lui non avrà alcuna conseguenza — e baso questa affermazione su un numero considerevole di esempi, anche personali — ma non così sarà per chi quella sentenza ha dovuto subire. Certo, esiste la possibilità di appellarsi ma, soprattutto nel diritto civile dove le sentenze vanno comunque subito applicate anche in primo grado, la lentezza della giustizia italiana finirebbe per far sì che l’eventuale “correzione” arrivasse quando ormai il danno è stato fatto e non è più recuperabile.

Basti pensare alle tante sentenze di affido di minori ad altre famiglie a fronte di presunti casi di pedofilia poi dimostratisi del tutto infondati, spesso basati solo su testimonianze di minori non suffragate da riscontri oggettivi. Famiglie distrutte per le quali la piena assoluzione dei genitori o dei parenti implicati, in genere molti anni dopo la prima sentenza, ben poco è servita per rimettere a posto i pezzi di un nucleo familiare ormai inesorabilmente frammentato sul piano affettivo. Discorso analogo si può fare per tutte quelle sentenze basate sulla discriminazione di genere ormai istituzionalizzata che hanno visto migliaia di bambini resi orfani del padre attraverso la criminale pratica dell’affido esclusivo. Sentenze basate sul pregiudizio e sull’ignoranza in molti casi, sull’insensibilità e sull’abitudine nei restanti.

Questo è il punto: quanto in una sentenza è legge e quanto è il magistrato a stabilire? Forse fare tre esempi assolutamente attuali eppure così diversi per tema e contenuti, potrebbe aiutare.

Il primo riguarda il GUP del Tribunale dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, che ha rinviato a giudizio i sette componenti della commissione Grandi Rischi con l’accusa di omicidio colposo plurimo e lesioni in riferimento al terremoto avvenuto all’Aquila il 6 aprile 2009. In questo caso ci troviamo di fronte a un eclatante caso di analfabetismo scientifico, sindrome non rara fra gli umanisti italiani che ancora vedono la Scienza e gli scienziati come poco più che stregoni di cui diffidare e le teorie scientifiche come una sorta di opinione del tutto discutibile sulla quale fare prevalere il “buon senso” dell’intellettuale nostrano.

Fatto sta che il buon Gargarella sembra ignorare del tutto che al momento non si sia assolutamente in grado di prevedere un terremoto nonostante il recente sisma giapponese dovrebbe far pensare a riguardo, dato che forse non ci sono sismologi più esperti di quelli giapponesi, anche se gli italiani non sono da meno. Tutto quello che si riesce a fare è di rilevare l’arrivo del sisma una manciata di secondi in anticipo, tempo ovviamente non sufficiente per un’allerta vero e proprio alla popolazione ma utile per bloccare i treni veloci e gli impianti industriali potenzialmente pericolosi. Anche questo obietivo è ancora da venire, comunque.



Terremoti in Italia nel mese di Maggio del 2011 [fonte: INGV]
Quello evidenziato è di oggi (31 maggio 2011): MI 2,5

Al momento, ci piaccia o meno, i terremoti non si possono prevedere e uno sciame sismico anche consistente non anticipa automaticamente un sisma. Se dovessimo lanciare un allarme ad ogni sciame di una certa consistenza in alcune regioni d’Italia, avremmo un allarme ogni tot mesi con il solo risultato di arrivare al giorno in cui verrebbero sistematicamente ignorati dalla popolazione. Semmai dovremmo chiederci perché un terremoto di intensità paragonabile a una sola delle cinquanta e più scosse secondarie che hanno investito il Giappone dopo quella di magnitudo Richter (MI) 8,9 che ha colpito il nord del Paese, abbia di fatto raso al suolo molte cittadine dell’Abruzzo e fatto centinaia di morti. Ricordiamoci che in Giappone la maggior parte dei morti sono stati la conseguenza dello tsunami, non del terremoto, sebbene notevole. Parimenti dovremmo chiederci, essendo la maggior parte delle regioni italiane potenzialmente sismiche, quante altre abitazioni nel resto del Paese sarebbero in grado di sostenere quella che comunque è una scossa di intensità medio-alta se la paragoniamo a quelle registratesi negli ultimi anni in Asia. Ricordo che un terremoto di MI 8,9 sviluppa un’energia pari a

E = 101,5×MI = 101,5×8,9

ovvero pari a 22,4 miliardi di tonnellate di TNT e quindi 44.668 volte superiore a una di magnitudo 5,8. Inoltre, di terremoti di magnitudo 6 ce ne sono fra i 100 e i 200 all’anno sulla Terra, mentre quelli di magnitudo 9 avvengono una volta ogni vent’anni, circa.

Tornando al nostro giudice, quindi, il semplice rinvio a giudizio, con tutto quello che ne scaturirà in termine di danni per gli imputati, fossero anche solo le spese legali, è del tutto infondato. A quando prossimamente un’accusa di stregoneria? Perché è a quel livello che siamo. Oltretutto si illudono i parenti delle vittime che una tale colpa sia verosimile, tanto che se quei poveracci dovessero essere condannati in primo grado, qualcuno dei terremotati potrebbe anche pensare che “giustizia è fatta”. In pratica si diffonde l’ignoranza invece che la cultura, con il rischio di creare un serio precedente.

Ci andammo già vicini nel 2004, quando Piero Angela venne accusato di diffamazione a mezzo stampa per aver affermato che «l’omeopatia non è una cosa seria», che «il rischio di curarsi con tale medicina non convenzionale è molto grande per i pazienti che hanno malattie gravi e soprattutto progressive», che «i benefici presenti dell’omeopatia sono dovuti all’effetto placebo, cioè sostanze che non contengono alcun principio attivo, definite anche “acqua fresca”» e che «spesso il beneficio è del tutto psicologico e ipotetico e c’è il rischio che vengano somministrati pseudo farmaci dei quali non si conosce il contenuto e che possono provocare anche reazioni allergiche». Il giornalista venne assolto ma, ovviamente, ne ebbe comunque un danno in termini di tempo, immagine ed economico, anche perché nel penale, al contrario che nel civile, anche se si viene assolti nessuno ti rimborsa le spese legali.



Copertina del blog «Accade in Sicilia» del novembre 2003
Fonte: Webarchive.org

L’analfaberismo scientifico, non è tuttavia la sola causa di accuse o sentenze assurde, nel nostro Paese. Un altro esempio è la recente sentenza che ha condannato anche in appello lo storico siciliano Carlo Ruta per stampa clandestina, ovvero per aver pubblicato articoli di attualità sul suo blog, Accade in Sicilia, dal giudice considerato equivalente a un tradizionale quotidiano cartaceo e quindi soggetto per legge all’obbligo di registrazione presso il Tribunale competente. Tutto ciò, guarda caso, conseguente alla pubblicazione da parte di Ruta di articoli che trattavano di politica e corruzione mafiosa in Sicilia e che l’allora procuratore Ragusa Agostino Fera aveva denunciato come dannosi per la sua immagine. Non si doveva trattare di articoli diffamartori, tuttavia, altrimenti sarebbe stata quella l’accusa. Quello di stampa clandestina sembra quindi essere un espediente per porre il bavaglio a Ruta, una sorta di vendetta trasversale. Che sia così o meno non posso dire, ma posso dire che il blog di Ruta non aveva alcun scopo di lucro, periodicità prestabilita e non veniva aggiornato secondo alcuna scadenza prefissata, per cui non avebbe dovuto essere considerato un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.

Fatto sta che moltissimi esponenti della magistratura e delle istituzioni in genere hanno pochissima se non nulla conoscenza di cosa sia la Rete, anche perché molti di loro lavorano ancora solo con i pezzi di carta. Eppure l’articolo 21 della nostra Costituzione afferma che «tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione». Anche in questo caso, il problema principale è l’ignoranza, rafforzata da una cultura statalista lontana anni luce dai più sani principi liberali. Purtroppo di questa cultura è permeato il Paese, soprattutto quello dei “vecchi”, incapace di comprendere il cambiamento che sta avvenendo nel mondo.



Oltre 5 suicidi al giorno di padri in Europa perché
sono stati tolti ingiustamente loro i figli [Fonte: Fenbi]

Si potrebbe continuare a lungo su questa falsariga con altri esempi concreti, tutt’altro che eccezioni nello scenario della giustizia italiana. Solo il fatto che il processo penale da noi sia sostanzialmente basato su teoremi accusatori, basi indiziarie e testimonianze, venendo a mancare quella ricerca di certezza della colpa che solo i riscontri oggettivi possono fornire, ovvero prove reali e verificabili, fa traballare quella fiducia nella giustizia che dovrebbe essere colonna portante di ogni Paese civile. Personalmente non condivido le uscite del tutto gratuite dell’attuale Presidente del Consiglio, eppure da tempo ho smesso di avere fiducia nella magistratura. Non dubito che ci siano molti magistrati in gamba, ma il fatto che determinate storture avvengano nelle aule della giustizia nostrana e che anche quelle più eclatanti raramente siano sanzionate dal CSM o quantomeno condannate a parole dai colleghi “più virtuosi”, mi fa dubitare dell’intero corpo giudiziario. Il fatto è che di esempi di giudici che avrebbero dovuto essere espulsi dalla magistratura per il loro comportamento e che invece non solo non sono stati puniti, ma addirittura “promossi”, ce ne sono e non pochi. In pratica siamo di fronte a un’oligarchia corporativistica, anche se ben pochi magistrati avrebbero il coraggio di ammetterlo.

Finché le cose resteranno quelle che sono, mi auguro e auguro a voi tutti di avere il meno possibile a che fare con la giustizia italiana perché la mia esperienza personale mi ha insegnato purtroppo che spesso ad essere garantiti sono solo i truffatori, purché possano permettersi un buon studio legale, oppure chi appartiene a qualche associazione professionale potente o a una corporazione, primi fra tutti proprio gli stessi magistrati e gli avvocati. Mi auguro solo che un giorno questa magistratura possa smentirmi, ma per il momento ho poche speranze.

Si prega di usare Facebook solo per commenti brevi.
Per commenti più lunghi è preferibile utilizzare l'area di testo in fondo alla pagina.

Commenti Facebook

Lascia una risposta





Nel rispetto delle apposite norme di legge si dichiara che questo sito non ha alcun scopo di lucro, non ha una periodicità prestabilita e non viene aggiornato secondo alcuna scadenza prefissata. Pertanto non può essere considerato un prodotto editoriale ai sensi della legge italiana n. 62 del 7 marzo 2001. Inoltre questo sito si avvale del diritto di citazione a scopo accademico e di critica previsto dall'Articolo 10 della Convenzione di Berna sul diritto d'autore.

EmailEmail
PrintPrint