Una riforma sotto attacco



Recentemente è uscita dalla Commissione Giustizia della Camera una Proposta di Legge che attende da ben quattro legislature di approdare in Parlamento. Sviluppata originariamente da un gruppo di studio dell’associazione Crescere Insieme, questa proposta si è raffinata negli anni, mantenendo tuttavia inalterati i principi fondamentali ai quali si era ispirata, primo fra tutti il fatto che un bambino abbia sempre e comunque diritto di poter contare sull’affetto, le cure e la presenza di entrambi i genitori, salvo ragioni estremamente e oggettivamente gravi. Separarsi, divorziare, non può e non deve giustificare la rinuncia al proprio ruolo genitoriale, ruolo che non è fatto solo di cure fisiche e materiali, ma di condivisione del quotidiano, delle continue scoperte che i bambini sperimentano con la crescita, dei loro momenti di gioia e di sconforto, dei loro successi e delle loro paure.

Questa proposta è stata fin dall’inizio sotto il mirino di chi per troppi anni si è arricchito sulla pelle di tante famiglie che si sono venute a trovare di fronte al dramma della separazione, tanto che ancora oggi c’è chi cerca di vanificarla attraverso una serie di emendamenti che finirebbero, come troppo spesso è avvenuto in passato per altre riforme, di cambiare tutto per non cambiare niente. Le tante associazioni di madri e padri separati che appoggiano la riforma, fra le quali la Federazione Nazionale per la Bigenitorialità, invece, lottano per superare la triste pratica dell’affidamento esclusivo, oramai considerata obsoleta nei principali paesi dell’Unione Europea, per restituire un po’ di serenità a chi ha già dovuto subire il trauma della separazione. Perché un punto va chiarito: anche quando voluta, anche quando necessaria, una separazione è sempre e comunque un trauma, soprattutto per coloro che non hanno spesso voce in capitolo, ovvero i nostri figli.

Ma qual è il contenuto di questa proposta, e cosa cambierebbe se essa venisse approvata dal Parlamento senza ulteriori modifiche?

Attualmente i minori sono affidati a uno solo dei due genitori, nella maggior parte dei casi alla madre, sempre se i figli sono piccoli. Esiste in effetti la possibilità di affidamento congiunto ma solo ed esclusivamente se richiesto da entrambi i genitori. Questa modalità di gestione va comunque richiesta e se uno dei due genitori si rifiuta, viene stabilito d’ufficio l’affidamento esclusivo, così come si procede ad affidare i figli a uno solo dei due genitori in caso sussista un conflitto fra i coniugi.

Con la riforma l’affidamento verrebbe invece condiviso dai due genitori, a meno che il giudice non ritenesse dannoso per i figli mantenere contatti con uno dei due sulla base di elementi oggettivi e dimostrabili. Un genitore che dovesse rifiutare di mantenere un rapporto stabile e periodico con i figli, ne perderebbe la potestà. Un eventuale conflitto fra coniugi interverrebbe solo sul tipo di gestione, ovvero, nel caso entrambi i genitori fossero dichiarati idonei a svolgere il loro ruolo ma non riuscissero a collaborare, il giudice assegnerebbe a entrambi competenze specifiche all’interno delle quali ognuno avrebbe la possibilità di decidere autonomamente ogni qual volta non si trovasse un accordo.

Per quanto riguarda l’abitazione e la frequentazione, attualmente il giudice colloca rigidamente i figli presso il genitore affidatario e stabilisce rigidamente il calendario delle visite. Queste sono comunque facoltative per il genitore non affidatario, non un obbligo, mentre il ritardare la restituzione dei figli al genitore affidatario può configurare addirittura il reato di sottrazione di minore.

La proposta di riforma prevede invece una maggiore flessibilità, comunque concordata, all’interno di regole ben precise. Il giudice stabilirebbe indicativamente i tempi di permanenza dei figli presso l’uno o l’altro genitore in funzione delle necessità oggettive dei minori. Man mano che queste dovessero cambiare, ad esempio perché i bambini diventano grandi, verrebbe data la possibilità di concordare qualsiasi modifica senza ricorrere di nuovo in tribunale. In ogni caso mantenere un rapporto genitoriale con i figli sarebbe un obbligo per entrambi i genitori. A questi, inoltre, verrebbe data maggiore libertà di frequentare entrambi i genitori secondo le proprie esigenze, senza bisogno di coinvolgere continuamente un magistrato.

Per quanto riguarda l’aspetto economico, attualmente il genitore affidatario ha tutti gli obblighi di mantenimento che gestisce insindacabilmente grazie anche all’assegno che riceve dall’altro genitore. Tale assegno va versato al genitore affidatario anche quando i figli a carico sono maggiorenni. Gli oneri relativi a vitto e alloggio quando il figlio sta presso il genitore non affidatario, invece, non vengono considerati.

Con la riforma ogni genitore avrebbe l’onere di mantenere i figli per tutto il tempo di frequentazione. Al più i genitori potrebbero concordare di dividersi le spese generali, ad esempio quelle relative alle cure mediche più consistenti o a specifiche attività sportive. Per evitare che un tale regime penalizzi il genitore più debole economicamente, si provvederebbe a ristabilire l’equità contributiva tramite opportuno assegno di conguaglio, che terrebbe conto dei rispettivi redditi. Una volta maggiorenni, i figli diventerebbero essi stessi titolari dell’assegno di mantenimento e dovrebbero accordarsi con il genitore convivente per quanto riguarda la contribuzione alle spese domestiche. Nel caso poi che un figlio fosse disabile, l’obbligo di cura verrebbe esteso a entrambi i genitori oltre la maggior età, cosa non prevista dalla legge attuale.

In ogni caso l’entità del contributo, che oggi è fissata a discrezione del giudice, verrebbe stabilita sulla base di opportune tabelle che dovrebbero tener conto di tutta una serie di fattori riscontrabili oggettivamente.

Infine, mentre oggi il genitore affidatario può trasferirsi dove e quando vuole portando con sé i figli, con la nuova legge i genitori dovrebbero tener conto di tutte le esigenze dei figli nello scegliere la residenza, prima fra tutte la necessità di frequentare entrambi i genitori. I genitori potrebbero ancora trasferirsi liberamente, ma i figli avrebbero la possibilità di scegliere di non seguirlo nel caso avessero la residenza abituale presso di lui.

Questa proposta, come si può facilmente capire, si prefigge l’obiettivo di eliminare una delle cause più frequenti di conflittualità fra genitori separati e spesso uno dei motivi di maggiore sofferenza per i loro figli. Purtroppo molta strada ancora si deve fare per arrivare a un’approvazione da parte del Parlamento, una strada lastricata di ostacoli messi ad arte da chi troppo ha da perdere con questa riforma. Ecco perché è importante che l’opinione pubblica sappia quello che sta succedendo e sostenga le associazioni di genitori separati in una lotta che non è fra uomini e donne, fra madri e padri, ma per i nostri figli, per dar loro un futuro sereno accanto a coloro che li ameranno sempre e comunque.

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