Sacconi e il Nuovo Medioevo



All’inizio del 2008 il Direttore dell’Istituto Cellule Staminali del San Raffaele di Milano, Giulio Cossu, fu contattato per far parte della commissione che doveva redigere il testo del bando sul finanziamento alla ricerca sulle cellule staminali. Erano previsti otto milioni di euro. Accettò, a condizione che non ci fossero esclusioni a priori e discriminazioni. Così non fu. Quando il bando è uscito, la sorpresa: di cellule staminali embrionali non se ne parla neppure. In pratica i fondi andranno solo ed esclusivamente a chi lavorerà con cellule staminali adulte. Vediamo cosa significa questo e quali conseguenze avrà in Italia.

Cosa sono le cellule staminali

Non è necessaria una laurea in medicina per sapere che una cellula nervosa è diversa da una del tessuto epiteliale o di quello muscolare. Quello che non tutti sanno, tuttavia, è che tutte queste cellule si sono formate attraverso un processo chiamato differenziazione a partire da un unico tipo di cellula detto staminale. In pratica, quando nella specie umana uno spermatozoo feconda un ovocita, ovvero quando il gamete maschile e quello femminile si fondono, si forma una cellula chiamata zigote che possiede il materiale genetico del nuovo individuo, ereditato metà da un gamete e metà dall’altro.

A questo punto, circa 24 ore dopo la fecondazione, lo zigote inizia la divisione cellulare, detta mitosi, fino a formare un primo organismo pluricellulare chiamato morula. Siamo al terzo giorno di gestazione nella specie umana e la morula entra nella cavità uterina. In questa prima fase le cellule che compongono la morula sono dette cellule staminali totipotenti, perché sono in grado di trasformarsi in qualsiasi tipo di cellula, non solo quelle che daranno luogo al nuovo individuo, ma anche quelle extra-embrionali, come ad esempio la placenta e il cordone ombelicale.

La fase successiva è detta blastula. È questa ad impiantarsi nella parete della cavità uterina. Al contrario della morula, la blastula è cava. La sua parete, infatti, detta trofoblasto, diventerà il sacco vitellino primitivo, ovvero quello che conterrà il liquido amniotico, che già si è cominciato a formare, e quindi l’embrione vero e proprio. All’interno della blastula si trova infatti il nodo embrionale, ovvero la materia organica che porterà alla formazione dell’embrione prima, del feto poi. Siamo all’ottavo giorno e una prima differenziazione è già iniziata all’interno della blastula. Alcune cellule staminali, infatti, si stanno trasformando in cellule ectodermiche, dalle quali si formerà l’epidermide, le ossa dermiche e il tessuto nervoso, e in cellule endodermiche, dalle quali si formerà l’intestino primitivo. Queste cellule si dicono pluripotenti perché possono trasformarsi in qualsiasi cellula del nuovo organismo, ma non in cellule extra-embrionali.

Man mano che il processo di formazione dell’embrione prosegue, le staminali diventano sempre più specializzate fino a diventare multipotenti, ovvero in grado di differenziarsi ognuna solo in alcuni tipi di cellule. Nella specie umana parliamo di embrione per indicare l’organismo dal 18° giorno fino all’ottava settimana di gestazione, circa. A questo punto possiamo riferirci al nuovo organismo con il termine di feto. Nel feto, così come nell’organismo adulto, le cellule staminali sono multipotenti o unipotenti, ovvero possono specializzarsi in un solo tipo di cellula, anche se alcuni studi indicano che alcune, specialmente nel midollo osseo, potrebbero essere ancora pluripotenti.

A cosa servono

Lo studio delle cellule staminali è estremamente importante per curare moltissimi tipi di patologie. Da un punto di vista pratico, ci sono due fonti possibile di cellule staminali: quelle prodotte da un individuo adulto e quelle embrionali. Le prime si pensava, fino a poco tempo fa, fossero unicamente unipotenti ma nuovi studi stanno dimostrando che possono, in certi casi, differenziarsi in vari tipi di tessuto. Quelle embrionali sono le più flessibili, comunque, e possono essere ricavate sia da blastule che dal sangue del cordone ombelicale.

La prima pratica è quella che suscita maggiori perplessità sul piano etico, dato che alcuni considerano la blastula un individuo a tutti gli effetti e quindi la sua distruzione viene considerata un omicidio vero e proprio. In genere, tuttavia, per le cellule embrionali prodotte da blastule sono usati embrioni congelati, ovvero residui di inseminazioni artificiali destinati comunque alla distruzione avendo perso la loro capacità di generare un nuovo individuo.

L’utilizzo invece del sangue del cordone ombelicale non presenta alcun problema sul piano etico e quindi è la fonte di staminali più importante, dato che si tratta di cellule pluripotenti. In realtà non si tratta di staminali embrionali vere e proprie, ma sembra abbiano le stesse proprietà di staminali di quel tipo, seppure sarebbero categorizzabili come staminali adulte. Fra le patologie che possono essere curate con queste cellule ci sono il morbo di Gunther, la sindrome di Hunter e quella di Hurler, la leucemia linfocitica acuta e molte altre che interessano in particolare i bambini.

Le conseguenze in Italia

Il fatto che ancora una volta il Ministro Sacconi sia entrato in merito di questioni estremamente delicate dimostrando non solo un atteggiamento integralista e intollerante ma soprattutto una profonda incompetenza, fa sì che tutte quelle ricerche che riguardano le cellule embrionali ricavate dal sangue del cordone ombelicale e della placenta non riceveranno alcun finanziamento. Dato che sono proprio queste cellule ad aver dato finora i migliori risultati in terapie che riguardano soprattutto gravissime patologie infantili, nel nostro Paese questo tipo di terapie saranno fortemente penalizzate. Nel migliore dei casi i piccoli pazienti dovranno sperare nella ricerca americana, recentemente liberalizzata dal Presidente Obama, cosa che tuttavia potrebbe avere costi altissimi per le loro famiglie.

L’incoerenza di un Ministro che afferma di proteggere la vita ma poi mette a grave rischio importanti terapie atte a salvare proprio quella vita che dice di voler preservare, mostrano quanto arretrata e bigotta sia una certa classe politica, e non mi riferisco solo al Governo, ma anche a un’opposizione che sembra essere in gran parte assente su questa delicata tematica.

Abbiamo costretto decine di migliaia di uomini e donne a lasciare il nostro Paese perché da noi le opportunità scarseggiano, soprattutto in campo scientifico, ovvero la cosiddetta «Fuga dei Cervelli». Adesso probabilmente a fuggire dovranno essere anche molti malati che solo recandosi all’estero avranno qualche speranza di guarigione. A quando una vera e propria migrazione di massa? Perché se continua così, l’unica cosa seria da fare è lasciarlo alla Casta questo Paese. Che se la suonino e se la cantino da soli e affondino tutti insieme liberando il mondo così da una specie parassita e dannosa che vive ancora nel Medioevo.

Commenti (6) a «Sacconi e il Nuovo Medioevo»

  1. utente anonimo ha detto:

    a guardare su wikipedia le cellule ottenute da placenta e cordone ombelicale sono staminali adulte e non staminali embrionali.

    Quindi dovrebbero rientrare nel bando, se questo finanzia la ricerca sulle staminali adulte

  2. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    In effetti le staminali da cordone ombelicale sono una sorta di ibridi. hanno le caratteristiche di una staminale adulta ma SEMBRA abbiano proprietà che assomigliano a quelle delle cellule staminali embrionali. Il punto è che bisognerebbe permettere COMUNQUE la ricerca su entrambi i filoni per imparare di più sulle staminali sulle quali sappiamo ancora troppo poco. Ci troviamo in una situazione analoga a quando nel Medioevo si proibiva l’autopsia dei cadaveri per imparare come era fatto il corpo umano. Allora si diceva che il corpo era sacro e quindi non poteva essere studiato. Dobbiamo permettere la ricerca almeno sugli embrioni congelati, perché potrebbe fare la differenza per molti malati. E comunque non è giusto che un punto di vista legato a una SINGOLA religione blocchi, in uno Stato laico, la ricerca scientifica.

  3. utente anonimo ha detto:

    che non si facessero dissezioni nel medioevo è una leggenda: nel 1200 si facevano eccome

    guarda qui:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Chirurgia,_anatomia_e_Chiesa_Cattolica_nel_medioevo#Le_dissezioni_umane_nel_XIII_e_XIV_secolo

  4. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    Non ho detto che non si facevano, ma che si rischiava la pelle a farle…

  5. utente anonimo ha detto:

    e invece nel link che ho postato sopra si legge che non si rischiava niente, le disponevano anche i magistrati.

    Per caso hai qualche fonte documentata che afferma il contrario?

  6. Dario de Judicibus Dario de Judicibus ha detto:

    A quanto mi risulta le prime dissezioni vennero fatte solo nel XIII secolo. Prima la sacralità del corpo veniva sostanzialmente rispettata. Dal 1240 in poi, se ricordo bene, le cose iniziarono a cambiare. La mia affermazione riguarda il periodo dalla caduta dell’Impero d’Oriente al XII secolo circa. E comunque non dappertutto.

    Detto questo, potresti firmarti per favore? Non è obbligatorio, ovviamente, ma è gradito, specie se vogliamo discutere d’un argomento: quanto meno sapere chi sei. È un problema?

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