Scienza e Tecnologia



Molto spesso si fa confusione fra Scienza e Tecnologia. Eppure si tratta di due cose molto differenti anche se, ovviamente, collegate fra loro. Vediamo perché.

La Scienza si occupa sostanzialmente di costruire modelli che spieghino il funzionamento dei sistemi.

Per sistema si intende un insieme di elementi collegati fra loro da relazioni precise. Sistema solare, sistema nervoso, sistema informatico, sono solo alcuni dei sistemi di cui si occupa la Scienza, ma un sistema può riguardare un insieme di persone, un habitat in cui vivono animali e piante, persino un concetto astratto.

Un modello non è altro che uno schema che si comporta come il sistema al quale si riferisce. E qui bisogna fare un’importante precisazione: non è affatto necessario che un modello descriva in modo esaustivo un sistema. Un modello può anche essere “sbagliato” eppure, all’interno di un certo ambito, essere considerato assolutamente valido.

Facciamo un esempio: la meccanica newtoniana è un modello approssimato, che non tiene conto degli effetti relativistici descritti dalla teoria di Einstein. Eppure nessuno si sognerebbe di usare le formule della Relatività Speciale per calcolare il vantaggio di Schumacher sugli inseguitori in un Gran Premio di Formula Uno. Questo perché la meccanica newtoniana rappresenta un modello valido quando le velocità considerate sono di molto inferiori alla velocità della luce.

Spesso la stampa non specializzata pubblica con grande enfasi la scoperta di “teorie rivoluzionarie” che demoliscono teorie precedenti, quasi a voler dimostrare quanto ingenui siano stati gli scenziati a credere ad esse per così tanti anni. In realtà la Scienza avanza proprio attraverso il continuo mettere in discussione sé stessa, attraverso cioè un processo di analisi critica volta ad attaccare quanto ritenuto valido fino a quel momento alla ricerca di modelli sempre più precisi, capaci di spiegare ogni aspetto di un certo sistema.

Quelle “rivoluzionarie teorie”, quindi, non sarebbero potute esistere senza quelle che le hanno precedute, persino quelle che da esse sono state “rivoluzionate”. Senza contare che quest’ultime, spesso, si continua ad utilizzarle sotto determinate condizioni, proprio come la Meccanica di Newton.

Da qui è facile comprendere come accusare la Scienza “ufficiale”, come spesso è chiamata, di arroganza o conservatorismo nei confronti delle tante teorie “alternative” in campo scientifico, medico, psicologico e via dicendo, dimostra solo una scarsa conoscenza dei metodi e degli obiettivi della scienza.

Non c’è scienziato serio che non sarebbe più che entusiasta di scoprire che i poteri extrasensoriali, gli extraterrestre o i fantasmi esistano sul serio. Ma nessun scienziato serio potrà mai accettare come valida una semplice testimonianza o dati che sono stati raccolti in modo non conforme al Metodo Scientifico, e questo non perché il metodo in questione sia “sacro”, ma semplicemente perché è l’unico che abbia dimostrato, fin dall’epoca di Galileo, di dare quelle garanzie di trasparenza ed affidabilità che sono necessarie per comprovare qualcosa. D’altra parte, se questo metodo non funzionasse, la maggior parte della tecnologia che abbiamo intorno non potrebbe esistere. Non solo il computer dal quale state leggendo questo articolo, ma neppure un piatto di plastica o l’orologio che portate al polso.

E qui torniamo alla differenza fra Scienza e Tecnologia.

La Tecnologia non è altro che l’applicazione pratica dei modelli sviluppati dalla Scienza. Questa applicazione a volte, tuttavia, anticipa la Scienza stessa, ovvero è possibile che sviluppando una tecnologia a partire da quello che si sa, si arrivi a inventare qualche cosa che la Scienza riuscirà a spiegare solo dopo un certo tempo.

Questo continuo rincorrersi fra Tecnologia e Scienza produce un effetto di feedback positivo che produce sempre più risultati in tempi sempre più brevi, anche perché la stessa Scienza oggi dipende dall’evoluzione di nuove tecnologie per poter contare su strumenti sempre più sofisticati in grado di portare a nuove scoperte.

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