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	<title>L&#039;Indipendente</title>
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	<description>Tutto quello che gli altri non vi dicono</description>
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		<title>Megastrutture all&#8217;italiana</title>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 10:14:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario de Judicibus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commercio e Imprese]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Costumi]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
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		<category><![CDATA[grattacieli]]></category>
		<category><![CDATA[megastrutture]]></category>

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		<description><![CDATA[All&#8217;EUR, a Roma, stanno costruendo due grattacieli. Ci passo davanti quasi ogni giorno e devo dire che più li guardo e meno mi piacciono. Ovviamente è un&#8217;opinione strettamente personale ma, se facciamo il confronto con quelli che vengono costruiti in molti Paesi sia industrializzati che emergenti, direi che non ne usciamo poi così bene. Torri EuroSky (a sinistra) ed EuroParco (a destra) Tecnicamente si considerano grattacieli tutti gli edifici più alti di 100 metri o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="post">
All&#8217;EUR, a Roma, stanno costruendo due grattacieli. Ci passo davanti quasi ogni giorno e devo dire che più li guardo e meno mi piacciono. Ovviamente è un&#8217;opinione strettamente personale ma, se facciamo il confronto con quelli che vengono costruiti in molti Paesi sia industrializzati che emergenti, direi che non ne usciamo poi così bene.
</p>
<div class="forimage">
<img src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/eurotorri.jpg" width="360" height="245" border="0" alt="" /><br />
<br/>Torri EuroSky (a sinistra) ed EuroParco (a destra)
</div>
<p class="post">
Tecnicamente si considerano grattacieli tutti gli edifici più alti di 100 metri o quantomeno con più di 15 piani, per cui sia la <em>Torre EuroSky</em> con i suoi 120 metri di altezza, 25 piani residenziali, 3 adibiti a uffici e 5 piani &ldquo;tecnici&rdquo;, che <em>la Torre EuroParco</em>, stessa altezza ma per lo più disegnata per essere adibita a uffici, possono essere considerati grattacieli a tutti gli effetti.
</p>
<p class="post">
In realtà, ormai, chi parla di grattacieli fuori dall&#8217;Italia si riferisce soprattutto a megastrutture ben più alte, ovvero superiori ai 300 metri e con oltre 80 piani. Il più alto, alla data, è il <em>Burj Khalifa</em> a Dubai &mdash; 828 metri e 163 piani &mdash; ma sono ben 73 gli edifici più alti di 300 metri e alcune centinaia quelli che superano i 200 metri.
</p>
<div class="forimage">
<div class="forimage float-inline">
<img src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/mega_burj.jpg" width="162" height="242" border="0" alt="" /><br />
<br/>Burj Khalifa<br/>Dubai (Emirati Arabi)<br/>828,0 mt
</div>
<div class="forimage float-inline">
<img src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/mega_taipei.jpg" width="162" height="242" border="0" alt="" /><br />
<br/>Taipei 101<br/>Taipei (Taiwan)<br/>508,0 mt
</div>
<div class="forimage float-inline">
<img src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/mega_shanghai.jpg" width="162" height="242" border="0" alt="" /><br />
<br/>Shanghai World Financial Center<br/>Shanghai (Cina)<br/>492,0 mt
</div>
</div>
<p class="post">
La maggior parte di questi edifici non solo sono alti ma presentano soluzioni tecnologiche ed estetiche estremamente innovative. Innanzi tutto ormai quasi nessuno costruisce più grattacieli a forma di parallelepipedo perché questa semplice forma non permette al vento di scivolare sulla struttura dato che forti flussi d&#8217;aria la solleciterebbero eccessivamente. Estremamente interessanti sono anche le soluzioni tecnologiche antisismiche adottate così come quelle relative alla cogenerazione di energia e al condizionamento climatico.
</p>
<p class="post">
Nel nostro Paese, invece, è sempre esistita una forte ostilità verso queste strutture per tutta una serie di motivi per lo più, a mio avviso, pretestuosi e intesi a coprire ben altri interessi. Ad esempio, alcuni sostengono che queste megastrutture abbiano un impatto ambientale significativo quando invece costruire in verticale permette di restituire gran parte del territorio al verde. Lo stesso dicasi per la sicurezza e la capacità di resistere a cataclismi naturali o incidenti.
</p>
<p class="post">
Certo, se prendessimo un aereo di linea e lo schiantassimo su un grattacielo qualche problema ci sarebbe, come ha dimostrato l&#8217;attentato alle <em>Torri Gemelle</em>, ma è anche vero che mentre era ancora in costruzione, il <em>Taipei 101</em> ha resistito senza alcun problema a un sisma di magnitudo 3.8 con epicentro proprio sotto la costruzione. L&#8217;unico danno registrato è stato quello di una gru che dal 47esimo piano è caduta a terra, uccidendo purtroppo 5 operai. La struttura, tuttavia, è rimasta illesa, ed era già parecchio alta.
</p>
<div class="forimage">
<div class="forimage float-inline">
<img src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/mega_willis.jpg" width="162" height="242" border="0" alt="" /><br />
<br/>Willis Tower<br/>Chicago (USA)<br/>527,3 mt
</div>
<div class="forimage float-inline">
<img src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/mega_hongkong.jpg" width="162" height="242" border="0" alt="" /><br />
<br/>International Commerce Center<br/>Hong Kong (Cina)<br/>484,0 mt
</div>
<div class="forimage float-inline">
<img src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/mega_petronas.jpg" width="162" height="242" border="0" alt="" /><br />
<br/>Petronas Towers<br/>Kuala Lumpur (Malesia)<br/>451,9 mt
</div>
</div>
<p class="post">
Un&#8217;altro aspetto da considerare sono i tempi e i costi di realizzazione. Mentre negli altri Paesi, dagli Stati Uniti alla Cina passando per gli Emirati Arabi, il rispetto dei tempi e dei costi preventivati è sempre rispettato, in modo quasi maniacale, a volte, da noi tutto assume contorni quasi grotteschi: i tempi si allungano in continuazione mentre i costi lievitano in modo tanto spropositato che c&#8217;è da domandarsi come sia possibile mantenere una parvenza di ritorno dell&#8217;investimento da progetti di questa portata.
</p>
<p class="post">
All&#8217;EUR, a Roma, stanno costruendo due grattacieli, ennesimo monumento a un Paese che non sa più fare innovazione ed essere un riferimento in termini di stile, arte, architettura e ingegneria. Non da noi, almeno, dato che gli italiani all&#8217;estero sanno ancora farsi valere. Chissà perché&#8230;</p>
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		</item>
		<item>
		<title>IMU-Bond, ovvero, come si sarebbe potuta salvare l&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Apr 2012 09:17:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Albano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica e Società]]></category>
		<category><![CDATA[bond]]></category>
		<category><![CDATA[debito]]></category>
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		<description><![CDATA[IMU-Bond, ovvero, come si sarebbe potuta salvare l&#8217;Italiadi Giovanni Albano e Dario de Judicibus Il Governo e il premier Monti stesso hanno più volte ribadito che non c&#8217;erano altre soluzioni possibili rispetto a quelle attualmente prese, ovvero tasse, tasse e ancora tasse: casa e benzina in primissima battuta, ma non solo. Ma è davvero così? Vi erano senza dubbio altre possibili e validissime soluzioni, quali l&#8217;uscita dall&#8217;euro o una rinegoziazione parziale del debito pubblico esistente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="vbar-gva">
<p class="letter fs-13 ta-l c-navy">
<strong>IMU-Bond, ovvero, come si sarebbe potuta salvare l&#8217;Italia</strong><br/><em>di Giovanni Albano e Dario de Judicibus</em>
</p>
<div class="forimage float-left">
<img src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/atlante.png" width="120" height="219" border="0" alt="" />
</div>
<p class="post">
Il Governo e il premier Monti stesso hanno più volte ribadito che non c&#8217;erano altre soluzioni possibili rispetto a quelle attualmente prese, ovvero tasse, tasse e ancora tasse: casa e benzina in primissima battuta, ma non solo.
</p>
<p class="post">
Ma è davvero così?
</p>
<p class="post">
Vi erano senza dubbio altre possibili e validissime soluzioni, quali l&#8217;uscita dall&#8217;euro o una rinegoziazione parziale del debito pubblico esistente, però queste strade avrebbero presentato indubbiamente pericoli e cambiamenti sociali molto importanti, sicuramente da non prendere a cuor leggero e sopratutto senza una legittimazione data dal voto democratico, cosa che l&#8217;attuale Governo non ha.
</p>
<p class="post">
Cos&#8217;altro sarebbe stato possibile fare dunque?
</p>
<p class="post">
Per capirlo occorre cercare di inquadrare il vero problema dell&#8217;Italia dal punto di vista del debito. Lo Stato Italiano ha un debito pubblico consistente in scadenza nel 2012 e nel 2013 &mdash; qualcosa come 400/500 miliardi di euro &mdash; una cifra considerevole. Questo vuol dire due cose sopratutto: la prima è che occorre convincere un grande numero di investitori a darci nuovamente fiducia; la seconda è che anche se questa fiducia venisse corrisposta, i tassi di interesse richiesti rischierebbero di essere molto elevati e quindi troppo onerosi da sostenere negli anni successivi, alimentando così una spirale negativa.
</p>
<p class="post">
La soluzione &ldquo;montiana&rdquo; è stata quella di dire al mercato: «<em>Non vi preoccupate, abbiamo alzato le tasse per cui avremo i soldi con cui ripagare il nostro debito</em>». Il mercato in effetti ha recepito questo messaggio ed è stato più che contento di comprare Titoli di Stato Italiani al 6%, 5%, 4%, 3% e persino all&#8217;1% su scadenze molto brevi. Aggiungiamoci inoltre che la BCE, nelle stesso periodo, ha &ldquo;regalato&rdquo; alle banche oltre un trilione (1000 miliardi di euro) per 3 anni a un tasso di un punto percentuale, ed ecco che queste sono state doppiamente contente nel comprare il nostro debito.
</p>
<p class="post">
Morale? Cittadini tartassati e sempre più poveri &mdash; una volta si diceva &#8220;meno ricchi&#8221; &mdash; e banche che, senza sforzo, hanno potuto rimettere ordine ai loro conti. Vi ricorda qualcosa? Il debito delle banche americane scaricato di fatto sul debito pubblico statunitense? Ma torniamo all&#8217;Europa, anzi, all&#8217;Italia&#8230;
</p>
<p class="post">
Non è finita qui: c&#8217;è da considerare anche quella parte di mercato formata dai veri patrimoni, ovvero centinaia di miliardi di euro posseduti delle grandi famiglie e dinastie europee che, con grande probabilità grazie alla loro influenza politica, hanno da un lato permesso o forse addirittura &ldquo;spinto&rdquo; questo meccanismo perverso, mentre dall&#8217;altro hanno incassato il &ldquo;dividendo&rdquo; proprio con queste speculazioni &ldquo;a titolo gratuito&rdquo;, ovviamente sulla pelle di quei cittadini, lavoratori e pensionati che ancora una volta hanno finito per fare come i polli di Renzo.
</p>
<p class="post">
Vi è chiaro quindi ora il movimento di denaro che vi è stato? Dai Cittadini allo Stato, dallo Stato al Mercato.
</p>
<p class="post">
Ed è a questo punto che bisogna far ragionare l&#8217;ingegno, ingegno che si sarebbe sperato avessero quei dotti professori e banchieri del Governo: cosa sarebbe successo se al posto del Mercato si fossero messi nuovamente i Cittadini?
</p>
<p class="post">
No, non siamo impazziti e adesso vi spieghiamo perché. La domanda da farci è sostanzialmente: «<em>Perché pagare al Mercato e non ai propri Cittadini quei tassi di interesse così invitanti?</em>»
</p>
<p class="post">
Normalmente, in situazioni non di crisi, non è che abbia molto senso. Infatti il Mercato fornisce la &ldquo;liquidità&rdquo; di cui ha bisogno lo Stato, così che i Cittadini sono liberi o meno di investire loro stessi nel debito. Tuttavia, quando il Mercato smette di fare il suo lavoro, allora occorre inventare strade nuove: nello specifico dare un forte incentivo ai Cittadini al fine di diventare loro stessi Mercato.
</p>
<div class="forimage float-right">
<img src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/imu-bond.jpg" width="120" height="163" border="0" alt="" />
</div>
<p class="post">
Ma in che modo? Immagino che molti di voi si troveranno a breve nella situazione di pagare l&#8217;IMU, sebbene ancora non sia bene chiaro quanto e quando. Ad ogni modo a breve moltissimi italiani dovranno mettere mano al portafoglio e pagare questa nuova tassa. E se vi dicessi che era possibile fare il contrario, ovvero far sì che non solo si poteva evitare questo pagamento, ma sarebbe stato possibile anche ricevere dei soldi dallo Stato?
</p>
<p class="post">
Se ci pensate non è così inverosimile, anzi: sarebbe bastato convertire la tassa IMU in un obbligo di acquisto di un Titolo di Stato &ldquo;speciale&rdquo;, una sorta di <em>IMU-bond</em>, del valore 10 volte, 20 volte, 50 volte e 100 volte il valore della propria tassa sull&#8217;IMU.
</p>
<p class="post">
Con un esempio la cosa sarà più semplice da capire.
</p>
<p class="post">
Immaginaniamo di dover pagare 1.000,00 EUR di IMU per il 2012. Supponiamo ora che lo Stato ci permetta, invece di pagare i 1.000,00 EUR, di investire 10.000,00 EUR a un tasso del 2% a 5 anni oppure del 3% a 10 anni. Ancora, potremmo scegliere se investire 20.000,00 EUR, ovvero 20 volte la tassa da pagare, a un tasso del 2% a 3 anni oppure del 3% a 6 anni, e così via per gli altri importi di 50 volte o addirittura 100 volte superiori, sempre con un tasso e una durata che vada a premiare chi investe importi maggiori per una durata maggiore.
</p>
<p class="post">
Ovviamente se un contribuente ha acquistato IMU-bond, non dovrà pagare l&#8217;imposta IMU negli anni successivi ma piuttosto incasserà ogni anni l&#8217;interesse indicato.
</p>
<p class="post">
Il risultato? Con un sistema simile lo Stato avrebbe potuto emettere decine e decine di miliardi di debito &mdash; considerato che l&#8217;IMU da sola vale 24 miliardi l&#8217;anno &mdash; a tassi notevolmente migliorativi e sopratutto con scadenze di almeno 5 anni: il Mercato sarebbe stato sostituito dai Cittadini e così il &ldquo;lucro&rdquo; dei tassi sarebbe rimasto in mani italiane e speso in Italia.
</p>
<p class="post">
L&#8217;effetto &#8220;rassicurante&#8221; sui mercati sarebbe stato lo stesso se non superiore a quello attuale dato che il debito &ldquo;IMU&rdquo; emesso sarebbe stato con scadenze lunghe e sopratutto con l&#8217;aspettativa di poterlo rinnovare a scadenza.
</p>
<p class="post">
Il vantaggio principale di questo meccanismo è quindi quello di &ldquo;sfruttare&rdquo; l&#8217;unica voce dello Stato che non incide né in minori servizi da parte dello stesso Stato, né in maggiori tasse sui cittadini: l&#8217;interesse che lo Stato paga sul debito, ovvero in due parole, &ldquo;nazionalizzare il debito&rdquo;, cioè riportarlo in mani &ldquo;italiane&rdquo;. Probabilmente però è esattamente questo quello che <strong>non</strong> si vuole, perché il debito oggi giorno è diventato lo strumento di coercizione per far fare scelte politico-economiche in un verso invece che in un altro, a dimostrazione di come questo Governo sia tutt&#8217;altro che tecnico, bensì politico, anche se gioca su un campo ben diverso da quello provinciale e infantile che aveva visto per diversi anni scontrarsi le forze politiche italiane, ovvero gioca su quello della finanza globale.
</p>
</div>
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		<title>Monti e il decreto Salva-Grandi Evasori</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 13:29:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Albano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Legge e Giustizia]]></category>
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		<description><![CDATA[Monti e il decreto Salva-Grandi Evasoridi Dario de Judicibus e Giovanni Albano Vi interessa conoscere un metodo semplice semplice per non pagare in nero un vostro collaboratore senza tuttavia doverlo assumere regolarmente e quindi dover poi corrispondere anche i contributi e tutti i relativi oneri fiscali? Presto detto: basta semplicemente aprire un conto corrente cointestato, ovvero intestato a entrambi, sul quale ogni mese verserete quanto pattuito. A questo punto sarà sufficiente trasferire tramite bonifico bancario [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="vbar-gva">
<p class="letter fs-13 ta-l c-navy">
<strong>Monti e il decreto Salva-Grandi Evasori</strong><br/><em>di Dario de Judicibus e Giovanni Albano</em>
</p>
<div class="forimage float-left">
<img src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/calcolatrice.jpg" width="120" height="158" border="0" alt="" />
</div>
<p class="post">
Vi interessa conoscere un metodo semplice semplice per non pagare in nero un vostro collaboratore senza tuttavia doverlo assumere regolarmente e quindi dover poi corrispondere anche i contributi e tutti i relativi oneri fiscali? Presto detto: basta semplicemente aprire un conto corrente cointestato, ovvero intestato a entrambi, sul quale ogni mese verserete quanto pattuito. A questo punto sarà sufficiente trasferire tramite bonifico bancario le mensilità in oggetto su un altro conto corrente, questa volta intestato solo al vostro collaboratore e fiscalmente sarete a posto.
</p>
<p class="post">
Specialmente oggi, che è possibile fare tutto ciò senza muoversi da casa, ovvero attraverso la rete, un simile metodo è davvero alla portata di tutti. Peccato che in realtà, se la Guardia di Finanza dovesse scoprire la cosa, potrebbe accusarvi di &ldquo;<em>abuso di diritto</em>&rdquo;, ovvero di aver inscenato questo giro di denaro al fine di eludere le tasse.
</p>
<p class="post">
Ma cos&#8217;è l&#8217;abuso di diritto? Vediamo come lo definisce Wikipedia:
</p>
<blockquote class="post">
<p class="letter">
Con l&#8217;espressione abuso del diritto si indica il superamento del cosiddetto limite interno all&#8217;esercizio del diritto soggettivo. L&#8217;esercizio del diritto soggettivo, oltre che dal contenuto di questo, stabilito dall&#8217;ordinamento (limite esterno o elemento formale), è limitato dalla necessità che persegua effettivamente l&#8217;interesse a tutela del quale il diritto è stato attribuito (limite interno, detto anche elemento sostanziale o funzionale). Il superamento del limite interno è, appunto, l&#8217;abuso di diritto, mentre l&#8217;eccesso di diritto è il superamento del limite esterno.
</p>
</blockquote>
<p class="post">
Troppo complicato? Vediamo di spiegarlo in termini semplici. Incominciamo con lo spiegare cos&#8217;è il <strong>diritto soggettivo</strong>. In giurisprudenza si usa questo termine per indicare una posizione soggettiva di vantaggio che l&#8217;ordinamento giuridico riconosce automaticamente all&#8217;individuo e tutela in modo diretto. Sono diritti soggettivi tutte le varie forme di &ldquo;libertà&rdquo;, come la libertà di esprimere il proprio pensiero, la libertà di stampa o di religione, il diritto di proprietà, tanto per citarne alcuni.
</p>
<p class="post">
È evidente che un diritto soggettivo non possa essere assoluto ma debba avere dei limiti. Ad esempio, io ho il diritto di possedere una casa ma non certo quello di possedere un&#8217;altra persona. Analogamente, la libertà di parola non può essere usata per offendere pesantemente se non addirittura diffamare un&#8217;altra persona. È dunque evidente che debbano esistere dei confini. In effetti ce ne sono due: il limite esterno e quello interno.
</p>
<p class="post">
Tali limiti sono relativi all&#8217;esercizio del diritto, ovvero all&#8217;esplicazione del comportamento che ne costituisce il contenuto, comportamento che può configurarsi o meno come atto giuridico. Parlare in pubblico rappresenta quindi l&#8217;esercizio del diritto di parola; pubblicare un articolo, quale ad esempio quello che state leggendo ora, è l&#8217;esplicazione del diritto di stampa.
</p>
<p class="post">
Ora, il limite esterno rappresenta di fatto quel limite che discende dal confronto con altri interessi, principi e valori concorrenti. Ad esempio, non posso possedere un&#8217;altra persona perché contrasterei con il diritto di questa di essere libera, ovvero di non essere proprietà di qualcuno. Ne consegue un limite all&#8217;esercizio del mio diritto di proprietà. Abbiamo in sostanza quel bilanciamento dei diritti che spesso viene, nel linguaggio comune, citato con &laquo;i diritti dell&#8217;uno finiscono dove iniziano quelli dell&#8217;altro&raquo;.
</p>
<p class="post">
Il limite interno è invece un po&#8217; più complesso e nasce dal fatto che a volte, esercitare un diritto, può dare un potere che trascende i motivi per i quali quel diritto è stato definito. Ad esempio, è chiaramente un mio diritto fare in casa mia tutto quello che voglio, ma se ogni giorno alle sei di mattina facessi l&#8217;alza bandiera in giardino con tanto di tromba e rullo di tamburi, probabilmente i vicini potrebbero protestare e ne avrebbero tutte le ragioni, per quanto patriottico possa essere il mio gesto. Se poi è chiaro che lo sto facendo proprio per dare fastidio ai vicini, allora possiamo davvero ipotizzare un classico abuso di diritto.
</p>
<p class="post">
Se continuiamo a leggere su Wikipedia l&#8217;articolo sull&#8217;abuso di diritto, è anche scritto anche che:
</p>
<blockquote class="post">
<p class="letter">
Nell&#8217;ordinamento italiano non si rinviene alcuna norma a carattere generale che vieti l&#8217;abuso del diritto. Vi sono, però, alcune norme nel campo dei diritti reali che disciplinano casi particolari di abuso: l&#8217;esempio più noto è rappresentato dall&#8217;art. 833 c.c. che vieta al proprietario di un fondo di compiere <em>atti emulativi</em>, cioè quegli atti, pure rientranti nelle facoltà del proprietario, che non abbiano altro scopo se non quello di nuocere o recar molestia al proprio vicino.
</p>
</blockquote>
<p class="post">
La questione dell&#8217;abuso di diritto è quindi abbastanza delicata. In realtà non è possibile definire in modo chiaro un certo atto come abuso di diritto in sé, quanto si devono considerare le varie situazioni volta per volta. È quindi più materia di Giurisprudenza che di Legge vera e propria. Sempre citando Wikipedia:
</p>
<blockquote class="post">
<p class="letter">
In materia tributaria, la Corte di Cassazione, Sezione Tributaria Civile, con la sentenza del 13 maggio 2009 n.10981, ha affermato che &laquo;il divieto di abuso del diritto si traduce in un principio generale antielusivo, il quale preclude al contribuente il conseguimento di vantaggi fiscali ottenuti mediante l&#8217;uso distorto, pur se non contrastante con alcuna specifica disposizione, di strumenti giuridici idonei ad ottenere un&#8217;agevolazione o un risparmio d&#8217;imposta, in difetto di ragioni economicamente apprezzabili che giustifichino l&#8217;operazione, diverse dalla mera aspettativa di quei benefici.
</p>
<p class="letter">
Tale principio trova fondamento, in tema di tributi non armonizzati, nei principi costituzionali di capacità contributiva e di progressività dell&#8217;imposizione, e non contrasta con il principio della riserva di legge, non traducendosi nell&#8217;imposizione di obblighi patrimoniali non derivanti dalla legge stessa, bensì nel disconoscimento degli effetti abusivi di negozi posti in essere al solo scopo di eludere l&#8217;applicazione di norme fiscali.
</p>
<p class="letter">
Esso comporta l&#8217;inopponibilità del negozio all&#8217;Amministrazione finanziaria, per ogni profilo di indebito vantaggio tributario che il contribuente pretenda di far discendere dall&#8217;operazione elusiva, anche diverso da quelli tipici eventualmente presi in considerazione da specifiche norme antielusive entrate in vigore in epoca successiva al compimento dell&#8217;operazione&raquo;.
</p>
</blockquote>
<p class="post">
Risulta quindi chiaro adesso perché il trucchetto proprosto all&#8217;inizio di questo articolo sia da considerare a tutti gli effetti un abuso di diritto e quindi perseguibile per legge. Eppure qualcosa di molto simile al trucco di cui sopra, sebbene in una forma molto più sofisticata, è stato messo in pratica da diversi istituti bancari che avevano escogitato movimenti analoghi, sopratutto utilizzando conti esteri, al fine di avere dei benefici fiscali che partivano dai minori profitti e arrivavano a sgravi fiscali di consistenti dimensioni.
</p>
<div class="forimage float-right">
<img src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/gdf.png" width="120" height="150" border="0" alt="" />
</div>
<p class="post">
Così, ancora qualche mese fa, quegli stessi istituti erano stati costretti a &ldquo;conciliare&rdquo; per centinaia di milioni di euro proprio perché le operazioni effettuate, seppure singolarmente del tutto legittime, nel loro insieme erano riconducibili appunto all&#8217;abuso in questione. Questo grazie anche al fatto che la stessa Corte di Cassazione si è premurata recentemente di ribadire questo concetto, dando così un&#8217;arma importante alla Guardia di Finanza che si era subito mossa per recuperare quanto dovuto dagli istituti in questione.
</p>
<p class="post">
Qual è il problema, allora? Semplice: è di questi giorni una norma che il Governo ha varato e che, invece di inasprire e vietare esplicitamente queste pratiche, le lascia in un &ldquo;limbo&rdquo; che permetterà a numerose banche di vedere sanare le loro operazioni elusive. Cito dal <a href="http://www.governo.it/Governo/ConsiglioMinistri/dettaglio.asp?d=67625" target="_blank">sito</a> del Governo Italiano:
</p>
<blockquote class="post">
<p class="letter">
16 Aprile 2012 &#8211; Il Consiglio dei Ministri si è riunito oggi alle ore 17,45 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente del Consiglio, Mario Monti.<br />
Segretario il Sottosegretario di Stato alla Presidenza, Antonio Catricalà. Il Consiglio ha approvato il disegno di legge sulla delega fiscale per dare maggiore certezza al sistema tributario, migliorare i rapporti con i contribuenti e proseguire nel contrasto all’evasione fiscale.<br/><br />
<span class="ff-mono fs-10 c-fire">[...omissis...]</span><br/><br />
Il secondo capitolo della delega interviene sui rapporti tra fisco e contribuente, introducendo una definizione generale di abuso del diritto che, recependo la giurisprudenza delle Sezioni unite della Cassazione, sarà unificata con quella dell’elusione, rendendola applicabile a tutti i tributi.<br/><br />
<span class="ff-mono fs-10 c-fire">[...omissis...]</span><br/><br />
In proposito verrà dato più rilievo al reato tributario per i comportamenti fraudolenti, simulatori o finalizzati alla creazione e utilizzo di documentazione falsa; mentre si prevede l’esclusione della rilevanza penale per i comportamenti ascrivibili all’abuso del diritto e all’elusione fiscale.
</p>
</blockquote>
<p class="post">
A prima vista, a parte il riferimento alla depenalizzazione dell&#8217;abuso di diritto, non sembrano esserci scappatoie legali per gli istituti di credito. Dov&#8217;è allora il problema? Fondamentalmente è di tipo giuridico: se il governo legifera su un particolare argomento, infatti, le conclusioni della Cassazione non hanno più motivo di essere. Ergo, chi ha commesso un abuso di diritto <strong>prima</strong> dell&#8217;applicazione di questa norma, può ragionevolmente far valere le proprie ragioni, non essendoci più il vincolo della Cassazione. La questione è trattata in dettaglio in un articolo tecnico ma sufficientemente chiaro anche per i non addetti ai lavori, di <em>Oreste Sacconi</em>, pubblicato sul sito di <a href="http://www.fiscoequo.it/attualita/533-abuso-del-diritto-nella-delega-fiscale-norme-ambigue-e-inopportune.html" target="_blank">Fisco Equo</a>.
</p>
<div class="forimage ff-sans fs-08 c-navy">
<img src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/banchieri.jpg" width="490" height="395" border="0" alt="" /><br/><br />
<br/><br />
Cristo: «E l&#8217;altro ladrone dove è finito?»<br/><br />
Ladrone: «Eh, sai come vanno queste cose&#8230; Lui è un banchiere!»
</div>
<p class="post">
Morale: il piccolo paga, il grande trova sempre modo di farla franca. E non possiamo neanche pensare che si tratti di una svista, e non solo perché è alquanto inverosimile che un governo formato da tecnici competenti possa lasciarsi sfuggire una norma del genere, ma perché non si tratta di un caso isolato. Una situazione simile, questa volta legata al rapporto fra istituti di credito e correntisti, si era già verificata nei giorni scorsi.
</p>
<p class="post">
Mi riferisco alla questione dell&#8217;<em><strong>anatocismo</strong></em>, ovvero alla contabilizzazione trimestrale degli interessi bancari passivi di modo che sia possibile applicarvi a sua volta degli interessi. È quindi un meccanismo perverso in virtù del quale gli interessi passivi producono a loro volta altri interessi passivi, ovviamente a scapito dei correntisti. Nel dicembre 2010, la Corte di Cassazione a Sezioni Unite aveva infatti sancito il diritto dei correntisti a ottenere la restituzione delle somme illegittimamente addebitate dalle Banche a titolo di anatocismo sul conto corrente. Nel febbraio 2011, tuttavia, un emendamento al decreto MilleProroghe recitava che
</p>
<blockquote class="post">
<p class="letter">
la prescrizione relativa ai diritti nascenti dall’annotazione in conto inizia a decorrere dal giorno dell’annotazione stessa.
</p>
</blockquote>
<p class="post">
Questa ambigua affermazione avrebbe permesso di far decorrere i dieci anni per chiedere la restituzione delle somme non dovute dall’addebito in conto e non dalla fine del rapporto, comportando a tutti gli effetti un nulla di fatto per molti correntisti che, sulla scorta dell’orientamento giurisprudenziale prevalente, avevano promosso azioni legali per far valere giudizialmente i propri diritti.
</p>
<p class="post">
All&#8217;inizio di aprile 2012, tuttavia, la Corte Costituzionale, con sentenza n.78, dichiarava a tutti gli effetti illegittima la norma sull’anatocismo bancario, contenuta nel decreto Milleproroghe del 2010.
</p>
<p class="post">
Per concludere, caro il mio signor Monti, non era Lei quello che solo alcuni giorni fa aveva dichiarato di essere riuscito a far pagare anche quelli che non avevano mai pagato prima? Se così è, forse è il caso che modifichi qualcosa, allora, perché proprio non ci siamo, soprattutto quando ci sono di mezzo le banche.
</p>
</div>
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		<item>
		<title>Pensiero (49)</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 20:58:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario de Judicibus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Politica e Società]]></category>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è solo una cosa che odio più delle persone stupide: le persone stupide al potere. Dario de Judicibus, Roma, 18 aprile 2012 Traduzioni There&#8217;s only one thing I hate more than stupid people: stupid people in power. Il n&#8217;y a qu&#8217;une chose que je déteste plus que les gens stupides: les gens stupides au pouvoir. Es gibt nur eine Sache, die ich mehr hasse als dumme Leute: dumme Leute an der Macht. Sólo hay una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="center">
<div class="marble m-520">
<div class="think_box">
<p class="letter fs-16 ta-l c-navy">
C&#8217;è solo una cosa che odio più delle persone stupide:<br/><br />
le persone stupide al potere.
</p>
<p class="post fs-08 ta-r c-fire">Dario de Judicibus, Roma, 18 aprile 2012</p>
</div>
</div>
<div class="think_xlate m-520">
<h3 class="think_head">Traduzioni</h3>
<ul class="languages" compact="compact">
<li class="lang flag-eng">There&#8217;s only one thing I hate more than stupid people: stupid people in power.</li>
<li class="lang flag-fra">Il n&#8217;y a qu&#8217;une chose que je déteste plus que les gens stupides: les gens stupides au pouvoir.</li>
<li class="lang flag-deu">Es gibt nur eine Sache, die ich mehr hasse als dumme Leute: dumme Leute an der Macht.</li>
<li class="lang flag-esp">Sólo hay una cosa que odie más que la gente estúpida: la gente estúpida en el poder.</li>
<li class="lang flag-por">Só há uma coisa que eu odeio mais do que as pessoas estúpidas: pessoas estúpidas no poder.</li>
</ul>
</div>
</div>
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		</item>
		<item>
		<title>[COME] Spostare le app di iTunes in un&#8217;altra cartella</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Apr 2012 21:56:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario de Judicibus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scienza e Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[app]]></category>
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		<category><![CDATA[ipad]]></category>
		<category><![CDATA[iphone]]></category>
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		<category><![CDATA[trucchi]]></category>
		<category><![CDATA[windows]]></category>

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		<description><![CDATA[iTunes, probabilmente, non è proprio il più semplice da usare e amichevole fra i programmi sviluppati da Apple. Ad esempio, anche se in Windows si installa iTunes in un disco o in una partizione specifica differente da C, i dati saranno comunque memorizzati in My Documents\My Music\iTunes\, cioè sul disco C. Se iTunes è stato installato con l&#8217;utenza username, allora il cammino fisico che porta a quei dati sarà C:\Documents and Settings\username\My Documents\My Music\iTunes\. Questa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="forimage float-left">
<img src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/itunes.png" width="120" height="120" border="0" alt="" />
</div>
<p class="post">
<strong>iTunes</strong>, probabilmente, non è proprio il più semplice da usare e amichevole fra i programmi sviluppati da Apple. Ad esempio, anche se in Windows si installa iTunes in un disco o in una partizione specifica differente da <span class="ff-mono fs-12">C</span>, i dati saranno comunque memorizzati in <span class="ff-mono fs-12">My Documents\My Music\iTunes\</span>, cioè sul disco <span class="ff-mono fs-12">C</span>. Se iTunes è stato installato con l&#8217;utenza <span class="ff-mono fs-12">username</span>, allora il cammino fisico che porta a quei dati sarà <span class="ff-mono fs-12">C:\Documents and Settings\username\My Documents\My Music\iTunes\</span>.
</p>
<p class="post">
Questa scelta da parte dei disegnatori dell&#8217;applicazione crea qualche problema se non si ha abbastanza spazio sul disco <span class="ff-mono fs-12">C</span> per contenere tutti i contenuti multimediali e le applicazioni del vostro iPhone o iPad. Infatti non è difficile che questa cartella possa arrivare a 10GB e oltre, e dato che sul disco <span class="ff-mono fs-12">C</span> è presente anche il sistema operativo, è possibile trovarsi a corto di spazio disco, specialmente sui portatili e sugli ultra portatili.
</p>
<p class="post">
Si potrebbe pensare a questo punto di spostare i dati di iTunes da un&#8217;altra parte, ma purtroppo questo <strong>non</strong> è possibile. In effetti esiste un modo per consolidare tutti i contenuti multimediali su un altro disco, ma questo non è possibile per le applicazioni cellulari.
</p>
<p class="post">
Esiste un trucco, tuttavia. Windows 2000 e tutte le versioni superiori supportano i collegamenti simbolici alle cartelle, ovvero una cartella può agire come <em>collegamento simbolico</em> a un&#8217;altra cartella sul computer. Questi collegamenti simbolici alle cartelle sono anche conosciute in Windows come <em>giunzioni NTFS</em>. Sfortunatamente, Windows non ha uno strumento per creare tali giunzioni, a meno di non avere il <em>Win2K Resource Kit</em> che contiene il programma  <span class="ff-mono fs-12">linkd</span> realizzato appunto per creare tali collegamenti.
</p>
<p class="post">
Per fortuna esiste uno strumento gratuito sviluppato da <em>Mark Russinovich</em> e chiamato <span class="ff-mono fs-12"><a href="http://technet.microsoft.com/en-us/sysinternals/bb896768" target="_blank">junctions</a></span> che permette di creare molto facilmente questi collegamenti simbolici alle cartelle in Windows. Una volta scaricato il programma e salvato in una cartella che sia elencata nella variabile di sistema  <span class="ff-mono fs-12">PATH</span>, potrete spostare senza problemi dove vorrete la vostra cartella iTunes. Ecco come.
</p>
<p class="post">
Per prima cosa assicuratevi che iTunes non sia attivo. Nel caso, chiudetelo. Quindi spostate l&#8217;intera cartella <span class="ff-mono fs-12">iTunes</span> da<br />
<span class="ff-mono fs-12">My Music</span> a un altro posto, ad esempio, <span class="ff-mono fs-12">D:\Music</span>. Nel caso alcune cartelle siano bloccate, potete usare un altro strumento gratuito per sbloccarle, cioè <span class="ff-mono fs-12"><a href="http://www.emptyloop.com/unlocker/" target="_blank">Unlocker</a></span>, sviluppato da <em>Cedrick Collomb</em>.
</p>
<p class="post">
A questo punto in <span class="ff-mono fs-12">My Music</span> non ci sarà più alcuna cartella iTunes, dato che tutte le sottocartelle saranno ora in<br />
<span class="ff-mono fs-12">D:\Music\iTunes</span>. Non vi resta che aprire una finestra per l&#8217;esecuzione dei comandi e scrivere
</p>
<pre>
junction "C:\Documents and Settings\username\My Documents\My Music\iTunes" "D:\Music\iTunes"
</pre>
<p class="post">
Se <span class="ff-mono fs-12">junction</span> si trova come necessario nel cammino dei comandi, vedrete che una cartella iTunes sarà comparsa di nuovo in<br />
<span class="ff-mono fs-12">My Music</span> e, se l&#8217;aprirete, potrete ritrovarvi dentro tutti i dati, i contenuti multimediali e le applicazioni cellulari che c&#8217;erano prima. Tuttavia, se andate a vedere quanto spazio libero avete adesso sul disco <span class="ff-mono fs-12">C</span>, vi ritroverete con molta più memoria di prima. In fatti quella cartella è in realtà una giunzione, cioè un collegamento simbolico. Attenzione che non è la stessa cosa di un collegamento tradizionale in Windows. Un collegamento a una cartella <strong>non</strong> si comporta come una cartella; un collegamento simbolico sì.
</p>
<p class="post">
Sia chiaro che quello qui descritto è un artificio. iTunes non è stato disegnato per lavorare in questo modo, per cui si tratta di un trucco solo per utenti avanzati. È fondamentale che siate ben consapevoli di quello che state facendo. Per quanto mi riguarda, non mi assumo alcuna responsabilità per l&#8217;eventuale perdita di dati o altri possibili danni derivanti dal seguire queste istruzioni o dall&#8217;uso di questi strumenti.</p>
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		<item>
		<title>La Moda Sostenibile</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Apr 2012 06:54:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario de Judicibus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commercio e Imprese]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Costumi]]></category>
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		<description><![CDATA[Dario de Judicibus parla di moda, etica, sostenibilità e realtà totale al III Forum sulla Moda a Milano, «La moda sostenibile: tra creatività e tecnologia».]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="post">
Dario de Judicibus parla di moda, etica, sostenibilità e <a href="www.ibm.com/it/total_reality/index.html" target="_blank">realtà totale</a> al III Forum sulla Moda a Milano, «<em>La moda sostenibile: tra creatività e tecnologia</em>».
</p>
<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/zk-F3Ebtnh8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Reti sociali: la nuova generazione</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Mar 2012 15:46:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario de Judicibus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Costumi]]></category>
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		<description><![CDATA[Una delle accuse che più frequentemente vengono fatte alle reti sociali è che sono &#8220;roba da sfigati&#8221;, pensate per persone che cercano nella rete l&#8217;illusione di avere tanti amici perché non sono capaci di farseli nella realtà. La maggior parte di quelli che hanno un account Facebook o Twitter, in realtà ha amici e conoscenti come chiunque altro e molti di loro fanno anche parte della sua rete sociale; tuttavia è pur vero che ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="forimage float-left">
<img src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/pin.png" width="125" height="200" border="0" alt="" />
</div>
<p class="post">
Una delle accuse che più frequentemente vengono fatte alle reti sociali è che sono &ldquo;<em>roba da sfigati</em>&rdquo;, pensate per persone che cercano nella rete l&#8217;illusione di avere tanti amici perché non sono capaci di farseli nella realtà. La maggior parte di quelli che hanno un account Facebook o Twitter, in realtà ha amici e conoscenti come chiunque altro e molti di loro fanno anche parte della sua rete sociale; tuttavia è pur vero che ci sono persone che trovano nella rete quell&#8217;interazione sociale che non sono riusciti a costruirsi nella realtà, molto spesso anche per colpa di pregiudizi e discriminazioni.
</p>
<p class="post">
Ci sono infatti persone timide o che hanno difficoltà a relazionarsi con gli altri e che trovano nella rete uno sfogo che permette loro di vivere una doppia vita, ma ci sono anche persone che, perché disabili o non rispondenti ai criteri di &ldquo;<em>normalità</em>&rdquo; che la nostra cultura spesso impone, riescono a dare una prospettiva di sé agli altri non filtrata da preconcetti e tabù.
</p>
<p class="post">
Tutto ciò, tuttavia, sta per cambiare. Strumenti come <a href="http://www.foursquare.com/" target="_blank">Foursquare</a>, <a href="http://www.ban.jo" target="_blank">Ban.jo</a>, <a href="http://www.instagr.am" target="_blank">Instagram</a> e <a href="http://www.pinterest.com" target="_blank">Pinterest</a>, solo per nominarne alcuni, permettono di trasferire almeno parte della propria rete di relazioni virtuali nel mondo reale. In pratica, grazie al fatto che sempre più spesso siamo in collegamento con la rete tramite apparecchi portatili, come cellulari avanzati e tavolette, il divario fra mondo reale e mondo virtuale si sta chiudendo sempre di più fino a che non arriveremo davvero a quella <strong><a href="http://www.ibm.com/it/total_reality/index.html" target="_blank">realtà totale</a></strong> da me ipotizzata diversi anni fa.
</p>
<p class="post">
Da una parte, infatti, questi strumenti ci permettono di condividere sempre di più ogni nostra esperienza reale all&#8217;interno della rete &mdash; dal luogo in cui ci troviamo allo spettacolo che stiamo seguendo e magari con chi &mdash; dall&#8217;altra, essi ci danno l&#8217;opportunità di incontrare dal vero persone che abbiamo conosciuto solo in rete nel momento in cui ci dovessimo trovare per caso nello stesso luogo. In pratica ci danno la possibilità di conoscere i nostri contatti virtuali e quindi anche l&#8217;opportunità di farli diventare davvero amici nel senso stretto del termine.
</p>
<p class="post">
Che poi questo possa non avvenire, che si possa rimanere delusi, che le cose possano non andare come uno si immaginava, in fondo è quello che succede continuamente nella vita reale. Non rappresenta quindi un limite di questi strumenti ma piuttosto evidenzia come il gettare quest&#8217;ultimo ponte fra reale e virtuale, creando così un&#8217;unica realtà senza soluzione di continuità, ci permetta di scoprire il vero valore delle reti sociali, ovvero noi stessi.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Pensiero (48)</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Mar 2012 12:24:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario de Judicibus</dc:creator>
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		<category><![CDATA[vietnam]]></category>

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		<description><![CDATA[Vietnam: la storia la scrivono sempre i vincitori. Anche quando perdono. Dario de Judicibus, Roma, 10 marzo 2012 Traduzioni Vietnam: the winners always write history. Even when they lose. Vietnam: les gagnants toujours écrire l&#8217;histoire. Même quand ils perdent. Vietnam: Die Sieger schreiben Geschichte immer. Selbst wenn sie verlieren. Vietnam: los ganadores siempre escriben la historia. Incluso cuando pierden. Vietnã: os vencedores sempre escrever a história. Mesmo quando perdem.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="center">
<div class="marble m-520">
<div class="think_box">
<p class="letter fs-16 ta-l c-navy">
Vietnam: la storia la scrivono sempre i vincitori.<br/><br />
Anche quando perdono.
</p>
<p class="post fs-08 ta-r c-fire">Dario de Judicibus, Roma, 10 marzo 2012</p>
</div>
</div>
<div class="think_xlate m-520">
<h3 class="think_head">Traduzioni</h3>
<ul class="languages" compact="compact">
<li class="lang flag-eng">Vietnam: the winners always write history. Even when they lose.</li>
<li class="lang flag-fra">Vietnam: les gagnants toujours écrire l&#8217;histoire. Même quand ils perdent.</li>
<li class="lang flag-deu">Vietnam: Die Sieger schreiben Geschichte immer. Selbst wenn sie verlieren.</li>
<li class="lang flag-esp">Vietnam: los ganadores siempre escriben la historia. Incluso cuando pierden.</li>
<li class="lang flag-por">Vietnã: os vencedores sempre escrever a história. Mesmo quando perdem.</li>
</ul>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Pensiero (47)</title>
		<link>http://www.lindipendente.eu/wp/it/2012/03/04/pensiero-47-2/?utm_source=rss&#038;utm_medium=rss&#038;utm_campaign=pensiero-47-2</link>
		<comments>http://www.lindipendente.eu/wp/it/2012/03/04/pensiero-47-2/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 04 Mar 2012 09:19:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario de Judicibus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Politica e Società]]></category>
		<category><![CDATA[Satira e Umorismo]]></category>
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		<category><![CDATA[gruppi di pressione]]></category>
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		<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Non è che il governo si faccia influenzare troppo dai gruppi di pressione, è che il popolo non ce l&#8217;ha un gruppo di pressione! Dario de Judicibus, Verbania, 1°marzo 2012 Traduzioni It&#8217;s not that the government is too influenced by lobbies, is that the people have not a lobby! Ce n&#8217;est pas que le gouvernement est trop influencée par les lobbies, c&#8217;est que les gens n&#8217;ont pas un lobby! Es ist nicht, dass auch die [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div align="center">
<div class="marble m-520">
<div class="think_box">
<p class="letter fs-13 ta-l c-navy">
Non è che il governo si faccia influenzare troppo <br/><br />
dai gruppi di pressione, è che il popolo<br/><br />
non ce l&#8217;ha un gruppo di pressione!
</p>
<p class="post fs-08 ta-r c-fire">Dario de Judicibus, Verbania, 1°marzo 2012</p>
</div>
</div>
<div class="think_xlate m-520">
<h3 class="think_head">Traduzioni</h3>
<ul class="languages" compact="compact">
<li class="lang flag-eng">It&#8217;s not that the government is too influenced by lobbies, is that the people have not a lobby!</li>
<li class="lang flag-fra">Ce n&#8217;est pas que le gouvernement est trop influencée par les lobbies, c&#8217;est que les gens n&#8217;ont pas un lobby!</li>
<li class="lang flag-deu">Es ist nicht, dass auch die Regierung wird von Lobbys beeinflusst, ist, dass die Menschen keine Lobby!</li>
<li class="lang flag-esp">No es que el gobierno está demasiado influenciado por los grupos de presión, es que la gente no tiene un grupo de presión!</li>
<li class="lang flag-por">Não é que o governo está muito influenciada por lobbies, é que as pessoas não têm um lobby!</li>
</ul>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Oltre la democrazia</title>
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		<pubDate>Sat, 03 Mar 2012 12:24:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario de Judicibus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Costumi]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia e Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Politica e Società]]></category>
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		<description><![CDATA[Si dice spesso che la democrazia non sia perfetta ma resti tuttavia il miglior sistema politico possibile. Vivendo da quando sono nato in un sistema democratico, penso di poter affermare come ciò non sia del tutto vero, specialmente se consideriamo questa affermazione all&#8217;interno di un quadro realistico di quella che è di fatto la nostra società. Il principio fondante di una democrazia è infatti che il potere è del popolo, il quale lo esercita direttamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="post">
Si dice spesso che la democrazia non sia perfetta ma resti tuttavia il miglior sistema politico possibile. Vivendo da quando sono nato in un sistema democratico, penso di poter affermare come ciò non sia del tutto vero, specialmente se consideriamo questa affermazione all&#8217;interno di un quadro realistico di quella che è di fatto la nostra società.
</p>
<p class="post">
Il principio fondante di una democrazia è infatti che il potere è del popolo, il quale lo esercita direttamente o, più frequentemente, attraverso i suoi rappresentanti. Quando il potere non è accompagnato da senso del dovere e impegno civico, tuttavia, ovvero quando non è gestito con responsabilità a fronte di valori condivisi, diventa quasi sempre strumento di interessi particolari, il più delle volte a scapito della stessa società. Lo abbiamo visto spesso in altri sistemi politici dove questo meccanismo è quasi fisiologico, ovvero le monarchie assolute e le dittature.
</p>
<p class="post">
Una democrazia, quindi, funziona solo quando il livello di maturità, ovvero di civiltà di una società, abbia superato una certa soglia. La nostra società, tuttavia, sebbene si sia sviluppata moltissimo sul piano tecnologico nell&#8217;ultimo millennio, non ha fatto altrettanto sul piano dei valori civili e delle relazioni sociali. Basti pensare come fino a pochi secoli fa, persino nelle nazioni più evolute, la schiavitù era ancora considerata del tutto legale e le discriminazioni nei confronti di particolari religioni, etnie o classi sociali, come ad esempio le donne, erano la norma piuttosto che l&#8217;eccezione. Non solo: tali discriminazioni esistono tuttora in molti Paesi meno sviluppati e, sebbene ufficialmente non siano più accettate in quelli più avanzati, continuano in parte a sussistere anche negli altri.
</p>
<div class="forimage">
<img src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/mafalda_democracy_ita.jpg" width="376" height="441" border="0" alt="" /><br />
<br/>Vignetta gentilmente concessa da Quino &copy; 2012
</div>
<p class="post">
In pratica, il fallimento della democrazia non è fisiologico al sistema in sé, quanto al fatto che questo sistema politico richiede un livello di maturità sociale che semplicemente ancora non abbiamo. L&#8217;esempio più eclatante lo troviamo nel voto. Questo diritto rappresenta una delle colonne portanti della democrazia ed è costato la vita a molti uomini e donne che hanno lottato a lungo per ottenerlo e a farlo riconoscere a tutti i cittadini qualunque fosse la loro etnia, fede politica e religiosa o genere. Il problema è che chi questo diritto se l&#8217;è guadagnato davvero non c&#8217;è più, mentre chi oggi lo esercita non se l&#8217;è guadagnato affatto.
</p>
<p class="post">
La superficialità con la quale la maggior parte di noi esercita il diritto al voto è semplicemente il riflesso dell&#8217;immaturità della nostra società. D&#8217;altra parte, una cosa ha valore solo quando abbiamo dovuto faticare per ottenerla. In effetti, più è stato lo sforzo per conquistarci qualcosa, più ci è costato in termini di impegno e sacrificio, più quel qualcosa ha giustamente un valore per noi e quindi ci teniamo a farne buon uso.
</p>
<p class="post">
Quando invece qualcosa ci viene dato senza che si sia fatto alcunché per guadagnarcela, essa finisce per non avere per noi alcun valore, salvo lamentarcene se ci viene tolta. La diamo per scontata, la pretendiamo ma poi, quando l&#8217;abbiamo, la usiamo con superficialità e spesso ignavia, un po&#8217; come un bambino viziato che, abituato a veder soddisfatto ogni suo desiderio, perde, rompe o, semplicemente, dopo un po&#8217; si dimentica del giocattolo per cui aveva tanto insistito, lasciandolo abbandonato in un angolo per inseguire un altro capriccio.
</p>
<p class="post">
Dobbiamo dunque abbandonare la speranza di poter vivere appieno i benefici di un sistema democratico? E verso dove dovremmo dirigerci? Con quale sistema sostituirlo, sempre che esso esista?
</p>
<p class="post">
In realtà, proprio perché il problema non sta nel principio democratico in sé quanto nei requisiti necessari affinché esso funzioni, non è veramente necessario definire un nuovo sistema politico, quanto piuttosto stabilire alcune regole inerenti quello attuale. Nella maggior parte delle democrazie, infatti, l&#8217;accesso al potere, ovvero il diritto al voto, è incondizionato, o meglio, è legato a un elemento solo superficialmente associabile a un certo livello di maturità e responsabilità che è appunto l&#8217;età. Se un cittadino ha almeno sedici, diciotto, ventuno o venticinque anni, a seconda del Paese o dell&#8217;istituzione da eleggere, allora può votare.
</p>
<p class="post">
Il problema è tutto lì: il voto viene dato a tutti coloro che hanno raggiunto una certa età &mdash; e questo sicuramente non è un merito &mdash; e tutti i voti hanno lo stesso valore, qualunque sia il livello di maturità conseguito. Attenzione: sto parlando di maturità, di senso civico, di responsabilità, non di cultura o istruzione. L&#8217;essere più o meno istruito è importante quando si deve prendere una decisione, e il voto è di fatto una decisione, ma non è essenziale, tanto più che ognuno di noi, per quanto esperto sia in un settore, è di fatto del tutto ignorante in moltissimi altri. Un operaio con la terza elementare può avere una conoscenza di determinati argomenti che il professionista con due lauree non ha, e sebbene molte elezioni si giocano su programmi che trattano di argomenti anche complessi, come economia e finanza, ad esempio, non si può pretendere che il voto venga dato solo a chi dovesse dimostrare competenza in tali materie.
</p>
<p class="post">
Diverso è il discorso per il senso di responsabilità. Daremmo noi un&#8217;arma a una persona immatura e totalmente irresponsabile? Potremmo sicuramente darla a una persona che non la sappia usare, perché se è davvero responsabile non ci sarà neppure bisogno di chiederle di fare un corso per imparare a usarla. Viceversa, mettere una pistola in mano, ad esempio, a uno psicopatico, soprattutto se la dovesse davvero saper usare, sarebbe un gesto del tutto sconsiderato.
</p>
<p class="post">
Il voto è come un&#8217;arma. Per quanto noi si sia tentati di sottovalutare il singolo voto rispetto alla massa dei voti necessari per un&#8217;elezione, ogni voto è importante. Votare vuol dire delegare quella parte di potere che la democrazia attribuisce a ciascuno di noi a una singola persona o istituzione, la quale poi la potrà usare per prendere decisioni che condizioneranno la vita di tutti noi e dei nostri figli. Votare in modo irresponsabile o immaturo porta a una classe politica irresponsabile e immatura, che è poi quello che stiamo sperimentando nel nostro Paese.
</p>
<p class="post">
Esiste solo un modo per uscire da questa situazione ed è quello di rompere un assunto fondamentale delle democrazie moderne, ovvero che il voto debba essere dato a tutti incondizionatamente. Probabilmente, di fronte a questa affermazione molti di voi saranno inorriditi, eppure, se ci pensate bene, non è così scandalosa o improponibile, specialmente se la condizione <em>sine qua non</em> per votare venga stabilita essere appunto il senso civico.
</p>
<p class="post">
Ma come si misura il senso civico di un individuo? Non si può farlo, e comunque non si può subordinare il voto all&#8217;esame di una qualche commissione perché sarebbe facile degenerare in una selezione ideologica e discriminante sulla base di pregiudizi legati a una specifica cultura o religione. Se tuttavia non è possibile misurare il senso civico che un individuo ha al momento, è possibile identificare un percorso di crescita capace di sviluppare nella maggior parte dei casi un buon livello di senso civico in un individuo: dedicare parte del proprio tempo a fare volontariato, ovvero al servizio degli altri.
</p>
<p class="post">
Che sia di supporto alla cura di malati, disabili o anziani, in un reparto della Protezione Civile o della Croce Rossa, in una missione di pace all&#8217;estero, vuoi tra le fila dell&#8217;esercito o in un&#8217;organizzazione non governativa, dedicarsi agli altri è il miglior sistema di crescere. Si viene in contatto con realtà dure da digerire, ci si confronta con la sofferenza, si finisce per sviluppare un senso di solidarietà che ci fa crescere dentro e ci permette di diventare uomini e donne migliori. Certo, non sempre succede e non a tutti, ma chiunque abbia fatto almeno un paio d&#8217;anni in un servizio di volontariato sa che se ne esce trasformati. Garanzie assolute, poi, nessun sistema o metodo le può dare, per cui non ha neppure senso cercarle.
</p>
<p class="post">
A questo punto avrete capito la mia proposta: a qualunque cittadino che abbia più di quattordici anni deve essere data la possibilità di effettuare una qualche forma di volontariato ed accumulare così un certo numero di ore di servizio. Non è necessario che tale servizio sia continuativo né che venga effettuato sempre con la stessa organizzazione. Ognuno di noi affronta nella vita molti impegni: lo studio, il lavoro, una famiglia da mantenere. Un ragazzo che studia e deve anche lavorare per aiutare la famiglia a mantenere una sorella disabile, ad esempio, ha già abbastanza da fare e certo non ha ore da poter dedicare ad altro. È solo una questione di tempo, tuttavia: qualcuno ci metterà due anni, qualcuno tre, altri potranno decidere di metterci di più e dare nel frattempo priorità ad altro. Nessuna preclusione od obbligo. In teoria nulla osta che uno possa metterci dieci anni ad accumulare le ore richieste per guadagnarsi il diritto al voto, ma tutti, nessuno escluso, avranno l&#8217;opportunità di riuscirci. Dovrà essere una scelta personale, se vogliamo essa stessa indice di un certo livello di consapevolezza e maturità.
</p>
<p class="post">
Qualcuno potrà far notare che una persona con un&#8217;elevata disabilità fisica o mentale potrebbe non essere in grado di fare una qualche attività atta a guadagnarsi il diritto al voto, ma non è così. Certo, se una persona non è in grado di intendere né di volere, non potrà neppure svolgere una qualsivoglia attività, ma allora non ha neppure senso che voti. Diversamente, anche un individuo con una patologia fortemente disabilitante come ad esempio <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Stephen_Hawking" target="_blank">Stephen William Hawking</a>, è perfettamente in grado, tanto per dirne una, di insegnare. In questo caso non verrebbe premiato l&#8217;impegno al servizio degli altri ma quello a non lasciarsi condizionare completamente dalla disabilità e a conquistarsi un grado seppure minimo di autonomia.
</p>
<p class="post">
È chiaro a questo punto come vada definita una lista delle attività e delle organizzazioni certificate a rilasciare un attestato delle ore di servizio accumulate valide per guadagnarsi il diritto al voto e come vadano chiariti i criteri da applicare ai disabili o ad altri cittadini che abbiano difficoltà oggettive a svolgere tali attività. Ci saranno punti da chiarire, regole da definire, controlli da prevedere e molto altro, ma il principio resta valido: il voto bisogna guadagnarselo. I tempi e i modi saranno decisi a quel punto autonomamente da ogni singolo cittadino e anche questo sarà indicatore di quanto effettivamente ci terrà ognuno a ottenere questo diritto. Non mi stupirebbe scoprire a posteriori che una percentuale non indifferente della popolazione potrebbe decidere di rinunciarvi del tutto. Ci sono già Paesi in cui il 70% della popolazione non vota per scelta. Non c&#8217;è niente di male, finché è una scelta e non un&#8217;imposizione.
</p>
<p class="post">
Probabilmente alla fine una gran parte dei cittadini deciderà di non impegnarsi in un&#8217;attività di volontariato e usare il tempo libero per se stessi o per i propri familiari, rinunciando alla possibilità di votare. Dato che tale rinuncia non coinvolgerà alcuno degli altri diritti e doveri stabiliti dalla Costituzione, in effetti, non ne verranno in alcun modo penalizzati. Unica eccezione, ovviamente: chi non vota non potrà neppure candidarsi per essere eletto.
</p>
<p class="post">
In pratica tutti potranno usufruire dei benefici di una democrazia costruita tuttavia su un fondamento maturo e responsabile che garantirà un maggior senso civico sia nell&#8217;esercizio del voto che nell&#8217;attività al servizio del popolo di chi sarà eletto, senza dimenticare un&#8217;importante effetto collaterale: un maggiore sostegno a tutti coloro che ne hanno bisogno dato che il numero di individui che si dedicheranno al volontariato sarà comunque più alto di quello attuale. In pratica una democrazia davvero costruita sulla solidarietà.</p>
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		<title>iPad: quella tastiera non così amichevole</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 16:57:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario de Judicibus</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono ormai quasi due anni che utilizzo sia l&#8217;iPad che l&#8217;iPhone e credo ormai di poter affermare, con un minimo di cognizione di causa, cosa sia veramente usabile e cosa no in queste due periferiche. Oggi vorrei soffermarmi su un aspetto in particolare, ovvero sulla tastiera. Come forse saprete queste periferiche hanno una tastiera virtuale a scomparsa. In effetti è possibile definire più tastiere a seconda delle lingue nella quali si scrive. Io, ad esempio, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="post">
Sono ormai quasi due anni che utilizzo sia l&#8217;iPad che l&#8217;iPhone e credo ormai di poter affermare, con un minimo di cognizione di causa, cosa sia veramente usabile e cosa no in queste due periferiche. Oggi vorrei soffermarmi su un aspetto in particolare, ovvero sulla tastiera. Come forse saprete queste periferiche hanno una tastiera virtuale a scomparsa. In effetti è possibile definire più tastiere a seconda delle lingue nella quali si scrive. Io, ad esempio, ne uso tre: una italiana, una inglese e una francese. Premendo sul simbolo del mondo a fianco della barra spaziatrice, si può passare a rotazione da una all&#8217;altra.
</p>
<p class="post">
Dato che lo stesso tipo di tastiera si trova anche sull&#8217;iPhone, gli sviluppatori della Apple hanno adottato per le tastiere virtuali un approccio semplificato rispetto alla configurazione tipica di una tastiera fisica. Se infatti osservate una accanto all&#8217;altra, ad esempio, le tre tastiere che utilizzo di solito, noterete che non sono poi così diverse. A parte quella francese, che ha alcune lettere in posizioni differenti, quella italiana e quella inglese usano la stessa disposizione dei tasti. Questo perché, a differenza di quanto succede con i computer, le tastiere virtuali dell&#8217;iPad e dell&#8217;iPhone mostrano di base solamente i caratteri senza segni diacritici, come ad esempio gli accenti.
</p>
<div class="forimage">
<img src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/kbd_itenfr.gif" width="304" height="315" border="0" alt="" /><br />
<br/>Tastiere iPad: italiana, inglese e francese.
</div>
<p class="post">
Se vogliamo quindi selezionare i caratteri accentati o altri caratteri nazionali su queste tastiere, dobbiamo tenere premuti alcuni tasti specifici finché non compare un tastierino alfabetico che mostri i caratteri derivati. Ad esempio, i caratteri &ldquo;<span class="ff-mono fs-12 c-navy ta-b">è</span>&rdquo;, &ldquo;<span class="ff-mono fs-12 c-navy ta-b">é</span>&rdquo;, &ldquo;<span class="ff-mono fs-12 c-navy ta-b">ê</span>&rdquo; ed &ldquo;<span class="ff-mono fs-12 c-navy ta-b">ë</span>&rdquo; possono tutti essere considerati varianti di &ldquo;<span class="ff-mono fs-12 c-navy ta-b">e</span>&rdquo;, per cui basta tenere premuto il tasto corrispondente a quella vocale per selezionare uno degli altri glifi.
</p>
<div class="forimage">
<img src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/kbd_e.gif" width="364" height="201" border="0" alt="" /><br />
<br/>Il tastierino alfabetico corrispondente alla vocale &ldquo;<span class="ff-mono fs-10 c-navy ta-b">e</span>&rdquo; sulla tastiera italiana.
</div>
<p class="post">
Questo approccio può rappresentare un serio problema in alcune lingue come l&#8217;italiano, ad esempio, dove si fa un uso abbastanza frequente dei caratteri accentati. Consideriamo ad esempio la seguente frase:
</p>
<p class="letter head">
Chissà perché è uscito così da lassù?
</p>
<p class="post">
Per scrivere correttamente questo testo è necessario mantenere il polpastrello per mezzo secondo circa prima sulla &ldquo;<span class="ff-mono fs-12 c-navy ta-b">a</span>&rdquo;, poi due volte sulla &ldquo;<span class="ff-mono fs-12 c-navy ta-b">e</span>&rdquo;, quindi sulla &ldquo;<span class="ff-mono fs-12 c-navy ta-b">i</span>&rdquo; e sulla &ldquo;<span class="ff-mono fs-12 c-navy ta-b">u</span>&rdquo;. In realtà esiste un piccolo trucco: se avete impostato il correttore automatico, potrete scrivere &ldquo;<span class="ff-mono fs-12 c-navy ta-b">chissa</span>&rdquo; invece di &ldquo;<span class="ff-mono fs-12 c-navy ta-b">chissà</span>&rdquo; e ci penserà lui a correggere la parola. Questo vale anche per &ldquo;<span class="ff-mono fs-12 c-navy ta-b">perché</span>&rdquo; e &ldquo;<span class="ff-mono fs-12 c-navy ta-b">lassù</span>&rdquo; ma non per &ldquo;<span class="ff-mono fs-12 c-navy ta-b">così</span>&rdquo; dato che anche la parola &ldquo;<span class="ff-mono fs-12 c-navy ta-b">cosi</span>&rdquo; esiste in italiano ma ha un diverso significato.
</p>
<p class="post">
Il problema più grosso si ha con &ldquo;<span class="ff-mono fs-12 c-navy ta-b">è</span>&rdquo;, un termine estremamente comune in italiano, tant&#8217;è che nelle tastiere italiane si trova addirittura come tasto separato. Dato che in italiano esiste la congiunzione &ldquo;<span class="ff-mono fs-12 c-navy ta-b">e</span>&rdquo;, anche in questo caso il correttore automatico non è di alcun aiuto.
</p>
<div class="forimage">
<img src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/kbd_pcmac.gif" width="364" height="245" border="0" alt="" /><br />
<br/>Tastiere italiane per Windows e Mac con evidenziati i caratteri accentati.
</div>
<p class="post">
Il vantaggio a questo punto di poter mettere il carattere &ldquo;<span class="ff-mono fs-12 c-navy ta-b">è</span>&rdquo; direttamente nella configurazione principale della tastiera invece che nel tastierino separato, è quindi evidente. Purtroppo le tastiere virtuali dell&#8217;iOS non possono essere personalizzate, a meno che non si faccia il <em>jailbreak</em> della periferica. La Apple, infatti, così come la Microsoft, è un&#8217;azienda americana e le società USA hanno poca familiarità con il modo di usare il computer in Paesi nei quali si usano più lingue e alfabeti differenti. Un altro esempio è <em>Microsoft Word</em>, che assume che uno stia scrivendo in un certo idioma solo perché ha impostato la tastiera per quella lingua quando invece è evidente che chi possiede, come me ad esempio, una tastiera italiana, non ha alcun problema a usarla per scrivere in italiano, in inglese, in spagnolo, in portoghese e con un po&#8217; d&#8217;impegno anche in francese e in tedesco (che hanno parecchi segni diacritici).
</p>
<p class="post">
Spero che nella prossima versione dell&#8217;iPad o dell&#8217;iOS la Apple permetta di personalizzare la tastiera o quanto meno di aggiungere una fila di tasti configurabili come prima riga della tastiera virtuale. Per il momento, scrivere in italiano su un iPad è decisamente piuttosto scomodo.</p>
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		<title>Chi è causa del suo mal&#8230;</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 16:23:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario de Judicibus</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per gentile concessione di Pietro Vanessi Francesca P., 29 anni, dopo aver lavorato per 10 anni come precaria presso un call center per mantenersi agli studi, un anno fa si è laureata in Ingegneria Aeronautica, magna cum laude, e adesso è riuscita finalmente a trovare un posto fisso come segretaria presso una piccola azienda edile con uno stipendio lordo mensile di 1200 euro. Vive ancora con i genitori perché non ha trovato una banca disposta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="forimage">
<img src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/pv_causadelsuomal.jpg" width="380" height="380" border="0" alt="" /><br />
<br/>Per gentile concessione di <a href="http://www.unavignettadipv.it" target="_blank">Pietro Vanessi</a>
</div>
<blockquote class="post">
<p class="letter">
Francesca P., 29 anni, dopo aver lavorato per 10 anni come precaria presso un call center per mantenersi agli studi, un anno fa si è laureata in Ingegneria Aeronautica, <em>magna cum laude</em>, e adesso è riuscita finalmente a trovare un posto fisso come segretaria presso una piccola azienda edile con uno stipendio lordo mensile di 1200 euro. Vive ancora con i genitori perché non ha trovato una banca disposta a concederle un mutuo non avendo altre garanzie se non il suo stipendio, già penalizzato dalle rate della macchina.
</p>
</blockquote>
<p class="post">
In pratica, per i nostri politici, questa ragazza è una <strong>sfigata</strong> (<em>Michel Martone</em>, 2012) <strong>bambocciona</strong> (<em>Tommaso Padoa-Schioppa</em>, 2007; <em>Renato Brunetta</em>, 2010) che dopo aver goduto per 10 anni adesso <strong>si annoia</strong> (Mario Monti, 2012)!
</p>
<p class="post fs-14 ta-c c-navy">
Ma pensare, prima di aprir bocca, no?
</p>
<p class="footnote">
I fatti e i personaggi riportati in questa vicenda sono assolutamente reali, con l&#8217;eccezione di <em>Francesca P.</em> che tuttavia rappresenta milioni di giovani e meno giovani in Italia, per cui ogni eventuale riferimento alla realtà è assolutamente voluto.</p>
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		<item>
		<title>Ius Soli</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 09:03:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario de Judicibus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura e Costumi]]></category>
		<category><![CDATA[Legge e Giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica e Società]]></category>
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		<description><![CDATA[Dal sito del Ministero dell&#8217;Interno: Lo &#8220;ius soli&#8221; fa riferimento alla nascita sul &#8220;suolo&#8221;, sul territorio dello Stato e si contrappone, nel novero dei mezzi di acquisto del diritto di cittadinanza, allo &#8220;ius sanguinis&#8221;, imperniato invece sull&#8217;elemento della discendenza o della filiazione. Per i paesi che applicano lo ius soli è cittadino originario chi nasce sul territorio dello Stato, indipendentemente dalla cittadinanza posseduta dai genitori. Si sta discutendo da diversi mesi se sia giusto o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="post">
Dal sito<a href="http://www.interno.it/mininterno/export/sites/default/it/temi/cittadinanza/Ius_soli.html" target="_blank"></a> del Ministero dell&#8217;Interno:
</p>
<blockquote class="post">
<p class="letter">
Lo &ldquo;ius soli&rdquo; fa riferimento alla nascita sul &ldquo;suolo&rdquo;, sul territorio dello Stato e si contrappone, nel novero dei mezzi di acquisto del diritto di cittadinanza, allo &ldquo;ius sanguinis&rdquo;, imperniato invece sull&#8217;elemento della discendenza o della filiazione. Per i paesi che applicano lo ius soli è cittadino originario chi nasce sul territorio dello Stato, indipendentemente dalla cittadinanza posseduta dai genitori.
</p>
</blockquote>
<div class="forimage float-left">
<img src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/iussoli.jpg" width="100" height="200" border="0" alt="" />
</div>
<p class="post">
Si sta discutendo da diversi mesi se sia giusto o meno dare la cittadinanza italiana ai figli di stranieri che nascano nel nostro Paese, ovvero se applicare appunto il cosiddetto &ldquo;<em>ius soli</em>&rdquo;.
</p>
<p class="post">
Personalmente, quando mi trovo di fronte a questo genere di quesiti, cerco di affrontare il problema partendo da principi assolutamente generali e condivisibili e quindi deducendo da essi quale debbano essere le decisioni da adottare. Non farlo porta a delle contraddizioni, ovvero a leggi che nascono da scelte contingenti o di opportunismo e che finiscono per entrare in conflitto con principi che invece in altri casi sono pienamente applicati. Questo conflitto si chiama &ldquo;ingiustizia&rdquo; ed è un fattore disgregante in una società.
</p>
<p class="post">
Il primo principio che vorrei prendere in considerazione è quello che definisco <strong><em>Principio di Applicabilità</em></strong>, ovvero, quali debbano essere i criteri con i quali si applica una legge a un individuo. Per spiegarlo, prendiamo un famoso versetto della Bibbia tratto dall&#8217;Esodo, ovvero 20.5:
</p>
<blockquote class="post">
<p class="letter">
Perché io, il Signore, sono il tuo Dio, un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione.
</p>
</blockquote>
<p class="post">
Ancora oggi si cita spesso come &ldquo;le colpe dei padri ricadano sui figli&rdquo;, affermazione assunta a legge, specialmente nel Medioevo, in molti Paesi di fede cristiana. Ritengo siate d&#8217;accordo con me che un tale principio sia da considerare al giorno d&#8217;oggi ingiusto e impraticabile. Ancora più vero se non parliamo neppure di colpa, ovvero se si impone a un individuo di fare o di non fare qualcosa non in base a chi sia quell&#8217;individuo ma a chi siano i suoi genitori.
</p>
<p class="post">
Il Principio di Applicabilità afferma quindi che una legge che stabilisce i diritti e i doveri di un individuo, lo deve fare solo in base a quell&#8217;individuo e non alle relazioni che esso ha con altri individui. Pensate se non fosse così: potremmo allora stabilire che solo chi ha un padre medico abbia diritto di studiare Medicina, o solo chi è stato allevato da entrambi i genitori possa a sua volta avere figli. Vi sembrano idee astruse? Ebbene, nel passato e ancora oggi in alcuni Paesi del mondo, leggi del genere sono state e sono tuttora applicate. Pensate solo alle aristocrazie nobiliari europee, alle caste indiane o più semplicemente alle leggi razziali naziste e all&#8217;<em>apartheid</em> che c&#8217;era in Sudafrica fino a pochi anni fa.
</p>
<p class="post">
Consideriamo ora due bambini nati lo stesso giorno nella stessa città: vanno allo stesso asilo, poi alla stessa scuola elementare, alle medie, al liceo. Studiano le stesse materie e parlano la stessa lingua, l&#8217;italiano, magari con la stessa cadenza dialettale tipica della regione. Solo che uno è nato da genitori italiani, l&#8217;altro da nigeriani immigrati in Italia, entrambi con un lavoro e regolare permesso di soggiorno. Se applichiamo il principio suddetto, non è pensabile che ad uno debba essere data fin dall&#8217;inizio la cittadinanza italiana e all&#8217;altro no.
</p>
<p class="post">
Immaginate come si debba sentire il bambino di origine nigeriana, che si considera giustamente italiano a tutti gli effetti e che il suo Paese di origine non ha mai conosciuto e magari mai conoscerà, a non poter accedere a tutta una serie di diritti e di opportunità che invece sono garantiti all&#8217;altro bambino. Si sentirà discriminato, trattato ingiustamente. Potrebbe avere voti migliori a scuola e magari conoscere l&#8217;italiano molto meglio dell&#8217;altro che parla più frequentemente il dialetto della sua regione e conosce meno bene la lingua nazionale. Solo che quest&#8217;ultimo viene considerato italiano, tuttavia; lui no. Una situazione del genere crea un forte disagio che può sfociare in rabbia portando a un vero e proprio conflitto sociale all&#8217;interno di una generazione.
</p>
<p class="post">
Qualcuno ha proposto di dare comunque la cittadinanza ad entrambi salvo subordinarla, al compimento del 18° anno, a un esame di lingua, storia e conoscenza della costituzione italiana.
</p>
<div class="forimage float-right">
<img src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/twofaces.jpg" width="100" height="128" border="0" alt="" />
</div>
<p class="post">
E qui vorrei introdurre un altro principio, ovvero il <strong><em>Principio di Equità</em></strong>, dal quale poi discendono le varie normative che devono garantire le pari opportunità all&#8217;interno di una società civile. Tale principio afferma che tutti i cittadini debbano avere gli stessi diritti e doveri salvo eccezioni che devono essere legate solo a caratteristiche specifiche di quel determinato individuo. Ad esempio, un detenuto avrà ancora il diritto di votare, ma non quello di potersene andare in giro liberamente, in quanto ha commesso un reato; un bambino ha diritto a vedere rispettata la sua privacy molto di più di un adulto; un uomo che ha lavorato tutta la vita in miniera ha diritto ad andare in pensione prima di uno che lavora in ufficio perché il suo è un lavoro usurante.
</p>
<p class="post">
Non è detto quindi che tutti debbano avere gli stessi diritti e doveri, ma le eccezioni devono essere motivate da considerazioni pratiche legate a ciò che quel determinato individuo è o fa, comunque motivate da ragioni condivisibili basate su elementi oggettivi.
</p>
<p class="post">
Qualcuno potrà pensare che tutto ciò sia ovvio, ma non è affatto così. Ad esempio, voi accettereste una limitazione nelle vostre libertà personali perché vostro nonno era un delinquente e uccise tre persone in una rapina nel 1950? Suppongo di no, eppure la XIII Disposizione transitoria della Costituzione, poi abrogata dalla legge costituzionale n. 1 del 2002, stabiliva che:
</p>
<blockquote class="post">
<p class="letter">
I membri e i discendenti di Casa Savoia non sono elettori e non possono ricoprire uffici pubblici né cariche elettive. Agli ex re di Casa Savoia, alle loro consorti e ai loro discendenti maschi sono vietati l&#8217;ingresso e il soggiorno nel territorio nazionale.
</p>
</blockquote>
<p class="post">
Tornando quindi alla proposta di cui sopra, ovvero all&#8217;esame al compimento del 18° anno per confermare o meno la cittadinanza, essa viola il Principio di Equità, perché di nuovo, a parità di condizioni, discrimina in base non all&#8217;individuo in sé ma alla sua ascendenza. Immaginate poi se quel giovane magari si sia già sposato, abbia un lavoro o magari stia seguendo un corso universitario. Cosa accadrebbe se non riuscisse per un qualsiasi motivo a passare l&#8217;esame? Quali sarebbero le conseguenze per lui e soprattutto per la sua famiglia?
</p>
<p class="post">
E poi, vogliamo essere davvero onesti fino in fondo? Se un esame del genere lo dovessero fare tutti i cittadini italiani, di qualsiasi età, ho il sospetto che almeno a metà del Paese dovrebbe essere tolta la cittadinanza italiana. In fondo, quanti di voi conoscono a memoria non dico l&#8217;intera Costituzione, formata da 139 articoli, ma anche solo TUTTI e dodici i primi articoli che corrispondono ai principi fondamentali della nostra <a href="http://www.governo.it/Governo/Costituzione/CostituzioneRepubblicaItaliana.pdf" target="_blank">Costituzione</a>?</p>
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		<title>Delitto perfetto</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2012 12:48:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dario de Judicibus</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arte e Spettacolo]]></category>
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		<description><![CDATA[&#171;Delitto perfetto&#187; di Dario de Judicibus 3&#170; edizione, 2012, Amazon.it &#8220;Si tratta di un delitto.&#8221; Quando Albert aveva aperto la porta della piccola mansarda nella quale abitava e che spuntava, come un&#8217;isoletta del Pacifico, in mezzo a un mare di tetti di cotto e di altane piastrellate, non si aspettava certo di vedere il faccione triste dell&#8217;ispettore Sandrelli che lo fissava con quel suo solito sguardo da cane bastonato che gli era valso il soprannome [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="forimage float-right m-pl2">
<a href="http://www.amazon.it/dp/B006UTBS92/" target="_blank"><img src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/delitto_perfetto.jpg" width="182" height="272" border="0" alt="" /></a><br />
<br/>&laquo;<a href="http://www.amazon.it/dp/B006UTBS92/" target="_blank">Delitto perfetto</a>&raquo;<br />
<br/>di Dario de Judicibus<br />
<br/>3&ordf; edizione, 2012, Amazon.it
</div>
<blockquote class="post">
<p class="letter">
&#8220;Si tratta di un delitto.&#8221;
</p>
<p class="letter">
Quando Albert aveva aperto la porta della piccola mansarda nella quale abitava e che spuntava, come un&#8217;isoletta del Pacifico, in mezzo a un mare di tetti di cotto e di altane piastrellate, non si aspettava certo di vedere il faccione triste dell&#8217;ispettore Sandrelli che lo fissava con quel suo solito sguardo da cane bastonato che gli era valso il soprannome di &#8220;Sconsolato&#8221;.
</p>
<p class="letter">
Erano passati &#8211; quanti? &#8211; cinque… no, sei anni, da quando aveva risolto l&#8217;ultimo caso e ormai gli unici delitti che ancora si verificavano occasionalmente erano tutti preterintenzionali o colposi e si risolvevano con il patteggiamento e la piena confessione del colpevole per ottenere il massimo sconto possibile sulla pena. D&#8217;altra parte, quando si sa già a priori che il colpevole sarà comunque identificato, l&#8217;unica alternativa è scappare a nascondersi in qualche oscuro angolo del pianeta, ammesso che da qualche parte esista ancora… magari in Amazzonia, o in qualche sperduta landa australiana.
</p>
</blockquote>
<p class="post m-quote fs-10 c-dgray">
Inizia così &laquo;<a href="http://www.amazon.it/dp/B006UTBS92/" target="_blank">Delitto perfetto</a>&raquo;, un giallo ambientato a Roma nel 2086, in un mondo nel quale la criminalità così come la conosciamo noi è quasi del tutto scomparsa, in seguito alla scoperta del <em>Centro di Parterson</em> e alla nascita del <em>Corpo degli Osservatori</em>. La sfida in questo futuro non troppo lontano è piuttosto il riscaldamento globale che sta sottraendo all&#8217;umanità vaste zone di territorio, soprattutto le coste, a causa dell&#8217;innalzamento del livello del mare, ma anche un certo numero di regioni interne ai continenti inaridendole e rendendole di fatto inabitabili.
</p>
<p class="post m-quote fs-10 c-dgray">
Nonostante questo la vita continua in un miscuglio di nuove e vecchie abitudini, anche perché alla fine, che viva in una grotta scaldata da un falò o in un appartamento ultratecnologico, l&#8217;essere umano non è poi cambiato così tanto negli ultimi ventimila anni, e in quale città, se non in Roma, questa sovrapposizione fra antico e moderno potrebbe essere più evidente? Così, accanto alle più recenti scoperte di un futuro poi non così lontano, ritroviamo la classica <em>hostaria</em> romana e i tanti problemi che affliggono tuttora la società italiana e non solo quella: clientelismo, provincialismo, ipocrisia.
</p>
<p class="post">
Uno dei primi autori di fantascienza che ebbi modo di leggere da ragazzo, fu <strong>Isaac Asimov</strong>. Mi intrigava questo suo mescolare, in diversi racconti e anche in qualche romanzo, fantascienza e giallo. Pochi hanno avuto il coraggio di affrontare questa sfida e quando, molti anni dopo, decisi di provarci, mi sentii dire da una grande casa editrice che chi leggeva fantascienza voleva di fatto solo &ldquo;<em>space opera</em>&rdquo; mentre, chi preferiva i gialli, non avrebbe mai letto un racconto di fantascienza. Non c&#8217;era mercato per questo genere di ibridazioni in Italia, a loro avviso.
</p>
<p class="post">
In genere le case editrici sanno bene quello che fanno, ma a volte capita che si viva dei propri stessi pregiudizi, ovvero che si crei il mercato che si ritiene esista. La nostra editoria, soprattutto quella dei grandi gruppi editoriali, è poco coraggiosa e non ama le novità. Conservativa, prudente, preferisce continuare con strategie collaudate, anche quando il resto del mondo prova altre idee, piuttosto che perdere qualche sfida provando a fare qualcosa di innovativo.
</p>
<p class="post">
Asimov è stato un grande scrittore di fantascienza e anche un grande divulgatore scientifico, a modo suo. Ritengo tuttora che questo suo mescolare fantascienza e gialli fosse non solo innovativo ma assolutamente attuale. Lungi da me dal confrontarmi con lui, credo tuttavia sia importante che alcuni scrittori continuino lungo la strada da lui intrapresa, perché il mercato è sempre più complesso e i lettori sempre più affamati di novità e sempre più difficili da sorprendere. Ormai si è visto di tutto: il cinema, in particolare, è stato capace di rendere reali anche i sogni più improbabili. Basti pensare a pellicole come <em>Matrix</em> o <em>Avatar</em>. Non c&#8217;è storia, oggi, che non possa essere realizzata: inventare qualcosa di davvero nuovo e originale è praticamente impossibile.
</p>
<p class="post">
D&#8217;altra parte è pur vero che ogni scrittore, anche il più famoso, si è sempre rifatto a qualcuno che lo aveva preceduto, a partire dal vecchio Omero passando per Verne, Joyce ed Hemingway, per nominarne alcuni. Non c&#8217;è nulla di male ad avere dei modelli o a riproporre da un nuovo punto di vista schemi già collaudati. A volte l&#8217;innovazione sta nel sapere rielaborare in modi nuovi concetti già sperimentati, magari creando nuove sinergie. Succede anche nella musica, basti pensare all&#8217;ibridazione fra le melodie di Paul Simon e i ritmi dei cori sudafricani o al rock napoletano di Edoardo Bennato.
</p>
<div class="forimage float-left m-pr2">
<img src="http://www.dejudicibus.it/blog/images/dario_de_judicibus.jpg" width="182" height="272" border="0" alt="" /><br />
<br/>Un paio di anni fa alla mostra<br />
<br/>&laquo;Più libri, più liberi&raquo;
</div>
<p class="post">
Così ho deciso di scrivere comunque questo racconto e di approfittare della possibilità offerta da Amazon di autopubblicare le proprie opere e venderle sulla sua piattaforma, per farlo conoscere al grande pubblico o, almeno, a quella parte del grande pubblico che già ha iniziato a confrontarsi con pubblicazioni digitali. So che è solo un inizio e che non mi devo aspettare nulla, tantomeno il successo, ma se vogliamo dare nuovo slancio all&#8217;editoria in Italia, forse è arrivato il momento che lo facciano scrittori e lettori, visto che le case editrici per ora latitano, a parte pochi pionieri, per lo più di piccole dimensioni.
</p>
<p class="post">
Un&#8217;ultima considerazione: lo so che è un argomento un po&#8217; delicato, ma va detta. Qualcuno mi ha chiesto perché <strong>non</strong> abbia pubblicato il racconto gratuitamente. Il motivo è semplice: come la maggior parte della gente in Italia, devo lavorare per vivere. Potrà sembrare strano, ma anche uno scrittore alla fine del mese ha delle bollette da pagare. Questo prende gran parte del mio tempo, lasciando alla scrittura solo la notte e i fine settimana, peraltro spesso usati per fare la spesa e occuparsi delle tante faccende che non riesco a portare a termine durante la settimana.
</p>
<p class="post">
Scrivere è uno strano mestiere: non puoi sederti davanti al computer quando hai mezz&#8217;ora di tempo e buttar giù un testo. Spesso non ti viene in mente nulla o non riesci a esprimere le tue idee come vorresti. A volte queste arrivano mentre sei in ufficio o al supermercato, impegnato in ben altre attività e lì, al massimo, hai il tempo di buttar giù un appunto sul primo pezzo di carta che trovi nella speranza che, quando torni a casa, poi riesca a capire cosa diavolo ti era venuto in mente. Io, poi, ho una pessima grafia quando devo buttar giù un appunto con la penna, per cui spesso, a distanza di tempo, non riesco più a leggere quello che ho scritto.
</p>
<p class="post">
L&#8217;ideale sarebbe diventare scrittore a tempo pieno, ma questo vorrebbe dire guadagnare con la pubblicazione di libri e racconti almeno l&#8217;ottanta per cento di quello che guadagno oggi col mio lavoro. Una bella impresa, in Italia. Tuttavia è quello che sto provando a fare e non posso quindi regalare centinaia di ore passate di notte di fronte al computer, tenendo conto fra l&#8217;altro che quella è solo una parte del tempo necessario a produrre un&#8217;opera di narrativa: quasi il 50% del tempo se ne va in ricerche per trovare spunti ed elementi per ambientazioni o per la costruzione dei vari personaggi, nella lettura di una bibliografia più o meno vasta a seconda della complessità degli argomenti e nelle interviste con esperti o con persone di ogni genere per catturare elementi ed esperienze reali da riutilizzare nel proprio lavoro.
</p>
<p class="post">
Se pensate che solo perché un testo appartiene alla narrativa fantastica non debba confrontarsi con la realtà, allora siete fuori strada. Potete anche inventarvi gli alieni più strani e le tecnologie più futuristiche, ma esistono situazioni e comportamenti che devono essere assolutamente realistici anche nell&#8217;opera più fantasiosa.
</p>
<p class="post">
Comunque, tornando all&#8217;aspetto economico, in fondo chi compra un lettore per pubblicazioni digitali non ha problemi a volte a spendere diverse centinaia di euro per un oggetto che onestamente ne costa molto meno al produttore, quindi che male c&#8217;è ad acquistare a pochi euro un racconto o un libro digitale? In fondo quelli cartacei costano molto di più e la gente li compra lo stesso. E poi perché, in un Paese in cui tanti guadagnano milioni grazie a intrallazzi e inciuci vari, spesso al limite del legale, e calciatori, piloti automobilistici e motociclistici, personaggi dello spettacolo e faccendieri, prendono compensi stratosferici che vanno ben oltre a quello che oggettivamente è il loro impegno, uno si dovrebbe vergognare di guadagnare poche centinaia di euro vendendo il risultato di mesi di lavoro?
</p>
<p class="post">
Come diceva un comico famoso: &laquo;<em class="c-navy">Meditate, gente, meditate&#8230;</em>&raquo;</p>
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