Il figlio? Ce lo giochiamo a «testa o croce»



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Incredibile udienza al Tribunale per i Minorenni di Trento.

Il Presidente Carlo Alberto Agnoli, senza minimamente soffermarsi sulle motivazioni del papà del piccolo G.F., che chiedeva legittimamente di avere con sè per la prima volta il bambino per il Santo Natale, sempre trascorso con la madre fin dalla separazione dei genitori, ha trattato tutta la vicenda come se fosse una classica disputa sportiva: ha lanciato in aria una monetina e, essendo venuta testa, ha assegnato il bambino alla madre.


Carlo Alberto Agnoli

La cosa ancora più incredibile, tuttavia, è stata la dichiarazione rilasciata in seguito al quotidiano «L’Adige»:

«L’ho fatto nell’interesse del bambino. Legali e genitori non si mettevano d’accordo e non c’era tempo di riunire la Camera di Consiglio. Così ho detto ai genitori di affidarsi al caso. Ho agito nell’interesse del bambino.»

Comments (6) to «Il figlio? Ce lo giochiamo a «testa o croce»»

  1. Loreanne says:

    Mah…!
    sarà saggezza?

  2. Dimmelo tu: non sei mai riuscita ad avere tuo figlio per Natale, ti rivolgi al Tribunale dei Minori per poter passare almeno un Natale con tuo figlio e quello lancia una monetina per decidere? Fosse successo a me gliel’avrei fatta ingoiare, la moneta.

  3. Scusate, dove posso trovare una pistola? Ho un attimino bisogno di spiegare a sto PRESIDENTE DI TRIBUNALE come funziona la GIUSTIZIA da noi..
    Ma basta!!! Usciamo tutti alla finestra e urliamo le nostre ragioni!!!

    [L’infacèto]

  4. psikonum says:

    😀
    questo giudice è un pazzo (ma per me è falso..)

  5. No, purtroppo è tutto vero. Puoi leggere l’intervista su L’Adige di ieri.

  6. Riporto per completezza l’opinione di
    Elio Cirimbelli, Direttore del Centro per l’assistenza separati divorziati Asdi di Bolzano.

    «Un figlio ha bisogno sempre di sentirsi amato e non conteso. Se questa volta la monetina è andata a favore della mamma, e poteva andare diversamente ma la sostanza non cambia, questo bambino si sentirà sempre e comunque conteso, e non avremmo aiutato i due genitori ad abbandonare la strada dei tribunali per approfittare invece della ricerca del dialogo necessario tra una mamma ed un papà».

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